Problemi di costruzione sociale - 11
1. Le relazioni telematiche
funzionano su piccola e su grande scala. Le reti sociali combinano le due dimensioni: i singoli utenti lavorano
su piccola scala, interagendo con pochi, anche se quelli che leggono sono molti
di più; chi controlla la rete lavora su grande scala, cercando di influenzare
la moltitudine degli utenti, andandoli
a cercare uno per uno con la mediazione di programmi di intelligenza
artificiale che, accumulando dati significativi su di loro, imparano a capirli uno per uno. Un blog come acvivearomavalli.blogspot.com lavora su piccola scala, nell’ordine di una
quarantina di lettori che gravitano nella zona del quartiere romano di Monte
Sacro conosciuta come Valli, nel
settore nord orientale della città, nel Terzo
Municipio di Roma Capitale. Quello che vi si legge è di poca o nessuna
utilità per chi non ha quel legame territoriale, se non come aneddoto di vita
sociale. La situazione italiana è veramente particolare, non ha equivalenti nel
mondo e, al suo interno, quella romana è a sua volta particolare. Questo
specialmente per quanto riguarda le relazioni tra vita di fede e politica e tra
Chiesa e stato. Ma le Valli, e la loro parrocchia, hanno avuto, dagli anni
Cinquanta, e in particolare dagli anni Ottanta, una storia diversa da quella di
altri quartieri romani. Sebbene si rivolga a un microcosmo sociale, lo
strumento telematico presenta una grande utilità, perché evoca in permanenza
un’esperienza collettiva che si pensava avviata verso la dissoluzione, quella
dell’Azione cattolica parrocchiale. Il titolo del blog lo chiarisce: “AC”, vale a dire l’Azione Cattolica, vive,
cioè esiste ed è vitale, a dispetto delle attese, a Roma Valli, vale a dire in quella porzione del territorio romano
che conta circa ventimila abitanti, anime
secondo l’antica definizione ecclesiastica e anche civile, nella parte del
quartiere Montesacro tra via Conca d’Oro, via Val d’Ala, via dei Prati Fiscali, viale Tirreno e piazza Conca
d’Oro, dei quali circa quindicimila, stando alle statistiche generali della
religiosità in Italia, verosimilmente sono religiosi secondo la nostra fede. Il
blog si rivolge a persone già acculturate nell’Azione Cattolica: le altre,
anche se gravitanti nel nostro quartiere, potrebbero avere difficoltà a
intendere la terminologia e i riferimenti storici e culturali usati. Le persone alle quali il blog è dedicato sono
indotte, in gran parte per l’interesse suscitato dal conoscere personalmente
chi scrive, a dedicare una ventina di minuti al giorno del loro tempo per
leggere il pezzo quotidiano del blog. Esso sussurra loro: “Esistete!”. Venti minuti circa: un impegno notevolmente superiore a
quello in genere profuso su un singolo post da qualsiasi utente di rete sociale
telematica, per quanto esso rimanga connesso
molto più a lungo, si calcola per
diverse ore al giorno, tutti i giorni. Sussurrare alle coscienze crea una relazione molto
profonda, che si intensifica quando il leggere diventa un’abitudine. Leggere
tutti insieme il medesimo testo, e rifletterci sopra, crea poi il terreno fertile
per relazioni profonde tra i lettori, che anche si frequentano almeno due volte
alla settimana, in parrocchia. Molto più profonde di quelle consentite dal quel
reciproco periodico incontrarsi per un’ora circa a volta. Questa è una tecnica di costruzione sociale, che
possiamo figurarci come il lavoro a maglia di una signora, come quello che
tante volte vidi fare a mia madre con i ferri e l’uncinetto, maglia dopo maglia
intrecciando il filo di lana. La preghiera liturgica personale, come quella della
Liturgia delle ore, funziona nello
stesso modo.
fig.1 Lavoro a maglia
2. Da qualche anno il lavoro di
costruzione del consenso sociale si fa in altro modo, connettendo le persone a
reti sociali controllate e influenzate da programmi di intelligenza artificiale.
Questo modo di agire sulla società ha su di essa l’effetto di un forte vento su
una prateria: fa piegare l’erba da uno stesso lato per un certo tempo, ma poi
essa ritorna come prima.
fig. 2 Forte vento sulla prateria
Questa azione sociale non crea
relazioni profonde, non costruisce società, ma solo il consenso quando serve; non
ha effetto duraturo, ma istantaneo. Del resto relazioni profonde sarebbero
controproducente su chi controlla la rete, perché ridurrebbe la manipolabilità
del corpo sociale di riferimento. Il potere su di esso è tanto maggiore quanta
maggiore è la flessibilità del consenso indotto, in modo tale che la società
controllata assecondi la volontà di chi comanda a prescindere da suo contenuto,
qualunque cosa comandi. Per millenni questo risultato richiedeva dosi
massicce di violenza sociale da parte del potere, la novità degli ultimi tempi
è che non è più necessaria. Connettendo i membri di un corpo sociale ad una rete
telematica controllata mediante sistemi di intelligenza artificiale si ottiene
lo stesso effetto, influendo appropriatamente su ognuno degli utenti in base
alla conoscenza che se ne ha mediante relazione telematiche liberamente
assentite. Questo purché si mantenga una certa labilità delle relazioni
sociali, che si ottiene smontando o depotenziando i corpi intermedi, vale a
dire le realtà sociali che si frappongono tra chi comanda e chi subisce.
Le relazioni sociali che la
dottrina sociale esorta a costruire sono di altro tipo, sono profonde al modo
di quelle di mondo vitale, dei
piccoli gruppi dai quali ciascuno ricava il senso della vita, anche se
tendenzialmente rivolte a tutti, e
con tutti si intende l’intera umanità concepita come famiglia umana.
Questo richiede di lavorare maglia per maglia, come nel lavoro
all’uncinetto o con i ferri, ma su scala sempre maggiore. E’ un lavoro di tipo
artigianale che richiede il coinvolgimento personale di molti operatori,
tendenzialmente nel rapporto uno-a-uno, un operatore per ogni persona da
raggiungere per farsela amica. La società che lavora è modellata dal lavoro da
svolgere.
fig.3 da Emilio Alberich, La catechesi oggi. Manuale di catechetica
fondamentale. Elledici, 2015, pag.171.
con i fedeli laici mantenuti nella posizione di gregge da guidare,
inculcando un’etica trasmessa dalla gerarchia.
Dopo il Concilio Vaticano 2°
viene pensato secondo questo schema:
fig.4 da Emilio Alberich, La catechesi oggi. Manuale di catechetica
fondamentale. Elledici, 2015, pag.173.
In realtà quegli schemi non
definiscono la società religiosa com’è, ma come la si vorrebbe.
Lo schema realistico sarebbe
più o meno questo:
fig.5. Nuvole di relazioni
sociali arpionate da un centro direttivo
vale a dire addensamenti, nuvole,
di relazioni sociali vibranti in varie direzioni e arpionate da un centro direttivo.
Gli arpioni sono la rete istituzionale, ma essi sono confitti in un
elemento gassoso, instabile.
La società nel suo complesso può essere rappresentata così:
fig.6 società nel suo complesso
come addensamenti di relazioni sociali vibranti che centri
istituzionali tra loro collegati cercano di arpionare ruotando.
Negli addensamenti di relazioni
sociali ci sono le persone. Gli arpioni istituzionali possono attaccarsi solo
dove l’addensamento si fa più fitto, altrimenti lo attraversano senza fare
presa. La coesione sociale si realizza solo dove, per via culturale di
costruzione sociale, si riesca a realizzare un addensamento che consenta agli
arpioni istituzionali di fare presa. I legami tra i centri istituzionali, poi,
di fanno più labili allontanandosi dal centro e possono spezzarsi quando i
centri, arpionando gli addensamenti di relazioni sociali, vengono da essi
trascinati lontano dagli altri centri.
Questa struttura della società venne compresa dagli autori del
primo documento della dottrina sociale moderna, l’enciclica [l’ardente brama]
di novità [che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli,] - Rerum novarum [semel excitata cupidine, quae diu quidem commovet civitates,], diffusa nel 1891 sotto l’autorità
del papa Vincenzo Gioacchino Pecci - Leone 13°,
che infatti consigliarono:
PARTE
SECONDA
IL VERO RIMEDIO:
L'UNIONE DELLE ASSOCIAZIONI
IL VERO RIMEDIO:
L'UNIONE DELLE ASSOCIAZIONI
[…]
C) L'opera delle associazioni
1
- Necessità della collaborazione di tutti
36.
Finalmente, a dirimere la questione operaia possono contribuire molto i
capitalisti e gli operai medesimi con istituzioni ordinate a porgere opportuni
soccorsi ai bisognosi e ad avvicinare e udire le due classi tra loro. Tali sono
le società di mutuo soccorso; le molteplici assicurazioni private destinate a
prendersi cura dell'operaio, della vedova, dei figli orfani, nei casi
d'improvvisi infortuni, d'infermità, o di altro umano accidente; i patronati
per i fanciulli d'ambo i sessi, per la gioventù e per gli adulti. Tengono però
il primo posto le corporazioni di arti e mestieri che nel loro complesso
contengono quasi tutte le altre istituzioni. Evidentissimi furono presso i
nostri antenati i vantaggi di tali corporazioni, e non solo a pro degli
artieri, ma come attestano documenti in gran numero, ad onore e perfezionamento
delle arti medesime. I progressi della cultura, le nuove abitudini e i
cresciuti bisogni della vita esigono che queste corporazioni si adattino alle
condizioni attuali. Vediamo con piacere formarsi ovunque associazioni di questo
genere, sia di soli operai sia miste di operai e padroni, ed è desiderabile che
crescano di numero e di operosità. Sebbene ne abbiamo parlato più volte, ci
piace ritornarvi sopra per mostrarne l'opportunità, la legittimità, la forma
del loro ordinamento e la loro azione.
quindi la costituzione di tante associazioni particolari per realizzare quegli addensamenti di
relazioni sociali necessari a sostenere la trama delle istituzioni, che
possiamo considerare come lo scheletro della costruzione sociale.
Fu una conquista culturale molto
importante della quale ancora si fatica a mantenere consapevolezza, a favore di
schemi più semplificati, ma irrealistici, ad esempio quello piramidale, con il
popolo sottomesso geometricamente a una struttura gerarchica, o quello
ellittico o circolare, con popolo e gerarchia compresi in un unico
insieme.
La struttura sociale può anche
essere rappresentata come un tessuto su un vetrino istologico:
L’esame di anatomia patologia, condotto in gran parte sui vetrini
istologici, è tra i più difficili del corso di medicina, per i problemi che si
incontrano nell’interpretare la trama dei tessuti fissati sui vetrini. Analoghe difficoltà sorgono quando si cerca
di avere una immagine realistica della società, necessaria per lavorarci sopra.
La nostra Chiesa conseguì consapevolezza
realistica della complessità sociale quando decise di promuovere azioni sociali
per influire su società in cui si stavano affermando processi democratici, che
avrebbero finito per attribuire un ruolo molto importante alla masse,
maggioritarie, di chi in società si trovava sfavorito. In precedenza il Papato,
al vertice di una struttura gerarchica organizzata dal Secondo millennio della
nostra era, si era limitato a trattare più o meno da pari con le dinastie
civili sovrane, arrivando a compromessi con intese concordatarie secondo la
reciproca utilità. In quella prospettiva tutto era più semplice: non si doveva
fare i conti con le moltitudini e la violenza necessaria a dominarle veniva
lasciata a sovrani civili e ai loro apparati burocratici e militari, il
cosiddetto braccio secolare.
L’emergere delle masse al potere politico fu un duro
shock per i teologi della corte pontificia. Essi pensavano latino. Così, quando all’inizio dell’enciclica sulle novità diffusa nel 1891, scrissero Rerum novarum… , che è il genitivo plurale di res
novae, letteralmente, dal latino,
delle cose nuove, vale dire delle novità, non intendevano
verosimilmente solo riferirsi alle novità nel senso che questa parola ha per
noi, ma alle res novae nella concezione degli antichi romani, per i
quali, per loro così attaccati ai mos
maiorum, alla tradizione degli avi, significava rivoluzione catastrofica,
capace di dissolvere l’ordine sociale.
Al centro di quell’enciclica vi era infatti un conflitto «di tale e
tanta gravità - si legge in quel documento - che tiene sospesi gli animi in trepida
aspettazione e affatica l'ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le
assemblee popolari, le deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi,
tanto che oggi non vi è questione che maggiormente interessi il mondo.» Esso - per gli autori dell’enciclica era scaturito
dai «portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell'industria; le mutate
relazioni tra padroni ed operai; l'essersi accumulata la ricchezza in poche
mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto
nelle classi lavoratrici più vivo, e l'unione tra loro più intima; questo
insieme di cose, con l'aggiunta dei peggiorati costumi.»
Viviamo tempi simili.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.






