mercoledì 28 agosto 2019

Ciò che è di Cesare

"È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? [...] Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" [dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetto 17 e 22]

 Alcuni sostengono che fede e politica debbono essere rigorosamente separate e accusano il Papa e i vescovi di fare politica, ad esempio: perché ora si immischiano contro la politica governativa dei porti chiusi? Non ricordano che fu detto rendete a Cesare quel che è di Cesare? Il tema è di grande attuale interesse perché il contrasto politico tra la Chiesa cattolica e la Repubblica italiana su quell'argomento indubbiamente non ha precedenti e ricorda quello che ci fu con i regimi comunisti nell'Europa orientale, fino alla loro caduta negli scorsi anni '90, o, ancor prima, con il Regno d'Italia dopo la conquista militare e la soppressione dello Stato Pontificio, nel 1870. Addirittura, a partire dal problema creatosi l'estate scorsa con i migranti soccorsi in mare dalla nave militare Diciotti si è fatto appello alla disobbedienza civile nei confronti di norme ed ordini governativi che vietassero quel tipo di soccorso (allo stato non vi sono norme che lo vietino, ma norme italiane danno facoltà al Ministro dell'Interno di vietare che gli stranieri soccorsi vengano sbarcati in Italia). Il recente messaggio di incoraggiamento e condivisione dell'arcivescovo di Palermo all'equipaggio di nave Mare Jonio, partita per una missione di soccorso organizzata dall'organizzazione non governativa Mediterranea contro l'attuale indirizzo politico governativo, in merito è indicativo di questo orientamento. Quest'ultimo è espressione di un antico principio di teologia politica cristiana, trattato per esteso negli Atti degli Apostoli, secondo il quale un ordine di qualsiasi autorità terrena  obbliga in coscienza solo se non contrasta con i comandi di Dio. Tra essi vi è quello di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Se ne sono date diverse interpretazioni, sapete. Alcuni lo intendono come un riparto di diritti di supremazia e di poteri nel quadro di una sorta di condominio tra l'autorità che domina le società umane e Dio. Dio, insomma, non dovrebbe nè potrebbe impicciarsi nel campo dell'altra autorità. Altri sostengono che con quel comando si sia inteso vietare alle autorità istituite dalle società umane di contrastare quella di Dio e si sia resa lecita e anzi doverosa la critica e l'opposizione verso ordini contrastanti con la legge di Dio (dare a Dio quel che è di Dio). È così che storicamente l'intese la maggior parte dei cristiani, in particolare nei primi tre e mezzo secoli della nostra era, nei quali fu acutissimo il contrasto con le autorità istituite nell'antico impero umano, la cui ideologia politeistica, piuttosto tollerante in maniera religiosa, richiedeva appunto che i comandi dell'imperatore non potessero essere messi in discussione dai suoi sottoposti.  Egli pretendeva, appunto, in questo, di essere un dio tra i tanti, non certamente onnipotente, come non erano considerati tali gli altri dei della religione politeista dell'epoca, ma comunque un dio: un dio di settore insomma, con una sua area di competenza riservata e garantita. Un po' secondo l'interpretazione data al comando evangelico date a Cesare quel che è di Cesare secondo la quale esso significhi appunto questo, l'istituzione di un'area di competenza riservata all'autoritá civile. I cristiani dei primi tre secoli si fecero massacrare in massa nei modi più atroci per contrastare questa pretesa. Ora i cristiani dei nostri tempi sembrano invece trovarvi una certa ragionevolezza, in particolare nell'Italia di oggi. Chi ha ragione? Lascio a voi la scelta. Ragionateci sopra. Non ho alcuna autorità su di voi (il Papa e i vescovi invece l'hanno verso i fedeli cattolici). Propongo solo argomenti. Quale pensate sia il comando di Dio in merito ai rapporti con l'autorità civile e sul soccorso in mare?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli