venerdì 13 novembre 2020

Problemi di costruzione sociale 7 + INFO RIUNIONE IN MEET OGGI ORE 17

 

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Oggi 14 novembre, alle ore 17: prima riunione ordinaria in Google Meet del gruppo AC Sanclemente!

Consiglio di accedere dalle ore 16:45 con il codice che vi è stato comunicato, sia via mailing list che per posta ordinaria

 A questo indirizzo di YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GorIYoaHGjk

 potrete vedere un video in cui si insegna, passo per passo, come partecipare. 

 

 

Per accedere agli incontri in Google Meet:    

A) da PC fisso, PC portatile, tablet

1) se già non lo avete fatto (ad esempio acquisendo un indirizzo email del tipo  xxxx@gmail.com - procedura che consigliamo), registratevi su Google all’indirizzo

https://accounts.google.com/signup/v2/webcreateaccount?flowName=GlifWebSignIn&flowEntry=SignUp

 Nel corso della registrazione, dovrete inserire un indirizzo email che vi identificherà e scegliere una vostra password.

 Terminata la registrazione, comunicate l’indirizzo  email con il quale vi siete registrati su Google inviando una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

1) accedete a Google da questo indirizzo WEB

 https://accounts.google.com/login/signinchooser?hl=it&flowName=GlifWebSignIn&flowEntry=ServiceLogin

 [in precedenza, nel richiedere il codice, avrete comunicato la email con la quale accedete a Google, con la quale parteciperete alla riunione];

2) cliccate sul quadratino di puntini in alto a destra e poi sull’icona verde di Meet;

3) selezionate PARTECIPA A UNA RIUNIONE;

4) inserite il codice di accesso che avete, facendo COPIA/INCOLLA;

5) cliccate su CONTINUA

6) cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE e attendete di essere ammessi alla riunione.

 

B) da smartphone:

1) aprite la app Meet (che avrete scaricato);

2) cliccate su CODICE RIUNIONE;

3) cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE  e attendete di essere ammessi.

 Segnalate eventuali problemi con una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

indicando, se volete essere contattati telefonicamente, un numero di telefono al quale essere chiamati.

 

 

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Programma della riunione

Quest’anno seguiremo il cammino cristologico proposto dal sussidio del Settore Adulti “Da corpo a corpo”, articolato su cinque unità. Al primo verbo “Abbassarsi dedicheremo le due riunioni di sabato prossimo e del 28 novembre.

  Nella prima approfondiremo da vari punti di vista il brano del Vangelo secondo  Marco, capitolo 10, versetti 35-45 sul servizio.

 

 (35) Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: — Maestro, noi vorremmo che tu facessi per noi quel che stiamo per chiederti (36). E Gesù domandò: — Che cosa volete che io faccia per voi? (37) Essi risposero: — Quando sarai un re glorioso, facci stare accanto a te, seduti uno alla tua destra e uno alla tua sinistra. (38) Ma Gesù disse: — Voi non sapete quel che chiedete! Siete pronti a bere quel calice di dolore che io berrò, a ricevere quel battesimo di sofferenza con il quale sarò battezzato? (39) Essi risposero: — Siamo pronti. Gesù aggiunse: — Sì, anche voi berrete il mio calice e riceverete il mio battesimo; (40) ma io non posso decidere chi sarà seduto alla mia destra e alla mia sinistra. Quei posti sono per coloro ai quali Dio li ha preparati  (41) Gli altri dieci discepoli avevano sentito tutto e cominciarono a indignarsi contro Giacomo e Giovanni. (42) Allora Gesù li chiamò attorno a sé e disse: «Come sapete, quelli che sono ritenuti sovrani dei popoli comandano come duri padroni. Le persone potenti fanno sentire con la forza il peso della loro autorità. (43) Ma tra voi non deve essere così. Anzi, se uno tra voi vuole essere grande, si faccia servo di tutti; (44) e se uno vuol essere il primo, si faccia servitore di tutti. (45)  Infatti anche il Figlio dell’uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita come riscatto per la liberazione degli uomini». 

[versione TILC  - Traduzione interconfessionale in lingua corrente  dahttps://www.bibbiaedu.it/] 

 

Nella seconda approfondiremo il ruolo del politico nel servizio alla comunità.

 Giulia introdurrà la riunione e inviterà i partecipanti a offrire il proprio contributo.

  Verrà poi proiettato il video sul brano di Marco commentato dall’assistente nazionale Gualtiero Sigismondi.

   Quindi l’assistente ecclesiastico don Emanuele indirizzerà la riflessione.

  Seguiranno i nostri interventi, cominciando con cui ha preparato qualcosa per la riflessione.

  L’incontro sarà chiuso con una preghiera estemporanea.

 I prossimi incontri saranno:

 - sabato 21 novembre, incontro per la riflessione, aperta anche ai non soci, sull’enciclica Fratelli tutti, diffusa di recente da papa Francesco;

- sabato 28 novembre, riunione ordinaria, in cui proseguiremo il percorso sull’abbassarsi.

 Un caro saluto a tutti

                                                            Mario

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Problemi di costruzione sociale 7

 

«La democrazia costituzionale è il sistema politico che garantisce la tutela dei diritti civili e politici fondamentali (che sono essenziali al processo politico democratico) mediante la limitazione del potere della maggioranza che governa [corsivo mio]; ovvero, assicurando opportunità stabili e regolari  per cambiare maggioranze e governi, nonché meccanismi sociali e procedurali che permettano  a una parte quanto più possibile ampia  della popolazione di partecipare al gioco politico sia influenzando le decisioni sia sostituendo per via pacifica chi le prende.»

[Dal saggio di Nadia Urbinati, “Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia”, Il Mulino, 2020, disponibile anche in e-book]

 

  La definizione della democrazia costituzionale, come ai tempi nostri la si intende in Occidente, data da Nadia Urbinati è interessante perché mette in luce un concetto che non è sempre chiaro quando si discute di politica, vale a dire del governo della società, e cioè che  l’essenza della democrazia  non è la decisione di far prevalere una volontà maggioritaria, ma quella di stabilire che nessun potere sociale, neanche quello della maggioranza, possa essere illimitato e che il sistema di limiti non sia tanto gerarchico, in cui il superiore limita l’inferiore, quanto costituito da un complesso di garanzie giuridiche e sociali di un livello di generalizzato pluralismo non comprimibile al di sotto di una certa soglia. Queste garanzie sono tanto  importanti da caratterizzare quel sistema politico democratico, detto appunto costituzionale per la loro presenza, costituendone il fondamento: è la democrazia costituzionale. In essa è il sistema politico, a prescindere dall’arbitrio di chi vi esercita l’autorità, a garantire la tutela dei diritti civili e politici fondamentali innanzi tutto mediante la limitazione del potere delle maggioranze che governano, ma poi di ogni altra autorità pubblica o privata (in questo senso per quest’ultima è previsto che, pur realizzata da attività  in cui si hanno di mira essenzialmente gli interessi di limitati centri di iniziativa sociale, dagli individui ai gruppi, abbia una funzione sociale e ne sia, anche in questo, limitata, oltre dalla legge che le parti contrattualmente si danno e da quelle altre che la comunità, per via consuetudinaria o per azione di centri di potere,  riesce ad imporre per la regolazione specifica di quei rapporti).

  Altrimenti, quando le maggioranze possono fare e disfare a proprio arbitrio, quindi senza altro limite che il loro mantenersi maggioranza che condivide una certa volontà, si ha un sistema di democrazia totalitaria. E’ questo il tipo di regime politico prefigurato dai  populismi  contemporanei. Preciso che i più, trattando della  democrazia occidentale contemporanea è proprio in questo modo che la intendono, e così si fa, diffamandola, anche nella propaganda antidemocratica che in genere viene svolta nei nostri ambienti ecclesiali per sostenere la tesi che “La Chiesa non è una democrazia”, intendendo con questo, anacronisticamente, che dovrebbe essere dominata da poteri autocratici e, in particolare da una burocrazia clericale di tipo feudale. In quest’ottica si prosegue presentando la lotta antidemocratica come il conflitto tra due totalitarismi, quello democratico e quello autocratico, nella specie espresso dalla gerarchia ecclesiastica dominata dal clero. Il secondo, però, sarebbe preferibile perché, almeno, limitato dal soprannaturale con il suo sistema di valori e potenze spirituali, secondo la fede tramandata dalla tradizione con la sua suggestiva e immaginifica mitologia.

  E’ totalitario ogni sistema politico dominato da un centro di potere che condanna e contrasta attivamente il pluralismo sociale e che quindi non lo riconosce come un valore, ma come un problema, nel governo della società, quindi nella politica. Tuttavia esso è una caratteristica  fondamentale e ineliminabile, in questo senso naturale, di ogni società umana, in quanto composta da individui raziocinanti perché fisiologicamente capaci di esprimere delle menti.

  Il totalitarismo, ogni totalitarismo, umilia quella realtà personale che indichiamo con la parola spirito, un risultato dalla nostra mente ormai tanto rilevante per definire l’umano che tendiamo a riconoscerlo  anche a vite umane le quali non ancora o non più esprimono fisiologicamente una mente.  E qui naturalmente non mi riferisco a ciò che in teologia e in dottrina viene chiamato “anima”.

  La persona umana, nella sua individualità interiore, dunque è anche una realtà spirituale, in quel senso per il quale ognuno può riferirsi  a sé medesimo  come ad un “io”, che vive nella e della socialità interpersonale, ma al tempo stesso distinto da essa e portatore di  interessi ed esigenze vitali particolari, che rifuggono e soffrono l’estrema assimilazione.

  Non siamo, insomma, viventi sociali al mondo in cui lo sono certi insetti, come le formiche e le api, i quali ci appaiono come parti di un unico congegno biologico e nulla più presi per sé stessi.  Scrivo “appaiono” perché in realtà ci è preclusa l’introspezione verso viventi così diversi da noi, al contrario di ciò che accade, ad esempio, con i mammiferi, praticamente con tutti, anche quelli giganteschi del mare fino alla cavia da laboratorio, ma maggiormente con quelli sociali, con i quali vi è una vasta casistica di profonda integrazione in natura. Ad esempio nel mito fondativo dell’antica Roma, con la narrazione di due bimbi abbandonati, ma salvati, nutriti e allevati da una lupa.

  Negli esseri umani, la potenza biologica della mente spinge molto più in là la caratterizzazione spirituale degli individui, mediante il linguaggio e la capacità di immaginazione, vale a dire di costituzione di realtà spirituali che nella scrittura trovano poi eccezionale strumento di condivisione. Che evoluzione da quando le storia veniva narrate intorno al fuoco nella ristretta cerchia tribale!

   E’ per questo che una fede profondamente umana come la nostra  viene presentata come definita dalla Parola e da Scritture e, in questo sviluppo, secondo una bella metafora dell’antropologia teologica, ognuno poi “si sente chiamato per  nome”. Questa situazione ed esperienza personale ricorre in tanti episodi biblici e definisce quella che in religione viene chiamata “vocazione” personale. Nasciamo staccandoci dalla vita simbiotica con un altro organismo e tutta la nostra vita è, in fondo, la scoperta di questa vocazione che, per quanto possa essere simile a quella di altri, presenta sempre particolari elementi spirituali caratterizzanti , per cui non può  mai essere del tutto identica ad un’altra.

  Questa realtà spirituale individualizzante della persona  viene negata dai totalitarismi, che in genere vivono i metafore organicistiche, nelle quali gli individui vengono presentati come parti di un più vasto insieme funzionale, come gli organi del nostro corpo, e in ciò esauriscono il senso della loro esistenza. Questa fu la visione del fascismo storico italiano ed è anche diffusa negli ambienti ecclesiastici, e questo spiega la profonda integrazione tra le spiritualità delle due organizzazioni realizzata ai tempi del compromesso concluso dal Papato nel 1929 con il Regno d’Italia dominato dal fascismo mussoliniano: un ordine di idee che ancora può essere avvertito talvolta nei discorsi della gente. Esso implica una gerarchia sociale intangibile  e autocratica, nella quale è sottinteso  che ciascuno debba appagarsi del posto e del ruolo in cui è capitato in società, al modo in cui lo si era all’epoca del corporativismo medievale. I totalitarismi, così, sono in genere conservatori e vivono ogni processo sociale di evoluzione culturale come una minaccia all’integrità del corpo sociale, anche, ad esempio, nel manifestarsi di nuove pretese di gruppi sociali insofferenti di posizioni di sottomissione che non corrispondono più alla realtà delle relazioni sociali correnti. Si possono ricordare i processi di emancipazione delle donne, dei giovani, degli omosessuali, che tuttora sono avversati dai totalitarismi ecclesiastici, anche se in forme meno violente  e sbrigative di un tempo. Ma può anche trattarsi di nuovi costumi che implicano meno costrizioni nell’autodeterminazione personale, dunque di processi marcatamente individuali, personali,  che portano a differenziarsi e in posizioni critiche verso il conformismo richiesto da chi comanda, insofferente verso il pluralismo e pronto ad indicare la porta ai dissenzienti che non riesce a convincere: oggi, di fronte  a forme di governo ecclesiastico obsolete perché fondate su criteri più autoritari, quelli del passato, ne può derivare una certa disaffezione e all’allontanamento. Di fronte a questi moti sociali, la concezione totalitaria tende a spingere per il rientro nei ruoli sociali del passato, esercitando una pressione verso i riottosi, e dunque si manifesta francamente reazionaria. Spesso tuttavia, il passato in questione non è nemmeno il vero  passato, ma una sua versione ricostruita e mitizzata, e questo è molto sensibile in ogni populismo, anche in quelli ecclesiali.

  Non c’è nessuno passato in cui salvarsi ritornandovi. Dal passato possiamo solo trarre insegnamento per non ricadere nelle sue tragedie. Le società umane sono in costante evoluzione, quindi proiettate verso il futuro. I totalitarismi, anche quelli populisti o di democrazia totalitaria, tendono ad irrigidirle impedendo l’emergere del nuovo che salva. Ma non è appunto dal nuovo che attendiamo la salvezza, come è scritto:  «Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, — il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c’era più»?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli