Sintesi dell’articolo di
Giancarlo Bosetti “Il ritorno di Habermas
- A 90 anni il filosofo tedesco pubblica una nuova opera di 1700 pagine e
invita a riscoprire la forza del pensiero contro gli estremismi, pubblicato
su La Repubblica l’11-1-20
Sintesi di Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli
Jurgen Habermas, dopo dieci anni di lavoro, […] ha mandato da poco alle
stampe un’opera […] (due volumi, più di 1700 pagine) Auh eine Geshichte dei Philosophie [Anche una storia della filosofia]: sfida alla interpretazione
corrente della modernità come secolarizzazione e sfida alla “disintegrazione”
accademica della filosofia in tante diverse tecniche.
[…]
Non possiamo più rifugiarci nel mito o nella garanzia di un Essere che
faccia tutt’uno con il bene, il bello e il giusto e detti regole. Ma non
dobbiamo rinunciare a un “pensiero generale”. […] Per il filosofo dell’ “etica
del discorso”, a partire dalle risorse morali presenti nella comunicazione
umana (il linguaggio) si può
realizzare un progresso che regola, con
il diritto, il traffico delle attività umane. […] [Però] sembrano rinsecchirsi
le risorse a disposizione della modernità per riprodurre se stessa, sembra
esaurirsi il carburante che alimenta le istituzioni della libertà. Preoccupa la
crisi di quei meccanismi che avevano funzionato, specialmente in Europa, nel
secernere diritto a partire dalle risorse morali della vita pubblica e della
politica.
Il problema cui Habermas dedica queste 1700 pagine è proprio quello
delle “fonti” della normatività, delle energie che tengono insieme e possono
far crescere la solidarietà tra gli esseri umani. Per questo ha voluto fare la
storia di queste risorse cercandone le tracce a partire dagli inizi di homo sapiens nei tre millenni
della “costellazione” religione-conoscenza-vita delle comunità. Dove stanno le
chiavi che spiegano come dai riti degli ominidi siamo arrivati alla
Costituzione americana del 1787, alla Carta dei diritti umani del 1948 o all’Unione
Europea? E, se le troveremo, non saranno queste le stesse chiavi che ci possono
rimettere in cammino? […] Habermas mette qui al centro del suo pensiero la
dimensione sacrale e rituale che precede la formazione del linguaggio e delle
razionalità che il linguaggio incorpora. […] Troviamo nel libro una rinnovata e
vistosa attenzione all’ “epoca assiale” - il concetto è di Karl Jasper - che
è il periodo tra il nono e il terzo
secolo avanti Cristo, che vede una straordinaria fioritura di fede e di pensiero, con Confucio
e Lao Tse in Cina, con le Upanishad e
Buddha in India, con i profeti biblici in Palestina, con Omero e la filosofia
greca. […] Le energie solidali che tengono insieme gli ordinamenti sociali si
generano e rigenerano storicamente nelle
pratiche di culto delle comunità, la secolarizzazione trasferisce e traduce poi
le obbligazioni di natura religiosa in strutture di coscienza astratte. […] Quel che non è chiaro […]è se e come questa
traduzione, dal teologico al laico, «possa proseguire oggi» di fronte ai problemi etici di tipo completamente nuovo come
quelli posti dalla fine della crescita naturale dell’organismo umano e dalla
possibilità di interventi incontrollati sulla sua struttura genetica.
L’ipotesi di continuare ad attingere ai depositi di senso, alle “riserve
semantiche” della religione appare ad Habermas plausibile. […] La questione
dell’integrazione sociale di individui, nella loro unicità, con norme astratte
e generali [è un tema che] rimane caro
alla teoria sociale critica, che Habermas spinge a esplorare i legami
tra l’individuo e la comunità, sulla formazione del “noi” nella concretezza
storica delle forme particolari di vita
che ogni comunità assume, con le sue norme guida.
[…]
Lascia aperto un interrogativo drammatico: se
i processi di apprendimento morale, che
si incarnano nella costituzionalizzazione delle libertà legali, si stanno
inceppando, sarà ancora la costellazione fede-sapere ad alimentarli? E, se
anche le risorse religiose scarseggiano, ci saranno movimenti secolari e
pratiche sociali capaci di rimettere in moto la macchina?