venerdì 1 novembre 2019

Note per un tirocinio di democrazia 10.2

Note per un tirocinio di democrazia 10.2

1.  La parola  valore  ha molti significati. In religione, filosofia e politica è un principio orientativo dell’azione individuale  o sociale che realizza un miglioramento nella vita e che perciò è desiderabile attuare. Di solito, quando se ne parla in religione e politica si fa riferimento all’azione sociale e a un complesso coordinato di valori che ne costituisce l’etica, vale a dire le convinzioni su ciò che è bene e male, in un contesto in cui si ricerca e si vuole attuare il bene e contrastare il male. Un valore può essere descritto, quindi spiegato, ci si può costruire sopra una dottrina, un’esposizione coerente e coordinata di concetti,  ma prima occorre che sia scoperto,  vissuto e condiviso. Nelle questioni di valori la pratica viene sempre prima della teoria. Questo è appunto il metodo che troviamo attuato nelle narrazioni evangeliche. Nella formazione religiosa che si fa nelle nostre comunità di fede si inverte il processo: prima si spiega e poi si cerca di attuare, saltando il tempo della scoperta e della condivisione sulla base di un vissuto. Questo perché in religione i valori  sono stati organizzati in una dottrina e, sulla base di questa, in regole e queste ultime si vogliono immutabili nella e dalla  prassi. Questo processo è molto antico, se ne hanno tracce già sul finire del Primo secolo, nel quale, in ambiente culturale ellenistico, nel quale si parlava in greco antico e si era sotto l’influsso delle grandi filosofie di quella cultura, si iniziò a concettualizzare i valori cristiani. Esso andò di pari passo alla formazione di un clero e di un potere istituzionale basato su episcopati monarchici. Per capire questa evoluzione  è molto interessante informarsi sui cristianesimi delle origini. Ne troviamo traccia in alcuni libri biblici che cataloghiamo nel Nuovo  Testamento, per distinguerli da quelli che condividiamo con l’antica tradizione ebraica, ma per individuarle occorre l’aiuto di esperti. Il pluralismo delle origini si riscontra, ad esempio, in questo brano della prima Lettera ai Corinzi  di Paolo di Tarso [1 Cor 15,3-7], un documento molto antico che si ritiene scritto tra il 55 e il 56:

  Prima di tutto vi ho trasmesso l’insegnamento che anch’io ho ricevuto: *Cristo è morto per i nostri peccati, come è scritto nella *Bibbia,  ed è stato sepolto. È risuscitato il terzo giorno, come è scritto nella Bibbia,  ed è apparso a Pietro. Poi è apparso ai dodici *apostoli, 6quindi a più di cinquecento *discepoli riuniti insieme. La maggior parte di essi è ancora in vita, mentre alcuni sono già morti.  In seguito è apparso a Giacomo, e poi a tutti gli apostoli. 

 in cui gli esperti pensano di riconoscere due ambienti religiosi, uno in Galilea intorno a Pietro e l’altro a Gerusalemme, intorno a Giacomo, detto il fratello del Signore, e due gruppi di apostoli, il primo, quello dei Dodici, intorno a Pietro, che praticava la predicazione itinerante, e un altro intorno a Giacomo, che era più legato ai precetti dell’ebraismo antico. Dai documenti del Nuovo Testamento in cui si parla dell’opera di Paolo di Tarso è riconoscibile un terzo ambiente sociale, estremamente importante perché tutti i cristianesimi nostri contemporanei derivano da quello, ed è l’ambiente degli ellenisti, degli ebrei emigrati in società inculturate dall’ellenismo che parlavano greco. Tutti gli scritti del Nuovo Testamento ci sono pervenuti in greco antico. L’apostolo Paolo, originario della città ellenizzata di Tarso, sulla costa meridionale dell’Asia Minore, apparteneva a questo ambiente sociale. Di solito si tende a sopravvalutarne l’influsso personale nella costruzione della nostra religione, addirittura arrivando a contrapporlo al Maestro. Egli non esercitò mai il potere che poi fu proprio dei vescovi territoriali e dei patriarchi nello sviluppo di un’organizzazione del clero. In realtà la nostra religione è il frutto di un lavoro collettivo molto più vasto e, innanzi tutto, di una pratica  comunitaria e individuale della fede, che successivamente ottenne anche  una sistemazione dottrinale e, in quest’ultima evoluzione, hanno avuto un ruolo molto importante il clero e le autorità civili che, dal Quarto secolo, promossero i Concili dai quali ci vennero le definizioni fondamentali dei nostri dogmi religiosi. Arrivati a questo punto, il processo di inculturazione dei nostri valori di fede, che comporta sempre prassi, scoperta, costruzione collettiva, condivisione  si trovò sempre a fare  i conti con le dottrine  sulla fede, che, con l’inculturazione della dottrina sullo stato dei romani da parte del cristianesimo, divennero affare di stato, e ne venne anche piuttosto ostacolata, e ciò particolarmente nel Secondo Millenni, travagliato da un efferato sistema di polizia ideologica organizzato dal Papato romano dopo la sua trasformazione in impero religioso su base sacrale. Tutte le esperienza di rinnovamento religioso su base di prassi virtuose ebbero problemi, che, ad esempio, troviamo  nel racconto della vita di Francesco d’Assisi. Anche in quest’ultimo caso le prassi ebbero la meglio sulla dottrina e portarono in definitiva a una riforma, nel senso di cambiamento di mentalità. Ad altri andò peggio, e anche molto peggio. Di solito tra i cattolici si tende a minimizzare, ma non si dovrebbe, perché sotto questi aspetti la storia delle Chiese cristiane è orrenda, molto oltre quanto il fedele comune riesce di solito a immaginare. Ma in queste vicende tragiche si trattò sempre, a ben intendere, di questioni  di potere, e ogni potere è disposto a tutto pur di perpetuarsi ed estendersi. Il mite Maestro di Galilea, per quello che risulta dalle narrazioni evangeliche, non comandò mai nulla di simile. Nella Bibbia però, nella parte che ricevemmo dall’antico ebraismo, cose simili abbondano, a dimostrazione che si tratta di una costante dell’umanità, per rimediare alla quale si pensò anche a valori  diversi.
2. Nella seconda metà del Novecento  in Europa, e nelle parti del mondo influenzate dagli europei, ad esempio perché sedi storiche di colonizzazioni europee anche se poi emancipatesi, si produssero importanti mutamenti culturali in materia di valori, reagendo all’esperienza tragica della Seconda Guerra mondiale e ragionando sul conflitto di  valori che ne era stato alle origini e sulla base delle profonde trasformazioni sociali derivate da altri processi e cause. Tra queste anche l’affermazione di nuove culture democratiche. Queste trasformazioni culturali coinvolsero anche i cristianesimi, che, ad uno sguardo retrospettivo sincero, si erano dimostrati insufficienti, essendo stati tutto sommato irrilevanti proprio in materia di valori, tenendo conto, ad esempio, che l’immane sterminio su base razziale e politica e l’origine del conflitto mondiale, nell’intento di asservire, nel senso di rendere schiava,  l’Europa ad uno dei suoi stati, erano stati decisi ed attuati da uno stato che dominava un popolo di antica tradizione cristiana, che, in definitiva, non ci aveva visto nulla di malvagio, arrivando a progettare e organizzare una Chiesa protestante dei tedeschi cristiani, intesa come consenziente al programma di riforma nazista (nel 1933, con lo stato tedesco già egemonizzato dai nazisti il Papato concluse un Concordato).
 Con il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) infine si cercò di liberalizzare un nuovo lavoro collettivo sui valori e, innanzi tutto, pratiche collettive, comunitarie, che consentissero una nuova inculturazione, in particolare suscitando energie tra i laici per una rinnovata azione sociale. Questo senza modificare sostanzialmente l’organizzazione del potere del clero. Il movimento effettivamente si produsse, in particolare negli anni ’70, in cui si progettarono importanti riforme della formazione religiosa di base, il rinnovamento della catechesi. Ma il ruolo delle comunità nell’inculturazione religiosa venne progressivamente inteso più che altro come un rafforzamento della pressione sugli individui perché seguissero l’etica normativamente imposta dal clero, senza possibilità di grande autonomia. Ciò che i preti non riuscivano più ad ottenere sulla base del loro potere sacrale, avrebbero dovuto cercare di produrre le comunità, nelle quali doveva attuarsi la prima formazione, esercitando una pressione sociale e impersonando in tal modo la forza della tradizione. Questo aprì la strada ai movimenti reazionari, che mostravano di condividere quell’impostazione, anche se non sempre in modo sincero, e la complicò ai movimenti laicali, come quello dell’Azione Cattolica, che invece cercavano anche di inculturare valori democratici e, su quella base, costruire la scoperta e condivisione di quelli religiosi. Nel corso del lungo regno del papa Karol  Wojtyla - Giovanni Paolo 2°, di fronte all’emergere di istanze democratiche in ambito religioso, si decise di sospendere il processo, lasciando campo libero solo alle esperienze che non le manifestavano. Questo ha poi portato all’attuale irrilevanza della dottrina sociale della Chiesa cattolica nella società italiana contemporanea, per carenza di forze laicali sufficiente acculturate ai valori democratici. Già nel 2005 i vescovi italiani avevano chiara comprensione del problema e ne trattarono in un documento denominato Lettera ai fedeli laici - Fare di Cristo il cuore del mondo diffuso dalla Commissione episcopale per i laicato  il 27-3-2005.
  L’insufficiente acculturazione alla democrazia del clero, e la persistente diffidenza del Papato nei suoi confronti, non consentì di procedere a nulla di nuovo nel campo. In sostanza il cantiere della produzione  e  condivisione  in materia di valori  non partì mai, e i laici nelle nostra comunità non contano nulla, non decidono nulla e sono al più concepiti come ausiliari del clero. Quindi poi non producono  nulla in materia di valori, con ciò che è conseguito in materia politica e che ora, giustamente, spaventa i vescovi. Ma, finora, il timore di perdere il controllo dei processi democratici ha prevalso su tutto.
 Anche nell’enciclica Laudato si’, un documento molto avanzato dal punto di vista sociale, la democrazia non c’è, anche se viene trattata l’ecologia  sociale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli