Problemi di costruzione sociale - 3
Quello che ho scritto nei precedenti interventi sul collegamento tra fede religiosa e società non incide minimamente sulla questione della verità della nostra fede. È invece molto importante nell'azione per costruire o modificare comunità di fede. Chiarisce che non lo si può fare senza conoscere e capire bene la gente nella quale si vogliono indurre, sostenere o correggere quelle relazioni interpersonali nelle quali consiste una comunità. Questa consapevolezza è piuttosto recente; in genere nei secoli in cui il cristianesimo fu usato per sacralizzare, e quindi rafforzare, il potere politico, si è preferito andare per le spicce. Nonostante tutto si sono avuti risultati di inculturazione della fede, ma non sono dipesi dalla violenza anche estrema, esercitata nell'imposizione della religione nelle culture altrui, ma dal fatto che si sono avute anche relazioni interculturali di altro tipo mediante le quali, progressivamente, ci si è conosciuti meglio e, conoscendosi meglio, ci si è anche piaciuti e intesi. In nessun caso, quando ciò è avvenuto, la religiosità è rimasta quella di prima; quando non è avvenuto, non si è realizzata l'inculturazione. La nostra fede si è diffusa a livello globale seguendo le guerre coloniali degli Europei. La diffusione della fede è stata più efficace in America che in Cina o in India o nel Vicino Oriente e in Nord Africa. Certo, in America la colonizzazione si è attuata anche mediante lo sterminio dei nativi, quindi attraverso veri e propri genocidi, ai quali si è aggiunta, a incidere su etnie e culture, la deportazione di ingenti masse di africani fatti schiavi. Tuttavia non si è trattato solo di questo. In America le culture dei colonizzatori europei insediatisi nel continente sono mutate e, mutando, si sono anche rinnovate, facendosi quasi autoctone, assumendo tratti particolari, modellando anche i regimi politici coloniali che ad un certo punto non hanno più voluto esserlo. Indicativa a questo proposito è la condizione delle colonie inglesi e francesi dell'America del Nord, tra le quali, insieme a nuove idee sul rapporto tra religione e società, ha attecchito una nuova concezione di democrazia, che poi ha fatto scuola nel mondo. In America il radicamento è conseguito a una metamorfosi. Questa può essere considerata la legge generale del radicamento culturale. Non c'è radicamento culturale in altre culture senza metamorfosi anche della cultura importata.
La riforma, la metamorfosi culturale, fa paura in religione. Fin dalle origini si è stati assillati dall'idea di una verità normativa e immutabile. Si è recepito l'orrore per la contaminazione culturale che permea certi testi dell'Antico Testamento, mentre quel sentimento è sicuramente meno evidente nel Nuovo Testamento. Ma la faccenda si è fatta molto più seria quando il cristianesimo assunse rilievo politico divenendo la base dell'ideologia politica dell'impero romano, in realtà ormai greco-romano, dal Quarto secolo. A quel punto il conformismo teologico non fu più questione di verità ma di sovranità, e il dissenso fu visto come materia di lesa maestà e come tale punito. Questa impostazione era più o meno ancora vigente quando, negli anni Sessanta del secolo scorso, il Concilio Vaticano 2^ (1962-1965) ce ne liberò. Lo si fece a ragion veduta, in quanto essa avrebbe ostacolato l'inculturazione della fede nell'era della decolonizzazione, quando gli europei iniziarono ad allentare la presa sulle genti extraeuropee cadute nel loro dominio. Tuttavia, nonostante quella importante conquista culturale conseguita nell'ultimo concilio, in Europa, ma in particolare in Italia per la sua travagliata storia degli ultimi due secoli, continuiamo ad avere poca pratica con l'inculturazione della fede mediante metamorfosi, in particolare supponendo erroneamente che la si debba riservare alle relazioni con altre culture. Invece anche le culture degli italiani sono cambiate e, nella costruzione sociale, occorre tenerne conto. Non si può pensare di costruire ripristinando una religiosità del passato, dandole solo una spolveratina. Di questo si cominciò ad acquisire consapevolezza negli anni '70, quando, come ricordo spesso, tutto fu bloccato da un sovrano religioso che aveva, nella Polonia dominata dal comunismo di stampo leninista, maturato una religiosità di resistenza culturale e una spiritualità da assediati (avendone certamente motivo in quel contesto culturale, molto meno in Italia).
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli