Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma, Monte sacro, Valli
Blog al servizio dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli
domenica 11 agosto 2019
Un altro mondo
Sono tra coloro che danno poca importanza al sacro, inteso come cose, istituzioni, persone che manifestano realtà soprannaturali per come sono e non per come funzionano/agiscono. Del resto chi è persuaso della nostra fede non è obbligato a darvi alcun credito. A loro riguardo osservo che distraggono dall'essenziale. Uno, ad esempio, porta con sè un'immaginetta mariana come un talismano, pensando così di essere favorito nei suoi progetti per la virtù miracolante dell'oggetto. Come può accadere? Agli scettici si oppone la fede, si dice che è questione di fede, o ci credi o non ci credi. Ma il fedele non è obbligato ad essere un credulone, un sempliciotto, uno a cui la si può dare a bere facilmente. Se lo è, va aiutato da chi ne sa di più. Anche a questo serve la Chiesa, l'agápe di coloro che cercano di rimanere uniti al Fondarore attraverso i secoli. Soccorrere chi ne sa di meno è un'opera santa, perché manifesta l'agápe e quindi il Fondamento. Opere di quel tipo si fanno per comando di Gesù, che è Fondatore e Fondamento e via verso il Padre: questo è un modo di dire la nostra fede. Certo, uno legge di teologia e rimane affascinato, poi partecipa ad una riunione di condominio o, per i più giovani, sta qualche ora negli ambienti scolastici e tutto quel bel mondo ideale gli crolla addosso. Ricostituire il mondo in modo da eliminare il male che c'è in esso non è alla portata delle nostre sole forze. Questo ognuno lo può constatare ed è vero anche secondo la nostra fede. Gesù, introducendoci all'agápe santa, non ci ha mai detto che avremmo potuto da noi stessi cambiare il mondo. Farlo è quindi opera soprannaturale, ma i frammenti di agápe che riusciamo a realizzare giá qui ed ora nel nome di Gesù ne sono manifestazioni. Al centro delle nostre celebrazioni liturgiche c'è appunto questo, un'agápe in cui ci raccogliamo tra noi ma insieme a lui, nel suo nome e ci uniamo a lui. Questo è un grande prodigio. Per questo anche la celebrazione meno apprezzabile dal punto di vista artistico mantiene un valore infinito, come manifestazione iniziale di un altro mondo. E lo sono anche tutti gli altri frammenti di agàpe che ci riesce di rendere concreti nel nome di Gesù. Riprendendo un'immagine evangelica li si può paragonare a semi che germogliano (leggi nel Vangelo secondo Marco i versetti dal 26 al 32 del capitolo quarto). Perché, ne siamo convinti nella fede, questo mondo con tutta la sua spietata brutalità, il mondo di chi preda per primeggiare e di chi oppone la forza a chi chiede pietá, è destinato a crollare sotto il peso della sua iniquità, e i suoi potenti ad essere rovesciati dai troni che si sono costruiti, e sarà sostituito dal Regno santo annunciato da Gesù, quello degli umili e amorevoli, a discredito di ogni superbia. Questo è fondamentalmente il senso della pietà mariana, che ho imparato a conoscere bene attraverso mia madre.