mercoledì 30 dicembre 2020

Scheda di lettura - ANNI Gioele, LANCELLOTTI Roberta (a cura di), Serve ancora la politica - Dieci interviste di protagonisti d’oggi - introduzione di Marco Damilano, Ave, 2020 - parte quinta

 Scheda di lettura - ANNI Gioele, LANCELLOTTI Roberta (a cura di), Serve ancora la politica - Dieci interviste di protagonisti d’oggi - introduzione di Marco Damilano, Ave, 2020 - parte quinta

 

11. Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri forestali, dal 2018 è Ministro dell’ambiente. Proviene da una famiglia di cattolici praticanti.   Ha frequentato una scuola dei gesuiti, dai quali ha imparato rigore, pragmatismo e spiritualità.  Ha anche fatto parte dell’Azione cattolica, come educatore dell’Acr e poi nell’equipe decanale.

  Da giovane non ha avuto esperienze specificamente politiche, ma all’epoca ha vissuto in un clima in cui si era come imbevuti di politica.

 Per Costa l’idea stessa di cittadinanza è politica: ogni cittadino agisce politicamente nel momento in cui fa delle scelte. Il modo di vivere, di parlare, di socializzare, di lavorare: sono tutte scelte politiche. Ne siamo consapevoli?

  Nella casa di campagna dei nonni, in un podere in Ciociaria, si  inamorò della natura. Si iscrisse alla Facoltà di scienze e, dopo la laurea, vinse il concorso nel Corpo Forestale dello Stato, poi accorpato all’Arma dei Carabinieri.

 Alla domanda sui cambiamenti climatici in una prospettiva internazionale, osserva che il deterioramento climato è una delle principali cause delle attuali correnti migratorie umane. Per i migranti la scelta, in questi casi, è tra partire e morire. L’Italia è tra i principali finanziatori di progetti delle Nazioni Unite nel Sahel, per formare una classe dirigente locale con sensibilità ambientale, per scavare pozzi, installare villaggi, produrre energie rinnovabili.

 In  generale, si tratta di passare da un modello di colonizzazione ambientale  ad uno centrato su partnership orizzontali. E’ difficoltoso riuscire a concludere accordi internazionali multilaterali, perché spesso prevale l’egoismo nazionale. L’Unione Europea però, vuole cambiare passo, anche se alcuni stati membri vivono situazioni più complicate, perché provengono da un passato legato ai combustibili fossili. L’importane è continuare a cambiare insieme, sapendo che alcuni dovranno fare uno sforzo supplementare, ma pure che i paesi oggi più  avanzati non devono rallentare il loro cammino virtuoso.

  L’esperienza da ministro gli ha portato una maggiore comprensione della macchina dell’amministrazione pubblica, sia nel livello nazionale che in quello locale. Ha imparato a ragionare per obiettivi e a programmare i passi per raggiungerli. Ha dovuto apprendere un approccio diverso ai processi decisionali.  In politica, infatti, a differenza che nell’organizzazione militare,  bisogna dialogare con tutte le parti. Le decisioni sono sintesi, non comandi.  Nel dialogo con le altre componenti, bisogna accettare con serenità di fissare una soglia minima, sotto la quale non si scende a compromessi, che però non coincide con il desiderio e lo spazio che intercorre è quello del negoziato. Ha dovuto, così, imparare a rinunciare a qualcosa.

  Il momento più difficile è quando qualcuno, nella logica della vecchia politica, dice: “E a me che me ne viene?”.

  Ha divorato il testo dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Non è un’enciclica di natura ambientale, ma di natura sociale. Il concetto di ecologia integrale chiama in causa la giustizia, l’economia, i sistemi di produzione, la tutela della vita. Papa Francesco ha aperto una porta sul mondo, non solo sull’ambiente.

 Ricorda  la sua esperienza, anche molto coinvolgente sul piano emotivo. con don Maurizio Patriciello, parroco a Caivano, nella cosiddetta Terra dei fuochi  in Campania,  devastata dalla contaminazione ambientale. I parroci, sostiene, sono fondamentali; sono l’anello di congiunzione tra la Chiesa e il territorio.

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli