Non nominare
il nome di Dio invano
Sono cresciuto in una
famiglia cattolica in cui non si è mai bestemmiato. Io non ho mai bestemmiato.
Lo avremmo trovato innaturale, perché abbiamo fede. Quando me la sono vista
molto brutta, ho tenuto sempre tra le mani il Rosario che mi aveva regalato il
Papa tanti anni prima, quando ero universitario, e, in particolare il piccolo Crocifisso
che c’è attaccato. Non è un simbolo della mia religione, del mio essere
battezzato cristiano, cattolico, praticante i riti cattolici e uno che cerca
anche di sforzarsi di praticare la sua fede insieme ad una comunità, e quindi
di praticare i comandi del Maestro. No:
è un’immagine, un segno, che mi aiuta a tenermi concentrato sulla mia
fede. Ne sentiamo il bisogno e questo nonostante l’antico comando di non farsi immagini: ma quello non è un
idolo, dal quale mi aspetti chissà che per il solo fatto di averlo tra le mani,
è un promemoria. Indica la via, la porta, l’acqua viva, colui a cui mi affido, il Signore Crocifisso e
Risorto, e, in questo affidarmi, è il mio vero essere praticante. Tutto questo faccio perché mi è stato insegnato a fare
e a pensare così: ho ricevuto un’educazione cristiana.
Aggiungo che, oltre alle bestemmie becere, porco qui, porco là, mi è stato
insegnato a riconoscerne di meno evidenti. Un giorno, da bambino, a un campo
dei lupetti, infastidito dalle mosche, dissi “mannaggia a chi le ha inventate” e l’assistente ecclesiastico mi
fece una gran scenata perché, mi spiegò, avevo pronunciato una brutta bestemmia. Un’altra volta me ne uscii con un “la solita Messa”, e anche allora fui ripreso perché “la Messa non è mai solita! Lo sai chi viene
tra noi? Lo sai chi hai offeso? Lui!”. E, insomma, per certe cose ho
sviluppato una acuta sensibilità.
In religione sono cattolico romano, di fede
sono cristiano. La croce e il Crocifisso sono segni esteriori della fede, non
della religione. Qual è il simbolo della religione cattolica, la sua bandiera? Non saprei. Il regno a cui religiosamente si anela non è infatti di
questo mondo. Ci raduna una voce, che chiamiamo Parola. Il Papato romano, invece,
ad esempio, ha un suo simbolo che è quello di una grande corona, con sotto due
chiavi incrociate: il Papato romano è un regno di questo mondo,
un’istituzione religiosa destinata ad operarvi dentro. Possiede anche un
micro-stato, qui a Roma, la Città del Vaticano, che ha una sua bandiera. Ma sul
frontone della nostra parrocchia non c’è alcuna bandiera del genere: c’è l’Agnello e le pecore che vanno verso di
lui. Noi fedeli siamo le sue pecore, il gregge che egli guida. Lui è il Buon Pastore.
Leggo sul giornale di oggi che, secondo un
politico locale:
a) la Repubblica
italiana sarebbe fondata sulla religione;
b) il Crocifisso
sarebbe un simbolo culturale identitario;
c) il Signore
rappresenta un sistema valoriale a cui non possiamo sottrarci.
Osservo che questo non corrisponde a ciò che
mi è stato insegnato.
Ecco di seguito ciò che mi è stato insegnato.
La Repubblica
italiana non è fondata sulla religione! Tanto è vero che all’art.3 della Costituzione
(per ora) vigente è scritto che i cittadini sono uguali senza distinzione di religione. Questo me lo avevano spiegato già
in religione e poi anche a Legge. Stato e Chiesa sono distinti.
Il Crocifisso, vale a dire l’immagine del Signore Crocifisso, non è un simbolo culturale identitario, ma una sintesi del Credo cristiano, rappresenta la nostra
fede nel Signore, la via, la porta, l’acqua viva.
Il Signore, non rappresenta un sistema valoriale: egli è la
via, la porta, l’acqua viva, il Salvatore, ci ha salvato lasciandosi crocifiggere e
quindi per noi la Croce è la nostra via di salvezza, e certamente ognuno gli si
può sottrarre, è la principale questione della fede, passare per lui o
rifiutarlo, e lo si rifiuta se non si fa ciò che egli comanda, vale a dire amarsi come
egli ci ha amato, fino al sacrificio della vita, compresi i nemici.
Certe affermazioni sulla religione e sulla
fede, come quelle di quel politico, mi suonano male, come quando dissi “la solita Messa” ecc. Chi le ha fatte, leggo sul giornale, si definisce non praticante. Ecco, perché, da
non praticante, ha sentito di doversene uscirse in quel modo? Forse sarebbe
consigliabile, prima di dire certe cose, praticare,
e, innanzi tutto, esporsi alla predicazione di una Chiesa cristiana. Non ci
sono proprio per questo le Chiese? E c’è pure sempre, ancora, il secondo
Comandamento: non nominare il nome di Dio
invano.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli