Note per un tirocinio
di democrazia 13
Valori, regole,
metodi: sono tutti implicati nella costruzione delle formazioni sociali, a
qualsiasi livello, e sono in relazione tra loro. La progressione è questa: dai valori scaturiscono metodi di intervento sociale,
dai quali derivano regole. Passando dai valori ai metodi
ci si impegna nella pratica sociale e quindi si ci confronta, e anche scontra, con
certe condizioni date, vale a dire già esistenti, del corpo sociale di
riferimento. La scelta dei metodi ne è fortemente influenzata, perché non ogni
metodo è in linea con un certo valore e, d’altra parte, certi valori precludono
la sopraffazione sbrigativa dei dissenzienti, ma anche, assolutizzati, quel
minimo di controllo sociale che consente la convivenza utile e soddisfacente.
La nostra fede, fin dalle più remote origini, addirittura ancora vivente il
Maestro, si è dovuta confrontare con questo problema e bisogna avvertire che
nei Vangeli con compongono la Bibbia cristiana, mentre troviamo molti insegnamenti sui valori,
ne troviamo piuttosto scarsi di utili per la costruzione pratica di una
comunità, e finanche di una comunità religiosa. Fondamentali quelli dell’autorità da esercitare come servizio, e inoltre questi:
8«[…]
Non fatevi chiamare “maestro”, perché voi siete tutti fratelli e uno solo è il
vostro Maestro. E
non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre
vostro, quello che è in cielo. 10. E non fatevi chiamare “capo”,
perché uno solo è il vostro Capo, il *Messia. «In
mezzo a voi, il più grande deve essere il servitore degli altri. Chi
vorrà farsi grande, Dio lo abbasserà; chi resterà umile, Dio lo innalzerà»
[dal Vangelo secondo Matteo 23, 8-12 – traduzione interconfessionale in lingua
corrente ABU-LDC]
Ma, come la storia dimostra, questi comandamenti sull’esercizio del potere non sono stati osservati alla lettera, perché la
pratica ha richiesto degli adattamenti, perché altrimenti non si sarebbero
potute tenere insieme le società, anche quelle religiose che dovrebbero essere
animate da valori molto saldi e condivisi. Così, li si sono intesi non come regole pratiche e come metodi da seguire precisamente, ma come un complesso
di valori che indicavano lo spirito con il quale si
sarebbe dovuto esercitare l’autorità. Naturalmente sappiamo bene che anche lo
spirito abbastanza spesso ha fatto difetto, specialmente nel caso di poteri
pubblici che riescono a sottrarsi a
limiti, e in particolare a quello della critica sociale. Di questo ci si
può senz’altro scandalizzare, ma del reato no, perché se si perdono di vista le
condizioni concrete in cui si cerca di esercitare un’azione sociale ispirata a
valori, allora si rischia l’insuccesso o l’intransigentismo violento, che è
stata molto praticato nella nostra religione.
In religione si sa bene che le cose non vanno
come dovrebbero andare secondo valori, le cose sociali, ma anche quelle della
natura, sottomessa ad una violenza che appare incontenibile, per cui, ad esempio,
ci si mangia gli uni gli altri, e gli esseri umani da questo sono emersi
socialmente e questo ancora, in definitiva, praticano. Nelle Scritture
tutto è collegato ad un peccato alle
origini, per cui si guastò il rapporto con il Cielo. E, certamente, nelle
relazioni sociali questo è chiaramente percepibile, perché ciò che è
considerato peccato in religione genera poi sofferenza ed è un male per chi ne
è colpito, ad esempio quando si rapina, si schiavizza, si uccide e via dicendo.
Nelle cose della natura e in quelle sociali le società umane si sono sforzate
di creare diverse realtà e, in parte, ci sono riuscite, creando però altri
problemi, perché siamo diventati tanto
numerosi e potenti sul pianeta da riuscire a incidere sulla sua ecologia, al
pari di tanti altri eventi naturali, come ad esempio le eruzioni vulcaniche e
via dicendo. Siamo diventati così tanti e tanto interdipendenti, per cui ad
esempio oggetti di uso comune in Italia sono prodotti dall’altra parte del
mondo, che il lavoro sulle società richiede capacità molto più sofisticate di
un tempo, quando la cosa era regolata su principi in qualche modo ancora artigianali, e, insomma, anche le
potenze più acculturate ed evolute, al dunque finivano per farsi lecite
condotte da animali della giungla, con guerre disastrose di conquista e di
rapina, e non ci si vedeva, in fondo, nulla di male. Certo, si può osservare,
si continua anche oggi per quella strada, ma la differenza non è da poco: gli
atteggiamenti animaleschi che spingono in guerra vengono considerati
sfavorevolmente, come un male. Si cerca infatti di realizzare politicamente una
pace globale, non attendendolo solo alla fine dei tempi, secondo le nostre
visioni religiose. I conflitti non sono più concepiti come cicloni, maremoti ed
eruzioni vulcaniche, eventi naturali incoercibili, ma come problemi a quali
porre rimedio in concreto, con azioni politiche globali, sorrette da
istituzioni a livello mondiale. In questa evoluzione la nostra religione ha
molto influito, specialmente da quando ha assimilato il valore della pace
politica tra i suoi valori di fede, sviluppo piuttosto recente.
Mario Ardigò –
Azione Cattolica in San Clemente papa –
Roma, Monte Sacro, Valli.