Problemi di costruzione
ecclesiale 9
Ci sono due modi di fare politica.
Il primo è quello di organizzarsi come movimento.
Lo scopo è di influire sulla società lasciandola governare ad altri.
L’altro è quella di governarla.
Per i movimenti c’è sempre spazio, tra chi
vorrebbe il governo c’è sempre lotta.
Un movimento procede per fasi, ci sono alti e bassi,
un po’ come le mode. L’aggregazione è tendenzialmente instabile e discontinua.
Una volta raggiunto uno scopo è difficile mantenerla integra e unita. Se lo
scopo tarda a essere raggiunto ce se disamora. Un movimento sta insieme più che
altro sulla base dell’amicizia e della passione sociale.
La lotta per il potere è sempre violenta,
salvo che in democrazia. Nell’antichità quest'ultima ebbe basi pratiche, dall’esperienza di
composizione dei contrasti politici, vale a dire sul governo della società. I fondamenti
ideologici delle democrazie moderne ebbero invece carattere filosofico, frutto degli
illuministi liberali: presero piede in movimenti
con quegli orientamenti e poi, integrandosi con il pensiero giuridico si espressero
in istituzioni. La società è governata mediante istituzioni. Vince che le
controlla. Il passaggio dall’autocrazia alla democrazia o tra autocrazia e
autocrazia fu sempre violento, anche se talvolta meno cruento e talaltra di
più. Solo la democrazia consente una successione pacifica tira fazioni di
governo nelle istituzioni di governo.
La nostra religione sta a cavallo tra
movimento e istituzione e le due dimensioni sono in tensione, perché le nostre
istituzioni ecclesiastiche hanno carattere autocratico. Un’autocrazia non cerca
legittimazione dai governati e pretende di scegliere i propri successori.
Nella nostra Chiesa la lotta per il potere c’è,
ma non emerge. La guidano movimenti. Ma devono trovare alleati nell’autocrazia,
perché nella nostra religione il potere è sacralizzato, così come le sue
istituzioni, e l’investitura scende dall’alto.
Una volta conquistato il potere non lo si mantiene
se non abbandonando lo spirito di movimento, perché non si tratta più solo di
influenzare, ma di governare. Nelle
istituzioni si ha la responsabilità di tutto e di tutti. Un movimento che
riesce a controllare un’istituzione deve occuparsi dei suoi e anche degli
altri, mentre da movimento pensava più che altro ai suoi.
Francesco d’Assisi è una figura che impersona
bene un movimento religioso. Dando una Regola
al suo movimento lo
istituzionalizzò, ma non ne volle rimanere il capo, a quel punto. Per
farsi movimento si può prendere ad
esempio quel santo, non per governare una società. Una società fatta di tanti Francesco d’Assisi si disgregherebbe e questo, probabilmente, causerebbe più
sofferenza di quelle causate dalla politica che si vuole criticare facendosi come Francesco.
Mario Ardigò _- Azione Cattolica in San
Clemente Papa- Roma, Monte Sacro, Valli