martedì 26 gennaio 2021

Il mito del popolo

 

Il mito del popolo

 

  Il popolo   è una popolazione umana considerata alla luce di alcune sue relazioni sociali che derivano da una lunga tradizione e che quindi la  caratterizzano, ad esempio la lingua. Quella di popolo diventa una concezione mitica  quando ci si costruisce sopra un mito, appunto, vale a dire una narrazione che spiega origini  e  destino  di quella popolazione facendo ricorso ad elementi culturali, ad esempio religiosi. Il mito del popolo dice che cosa si vorrebbe essere  più che chi si è veramente. Non necessariamente è agganciato alla la realtà come ce la presentano le scienze naturali e sociali, ma ci è necessario, anzi indispensabile, per pensarci e agire come collettività e questo a causa dei nostri limiti cognitivi, che altrimenti ci manterrebbero confinati in ambiti sociali molto piccoli, come accade alle popolazioni che consideriamo molto primitive. In sostanza: il mito è al servizio del nostro agire politico, del governo delle nostre società, e quindi è anche legato alle forme del potere sociale che si affermano nelle popolazioni. Ogni forma di potere crea pertanto un proprio mito e, ad esempio, nell’Iliade, il poema mitologico scritto da Publio Virgilio Marone sul finire del Primo secolo dell'era antica, l'autore cercò di crearne uno intorno alla romanità  al tempo del primo manifestarsi dell’impero romano, in quanto organizzato a Roma  e centrato sul mito dei romani. Una concezione mitologica di popolo pervade anche la teologia del Concilio Vaticano 2°. 

  L’affermazione delle democrazie popolari, dalla fine del Settecento, si basò invece su una progressiva   demitologizzazione  dell’idea di popolo  che stava dietro le loro concezioni di potere politico. Il progetto di una pace universale  richiede di portare a compimento questo processo, altrimenti  quel risultato non può essere conseguito, perché le concezioni mitologiche del popolo portano inevitabilmente al conflitto nelle e tra le società umane, come dimostrato dalla storia. Un esempio di ciò è lo sviluppo storico della mitologia dei popoli proposta dal nostro Giuseppe Mazzini nell’Ottocento, durante quello che definiamo Risorgimento, che ebbe il suo eroe, e ora ha il suo personaggio mitico, in Giuseppe Garibaldi, il quale, oltre che una ardente nazionalista italiano, fu un pervicace organizzatore e attuatore di sanguinose guerre e un violentissimo guerriero. La dottrina politica di Mazzini era riassunta nel motto Dio e popolo che inquadrava uno dei possibili miti sul popolo.

 Demitologizzare  il concetto di popolo significa riconoscerne il fondamento culturale e quindi la sua derivazione da una società e da un sistema di potere e quindi che  si è popolo come si è deciso di esserlo. I popoli non spuntano dalla terra come gli alberi e le zucchine, ma si costituiscono in una tradizione di relazioni sociali che si evolvono con le società di riferimento. L’indole sociale ci caratterizza effettivamente come specie, ma da sola non costituirebbe le complesse società umane senza lo sviluppo di una cultura, che ci è reso possibile dalla nostra mente. Ora che ci proponiamo una pace globale, perché come mai prima d’ora le nostre società sono interconnesse, e ci proponiamo quindi di costruire società come mai sono esistite nella storia dell’umanità, un obiettivo fondamentalmente  politico in cui è molto importante veder chiaro e capire realisticamente, abbiamo veramente  bisogno di costruirci sopra un nuovo mito, o esso potrebbe rivelarsi controproducente?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli