Il numinoso
Accostando una delle nostre collettività di fede, si avverte il timore
reverenziale verso il numinoso. Questa la sua definizione del dizionario Treccani on line:
numinóso agg. e s. m.
[dal ted. numinos, der. del lat. numen -mĭnis «nume»]. –
Termine coniato dal teologo ted. Rudolf
Otto (nella sua
opera Das Heilige «Il Sacro»,
1917) e da lui introdotto nella filosofia e nella storia delle religioni per
indicare l’esperienza peculiare, extra-razionale, di una presenza invisibile,
maestosa, potente, che ispira terrore ed attira: tale esperienza costituirebbe
l’elemento essenziale del «sacro» e la fonte di ogni atteggiamento religioso
dell’umanità. Con sign. simile, ma fuori dell’uso strettamente scientifico: in questa atmosfera n. passavo le mie giornate (C. Levi).
E’ spesso di questo che è fatta la religiosità
dei più anziani. Il numinoso, però, non è ciò che caratterizza la nostra fede.
Essa ha inglobato certamente, rimaneggiandolo, una parte importante del
patrimonio culturale dell’antico ebraismo, attraverso la parte della nostra
Bibbia che da esso ci viene e che chiamiamo Antico
Testamento, e in quel contesto il numinoso c’è. Ma la nostra fede è
centrata sulla persona di Gesù, il Cristo, che s’è fatto come noi e ha vissuto tra noi, ed anzi riteniamo
religiosamente che sia rimasto tra noi. La sua figura ci connette culturalmente
all’ebraismo delle origini, ma ce ne separa radicalmente dal punto di vista
religioso. Ed è lo stesso nel confronto con le antiche religioni politeistiche
greco-romane, che il cristianesimo soppiantò, assorbendone alcuni elementi, ad
esempio nel modo di costruire i suoi templi.
Nei due millenni della storia della nostra
fede si sono escogitate varie prove dell’esistenza di Dio, inteso come presenza
numinosa, onnipotente ma invisibile, presenza che nessuno ha mai visto, come è
scritto. Quelle prove non sono adatte, e nemmeno servono, quando si
tratta di Gesù. Egli è stato tra noi e dunque il problema è di capire se le
testimonianze della sua presenza sono affidabili. Certamente esse non hanno la
stessa consistenza di quelle su altri personaggi importanti dell’antichità
contemporanei di Gesù, ad esempio sugli imperatori romani che regnarono durante
la sua vita. Ma ci sono, sono state amorevolmente tramandate nel quadro di un
movimento religioso molto vasto, che presto fece sentire la sua voce nella
storia di cui abbiamo fonti molto affidabili, e ci lasciò fin da epoca
piuttosto precoce un notevole patrimonio culturale scritto. Insomma, sull’esistenza
storica dell’uomo Gesù pochi dubitano, mi pare.
La teologia poi ha inserito nella sua memoria molti elementi numinosi,
che emergono con molta evidenza, senza necessità di conoscere l’immensa
letteratura che fin dall’antichità lo riguarda, dall’arte figurativa. Questo è
accaduto soprattutto quando il cristianesimo è stato utilizzato per sostituire l’ideologia
politica dell’antichità, quindi per costruire una nuova forma di stato, nella
quale l’imperatore romano, e le altre autorità da lui dipendenti, erano
luogotenenti del Cielo. Questo lavoro è diventato molto sofisticato dagli inizi
del Secondo Millennio, quando la teologia divenne una disciplina universitaria.
Nella Commedia di Dante Alighieri, che viene ancora proposta
ai più giovani, scritta nel Trecento, troviamo un esempio di come, dalle
origini, mutarono le concezioni religiose
cristiane, partendo dai cenacoli dei primi tempi, in particolare dai tempi in
cui Gesù era tra noi. Poi questa evoluzione culturale ha avuto molti
rimaneggiamenti, non si è mai arrestata,
per cui si può riconoscere che ogni epoca ha proposto una sua immagine di Gesù
e della sua sovranità, del suo essere re,
anche se non secondo quanto ci si
aspetta di solito dagli altri monarchi. Del resto, dopo l'affermazione del cristianesimo, tra gli europei nessun re ha mai preteso di essere un dio. E la divinità impersonata da Gesù si distacca marcatamente dalle rappresentazioni numinose del passato.
Ora, questi apporti numinosi che culturalmente
sono stati assimilati nella nostra fede costituiscono, oggi, un problema. Non
occorre essere sofisticati teologici per capirlo: accade quando i bimbi del
catechismo chiedono al catechista com’è, se Dio
è onnipotente, che lascia fare il male, lascia che periscano i buoni e via
dicendo. Non c’è altro modo di rispondere, e lo dico sulla base della
esperienza di fedele vale a dire di ciò che alla fine mi ha convinto che si può
ancora, anche ai tempi nostri, rimanere persone di fede, che cercare di rifarsi
all’insegnamento evangelico. Gli effetti
speciali numinosi, al dunque, servono poco, perché durano poco.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli