Iniziare una
nuova stagione di impegno
Questo blog ha avuto inizio nel 2012 per
intervenire su un problema locale, un problema della nostra parrocchia: un
insufficiente pluralismo che aveva emarginato la componente di democrazia
sociale, quella che considerava la
politica e, in genere, le attività in società come un importante campo di
impegno rilevante anche come manifestazione di fede. Con il passare degli anni
quel problema è stato risolto. Ho
cercato di spiegarlo nei precedenti interventi. E tuttavia la formazione, il
tirocinio e le attività di democrazia sociale sono ancora insufficienti in
parrocchia e, dove si programmano, procedono tra molte difficoltà. E’ manifestazione
di una dinamica sociale che, più in generale, riguarda la gran parte delle
collettività italiane. Il coinvolgimento
nella democrazia appare noioso, prima che inutile, e comunque, al dunque,
inutile. Se poi ci si affianca il sociale,
esso diventa ancor più ostico, perché si dovrebbe tener conto anche di chi sta
peggio, e specialmente di chi sta molto peggio, ma si preferisce aver occhi
prevalentemente per chi sta meglio, quindi verso l’alto, mai verso il basso. Un’obiezione:
questo modo di fare non corrisponde agli insegnamenti della religione. E
tuttavia ci si è abituati ad una certa tolleranza in materia di disciplina
religiosa, a partire dalle questioni sessuali,
dove altrimenti si andrebbe poco lontano, dato il cieco rigore della dottrina in quel campo,in linea
di principio naturalmente, mentre al lato pratico non se ne fa più un dramma. Ma
il ramo amori-amplessi-riproduzione è
tutto sommato marginale rispetto alla convinzioni di fede più importanti. E’
molto determinato da una fisiologia che condividiamo con i viventi non umani e
quando dico determinato intendo proprio quello, determinato. Sembra di stare
facendo chissaché, ma in definitiva è la
solita faccenda riproduttiva tra mammiferi, sempre uguale a sé stessa,
nonostante la molta emotività e la strabordante ideologia con le quali la
rivestiamo. Non decidiamo noi certi gesti, siamo
determinati da forze naturali a compierli nel modo in cui vanno compiuti
per raggiungere un fine che ci supera, va oltre noi stessi, anche se
talvolta ci sforziamo di essere diversi da come siamo stati, diciamo così, progettati, e per un po’ ci riusciamo.
Per le convinzioni centrali della nostra fede è diverso. Sono profondamente
umane, nel senso che non le condividiamo con altri viventi. Questo perché,
almeno per quanto sinora si sa, la fisiologia neurologica degli altri viventi
non ha ancora consentito di far emergere in loro quell’immagine personale a cui si riferiamo parlando di spirito, anche se in loro è distinguibile
una psiche. Al centro della nostra
fede c’è un particolare atteggiamento spirituale nell’affrontare la convivenza sociale, che
storicamente è stato presentato in tanti modi, in filosofie e teologie, nello
sviluppo delle dottrine ecclesiastiche, ed anche nella formazione comune di
base, nella catechesi popolare. E’ proprio quell’atteggiamento che ci rende
riconoscibili come persone di fede, anche quando assolviamo i nostri obblighi
fisiologici riproduttivi così come in tutte
le altre occasioni sociali. Le varie procedure devozionali che ciascuno
inevitabilmente apprende dalla tradizione dalla quale la sua fede deriva sono
insufficienti a quel fine, anche se hanno grande credito religioso, come ad
esempio la recita e meditazione del Rosario, aiutati dalla relativa coroncina.
Dovrebbero solo a richiamare alla mente e a far scendere nel cuore ciò che
conta veramente: a volta sono efficaci a quel fine, a volte meno. Così, ricordo
che quando mio padre mi mandò a cercare di imparare l’inglese in Irlanda – Eire,
nella Repubblica, acquistai una storia delle formazioni armate repubblicane che
avevano combattuto nelle guerre di indipendenza contro gli occupanti britannici
che aveva sulla copertina il calcio di un fucile con una corona del Rosario appesa
sopra. Vi colsi una certa contraddizione rispetto al significato che la corona
del Rosario aveva avuto nella mia formazione. Ma scoprii che per gli irlandesi
di quel tempo, del tempo che fu definito dei Troubles, dei Disordini,
era diverso.Ma in quel modo, in fondo, un simbolo religioso era
strumentalizzato nella guerra civile che era
allora endemica e faceva tanti morti e feriti. Perché al centro della
nostra fede vi è l’agàpe, che è quel
particolare atteggiamento sociale per cui ci ritrova da amici a mangiare
insieme senza che nessuno sia escluso, per cui si cerca di far posto a tutti e,
quindi, di preoccuparsi di tutti, senza impedimenti di confini, etnia, cittadinanza
locali, lingua, religione, sesso, altre condizioni personali e sociali, opinioni
e via dicendo di distinzione in distinzione da abbattere, tutti. Qui, in quel far parte
a tutti, occuparsi di tutti, sta
il soprannaturale, perché la natura non funziona così e ci spingerebbe a far
fuori quelli che non ci sono utili.
Dunque c’è un problema di assimilazione della democrazia sociale da
parte della gente di fede. Dall’Ottocento, in Europa, ma anche altrove,
dovunque la nostra fede sia riuscita a radicarsi, la democrazia sociale è stato
un importante manifestazione dell’operare
come gente di fede. Una storia molto
bella, perché in essa siamo riusciti a superare molte delle controindicazioni
che la nostra religione aveva manifestato nei due millenni del suo multiforme
radicamento popolare e delle sue varie metamorfosi. E’ stato il frutto di una
conquista cultura molto importante in cui i laici di fede, intesi come quelli
che non sono preti né frati o monaci, hanno avuto un ruolo preminente e si sono
trascinati dietro quegli altri. Oggi però sembra che accada il contrario. Appunto
perché, al di fuori delle scuole per preti e religiosi, a certe cose non si è
stati formati e di esse non si è fatto tirocinio. Il problema è però che la democrazia,
e anche la democrazia sociale, può essere vissuta pienamente solo da laici,
perché il clero non è organizzato
democraticamente, ma secondo un antico sistema feudale, parzialmente temperato
da elementi di democrazia. Anche le parrocchie non sono organizzate
democraticamente e questo non è un loro pregio, ma un loro difetto: d’altra
parte, mancando formazione e tirocinio, quando si cerca di introdurre elementi
di democrazia, si fallisce, la gente non sa che fare e che dire.
Qualche giorno fa ho parlato a dei giovani
universitari e ho provato a chiedere loro se sapessero quanto è durata quella
che chiamiamo Prima Repubblica, che
ha cercato di dare attuazione alla Costituzione che, approvata nel 1947, entrò
in vigore il 1 gennaio 1948. E’ durata dal 1948 al 1994: quarantasei anni. Fu caratterizzata
dal ruolo centrale di governo che i ebbe un partito di ispirazione cristiano
sociale: la Democrazia Cristiana. Un
ventenne di oggi, un millennial, ha cominciato a partecipare consapevolmente
alla società quando quel sistema politico era finito da circa vent’anni e la rilevanza
politica della fede religiosa in Italia andava rapidamente. Mai avrei
immaginato negli anni ’70 che un Papa arrivasse ad essere tranquillamente
ignorato in Italia, come ora accade al Papa regnante. Dicono perché egli è andato troppo oltre nella desacralizzazione. Ma in realtà siamo
noi italiani che abbiamo desacralizzato certi
fondamenti, mantenendo una certa sensibilità sacrale solo per certe
elementi non essenziali, di contorno, la processione, il santuario miracolante,
la corona del Rosario ecc.
Dunque ecco uno stimolo per ripartire con
questo blog. Fornire elementi per collegarsi a una tradizione nobile.
Ne ha scritto su Avvenire dello scorso 24
luglio il prof. Fulvio De Giorgi, che conobbi in gioventù quando entrambi
eravamo universitario. Leggete il suo articolo su https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cattolici-impegnati-in-politica-il-papa-consolida-il-magistero
Scrive che «Questo grande orientamento – che possiamo dire di
giustizia sociale – è stato sviluppato dai Pontefici successivi, sui due assi:
della dignità della persona umana (libertà e diritti di ogni persona) e dei
doveri di solidarietà sociale (funzione sociale della proprietà, diminuzione
delle disuguaglianze sociali, sostegno ai Paesi più poveri). L’impegno dei
cattolici in politica ha avuto, in particolare in Italia, questa principale
indicazione, e pur sviluppandosi pluralisticamente – come è ovvio
nell’opinabile campo della politica – ha avuto una posizione maggioritaria (da
Sturzo a De Gasperi, Dossetti, Moro, fino – potremmo dire – a Sergio Mattarella):
quella della democrazia sociale.» Aggiungendo che «l’impostazione di democrazia sociale, grazie al
contributo di importanti politici cattolici (Dossetti, La Pira, Mortati,
Fanfani, Moro, Lazzati), è stata acquisita dalla Costituzione della Repubblica […] la classe di governo democristiana ha perseguito un 'modello di
sviluppo' che si opponeva tanto al liberismo del grande capitale (rappresentato
dalla Confindustria), che mirava a porre al primo posto il privatismo
proprietario, quanto al comunismo dei partiti marxisti, che miravano a
eliminare la proprietà privata. Il 'modello' democristiano è stato invece
quello di una redistribuzione della ricchezza, di una diffusione della
proprietà, di un allargamento dei ceti medi.».
E
conclude osservando che «Il primo grande
orientamento della giustizia sociale (riaffermato in modo forte dal Concilio
Vaticano II) è stato completato dai Papi, nel secolo delle guerre mondiali e
della guerra fredda, dal secondo grande orientamento della pace e del dialogo […]Ma, fin dagli anni 70 del Novecento, è
emerso un nuovo problema, tendenzialmente di primo piano, per l’intera umanità:
quello ecologico […] papa Francesco ha sviluppato, aggiornato e completato con
l’enciclica Laudato si’ tale
magistero, con il terzo grande orientamento, quello ambientale, e soprattutto
ha prospettato una visione unitaria e organica che dunque, ora, indica:
giustizia, pace, salvaguardia del creato.»
Oggi il panorama politico è diverso da quello della Prima Repubblica, prevalgono neo-liberisti e sovranisti-populisti.
Allora, sostiene De Giorgi,«i neoliberisti (di destra e di sinistra)
sono carenti sul piano dei doveri di solidarietà sociale; i cosiddetti
sovranisti-populisti sono carenti sul piano del rispetto della dignità umana e
dei diritti della persona […] Significa
che i cattolici, se militano in tali formazioni, devono essere consapevoli di
tali carenze e devono cercare di colmarle.».
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San
Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli