mercoledì 25 novembre 2020

Problemi di costruzione ecclesiale 9

 

Problemi di costruzione ecclesiale 9

 

 Ci sono due modi di fare politica.

 Il primo è quello di organizzarsi come movimento. Lo scopo è di influire sulla società lasciandola governare ad altri.

 L’altro è quella di governarla.

 Per i movimenti c’è sempre spazio, tra chi vorrebbe il governo c’è sempre lotta.

 Un movimento procede per fasi, ci sono alti e bassi, un po’ come le mode. L’aggregazione è tendenzialmente instabile e discontinua. Una volta raggiunto uno scopo è difficile mantenerla integra e unita. Se lo scopo tarda a essere raggiunto ce se disamora. Un movimento sta insieme più che altro sulla base dell’amicizia e della passione sociale.

  La lotta per il potere è sempre violenta, salvo che in democrazia. Nell’antichità quest'ultima ebbe basi pratiche, dall’esperienza di composizione dei contrasti politici, vale a dire sul governo della società. I fondamenti ideologici delle democrazie moderne ebbero invece carattere filosofico, frutto degli illuministi liberali:  presero piede in movimenti con quegli orientamenti e poi, integrandosi con il pensiero giuridico si espressero in istituzioni. La società è governata mediante istituzioni. Vince che le controlla. Il passaggio dall’autocrazia alla democrazia o tra autocrazia e autocrazia fu sempre violento, anche se talvolta meno cruento e talaltra di più. Solo la democrazia consente una successione pacifica tira fazioni di governo nelle istituzioni di governo.

 La nostra religione sta a cavallo tra movimento e istituzione e le due dimensioni sono in tensione, perché le nostre istituzioni ecclesiastiche hanno carattere autocratico. Un’autocrazia non cerca legittimazione dai governati e pretende di scegliere i propri successori.

  Nella nostra Chiesa la lotta per il potere c’è, ma non emerge. La guidano movimenti. Ma devono trovare alleati nell’autocrazia, perché nella nostra religione il potere è sacralizzato, così come le sue istituzioni, e l’investitura scende dall’alto.

 Una volta conquistato il potere non lo si mantiene se non abbandonando lo spirito di movimento, perché non si tratta più solo di influenzare, ma di governare.  Nelle istituzioni si ha la responsabilità di tutto e di tutti. Un movimento che riesce a controllare un’istituzione deve occuparsi dei suoi e anche degli altri, mentre da movimento pensava più che altro ai suoi.

  Francesco d’Assisi è una figura che impersona bene un movimento religioso. Dando una Regola  al suo movimento lo istituzionalizzò, ma non ne volle rimanere il capo, a quel punto. Per farsi  movimento si può prendere ad esempio quel santo, non per governare una società. Una società fatta di tanti Francesco d’Assisi  si disgregherebbe  e questo, probabilmente, causerebbe più sofferenza di quelle causate dalla politica che si vuole criticare facendosi  come Francesco.

  Mario Ardigò _- Azione Cattolica in San Clemente Papa- Roma, Monte Sacro, Valli