venerdì 11 gennaio 2019

Problemi di costruzione sociale - 11


Problemi di costruzione sociale - 11

1. Le relazioni telematiche funzionano su piccola e su grande scala. Le reti sociali combinano  le due dimensioni: i singoli utenti lavorano su piccola scala, interagendo con pochi, anche se quelli che leggono sono molti di più; chi controlla la rete lavora su grande scala, cercando di influenzare la moltitudine degli utenti, andandoli   a cercare uno per uno con la mediazione di programmi di intelligenza artificiale che, accumulando dati significativi su di loro, imparano  a capirli uno per uno. Un blog come acvivearomavalli.blogspot.com  lavora su piccola scala, nell’ordine di una quarantina di lettori che gravitano nella zona del quartiere romano di Monte Sacro conosciuta come Valli, nel settore nord orientale della città, nel Terzo Municipio di Roma Capitale.  Quello che vi si legge è di poca o nessuna utilità per chi non ha quel legame territoriale, se non come aneddoto di vita sociale. La situazione italiana è veramente particolare, non ha equivalenti nel mondo e, al suo interno, quella romana è a sua volta particolare. Questo specialmente per quanto riguarda le relazioni tra vita di fede e politica e tra Chiesa e stato. Ma le Valli, e la loro parrocchia, hanno avuto, dagli anni Cinquanta, e in particolare dagli anni Ottanta, una storia diversa da quella di altri quartieri romani. Sebbene si rivolga a un microcosmo sociale, lo strumento telematico presenta una grande utilità, perché evoca in permanenza un’esperienza collettiva che si pensava avviata verso la dissoluzione, quella dell’Azione cattolica parrocchiale. Il titolo del blog lo chiarisce: “AC”,  vale a dire l’Azione Cattolica, vive, cioè esiste ed è vitale, a dispetto delle attese, a Roma Valli, vale a dire in quella porzione del territorio romano che conta circa ventimila abitanti, anime secondo l’antica definizione ecclesiastica e anche civile, nella parte del quartiere Montesacro tra via Conca d’Oro, via Val d’Ala, via dei  Prati Fiscali, viale Tirreno e piazza Conca d’Oro, dei quali circa quindicimila, stando alle statistiche generali della religiosità in Italia, verosimilmente sono religiosi secondo la nostra fede. Il blog si rivolge a persone già acculturate nell’Azione Cattolica: le altre, anche se gravitanti nel nostro quartiere, potrebbero avere difficoltà a intendere la terminologia e i riferimenti storici e culturali usati. Le persone alle quali il blog è dedicato sono indotte, in gran parte per l’interesse suscitato dal conoscere personalmente chi scrive, a dedicare una ventina di minuti al giorno del loro tempo per leggere il pezzo quotidiano del blog. Esso  sussurra loro: “Esistete!”. Venti minuti  circa: un impegno notevolmente superiore a quello in genere  profuso su un singolo  post  da qualsiasi utente di rete sociale telematica, per quanto esso rimanga connesso  molto più a lungo, si calcola per diverse ore al giorno, tutti i giorni.  Sussurrare  alle coscienze crea una relazione molto profonda, che si intensifica quando il leggere diventa un’abitudine. Leggere tutti insieme il medesimo testo, e rifletterci sopra, crea poi il terreno fertile per relazioni profonde tra i lettori, che anche si frequentano almeno due volte alla settimana, in parrocchia. Molto più profonde di quelle consentite dal quel reciproco periodico incontrarsi per un’ora circa a volta. Questa  è una tecnica di costruzione sociale, che possiamo figurarci come il lavoro a maglia di una signora, come quello che tante volte vidi fare a mia madre con i ferri e l’uncinetto, maglia dopo maglia intrecciando il filo di lana. La preghiera liturgica personale, come quella della Liturgia delle ore, funziona nello stesso modo.

fig.1 Lavoro a maglia
2. Da qualche anno il lavoro di costruzione del  consenso sociale  si fa in altro modo, connettendo  le persone a reti sociali controllate e influenzate da programmi di intelligenza artificiale. Questo modo di agire sulla società ha su di essa l’effetto di un forte vento su una prateria: fa piegare l’erba da uno stesso lato per un certo tempo, ma poi essa ritorna come prima.



