sabato 12 ottobre 2019

Effetti speciali



Effetti speciali


[dal Vangelo secondo Luca 24, 30-32] 
 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32 Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"

  Con che competenza parlo di formazione religiosa dei più giovani? Con quella padre che l’ha portata a termine e che lui stesso vi è stato esposto da bambino e ragazzo. Quindi con quella dell’artigiano. Se vedo come viene fatta, capisco subito come andrà a finire se si fanno certi errori.
   Uno di questi è di cercare di stupire mediante effetti speciali, brandendo il numinoso che c’è nella nostra cultura religiosa. Lo sconsiglio. In un ambiente rurale potrebbe ancora funzionare. Ancora meglio se ci si rivolge a chi vive fuori mano in mezzo a certi paesaggi naturali poderosi, dove si capiscono meglio le dimensioni dei problemi, noi piccoli piccoli e il resto maestoso e sovrastante in tutti i sensi. Ma in una città, seppure non tanto grande come Roma (a confronto con certe metropoli del mondo), è diverso. Qui si è  abituati ad una natura soggiogata, addomesticata, e risalta maggiormente la potenza della società degli esseri umani. Del resto non è a questo che si mirava, ad esempio, costruendo il chiesone vaticano (e ora a confronto con altre grandi complessi di edifici contemporanei non fa neanche più tanta impressione)? In un ambiente cittadino si sogna ancora, certamente, ma si sa distinguere meglio il sogno dalla realtà, quando si gioca da quando si fa sul serio. In questo contesto ogni attività che faccia leva su effetti speciali numinosi viene considerata gioco, rappresentazione, fonte di emozioni, al pari di certi spettacoli cinematografici. E l’espressione effetti speciali  deriva proprio da lì.
  Tra gli effetti speciali c’è la faccenda “Angeli & Demoni” (questo il titolo di un film del 2009 diretto da Ron Howard). Nei Vangeli gli angeli ci sono, certo, ma in ruoli tutto sommato marginali. Le figure più importanti sono stati gli uomini presentatisi in abiti sfolgoranti  che, al Sepolcro, dissero alle donne:  «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?  Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea  e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno»[Vangelo secondo Luca 24, 5-9]. Una battuta, per carità importante!, anzi importantissima!, ma una sola.  
 Nel Medioevo sugli angeli & demoni si è molto ricamato sopra, assimilando elementi culturali della mistica ebraica in merito. In particolare su Satana come angelo caduto. Ecco come si sintetizza la cosa su Treccani on line:

La narrazione della caduta degli angeli ribelli, che è all'origine della nascita del diavolo, trova un labile riscontro nelle Scritture (2 Pt. 2, 4; Gd. 6); il combattimento e la caduta del drago descritti in Ap. 12, 7-9 non riguardano l'alba dell'universo e la lettura di Is. 14, 12, come caduta di Lucifero, è frutto della interpretazione della Vulgata e dei Padri, estranea quindi all'Antico Testamento. Il racconto deriva soprattutto dalla letteratura ebraica apocrifa, in particolare dal Libro di Enoch, che attribuisce la caduta degli angeli al desiderio che essi nutrivano per le donne che vivevano sulla terra. Secondo un'altra interpretazione, che si impose a partire dal sec. 4°-5°, in particolare in s. Agostino, l'orgoglio e il desiderio di eguagliare Dio condussero alla condanna di Lucifero e dei suoi sostenitori e alla loro cacciata dal mondo celeste. L'evento, spesso associato alla separazione della luce dalle tenebre (Agostino, De civ. Dei, XI), si situa all'origine del mondo; in quel momento il male fa il suo ingresso nell'universo. Secondo la teoria dei 'troni del paradiso', sviluppatasi a partire dall'anno Mille, Dio avrebbe creato l'uomo per sostituire gli angeli caduti.Le prime rappresentazioni della Caduta degli angeli apparvero intorno al Mille.

 Sull’origine nella mistica ebraica della narrazione sulla caduta degli angeli ribelli, riporto questo brano tratto dal libro di Catherine Chalier, Angeli e uomini, Giuntina, 2009, che ho letto con grande interesse:

 La letteratura mistica su questo enigma [sul perché Dio lascia agire Satàn tendando gli esseri umani] in maniera audace e forte  che, senza contraddire  questa analisi degli effetti sinistri della «inclinazione al male», ne svela un aspetto spirituale irriducibile a dati di ordine puramente psichico. Il Satàn, spiega, è proprio il nome di un angelo, un angelo nato dalla luce più alta - la luce della Presenza divina (Shekhinà)  - ma divenuto ostile  a Dio dopo la creazione dell’uomo - che pure è modellato con la terra (Gn 2,7) e non con la luce - per timore che eclissasse il suo splendore. Sarebbe stato pronto a provare a Dio la sua superiorità sull’uomo, ma nella prova che doveva attribuire la priorità e che consisteva nel dare un nome alle altre creature, avrebbe fallito. Solo Adamo sarebbe stato capace di chiamare ogni anima vivente (nefesh haya) con un suo nome appropriato (shemò) (Gn 1, 19-20). Nella sua impotenza a trovare nomi che si addicevano alle creature viventi sulla terra, il Satàn avrebbe provato allora una disperazione  così violenta  e un rancore così terribile che, per poter svilire l’uomo e la sua saggezza, non avrebbe trovato requie nell’inventare stratagemmi per far rimpiangere a Dio di averlo creato. […] Il Satàn, l’angelo accusatore e tentatore, non ha tregua nel cercare di riuscire in quest impresa […] non avrebbe un suo posto tra gli angeli del cielo, se crediamo a Rabbi Yosef di Hamadm, secondo il quale si troverebbe, insieme agli altri angeli caduti,  ‘ fuori dell’abitazione in Alto’, e cercherebbe invano di attirare su di sé lo sguardo di Dio e di aprirsi un varco nella ‘Cortina celeste’; soverchiato dalla sua malizia, errerebbe in Basso facendo sempre la posta a una nuova preda.

 Bello, poetico, immaginifico. Ma non mi concentrerei tanto su quelle storie cercando di far capire la nostra fede a bambini e ragazzi di città.
  Il male deriva da dentro di noi e noi siamo molto determinati dalla società in cui siamo immersi. Questo lo possono capire anche i più giovani, e anche farne esperienza diretta. Mentre credo che non capiterà mai loro di vedere  un angelo o un demone. In realtà certi  demoni tentatori hanno volto umano, un nome e cognome, ma non sono però spiriti, che dovremmo cercare di ributtare negli inferi,  ma esseri umani come noi che hanno preso una cattiva strada, e noi siamo stati inviati a salvarli, seguendo il Salvatore.
 Nella mia esperienza, al centro della fede c’è quell’ardere del cuore  al sentirsi spiegare le Scritture di cui si parla nel brano evangelico che ho citato all’inizio. Secondo me, è proprio quell’esperienza che dovremmo cercare di suscitare da formatori, lasciando magari ad approfondimenti successivi le saghe medievali sui demoni caduti.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli