È un'esperienza che si è vissuta nel confronto con il liberalismo, con i comunismi atei, con i fascismi europei, e con i capitalismi liberistici. Il liberalismo criticò l'oscurantismo clericale e il suo dispotismo. I comunismi atei criticarono la fede religiosa come frutto di un inganno delle classi dominanti in danno di quelle sottomesse, che comprendevano la maggioranza della gente. I fascismi vollero inglobare la fede religiosa nella loro ideologia nazionalista, basata sull'idea che ci si dovesse compattare per predare gli altri popoli, considerati come inferiori. I capitalismi liberistici criticano la pretese religiose di porre limiti ai risultati dello scontro tra le forze economiche e al disequilibrio degli scambi: ritengono che un affare sia condotto al meglio se c'è una parte che prevale, considerano fonte di inefficienza la pretesa di equità perché pensano che i deboli debbano essere eliminati dal mercato, e questo anche se si tratta della vita delle persone non di merci o imprese.
Di fronte agli aspetti ateistici di quelle ideolologie si ebbe una resistenza popolare efficace. Dal liberalismo si imparó di nuovo il rispetto della persona umana, che del resto ha antichi fondamenti religiosi, e il rispetto delle scienze e, in genere, della cultura; dal socialismo si imparó di nuovo l'antica etica religiosa della condivisione. Dal capitalismo si imparó l'etica dell'iniziativa privata e del rispetto di essa, ponendo tuttavia dei limiti inderogabili allo sfruttamento degli esseri umani e della natura. Del fascismo non ci fu nulla da salvare perché l'etica della predazione è radicalmente irreligiosa. E tuttavia la religiosità di alcune nazioni cattoliche rimase impregnata di fascismo, in particolare in Italia dove si ebbe una commistione tra ideologia fascista mussoliniana e parti dell'etica religiosa, dopo il Concordato Lateranense del 1929.
I tempi che stiamo vivendo vedono il manifestarsi di neo-fascismi capitalistici. Dei fascismi storici hanno il programma di repressione del dissenso e la volontà di predare. Del capitalismo hanno il mirare all'arrichimento personale, mentre i fascismi europei storici proponevano una mistica del sacrificio personale per la gloria delle nazioni di riferimento. Da un punto di vista religioso essi sono gravemente peccaminosi, perché negano uno dei principi fondamentali della nostra fede: quello della fratellanza universale. Senza di esso, semplicemente la nostra fede non c'è più. Si tratta quindi di ideologie atee.
Tuttavia ci si è accorti che la (scarsa) formazione religiosa della gente non consente a molti di avvedersene e ciò contro i chiarissimi moniti dei pastori, anzitutto del Papa. Nella prima parte della mia vita sono vissuto in epoche in cui i Papi venivano duramente criticati, e anche vilipesi, ma mai, assolutamente mai, ignorati. L'attuale Papa deve invece far l'esperienza di essere ignorato. Anche dai suoi fedeli e su punti fondamentali della dottrina, in cui ha senz'altro il diritto canonico di essere obbedito. Ma questo, tutto sommato, è il meno. Si ignora addirittura il Fondamento santo e la sua Via, che in una prospettiva religiosa è l'unica che porti alla vera salvezza, che è anzitutto quella salvezza dal pericolo di tornare come le antiche belve nostre progenitrici. Ci si illude di potersi salvare per altra via e, a questo punto, la religione non è più espressione di fede, ma più che altro un bel cerimoniale, dall'inizio alla fine.
Che fare?
Alcuni propongono di predicare con le parole dei Vangeli così come sono, senza alcuna mediazione, confidando che esse possano (ancora) essere intese dalla nostra gente, così come le si legge. Secondo la mia esperienza ci si illude che funzionino. Non funzionano.
Del resto, nei due millenni della nostra storia religiosa esse hanno dovuto sempre essere spiegate, vale a dire mediate. Era così anche quando ancora non erano state scritte, come dimostra l'episodio evangelico dei discepoli di Emmaus. E non le si può nemmeno spiegare semplificando molto come si fa con i bambini, e si faceva con gli incolti quando in società non contavano nulla. In un'ambiente di democrazia popolare come (ancora) è l'Italia, anche gli incolti votano, e così hanno nelle loro mani le sorti della nazione, compresa la loro. Che succederà se decideranno ignorando che si è tutti fratelli e che ci si salva tutti insieme o si perisce, perché le società mondiali sono diventate talmente interconnesse da non rendere possibile altra salvezza che quella?
L'affermazione sociale della nostra fede religiosa, dalle origini nell'antica Siria all'epoca inglobata nell'Impero greco-romano il quale, sviluppatosi a Roma, si cristianizzò in Grecia, attorno alla corte di Costantinopoli, fu difficoltosa e contrastata, durò circa quattro secoli, e fu caratterizzata da aneliti rivoluzionari quanto al modo di esercitare il potere politico. Essi furono all'origine di ricorrenti azioni di repressione. Il politico cristiano lo si voleva molto diverso dai politici dissoluti di quelle epoche. Lo si voleva sottomesso all'etica della fraternità universale. Che dipendeva dall'idea di una comune figliolanza universale. Dall'avere,tutti, un Padre comune. Gli imperatori romani consideravano se stessi "padri" dei molti popoli caduti nel loro dominio. Ma tendevano a considerarsi misura del giusto e dell'ingiusto. Quelli tra loro che chiesero onori divin non era perché si considerassero onnipotenti,creatori del Cielo e della Terra, (non erano dei folli), ma solo persone eccezionali: nell'antico politeismo non vi erano dei onnipotenti. In virtù di questa loro "eccezionale umanità" ritenevano di poter legiferare senza altro limite che se stessi. Ma, secondo la nostra fede, nessun potere è legittimo se rifiuta l'etica della fraternità universale: il che significa porre limiti ad ogni potere che si esercita da esseri umani, benché eccezionali, su altri esseri umani. Questa l'obiezione fondamentale della dottrina etica secondo la nostra fede verso ogni potente della Terra. In ambiente democratico essa riguarda anche tutti coloro che, a vario livello, sono partecipi di dinamiche di potere. "Ricordati" è il suo monito "che tu non sei un dio", "la vita dei tuoi fratelli non è nelle tue mani". Chi si sente rimproverare così forse lo considera ingiusto, perché pensa di essere lui in pericolo, non gli altri che subiscono le conseguenze di certe politiche alle quali egli dá l'assenso, e di non avere altra via d'uscita. Alla fine spesso ci sono quelli che finiscono per uscirsene con qualcosa di simile al tremendo "sono forse io il guardiano di mio fratello?" biblico.E non sono nemmeno capaci di rendersi conto di aver così deliberato la propria condanna morale e storica,
Sentiamo ancora la necessità dì fraternità universale? Crediamo ancora che in essa sia la vera salvezza, quella individuale come quella collettiva? Si tratta, ancor prima dell'evangelizzazione esplicita, di contribuire a ricostituire le motivazioni alla base della decisione personale per la fede. È cosa che o si fa insieme, in ambiente comuntitario, innanzi tutto rimettendo insieme quel tipo di società di base, o non riesce,
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli