sabato 10 agosto 2019

Oltre il mondo fisico e la storia

 Questo blog è iniziato nel 2012 e da allora non ha mai trattato temi esplicitamente religiosi, salvo che nel dar conto di documenti del Magistero cattolico e di celebrazioni liturgiche. Ci si è occupati prevalentemente di azione sociale ispirata alla fede religiosa, quindi di come la fede la si è attuata. In questo quadro la fede veniva presupposta. In  un discorso di motivazione alla fede bisogna però andare oltre, avvicinare il fondamento. Provo a farlo avvertendo dei miei limiti. La nostra fede è frutto di un lavoro collettivo che si è sviluppato per oltre due millenni e anche i più dotti ne sono solo parzialmente informati. Di solito ci si concentra su un campo di indagine e sul resto si hanno in mente delle sintesi. Si approfondisce quando serve. Nel dialogo ci si aiuta a capire. Basti dire questo: approfondendo si scopre che molto raramente ciò che si è pensato non è stato giá pensato, detto, scritto, discusso, confutato, ribadito, corretto e riproposto prima. Ma anche che raramente ciò che è stato pensato prima può essere riproposto senza adattamenti ai tempi nuovi. E infine che tutto ciò che è stato pensato prima va attuato con una certa originalità in ognuno, perché non ci si può limitare a copiare quello che altri sono stati. Questo significa che ognuno introduce con la sua vita di fede qualcosa che prima non c'era e anche riesce a tramandarla quando ha responsabilità formative, come le hanno ad esempio  i genitori.
  Dunque, inizio così: non direi tutto della fede se non avvertissi che ha convinzioni su ciò che esiste oltre il mondo fisico e la storia. 
 Fin dall'antichità l'umanità le ha avute, per spiegare il senso degli eventi in ciò che non erano sotto il suo controllo, come l'azione delle forze della natura. Pensava che fossero dominate da esseri personali superiori, gli dei. La mentalità e le consuetudini di questi ultimi erano immaginate simili a quelle degli umani: in particolare si riteneva che gli dei avessero emozioni e sentimenti analoghi a quelli degli umani. Verso gli umani potevano essere quindi mossi da amore e simpatia o da ira e avversione, da generosità o avidità. Si pensava che gli umani potessero accattivarsene il favore mediante offerte rituali, sacrificali, altri riti e costruendo santuari loro dedicati, con splendide statue che li raffiguravano. Gli antichi erano profondamente religiosi, come ancora dimostrano chiaramente i resti dei grandi templi da loro costruiti. A Roma possiamo entrare in uno di essi, magnificamente conservato, il Pántheon, parola che attraverso il latino ci arriva dal greco antico e che significa "Dedicato a tutti gli dei". Ora è utilizzato come chiesa cristiana, a dimostrare una certa continuità rituale tra antica e nuova religione. La stessa continuità si coglie anche in altre nostre costumanze religiose, ad esempio nelle spiritualità basate su miracoli, apparizioni, santuari e Terre sante.
  Ora, bisogna capire che, nonostante quelle costumanze tradizionali, la nostra fede si differenzia radicalmente dalle antiche religioni politeistiche. Ma si differenzia radicalmente anche dall'ebraismo antico e contemporaneo, con il quale pure condivide un rilevante partrimonio culturale, e, in particolare, gran parte delle Scritture sacre e alcuni importanti temi teologici, in specie di etica religiosa. Basti pensare che l'ebraismo è molto preso dall'idea di un ritorno verso la Gerusalemme della storia, mentre la nostra fede si è formata allontanandosene. Da nessuna parte ci è stato comandato di ritornare in quella città.
 Quindi a chi fosse interessato a capire o riscoprire la nostra fede direi innanzi tutto di non considerare essenziali cose come basiliche, santuari, miracoli, luoghi e persone miracolanti, apparizioni prodigiose, Terre sante, eventi folcloristici a sfondo religioso, ma anche certe antiche tradizioni liturgiche che vengono mantenute polemicamente con spirito reazionario, in particolare quelle che ancora travagliano con il latino dei tempi in cui le liturgie erano oscurate ai più con quella lingua dotta, e infine la vuota pompa di certe magnificenti liturgie inscenate da coloro che ci si propongono come nostri "prìncipi" religiosi. Insomma, avrete compreso che non vi propongo come essenziale la gran parte di ciò che chi accosta superficialmente la nostra fede ritiene tale.
