Dall’Esortazione apostolica Querida Amazzonia, del papa Francesco, datata 2-2-20 ma diffusa il 12-2-20
14. Alle operazioni economiche, nazionali
e internazionali, che danneggiano l’Amazzonia e non rispettano il diritto dei
popoli originari al territorio e alla sua demarcazione, all’autodeterminazione
e al previo consenso, occorre dare il nome che a loro spetta: ingiustizia
e crimine. Quando alcune aziende assetate di facili guadagni si appropriano
dei terreni e arrivano a privatizzare perfino l’acqua potabile, o quando le
autorità danno il via libera alle industrie del legname, a progetti minerari o
petroliferi e ad altre attività che devastano le foreste e inquinano
l’ambiente, si trasformano indebitamente i rapporti economici e diventano uno
strumento che uccide. È abituale ricorrere a mezzi estranei ad ogni etica, come
sanzionare le proteste e addirittura togliere la vita agli indigeni che si
oppongono ai progetti, provocare intenzionalmente incendi nelle foreste, o corrompere
politici e gli stessi indigeni. Ciò è accompagnato da gravi violazioni dei
diritti umani e da nuove schiavitù che colpiscono specialmente le donne, dalla
peste del narcotraffico che cerca di sottomettere gli indigeni, o dalla tratta
di persone che approfitta di coloro che sono stati scacciati dal loro contesto
culturale. Non possiamo permettere che la globalizzazione diventi «un nuovo
tipo di colonialismo».