Effetti speciali
[dal Vangelo secondo Luca 24,
30-32]
30 Quando fu a
tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli
sparì dalla loro vista. 32 Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il
nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"
Con che competenza parlo di formazione
religiosa dei più giovani? Con quella padre che l’ha portata a termine e che
lui stesso vi è stato esposto da bambino e ragazzo. Quindi con quella dell’artigiano. Se
vedo come viene fatta, capisco subito come andrà a finire se si fanno certi
errori.
Uno di
questi è di cercare di stupire mediante effetti speciali, brandendo il numinoso
che c’è nella nostra cultura religiosa. Lo sconsiglio. In un ambiente rurale
potrebbe ancora funzionare. Ancora meglio se ci si rivolge a chi vive fuori
mano in mezzo a certi paesaggi naturali poderosi, dove si capiscono meglio le
dimensioni dei problemi, noi piccoli piccoli e il resto maestoso e sovrastante
in tutti i sensi. Ma in una città, seppure non tanto grande come Roma (a
confronto con certe metropoli del mondo), è diverso. Qui si è abituati ad una natura soggiogata,
addomesticata, e risalta maggiormente la potenza della società degli esseri
umani. Del resto non è a questo che si mirava, ad esempio, costruendo il
chiesone vaticano (e ora a confronto con altre grandi complessi di edifici
contemporanei non fa neanche più tanta impressione)? In un ambiente cittadino
si sogna ancora, certamente, ma si sa distinguere meglio il sogno dalla realtà,
quando si gioca da quando si fa sul serio. In questo contesto ogni attività che
faccia leva su effetti speciali numinosi viene considerata gioco,
rappresentazione, fonte di emozioni, al pari di certi spettacoli
cinematografici. E l’espressione effetti
speciali deriva proprio da lì.
Tra gli effetti speciali c’è la faccenda “Angeli & Demoni” (questo il titolo
di un film del 2009 diretto da Ron Howard). Nei Vangeli gli angeli ci sono,
certo, ma in ruoli tutto sommato marginali. Le figure più importanti sono stati
gli uomini presentatisi in abiti sfolgoranti
che, al Sepolcro, dissero alle
donne: «Perché cercate tra i morti
colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era
ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato
in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno»[Vangelo secondo
Luca 24, 5-9]. Una battuta, per carità importante!, anzi
importantissima!, ma una sola.
Nel Medioevo sugli angeli & demoni si è
molto ricamato sopra, assimilando elementi culturali della mistica ebraica in
merito. In particolare su Satana come angelo caduto. Ecco come si sintetizza la
cosa su Treccani on line:
La
narrazione della caduta degli angeli ribelli, che è all'origine della nascita
del diavolo, trova un labile riscontro nelle Scritture (2 Pt. 2, 4; Gd. 6); il
combattimento e la caduta del drago descritti in Ap. 12, 7-9 non riguardano
l'alba dell'universo e la lettura di Is. 14, 12, come caduta di Lucifero, è
frutto della interpretazione della Vulgata e dei Padri, estranea quindi
all'Antico Testamento. Il racconto deriva soprattutto dalla letteratura ebraica
apocrifa, in particolare dal Libro di Enoch, che attribuisce la caduta degli
angeli al desiderio che essi nutrivano per le donne che vivevano sulla terra.
Secondo un'altra interpretazione, che si impose a partire dal sec. 4°-5°, in
particolare in s. Agostino, l'orgoglio e il desiderio di eguagliare Dio
condussero alla condanna di Lucifero e dei suoi sostenitori e alla loro
cacciata dal mondo celeste. L'evento, spesso associato alla separazione della
luce dalle tenebre (Agostino, De civ. Dei, XI), si situa all'origine del mondo;
in quel momento il male fa il suo ingresso nell'universo. Secondo la teoria dei
'troni del paradiso', sviluppatasi a partire dall'anno Mille, Dio avrebbe
creato l'uomo per sostituire gli angeli caduti.Le prime rappresentazioni della
Caduta degli angeli apparvero intorno al Mille.
Sull’origine nella mistica ebraica della
narrazione sulla caduta degli angeli
ribelli, riporto questo brano tratto dal libro di Catherine Chalier, Angeli e uomini, Giuntina, 2009, che ho
letto con grande interesse:
La letteratura mistica su questo enigma [sul
perché Dio lascia agire Satàn tendando gli esseri umani] in maniera audace e
forte che, senza contraddire questa analisi degli effetti sinistri della «inclinazione al male», ne svela un aspetto spirituale
irriducibile a dati di ordine puramente psichico. Il Satàn, spiega, è proprio
il nome di un angelo, un angelo nato dalla luce più alta - la luce della
Presenza divina (Shekhinà) - ma divenuto ostile a Dio dopo la creazione dell’uomo - che pure
è modellato con la terra (Gn 2,7) e non con la luce - per timore che eclissasse
il suo splendore. Sarebbe stato pronto a provare a Dio la sua superiorità sull’uomo,
ma nella prova che doveva attribuire la priorità e che consisteva nel dare un
nome alle altre creature, avrebbe fallito. Solo Adamo sarebbe stato capace di
chiamare ogni anima vivente (nefesh haya)
con un suo nome appropriato (shemò)
(Gn 1, 19-20). Nella sua impotenza a trovare nomi che si addicevano alle
creature viventi sulla terra, il Satàn avrebbe provato allora una
disperazione così violenta e un rancore così terribile che, per poter
svilire l’uomo e la sua saggezza, non avrebbe trovato requie nell’inventare
stratagemmi per far rimpiangere a Dio di averlo creato. […] Il Satàn, l’angelo
accusatore e tentatore, non ha tregua nel cercare di riuscire in quest impresa
[…] non avrebbe un suo posto tra gli angeli del cielo, se crediamo a Rabbi
Yosef di Hamadm, secondo il quale si troverebbe, insieme agli altri angeli
caduti, ‘ fuori dell’abitazione in Alto’,
e cercherebbe invano di attirare su di sé lo sguardo di Dio e di aprirsi un
varco nella ‘Cortina celeste’; soverchiato dalla sua malizia, errerebbe in
Basso facendo sempre la posta a una nuova preda.
Bello, poetico, immaginifico. Ma non mi
concentrerei tanto su quelle storie cercando di far capire la nostra fede a
bambini e ragazzi di città.
Il male deriva da dentro di noi e noi siamo
molto determinati dalla società in cui siamo immersi. Questo lo possono capire
anche i più giovani, e anche farne esperienza diretta. Mentre credo che non
capiterà mai loro di vedere un angelo o un demone. In realtà certi demoni tentatori hanno volto umano, un nome e
cognome, ma non sono però spiriti,
che dovremmo cercare di ributtare negli inferi, ma esseri umani come noi che
hanno preso una cattiva strada, e noi siamo stati inviati a salvarli, seguendo
il Salvatore.
Nella mia esperienza, al centro della fede c’è
quell’ardere del cuore al sentirsi spiegare le Scritture di cui si
parla nel brano evangelico che ho citato all’inizio. Secondo me, è proprio
quell’esperienza che dovremmo cercare di suscitare da formatori, lasciando
magari ad approfondimenti successivi le saghe medievali sui demoni caduti.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli