venerdì 4 dicembre 2020

Miei appunti sull'incontro del gruppo romano Uniroma 1 Sapienza del MEIC - Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale sul tema La norma nella scienza e nella morale” tenutosi il 22 maggio 2014 presso la Cappella universitaria dell'Università La Sapienza Roma.

 Miei appunti sull'incontro del gruppo romano Uniroma 1 Sapienza  del MEIC  - Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale sul tema La norma nella scienza e nella morale” tenutosi il 22 maggio 2014 presso la Cappella universitaria dell'Università La Sapienza Roma.

 Sono stati relatori il prof. Carlo Cirotto, Presidente nazionale del MEIC, Ordinario Università di Perugia (scienze biologiche), e il  prof.don Cataldo Zuccaro, già Assistente nazionale del MEIC, Ordinario Pontificia Università Urbaniana (teologia morale fondamentale)

 

Dalla relazione del prof. Carlo Cirotto

 

 Nelle discipline scientifiche di solito si parla di leggi per descrivere le dinamiche dei fenomeni naturali, come ad esempio quando si parla di legge di gravità, ma ciò non rende bene l'idea di ciò che si vuole intendere. Non si tratta infatti di un'obbligazione che viene da fuori.  Nelle discipline scientifiche la parola  norma, vale come  di norma: descrive ciò che abitualmente accade, ma con delle eccezioni.

  Noi esseri umani viviamo in un universo di dimensioni mediane tra il più grande  e il più piccolo: in questo modo possiamo comprendere l'uno e l'altro, ma il problema e di metterli insieme. Possiamo misurare dimensioni in anni luce  e parsec, ma anche cose estremamente piccole. Ci sono norme, vale a dire regolarità, che riguardano il grande e il piccolo.

 Le leggi classiche,  come quelle che regolano il moto dei pianeti sono di tipo deterministico, come lo è la legge di Newton della gravitazione universale. Quest'ultima però vale solo per sistemi semplici e necessità di correzioni nei casi concreti. Le leggi deterministiche valgono comunque solo per le masse grosse e non per i costituenti atomici o molecolari. E le  masse grosse sono soggette a  quelle leggi, ma con molte variabili.

 Quando si devono considerare fattori di interazione imprevedibili, si fa ricorso alle leggi probabilistiche per capire le variabili diverse dalle leggi classiche.  Le leggi probabilistiche si applicano ad esempio a livello molecolare semplice e indicano l la distribuzione di frequenza intorno a una frequenza media. Esse sono espresse dalla curva di Gauss. Per ogni evento si ha una certa distribuzione di frequenza: si calcola allora la frequenza media. Le leggi probabilistiche  possono essere assai precise: su di esse, ad esempio, si basa il calcolo del gioco d'azzardo e la possibilità di chi tiene banco di guadagnare sempre.

 Ma per descrivere  e capire  i fatti della natura, ma anche ad esempio dell'economia, si usa anche la legge di potenza, che può essere compresa pensando a come si distribuiscono i frammenti quando di sbriciola un biscotto: ci saranno pochi pezzi più grandi e tanti pezzi più piccoli. E' questa la legge che regola le dinamiche di mercato: fa capire perché il mercato, lasciato a sé stesso, produca grandi diseguaglianze.

 Per quanto riguarda le dinamiche della vita biologica bisogna osservare che gli esseri viventi copiano quello che c'era prima: quindi la vita biologica non risponde a necessità di ordine chimico o fisico, ma  si sviluppa secondo la legge dell'evoluzione. Essa consiste nella conservazione e accumulo delle informazioni. In questo processo le informazioni subiscono delle variazione, nelle fasi di copiatura, ed esse talvolta posso arricchire la vita biologica, essere quindi vantaggiose. Le variazioni rispondono a leggi probabilistiche: errori nella copiatura accadono statisticamente, ma ci possono anche essere errori fortunati che saranno trasmessi alle generazioni seguenti e determineranno un progresso della specie.

 Nelle concezioni religiose si hanno posizioni fissiste  e posizioni  evoluzioniste. In realtà molte cose sono cambiate nel corso della storia della Chiesa, al modo delle dinamiche biologiche evoluzionistiche. Lo vediamo ad esempio nei modelli di santità che ci sono stati storicamente proposti.

 

dalla relazione del prof. Zuccaro

 

 La teologia morale esprime la visione religiosa della norma.

 In passato il discernimento morale era visto come articolato nella coscienza, l'aspetto soggettivo, e nella norma morale, che esprimeva una verità oggettiva. In questa visione la coscienza doveva adeguarsi alla norma morale.

 Dopo il Concilio Vaticano 2° si concepisce invece la norma come l'indicazione di un cammino: essa diventa legge morale quando l'individuo la riconosce doverosa in coscienza.

 Le norme morali si articolano in norme pure, che esprimono valori storici permanenti, immutabili (ad esempio il Decalogo), e in norme che sono interpretazioni di norme pure sulla base delle esperienze concrete.

 Nella visione più recente, quindi, le norme morali non sono imposizioni dall'esterno, ma sono strettamente collegate a valori che a  loro volta sono tali perché conformi alla dignità dell'essere umano. Esse devono essere riconosciute e accettate a livello soggettivo. Del resto l'amore, la morte e la coscienza hanno componenti fortemente soggettive.

 Gesù ha imposto delle norme?  In realtà egli non è venuto a imporci una morale nuova, ma è venuto a parlarci del Padre.