venerdì 8 novembre 2019

Note per un tirocinio di democrazia 13


Note per un tirocinio di democrazia 13

 Valori,  regole, metodi: sono tutti implicati nella costruzione delle formazioni sociali, a qualsiasi livello, e sono in relazione tra loro. La progressione è questa: dai  valori scaturiscono  metodi di intervento sociale,   dai quali derivano regole. Passando dai valori  ai metodi  ci si impegna nella pratica sociale  e quindi si ci confronta, e anche scontra, con certe condizioni date, vale a dire già esistenti, del corpo sociale di riferimento. La scelta dei metodi  ne è fortemente influenzata, perché non ogni metodo è in linea con un certo valore e, d’altra parte, certi valori precludono la sopraffazione sbrigativa dei dissenzienti, ma anche, assolutizzati, quel minimo di controllo sociale che consente la convivenza utile e soddisfacente. La nostra fede, fin dalle più remote origini, addirittura ancora vivente il Maestro, si è dovuta confrontare con questo problema e bisogna avvertire che nei Vangeli con compongono la Bibbia cristiana, mentre troviamo molti insegnamenti sui valori, ne troviamo piuttosto scarsi di utili per la costruzione pratica di una comunità, e finanche di una comunità religiosa. Fondamentali  quelli dell’autorità da esercitare come  servizio, e inoltre questi:
8«[…] Non fatevi chiamare “maestro”, perché voi siete tutti fratelli e uno solo è il vostro Maestro.  E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è in cielo. 10. E non fatevi chiamare “capo”, perché uno solo è il vostro Capo, il *Messia.  «In mezzo a voi, il più grande deve essere il servitore degli altri.  Chi vorrà farsi grande, Dio lo abbasserà; chi resterà umile, Dio lo innalzerà» [dal Vangelo secondo Matteo 23, 8-12 – traduzione interconfessionale in lingua corrente ABU-LDC]
 Ma, come la storia dimostra, questi  comandamenti  sull’esercizio del potere non sono stati osservati alla lettera, perché la pratica ha richiesto degli adattamenti, perché altrimenti non si sarebbero potute tenere insieme le società, anche quelle religiose che dovrebbero essere animate da valori molto saldi e condivisi. Così, li si sono intesi non come regole pratiche e come metodi  da seguire precisamente, ma come un complesso di valori  che indicavano lo spirito  con il quale si sarebbe dovuto esercitare l’autorità. Naturalmente sappiamo bene che anche lo spirito abbastanza spesso ha fatto difetto, specialmente nel caso di poteri pubblici che riescono a sottrarsi a  limiti, e in particolare a quello della critica sociale. Di questo ci si può senz’altro scandalizzare, ma del reato no, perché se si perdono di vista le condizioni concrete in cui si cerca di esercitare un’azione sociale ispirata a valori, allora si rischia l’insuccesso o l’intransigentismo violento, che è stata molto praticato nella nostra religione.
  In religione si sa bene che le cose non vanno come dovrebbero andare secondo valori, le cose sociali, ma anche quelle della natura, sottomessa ad una violenza che appare incontenibile, per cui, ad esempio, ci si mangia gli uni gli altri, e gli esseri umani da questo sono emersi socialmente e questo ancora, in definitiva, praticano. Nelle Scritture tutto  è collegato ad un peccato alle origini, per cui si guastò il rapporto con il Cielo. E, certamente, nelle relazioni sociali questo è chiaramente percepibile, perché ciò che è considerato peccato in religione genera poi sofferenza ed è un male per chi ne è colpito, ad esempio quando si rapina, si schiavizza, si uccide e via dicendo. Nelle cose della natura e in quelle sociali le società umane si sono sforzate di creare diverse realtà e, in parte, ci sono riuscite, creando però altri problemi, perché siamo diventati  tanto numerosi e potenti sul pianeta da riuscire a incidere sulla sua ecologia, al pari di tanti altri eventi naturali, come ad esempio le eruzioni vulcaniche e via dicendo. Siamo diventati così tanti e tanto interdipendenti, per cui ad esempio oggetti di uso comune in Italia sono prodotti dall’altra parte del mondo, che il lavoro sulle società richiede capacità molto più sofisticate di un tempo, quando la cosa era regolata su principi in qualche modo ancora artigianali, e, insomma, anche le potenze più acculturate ed evolute, al dunque finivano per farsi lecite condotte da animali della giungla, con guerre disastrose di conquista e di rapina, e non ci si vedeva, in fondo, nulla di male. Certo, si può osservare, si continua anche oggi per quella strada, ma la differenza non è da poco: gli atteggiamenti animaleschi che spingono in guerra vengono considerati sfavorevolmente, come un male. Si cerca infatti di realizzare politicamente una pace globale, non attendendolo solo alla fine dei tempi, secondo le nostre visioni religiose. I conflitti non sono più concepiti come cicloni, maremoti ed eruzioni vulcaniche, eventi naturali incoercibili, ma come problemi a quali porre rimedio in concreto, con azioni politiche globali, sorrette da istituzioni a livello mondiale. In questa evoluzione la nostra religione ha molto influito, specialmente da quando ha assimilato il valore della pace politica tra i suoi valori di fede, sviluppo piuttosto recente.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente  papa – Roma, Monte Sacro, Valli.