Scheda di lettura - ANNI Gioele, LANCELLOTTI Roberta (a cura di), Serve ancora la politica - Dieci interviste di protagonisti d’oggi - introduzione di Marco Damilano, Ave, 2020 - parte quinta
11. Sergio Costa,
generale di brigata dei Carabinieri forestali, dal 2018 è Ministro
dell’ambiente. Proviene da una famiglia di cattolici praticanti. Ha
frequentato una scuola dei gesuiti, dai quali ha imparato rigore, pragmatismo e
spiritualità. Ha anche fatto parte
dell’Azione cattolica, come educatore dell’Acr e poi nell’equipe decanale.
Da
giovane non ha avuto esperienze specificamente politiche, ma all’epoca ha
vissuto in un clima in cui si era come imbevuti di politica.
Per
Costa l’idea stessa di cittadinanza è politica: ogni cittadino agisce politicamente
nel momento in cui fa delle scelte. Il modo di vivere, di parlare, di
socializzare, di lavorare: sono tutte scelte politiche. Ne siamo consapevoli?
Nella
casa di campagna dei nonni, in un podere in Ciociaria, si inamorò della natura. Si iscrisse alla
Facoltà di scienze e, dopo la laurea, vinse il concorso nel Corpo Forestale
dello Stato, poi accorpato all’Arma dei Carabinieri.
Alla
domanda sui cambiamenti climatici in una prospettiva internazionale, osserva
che il deterioramento climato è una delle principali cause delle attuali
correnti migratorie umane. Per i migranti la scelta, in questi casi, è tra
partire e morire. L’Italia è tra i principali finanziatori di progetti delle
Nazioni Unite nel Sahel, per formare una classe dirigente locale con
sensibilità ambientale, per scavare pozzi, installare villaggi, produrre
energie rinnovabili.
In generale, si tratta di passare da un modello
di colonizzazione ambientale ad
uno centrato su partnership orizzontali. E’ difficoltoso riuscire a concludere
accordi internazionali multilaterali, perché spesso prevale l’egoismo
nazionale. L’Unione Europea però, vuole cambiare passo, anche se alcuni stati
membri vivono situazioni più complicate, perché provengono da un passato legato
ai combustibili fossili. L’importane è continuare a cambiare insieme, sapendo
che alcuni dovranno fare uno sforzo supplementare, ma pure che i paesi oggi
più avanzati non devono rallentare il
loro cammino virtuoso.
L’esperienza da ministro gli ha portato una maggiore comprensione della
macchina dell’amministrazione pubblica, sia nel livello nazionale che in quello
locale. Ha imparato a ragionare per obiettivi e a programmare i passi per
raggiungerli. Ha dovuto apprendere un approccio diverso ai processi
decisionali. In politica, infatti, a
differenza che nell’organizzazione militare,
bisogna dialogare con tutte le parti. Le decisioni sono sintesi, non
comandi. Nel dialogo con le altre
componenti, bisogna accettare con serenità di fissare una soglia minima, sotto
la quale non si scende a compromessi, che però non coincide con il desiderio e
lo spazio che intercorre è quello del negoziato. Ha dovuto, così, imparare a
rinunciare a qualcosa.
Il
momento più difficile è quando qualcuno, nella logica della vecchia politica,
dice: “E a me che me ne viene?”.
Ha
divorato il testo dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Non è
un’enciclica di natura ambientale, ma di natura sociale. Il concetto di
ecologia integrale chiama in causa la giustizia, l’economia, i sistemi di
produzione, la tutela della vita. Papa Francesco ha aperto una porta sul mondo,
non solo sull’ambiente.
Ricorda
la sua esperienza, anche molto coinvolgente sul piano emotivo. con don
Maurizio Patriciello, parroco a Caivano, nella cosiddetta Terra dei fuochi in Campania, devastata dalla contaminazione
ambientale. I parroci, sostiene, sono fondamentali; sono l’anello di
congiunzione tra la Chiesa e il territorio.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente
papa – Roma, Monte Sacro, Valli