  Non crediate neppure che il centro della nostra fede sia puramente e semplicemente l'essere umano, pur con tutto ciò che egli riesce a fare per merito degli sviluppi della sua evoluzione biologica e dei suoi progressi culturali. L'antropologia ci rimanda tutto sommato l'immagine di un vivente piuttosto limitato, non molto distante biologicamente dai suoi antichi progenitori non umani e dagli altri Primati suoi contemporanei. Si andrebbe poco lontano basandosi solo su di lui.
  I teologi della nostra fede insegnano: al centro c'è Gesù di Nazaret. Io non posso che ripetervi appunto questo. Egli è il Cristo della nostra fede, vale a dire colui che ci è stato mandato a fini di salvezza. Egli è per noi l'unico mediatore con un Dio Paterno, molto diverso da come si immaginava che fossero gli antichi capricciosi dei. Gesù è stato mandato per condurci a lui, questa appunto la salvezza: diciamo quindi che è la via. Non c'è un modo diverso di dire il fondamento della nostra fede. Ma chi è Gesù? Su questo sono sorte infinite discussioni e ancora si discute. Di lui sappiamo molto meno di ciò che desideremmo. Per i cristiani della nostra Chiesa egli è vero uomo e vero Dio. Proprio in quanto uomo, oltre che Dio, é la nostra via di salvezza. Anche altre Chiese nostre contemporanee condividono questa convinzione. Chi è Dio? Nel greco antico degli scritti sacri della parte della Bibbia scaturita dall'esperienza di fede delle nostre prime comunità, si afferma che O Teòs agápe estìn, che significa che Dio è agápe. In italiano traduciamo  agápe con amore, ma si rende meglio l'idea dicendo amicizia universale di condivisione. Peró Dio, nella nostra fede, è concepito come persona, non è solo un sentimento o un orientamento dello spirito o un'energia. Delle persone abbiamo solo l'esperienza umana e perciò, nella preghiera gli ci si rivolgiamo come se avessimo di fronte uno di noi. Condividiamo in questo  i costumi delle antiche religioni? Sì e no. In realtà preghiamo come Gesù ci ha insegnato ed è tutto ciò che abbiamo da dire sul punto.
  Qual è poi la conseguenza di quelli che ho detto? Che la nostra fede è misurata su ciò che ho definito agápe, e che comprende condivisione e soccorso, non su tutto quello che ho definito non essenziale. Ripudiare l'agápe è ciò che secondo la nostra fede è il peccato. Di solito, quando pecchiamo, cerchiamo di proporre buoni motivi per giustificarcene. La conversione consiste appunto nello smontarli e nel ritornare sulla via giusta. Nell'ottica della nostra fede: a Gesù e ai suoi insegnamenti e comandi. Accade agli individui e alle collettività. C'è un peccato individuale e ci sono peccati sociali, che si manifestarono ad esempio nella legislazione razzista del fascismo italiano storico. Bisogna obbedire alla legge che va contro Dio o a Dio? È un problema che si pose molto presto alle nostre comunità di fede, innanzi tutto nei rapporti con le autorità religiose dell'antico ebraismo,che accusavano i cristiani di empietá, ma anche,presto, nei rapporti con le autorità dell'antico impero romano, che formulavano un'accusa simile, oltre a quella di sedizione. Si noti che nei primi secoli i cristiani non godevano del favore della popolazione intorno. Non è ancora ben chiaro come poi la loro fede sia riuscita a imporsi addirittura come base di una nuova ideologia di stato. Sono state proposte diverse spiegazioni. Al dunque il mondo antico aveva bisogno di qualcosa di simile e la sofisticata teologia che fu sviluppata, inizialmente tra Antiochia, in Siria, e Alessandria, in Egitto, né forni  le basi culturali e anche giuridiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli