lunedì 17 dicembre 2018

Chiesa strumento e Chiesa mondo vitale


Chiesa strumento e Chiesa mondo vitale

  La nostra Chiesa è un forma sociale. E’ istituzione: come tale è strumento di organizzazione sociale come lo stato. E’ anche mondo vitale e come tale contribuisce a dare alla gente il senso della vita. In una parrocchia sono compresenti, dunque molto vicine, entrambe quelle dimensioni. La seconda, però, si presenta come sofferente e totalmente dipendente dall’istituzione. La prima ha imparato a fare da sé e considera la seconda più che altro come una delle sue tecniche organizzative, per formare e inquadrare i fedeli.
 La Chiesa come istituzione è diventata in Italia un servizio pubblico e dipende quasi totalmente dal finanziamento pubblico che, dall’Accordo di revisione del Concordato del 1984, è erogato con un meccanismo automatico ed è autogestito da un’apposita organizzazione ecclesiastica. Quello religioso rientra nei servizi per il benessere pubblico, o altrimenti detto con espressione inglese, un servizio di Welfare (=benessere), che significa la stessa cosa. E’ diventato un servizio pubblico statale dall’unità d’Italia, costruita a partire dal 1861, data di costituzione del Regno d’Italia, sulla base della precedente organizzazione statale del Regno di Sardegna, con capitale Torino, sotto la sovranità della dinastia dei monarchi Savoia, che aveva annesso, dopo averli conquistati militarmente, anche  seguito di insurrezioni nazionaliste, gli stati indipendenti che c’erano prima. Tra questi lo Stato della Chiesa, o Stato Pontificio, il piccolo Regno che storicamente era caduto nel dominio del Papato, nell’Italia centrale. Nelle guerre di costruzione dell’unità nazionale lo Stato della Chiesa fu un nemico dei nazionalisti e, quando nel 1870 fu conquistato militarmente dal nuovo Regno d’Italia, la Chiesa cattolica italiana, non solo il Papato,  pagò duramente, nel vero senso della parola, venendo privata di importanti proprietà immobiliari che passarono ad essere amministrate dallo stato, quella posizione politica. In considerazione dell’utilità sociale dei servizi religiosi, la legge italiana deliberò, sul modello di precedente legislazione del Regno di Sardegna,  di assegnare ai vescovi, parroci ed altri preti con cura d’anime uno stipendio, qualora non raggiungessero un livello minimo di reddito. Con il Concordato Lateranense del 1929, un accordo concluso tra il Papato, regnante il papa Pio 11 - Achille Ratti, e il Regno d’Italia egemonizzato dal fascismo di Benito Mussolini, il Papato ottenne importanti indennizzi per le spoliazioni del secolo precedente. L’attuale sistema di sostentamento del clero, che è attuato con risorse derivate dall’8 per mille del gettito fiscale dello stato  è conseguito agli Accordi di revisione del Concordato del 1984 e messo a regime dal 1986. Attualmente garantisce alla Chiesa Cattolica italiana un gettito annuo di circa un miliardo di euro, in diminuzione.
 Il sistema del finanziamento pubblico ha reso la Chiesa cattolica italiana dipendente dallo Stato e indipendente dai fedeli, che contribuiscono in misura minima ai suoi proventi (anche se possono influire sull'entità del trasferimento statale, con le loro scelte sulla destinazione dell'8 per mille, in sede di denuncia annuale dei redditi. La diserzione fiscale  è considerata violazione del precetto religioso che obbliga a sovvenire  alle necessità materiali della Chiesa secondo le proprie possibilità). Il Papato ha inoltre investito sui mercati internazionali i proventi degli indennizzi deliberati nel Concordato lateranense e altri proventi che gli sono giunti successivamente  e la Chiesa italiana, nei suoi vari enti, ha recuperato un notevole patrimonio immobiliare, tanto che è annoverata tra i maggiori proprietari di immobili. Nella gestione di questo ingente patrimonio i fedeli hanno poca o nessuna voce, anche se ne vengono diffusi resoconti sintetici e se sono stati istituiti organi di partecipazione, prevalentemente consultiva, ad ogni livello. Questo ha incentivato la tendenza dell’istituzione a fare da sé.
  Concepire il servizio religioso come un servizio pubblico erogato da un’apposita istituzione porta i fedeli ad accostarvisi come tale. Le liturgie vengono percepite e anche giudicate dal loro pubblico come una sorta di spettacoli. L’insegnamento etico viene considerato come un servizio che rientra prevalentemente nella formazione dei più giovani, nella loro  scuola  religiosa. La posizione del fedele negli ambienti religiosi è così in genere quella dello spettatore o del paziente, quindi passiva. Si guarda lo spettacolo e si viene curati in ciò che occorre. Questo però non è sufficiente a dare il senso della vita, che si ha solo in relazioni di mondo vitale. Queste ultime, negli ambienti religiosi, finiscono per essere proprie di una ristretta minoranza, inserita in un qualche gruppo specializzato. L’anelito dei saggi del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) fu quello di cambiare questa situazione e di fare di tutta  la Chiesa un unico mondo vitale, con l’obbiettivo in prospettiva di rendere tale tutta la  famiglia umana, trasformando le istituzioni religiose in strumenti di questa strategia, rendendole quindi molto meno autoreferenziali. Fino ad ora non ci si è riusciti e, anzi, di fronte ai problemi manifestatisi nella società religiosa negli scorsi anni ’70, quando si iniziò ad attuare quel disegno di riforma, partendo dalla riforma del modo di fare catechismo, si bloccò tutto al punto in cui si era: questa fu l’orientamento espresso durante il regno del papa Giovanni Paolo 2° - Karol Wojtyla. Si è ripreso a lavorare nel senso auspicato dall’ultimo Concilio con il regno di papa Francesco - Jorge Mario Bergoglio, in particolare nel senso dell’esperienza religiosa popolare sviluppata in America Latina dagli scorsi anni Sessanta.
  La trasformazione di una Chiesa prevalentemente istituzione in una Chiesa prevalentemente mondo vitale richiede una maggiore partecipazione dei fedeli laici, finora ancora tenuti piuttosto al margine. Essa può aversi conquistando una formazione più approfondita e cominciando a fare tirocinio di certe relazioni di mondo vitale, staccandosi dalla passività dello spettatore e dell’utente. Il risultato non può ottenersi se non realizzando una mediazione tra gruppi di mondo vitale, necessariamente poco numerosi perché caratterizzati da intimità e reciproca accettazione e solidarietà, e le istituzioni, da farsi mediante corpi intermedi, come anche la parrocchia è. Questa mediazione deve farsi senza comprimere, e in particolare normare, troppo le realtà di mondo vitale, e consentendo a queste ultime di influenzare le istituzioni, senza rimanerne solo soggette. Un difficile equilibrio che richiede anche una maturità nei fedeli che non sempre è evidente. E' raro che si faccia una formazione specifica e la catechesi per gli adulti si limita in genere, per come ho potuto constatare, a richiamare quella dei bambini e degli adolescenti, fermandosi lì. Ai tempi nostri ci si scontra inoltre con la  generali crisi in cui versano tutti i corpi intermedi tra i singoli e ogni tipo di istituzione e quindi anche con quella, specificamente politica, delle realtà di mondo vitale nel loro rapporto con l'istituzione. Esse  sembrano non saper più incidere su quest'ultima e, in generale su ogni tipo di realtà, limitandosi a farsene trascinare o fascinare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli