Il mito del popolo
Il popolo è una popolazione umana considerata alla luce di alcune sue relazioni sociali che derivano da una lunga tradizione e che quindi la caratterizzano, ad esempio la lingua. Quella di popolo diventa una concezione mitica quando ci si costruisce sopra un mito, appunto, vale a dire una narrazione che spiega origini e destino di quella popolazione facendo ricorso ad elementi culturali, ad esempio religiosi. Il mito del popolo dice che cosa si vorrebbe essere più che chi si è veramente. Non necessariamente è agganciato alla la realtà come ce la presentano le scienze naturali e sociali, ma ci è necessario, anzi indispensabile, per pensarci e agire come collettività e questo a causa dei nostri limiti cognitivi, che altrimenti ci manterrebbero confinati in ambiti sociali molto piccoli, come accade alle popolazioni che consideriamo molto primitive. In sostanza: il mito è al servizio del nostro agire politico, del governo delle nostre società, e quindi è anche legato alle forme del potere sociale che si affermano nelle popolazioni. Ogni forma di potere crea pertanto un proprio mito e, ad esempio, nell’Iliade, il poema mitologico scritto da Publio Virgilio Marone sul finire del Primo secolo dell'era antica, l'autore cercò di crearne uno intorno alla romanità al tempo del primo manifestarsi dell’impero romano, in quanto organizzato a Roma e centrato sul mito dei romani. Una concezione mitologica di popolo pervade anche la teologia del Concilio Vaticano 2°.
L’affermazione
delle democrazie popolari, dalla fine
del Settecento, si basò invece su una progressiva demitologizzazione dell’idea di popolo che stava dietro le
loro concezioni di potere politico. Il progetto di una pace universale richiede di
portare a compimento questo processo, altrimenti quel risultato non può essere conseguito,
perché le concezioni mitologiche del
popolo portano inevitabilmente al conflitto nelle e tra le società umane,
come dimostrato dalla storia. Un esempio di ciò è lo sviluppo storico della
mitologia dei popoli proposta dal nostro Giuseppe Mazzini nell’Ottocento,
durante quello che definiamo Risorgimento,
che ebbe il suo eroe, e ora ha il suo personaggio mitico, in Giuseppe
Garibaldi, il quale, oltre che una ardente nazionalista italiano, fu un pervicace organizzatore e attuatore di sanguinose guerre e un violentissimo guerriero. La dottrina politica di Mazzini era riassunta nel motto Dio e popolo che inquadrava uno dei possibili miti sul popolo.
Demitologizzare il concetto di popolo significa riconoscerne
il fondamento culturale e quindi la sua derivazione da una società e da un
sistema di potere e quindi che si è popolo come si è deciso di esserlo. I
popoli non spuntano dalla terra come
gli alberi e le zucchine, ma si costituiscono in una tradizione di relazioni
sociali che si evolvono con le società di riferimento. L’indole sociale ci
caratterizza effettivamente come specie, ma da sola non costituirebbe le
complesse società umane senza lo sviluppo di una cultura, che ci è reso
possibile dalla nostra mente. Ora che ci proponiamo una pace globale, perché come mai prima d’ora le nostre società sono
interconnesse, e ci proponiamo quindi di costruire società come mai sono
esistite nella storia dell’umanità, un obiettivo fondamentalmente politico in cui è molto importante veder chiaro e capire realisticamente, abbiamo veramente
bisogno di costruirci sopra un nuovo
mito, o esso potrebbe rivelarsi controproducente?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli