domenica 16 dicembre 2018

Il Vangelo della gioia


Il Vangelo della gioia

[da:  STIFTER Adalbert, Un uomo solo, [1° ed.1845], editore SE, 2006]
 «Conclusione
[…]
Non molto tempo dopo il suo ritorno, Victor si inginocchiò con Hanna all’altare del patto eterno […]
   Lo zio, malgrado le preghiere di Victor, recatosi in persona da lui, non aveva partecipato alle nozze. Se ne rimase solitario nella sua isola, poiché, come aveva già detto in un’altra circostanza, tutto era venuto troppo tardi, né poteva ritrovare quello che era perduto.
  Volendo riferire a lui l’apologo del fico sterile, si potrebbe forse aggiungere: “Il giardiniere benigno e indulgente  non lo getta sul fuoco, ma ad ogni primavera guarda l’inutile fogliame e lascia che verdeggi, sin che le foglie scemano di anno in anno e da ultimo si protendono  soltanto i rami spogli e secchi. Allora l’albero vien sradicato dall’orto e del terreno suo si fa un uso diverso. Ma le altre piante continuano a fiorire e a prosperare e nessuna può dire d’essere germogliata dai suoi semi e di recare un giorno frutti simili ai suoi”. Intano il sole continua a irraggiare, il cielo passa col suo azzurro sorriso da un millennio all’altro, la terra si riveste dell’antica verzura e le generazioni si succedono in lunga catena sino all’ultimo pargolo: ma quell’uomo è da tutte escluso, giacché la sua esistenza non ha lasciata alcuna impronta e i suoi germogli non si immergono nella fiumana del tempo. Se anche ha lasciato tracce, queste si cancellano, come si cancella tutto quel che è terreno, e quando infine ogni cosa sprofonda nell’oceano dei tempi, anche la realtà più grande e più gioiosa, egli vien travolto prima degli altri, poiché per lui già tutto s’inabissa mentre ancora vive e respira.»

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  Trasmettere la vita biologica è molto semplice, tanto che, quando è più facile riuscirci, da giovani, quasi non ci si pensa. Trasmettere una cultura, e quindi anche una religione, e soprattutto la fede che vi è contenuta, è molto, molto più difficile, perché richiede un dialogo tra le generazioni che si succedono. I giovani per natura vi sono poco disposti, gli anziani ne sono poco capaci, perché pretendono rispetto per la loro autorità e vorrebbero improntare di sé i più giovani. Lo sanno bene i genitori, che sono gli adulti che hanno più occasioni di parlare con i più giovani venendo ascoltati.
  Quando trasmettiamo la vita, non trasmettiamo noi stessi, anche se ci illudiamo di farlo. Adempiamo un comando di natura e di quest’ultima siamo semplici strumenti biologici. Ciò che passa non ci appartiene, ma appartiene alla nostra specie. I nuovi viventi che derivano biologicamente da noi non ci amano come noi ci amiamo. E noi non siamo importanti per loro come lo siamo per noi stessi.
 Nella trasmissione della cultura è diverso: effettivamente ciò che passa ci appartiene, perché non passa tale e quale come l’abbiamo ricevuto, ma vi abbiamo influito in misura più o meno grande. Questa è la tradizione. Non è legata alla generazione biologica, anche se funziona quando, ad un certo punto, chi riceve assume un atteggiamento filiale. Infatti non si tramanda se non ciò che si ama.
  La tradizione può essere vista come un peso, quello di un passato che cerca di dominarci, ma anche come un impegno, quando si sente il dovere di parteciparvi e, infine, come un anelito, nell’amore per ciò che si tramanda e si vorrebbe non andasse perso. Religiosamente confidiamo che nulla vada perso di ciò che ha meritato il nostro amore. Che quindi la tradizione non dipenda dalle sole nostre forze, e tanto meno dalla nostra biologia che fatalmente cede al tempo. Confidiamo che la nostra esistenza sia inserita in un fluire dell’amore fin dalle origini, che spira verso il compimento beato, alla fine dei tempi, attratto da esso. Questa consapevolezza, una volta raggiunta, ci appaga. Vivendo in quella prospettiva diffondiamo il nostro vangelo, come la rosa il suo profumo: la bella metafora è di Mohandas Karamchand Gandhi, grande anima - Mahatma (1869-1948). Così viviamo serenamente l’età del declino, dopo aver vissuto nella gioia quelle precedenti. Il nostro, ha predicato oggi il celebrante alla Messa delle nove, è infatti il Vangelo della gioia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.