fig. 2 Forte vento sulla prateria
  Questa azione sociale non crea relazioni profonde, non costruisce  società, ma solo il consenso quando serve; non ha effetto duraturo, ma istantaneo. Del resto relazioni profonde sarebbero controproducente su chi controlla la rete, perché ridurrebbe la manipolabilità del corpo sociale di riferimento. Il potere su di esso è tanto maggiore quanta maggiore è la flessibilità del consenso indotto, in modo tale che la società controllata assecondi la volontà di chi comanda a prescindere da suo contenuto, qualunque cosa comandi.  Per millenni questo risultato richiedeva dosi massicce di violenza sociale da parte del potere, la novità degli ultimi tempi è che non è più necessaria.  Connettendo  i membri di un corpo sociale ad una rete telematica controllata mediante sistemi di intelligenza artificiale si ottiene lo stesso effetto, influendo appropriatamente su ognuno degli utenti in base alla conoscenza che se ne ha mediante relazione telematiche liberamente assentite. Questo purché si mantenga una certa labilità delle relazioni sociali, che si ottiene smontando o depotenziando i corpi intermedi, vale a dire le realtà sociali che si frappongono tra chi comanda e chi subisce.
  Le relazioni sociali che la dottrina sociale esorta a costruire sono di altro tipo, sono profonde al modo di quelle di mondo vitale, dei piccoli gruppi dai quali ciascuno ricava il senso della vita, anche se tendenzialmente rivolte a tutti, e con tutti si intende l’intera umanità  concepita come  famiglia umana.
 Questo richiede di lavorare maglia per maglia, come nel lavoro all’uncinetto o con i ferri, ma su scala sempre maggiore. E’ un lavoro di tipo artigianale che richiede il coinvolgimento personale di molti operatori, tendenzialmente nel rapporto uno-a-uno, un operatore per ogni persona da raggiungere per farsela amica. La società che lavora è modellata dal lavoro da svolgere.
 Prima del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) lo si pensava strutturato in questo modo:




fig.3 da Emilio Alberich, La  catechesi oggi. Manuale di catechetica fondamentale. Elledici, 2015, pag.171.
con i fedeli laici mantenuti nella posizione di gregge  da guidare, inculcando un’etica trasmessa dalla gerarchia.
 Dopo il Concilio Vaticano 2° viene pensato secondo questo schema:



fig.4 da Emilio Alberich, La  catechesi oggi. Manuale di catechetica fondamentale. Elledici, 2015, pag.173.
  In realtà quegli schemi non definiscono la società religiosa com’è, ma come la si vorrebbe.
 Lo schema realistico sarebbe più  o meno questo:



fig.5. Nuvole  di relazioni sociali arpionate da un centro direttivo
vale a dire addensamenti, nuvole, di relazioni sociali vibranti in varie direzioni e arpionate da un centro direttivo.  Gli arpioni sono la rete istituzionale, ma essi sono confitti in un elemento gassoso, instabile.
La società nel suo complesso può essere rappresentata così:



fig.6 società nel suo complesso
come addensamenti di relazioni sociali vibranti che centri istituzionali tra loro collegati cercano di arpionare ruotando.
 Negli addensamenti di relazioni sociali ci sono le persone. Gli arpioni istituzionali possono attaccarsi solo dove l’addensamento si fa più fitto, altrimenti lo attraversano senza fare presa. La coesione sociale si realizza solo dove, per via culturale di costruzione sociale, si riesca a realizzare un addensamento che consenta agli arpioni istituzionali di fare presa. I legami tra i centri istituzionali, poi, di fanno più labili allontanandosi dal centro e possono spezzarsi quando i centri, arpionando gli addensamenti di relazioni sociali, vengono da essi trascinati lontano dagli altri centri.
  Questa struttura  della società venne compresa dagli autori del primo documento della dottrina sociale moderna, l’enciclica [l’ardente brama] di novità [che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli,-  Rerum novarum [semel excitata cupidine, quae diu quidem commovet civitates,], diffusa nel 1891 sotto l’autorità del papa Vincenzo Gioacchino Pecci - Leone 13°,  che infatti consigliarono:

PARTE SECONDA 
IL VERO RIMEDIO:
L'UNIONE DELLE ASSOCIAZIONI
[…]
C) L'opera delle associazioni
1 - Necessità della collaborazione di tutti
36. Finalmente, a dirimere la questione operaia possono contribuire molto i capitalisti e gli operai medesimi con istituzioni ordinate a porgere opportuni soccorsi ai bisognosi e ad avvicinare e udire le due classi tra loro. Tali sono le società di mutuo soccorso; le molteplici assicurazioni private destinate a prendersi cura dell'operaio, della vedova, dei figli orfani, nei casi d'improvvisi infortuni, d'infermità, o di altro umano accidente; i patronati per i fanciulli d'ambo i sessi, per la gioventù e per gli adulti. Tengono però il primo posto le corporazioni di arti e mestieri che nel loro complesso contengono quasi tutte le altre istituzioni. Evidentissimi furono presso i nostri antenati i vantaggi di tali corporazioni, e non solo a pro degli artieri, ma come attestano documenti in gran numero, ad onore e perfezionamento delle arti medesime. I progressi della cultura, le nuove abitudini e i cresciuti bisogni della vita esigono che queste corporazioni si adattino alle condizioni attuali. Vediamo con piacere formarsi ovunque associazioni di questo genere, sia di soli operai sia miste di operai e padroni, ed è desiderabile che crescano di numero e di operosità. Sebbene ne abbiamo parlato più volte, ci piace ritornarvi sopra per mostrarne l'opportunità, la legittimità, la forma del loro ordinamento e la loro azione.

quindi la costituzione di tante associazioni particolari  per realizzare quegli addensamenti di relazioni sociali necessari a sostenere la trama delle istituzioni, che possiamo considerare come lo scheletro della costruzione sociale.
 Fu una conquista culturale molto importante della quale ancora si fatica a mantenere consapevolezza, a favore di schemi più semplificati, ma irrealistici, ad esempio quello piramidale, con il popolo sottomesso geometricamente a una struttura gerarchica, o quello ellittico o circolare, con popolo e gerarchia compresi  in un unico insieme.
 La struttura sociale può anche essere rappresentata come un tessuto su un vetrino istologico:



fig.7 istologia  sociale.
 L’esame di anatomia patologia, condotto in gran parte sui vetrini istologici, è tra i più difficili del corso di medicina, per i problemi che si incontrano nell’interpretare la trama dei tessuti fissati sui vetrini.  Analoghe difficoltà sorgono quando si cerca di avere una immagine realistica della società, necessaria per lavorarci sopra.
 La nostra Chiesa conseguì consapevolezza realistica della complessità sociale quando decise di promuovere azioni sociali per influire su società in cui si stavano affermando processi democratici, che avrebbero finito per attribuire un ruolo molto importante alla masse, maggioritarie, di chi in società si trovava sfavorito. In precedenza il Papato, al vertice di una struttura gerarchica organizzata dal Secondo millennio della nostra era, si era limitato a trattare più o meno da pari con le dinastie civili sovrane, arrivando a compromessi con intese concordatarie secondo la reciproca utilità. In quella prospettiva tutto era più semplice: non si doveva fare i conti con le moltitudini e la violenza necessaria a dominarle veniva lasciata a sovrani civili e ai loro apparati burocratici e militari, il cosiddetto  braccio secolare.
 L’emergere delle masse al potere politico fu un duro shock per i teologi della corte pontificia. Essi pensavano latino. Così, quando all’inizio dell’enciclica sulle novità diffusa nel 1891, scrissero Rerum novarum… ,  che è il genitivo plurale di  res novae, letteralmente, dal latino, delle cose nuove, vale dire  delle novità, non intendevano verosimilmente solo riferirsi alle novità nel senso che questa parola ha per noi, ma alle res novae  nella concezione degli antichi romani, per i quali, per loro così attaccati ai mos maiorum, alla tradizione degli avi, significava  rivoluzione catastrofica, capace di dissolvere l’ordine sociale.  Al centro di quell’enciclica vi era infatti un conflitto  «di tale e tanta gravità - si legge in quel documento -  che tiene sospesi gli animi in trepida aspettazione e affatica l'ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le assemblee popolari, le deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi, tanto che oggi non vi è questione che maggiormente interessi il mondo.» Esso  - per gli autori dell’enciclica era scaturito dai «portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell'industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l'essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l'unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l'aggiunta dei peggiorati costumi.»
 Viviamo tempi simili.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.