Note per un tirocinio
di democrazia - 1-
1. La democrazia è una forma collettiva di governo delle società
umane. La parola italiana deriva, come molte altre importanti della nostra
lingua, da parole del greco antico che significano popolo (dèmos) e potere (kràtos). Il popolo / dèmos che c’è nella
parola democrazia significa, appunto, che si tratta di un potere
collettivo.
Gli antichi greci ragionarono con molta precisione sulle forme di governo
che erano state attuate ai loro tempi, e anche sulla democrazia. La
contrapponevano al potere di uno solo, la monarchia,
e a quello di pochi, la oligarchia. I concetti fondamentali sulle
forme di governo risalgono a loro. Tuttavia le nostre democrazie, come le
troviamo attuate nei sistemi politici più avanzati in questo campo, hanno poco
a che fare con le loro. La parte del mondo in cui troviamo attuate, non solo
teorizzate, le forme più evolute di democrazia è l’Europa. L’Italia fa parte
dell’Europa sotto diversi aspetti, anche se molti vogliono contrapporla ad
essa. Non si tratta solo di un fattore geografico: siamo parte del continente.
Ma essenzialmente culturale, quindi delle consuetudini, delle concezioni, dell’etica,
e soprattutto, di una rete molto fitta di relazioni sociali, in particolare
economiche e istituzionali, ma anche di pensiero. In Europa si sono evoluti
i tre movimenti insieme culturali e politici che
sviluppandosi e integrandosi tra loro hanno contribuito a rendere le democrazie
della nostra era quelle che sono, piene di grandi principi umanitari ad
orientare l’esercizio di ogni potere, non solo politico, ma anche tra soggetti
privati: il cristianesimo, il liberalismo, il socialismo. Essi, da un punto di
vista politico, sono rappresentati nelle parole che costituirono il motto della prima
rivoluzione democratica europea, quella prodottasi in Francia a fine
Settecento: libertà, uguaglianza,
fraternità. Quanto dal cristianesimo, questo fu riconosciuto dal papa Karol
Wojtyla - Giovanni Paolo 2° nel suo primo viaggio in Francia del 1980 dopo l’inizio
del suo regno religioso, come ricordato, ad esempio, nel Compendio
della dottrina sociale della Chiesa (2004) alla nota n.793, a proposito dell’amicizia civile da intendere come forma
di fraternità alla base della pacifica convivenza sociale:
« “Libertà, uguaglianza,
fraternità’” è stato il motto della
Rivoluzione francese. In fondo sono idee
cristiane » ha affermato Giovanni Paolo II, nel corso del suo primo viaggio in
Francia: Omelia a Le Bourget (1º giugno 1980).
Quelle sue parole, lo ricordo bene, fecero
scalpore, perché il sistema politico originato da quella rivoluzione si era
dimostrato fortemente ostile alla Chiesa cattolica e a coloro che le restarono
fedeli. Fino al 1939 la Chiesa Cattolica fu una potenza culturale e politica
antidemocratica, tra le più rilevanti.
Del resto, tra l’Undicesimo e il Tredicesimo secolo, essa volle strutturarsi
come una monarchia assoluta. L’assimilazione della democrazia fu molto faticosa
tra i cristiani e si produsse prima nelle confessioni originate dalla Riforma
luterana, dal Cinquecento. Il principale ostacolo culturale fu il pregiudizio
manifestato nei suoi confronti dagli antichi greci, che la vedevano preda dei
demagoghi, degli agitatori sociali, che sfruttavano l’emotività di masse
incolte, contro la razionalità che, a loro avviso, doveva guidare le decisioni
politiche. Alla fine del Medioevo, nei primi secoli del Secondo Millennio, fu
dai riscoperti grandi maestri greci dell’antichità che si acquisirono le
categorie per pensare e organizzare l’agire politico.
Effettivamente la democrazia per funzionare richiede
preparazione e tirocinio. Per questo i movimenti cattolico sociali e socialisti
che si svilupparono in Europa da metà Ottocento mettevano al centro della
propria azione sociale l’istituzione di scuole popolari.
2. Negli scorsi anni ’80
in Italia si istituirono diverse scuole di politica, per un rinnovamento della
politica democratica. Le cose non andarono nel senso sperato. Alla fine di quel
decennio, con la grande crisi dei socialismi europei orientali e occidentali,
si pensò che, in definitiva, fosse meglio lasciare che le società si
organizzassero da sé e che questo avrebbe fornito il risultato economicamente
più vantaggioso, di cui tutti, ricchi e meno ricchi, avrebbero beneficiato,
senza necessità di programmare e attuare le onerose politiche sociali tentate
dagli anni Sessanta. Così, la politica venne considerato uno spreco, fino ad un
certo punto inevitabile ma da contenere al massimo. Nello stesso modo vennero
considerate le spese pubbliche, per politiche sociali dirette a correggere gli
squilibri del sistema capitalistico: da ciò l’idea che le tasse fossero
fondamentalmente ingiuste. Le parole d’ordine “Ridurre i parlamentari” e “Meno
tasse” sono espressione di questo modo di pensare. La prima è una critica
alla democrazia, la seconda alla democrazia sociale, perché “Meno tasse” significa anche meno spesa
pubblica e, quindi, meno azione sociale.
Il mondo in cui viviamo è il frutto di quell’evoluzione
politica tendenzialmente antidemocratica. Vi si è acuita la sofferenza sociale.
Il sistema economico capitalista produce degli scarti sociali, che sono poi persone non integrate, che non hanno
nulla da vendere e che quindi non hanno di che comprare. Ognuno nella propria
vita, ad esempio diventando anziano, può ricadervi. A rimediare a questo
problema servono le costose politiche di sicurezza sociale. Tra i perdenti vi
sono immigrati poveri che giungono in
Europa fuggendo dalle condizioni inumane in cui sono costretti in molte parti
della vicina Africa, in Asia, nell’America latina. Nello stesso tempo, alle
frontiere dell’Unione Europea, che integra molti degli stati europei in un
nuovo organismo comunitario e istituzionale, si vanno manifestando tensioni che
richiederebbero decisioni politiche comuni. Si è infine esposti ai tentativi di
influenza politica ed economica dei più potenti sistemi politici del mondo,
quello statunitense, quello russo, quello cinese. Questi ultimi sono improntati
a versioni delle democrazia diverse da quella europea e da essa divergenti in
misura più o meno rilevante. Riescono a integrare con successo masse molto
numerose e si propongono come modelli alternativi a quello europeo. L’Europa
integrata nell’Unione Europea ha la
notevole caratteristica di integrare nella propria ideologia una cultura di
pace: le è derivata dalla sua fondazione, in cui svolsero un ruolo determinante
forze provenienti dal cristianesimo sociale. Dove devono andare le democrazie
europee? Gli elementi del cristianesimo sociale che ancora connotano l’ideologia
dell’Unione Europea pone i cristiani in posizione di responsabilità, in un
periodo storico in cui essa è messa in questione proprio negli elementi
riconducibili al pensiero sociale cristiano, ad esempio nell’ideologia di pace
e di solidarietà fraterna.
La Chiesa cattolica non ha mai sviluppato una
teologia della democrazia. Permane l’antica
diffidenza. E’
significativo che la parola democrazia non figuri nel più importante documento
della dottrina sociale del Novecento, la Costituzione pastorale sulla Chiesa
nel mondo contemporaneo La gioia e la
speranza - Gaudium et spes. E tuttavia dagli anni ’40 del secolo scorso il
Papato ha spinto i laici a partecipare
ai processi democratici per influirvi nel senso dei valori cristiani. E tuttavia dagli anni ’40 del secolo scorso ha spinto i laici a
partecipare ai processi democratici per influirvi nel senso dei valori
cristiani. Ha cercato di limitare l’esercizio della democrazia alle istituzioni
civili, consentendolo in misura estremamente limitata in ambito ecclesiale, che
rimane organizzato su criteri feudali, tutto sommato obsoleti. L’Azione
Cattolica ha storicamente svolto un ruolo molto importante nel capo della
democrazia politica, e oggi si definisce come palestra di democrazia, un ambiente in cui imparare la democrazia e
allenarsi ad essa facendone tirocinio.
Sperimentiamo in Italia, come mai prima d’ora,
l’irrilevanza politica del pensiero sociale cristiano: il Papa e i vescovi se
nel lamentano. Siamo un ambiente politico democratico, per influirvi occorrerebbe
essere capaci di pensiero e azione democratici. Ma, a parte l’Azione Cattolica,
vi sono pochi altri luoghi in ambito ecclesiale per imparare a farlo. Bisognerebbe
cominciare da esperienze limitate di prossimità, che sono alla portata
cognitiva degli esseri umani, a differenza dei processi di massa. In questi
ultimi si utilizza il pensiero simbolico, per superare l’incapacità, che ci è
connaturata, di pensare realtà di massa. Possiamo relazionarci veramente con
poche decine di persone per volta. Nel pensare le masse, semplifichiamo,
cercando di ridurre tutto di nuovo a quella dimensione. Questa strategia
funziona e, in una collettività di massa, vi sia una certa omogeneità di
pensiero e di sentire, che va costruita. Questa conquista culturale è la base
dei processi democratici. Se, come sosteneva l’arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi,
non si ha la pazienza di costruirla, allora in Italia l’unico elemento
unificante rimane la pastasciutta, ed è troppo poco per fondarvi il governo di
una società complessa.
Queste mie note
per un tirocinio di democrazia che
inizio qui vorrebbero essere un sussidio per aiutare un piccolo gruppo parrocchiale a fare
tirocinio di democrazia, in primo luogo riscoprendone l’esigenza, l’utilità e
la possibilità, anche in ambito ecclesiale.
Vi consiglio di tenere sotto mano i libri di
storia delle scuole medie e l’enciclica Laudato
si’, del 2015.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli