venerdì 11 ottobre 2019

Il numinoso


Il numinoso

  Accostando una delle nostre collettività di fede, si avverte il timore reverenziale verso il numinoso. Questa la sua definizione del dizionario Treccani  on line:

numinóso agg. e s. m. [dal ted. numinos, der. del lat. numen -mĭnis «nume»]. – Termine coniato dal teologo ted. Rudolf Otto (nella sua opera Das Heilige «Il Sacro», 1917) e da lui introdotto nella filosofia e nella storia delle religioni per indicare l’esperienza peculiare, extra-razionale, di una presenza invisibile, maestosa, potente, che ispira terrore ed attira: tale esperienza costituirebbe l’elemento essenziale del «sacro» e la fonte di ogni atteggiamento religioso dell’umanità. Con sign. simile, ma fuori dell’uso strettamente scientifico: in questa atmosfera npassavo le mie giornate (C. Levi).

 E’ spesso di questo che è fatta la religiosità dei più anziani. Il numinoso, però, non è ciò che caratterizza la nostra fede. Essa ha inglobato certamente, rimaneggiandolo, una parte importante del patrimonio culturale dell’antico ebraismo, attraverso la parte della nostra Bibbia che da esso ci viene e che chiamiamo Antico Testamento, e in quel contesto il numinoso c’è. Ma la nostra fede è centrata sulla persona di Gesù, il Cristo, che s’è fatto come noi  e ha vissuto tra noi, ed anzi riteniamo religiosamente che sia rimasto tra noi. La sua figura ci connette culturalmente all’ebraismo delle origini, ma ce ne separa radicalmente dal punto di vista religioso. Ed è lo stesso nel confronto con le antiche religioni politeistiche greco-romane, che il cristianesimo soppiantò, assorbendone alcuni elementi, ad esempio nel modo di costruire i suoi templi.
  Nei due millenni della storia della nostra fede si sono escogitate varie prove  dell’esistenza di Dio, inteso come presenza numinosa, onnipotente ma invisibile, presenza che nessuno ha mai visto, come è scritto. Quelle prove  non sono adatte, e nemmeno servono, quando si tratta di Gesù. Egli è stato tra noi e dunque il problema è di capire se le testimonianze della sua presenza sono affidabili. Certamente esse non hanno la stessa consistenza di quelle su altri personaggi importanti dell’antichità contemporanei di Gesù, ad esempio sugli imperatori romani che regnarono durante la sua vita. Ma ci sono, sono state amorevolmente tramandate nel quadro di un movimento religioso molto vasto, che presto fece sentire la sua voce nella storia di cui abbiamo fonti molto affidabili, e ci lasciò fin da epoca piuttosto precoce un notevole patrimonio culturale scritto. Insomma, sull’esistenza storica dell’uomo Gesù pochi dubitano, mi pare.  La teologia poi ha inserito nella sua memoria molti elementi numinosi, che emergono con molta evidenza, senza necessità di conoscere l’immensa letteratura che fin dall’antichità lo riguarda, dall’arte figurativa. Questo è accaduto soprattutto quando il cristianesimo è stato utilizzato per sostituire l’ideologia politica dell’antichità, quindi per costruire una nuova forma di stato, nella quale l’imperatore romano, e le altre autorità da lui dipendenti, erano luogotenenti del Cielo. Questo lavoro è diventato molto sofisticato dagli inizi del Secondo Millennio, quando la teologia divenne una disciplina universitaria. Nella Commedia  di Dante Alighieri, che viene ancora proposta ai più giovani, scritta nel Trecento, troviamo un esempio di come, dalle origini, mutarono le concezioni  religiose cristiane, partendo dai cenacoli dei primi tempi, in particolare dai tempi in cui Gesù era tra noi. Poi questa evoluzione culturale ha avuto molti rimaneggiamenti, non si è  mai arrestata, per cui si può riconoscere che ogni epoca ha proposto una sua immagine di Gesù e della sua sovranità, del suo essere re,  anche se non secondo quanto ci si aspetta di solito dagli altri monarchi. Del resto, dopo l'affermazione del cristianesimo, tra gli europei nessun re ha mai preteso di essere un dio.  E la divinità impersonata da Gesù si distacca marcatamente dalle rappresentazioni numinose del passato.
 Ora, questi apporti numinosi che culturalmente sono stati assimilati nella nostra fede costituiscono, oggi, un problema. Non occorre essere sofisticati teologici per capirlo: accade quando i bimbi del catechismo chiedono al catechista com’è, se Dio  è onnipotente, che lascia fare il male, lascia che periscano i buoni e via dicendo. Non c’è altro modo di rispondere, e lo dico sulla base della esperienza di fedele vale a dire di ciò che alla fine mi ha convinto che si può ancora, anche ai tempi nostri, rimanere persone di fede, che cercare di rifarsi all’insegnamento evangelico. Gli effetti speciali numinosi, al dunque, servono poco, perché durano poco.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli