sabato 24 novembre 2018

Il "vecchio" San Clemente

La statua di San Clemente che nella vecchia  chiesa sotterranea era posta in una delle cappelle laterali

 Questa settimana abbiamo festeggiato la fondazione della parrocchia e il santo al quale è intitolata: Clemente papa, il quarto Papa. Per l'occasione la statua del santo che nella vecchia chiesa sotterranea era posta in una delle cappelle laterali è stata intronizzata a fianco dell'altare.
  Dal lunedì al venerdì la Messa vespertina è stata celebrata di volta in volta da uno dei sacerdoti che prestarono servizio in parrocchia negli anni passati. Martedì ha celebrato don Carlo, che rimase tra noi per oltre trent'anni come parroco. A lui si deve la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, tanto attesa nel quartiere. Ha lasciato tracce importanti nella spiritualità della parrocchia. E' il parroco a cui devo la formazione religiosa delle mie figlie, entrambe ora in Azione Cattolica. Ha segnato un'epoca di rinnovamento, centrato in particolare su rafforzamento comunitario della spiritualità dei fedeli. 
 Ieri ha celebrato don Giorgio, che è stato assistente del nostro gruppo di Azione Cattolica. E' stato tra noi nei suoi anni di studio romani, e ora è ritornato nella sua diocesi in Puglia. Proviene dall'Azione Cattolica, della quale è stato dirigente nazionale. E' stato protagonista della nuova epoca di rinnovamento aperta con l'arrivo del nuovo parroco, don Remo, nell'ottobre 2015. Si è cercato di interpretare e impersonare l'idea di Chiesa in uscita  proposta dal Papa. Di accogliere e includere più efficacemente. 
  Qualche anno fa avevo scritto su questo blog della statua di San Clemente che questa settimana è stata nuovamente collocata in chiesa. La ricordavo nella vecchia chiesa fin dalla mia infanzia, dai tempi del primo parroco, don Vincenzo. Forse però non è la stessa, perché don Carlo ci ha detto di averla acquistata lui. Ma, insomma, mi ci ero affezionato. Quando fu sostituita nella nuova chiesa parrocchiale dalla bella icona che c'è adesso al posto dov'era la statua, mi dispiacque un po'. Con lei ebbi la sensazione di essere accantonato anch'io. Non è che fosse stata messa in cantina. Era stata piazzata davanti alla sacrestia, a presidiarla, con la sua pianta e un lumino. Io però me la ricordavo intronizzata nella grande cappella laterale della vecchia chiesa parrocchiale e mi era parso una sorta di pensionamento infelice, come può capitare a noi ultrasessantenni. Ora abitualmente è posta nella cappella dove sono i confessionali e mi  piace che stia lì, mi rincuora in un momento nel quale, come la si voglia mettere, si è di fronte alle proprie cicliche insufficienze. La nuova chiesa parrocchiale è parecchio più piccola della vecchia e c'è poco posto per le statue grandi come quel San Clemente. E poi la pastorale corrente spinge, giustamente, a concentrarsi sull'altare, in particolare nelle liturgie collettive, e cerca di scoraggiare la spiritualità prevalentemente privata, a tu per tu con la statua del santo preferito. Eppure non è stato sbagliato riportare la vecchia statua di San Clemente in chiesa per questa settimana. I più anziani vi avranno visto un segno di continuità con la loro vita passata, che significa anche che non li si considera gente da rottamare, secondo la brutta espressione che da qualche anno si usa per le persone oltre che per le macchine. Per quanto sempre si rinnovi, confidiamo che la Chiesa sia ancora quella di sempre, delle origini, dei primi tempi, di coloro che avevano potuto conoscere faccia a faccia gli apostoli. Padre apostolico  è definito San Clemente: non era stato apostolo, ma aveva conosciuto gli apostoli. Lo ha ricordato ieri sera, al termine della Messa, don Remo salutandoci. 
  Qualcosa dei tempi passati dovrebbe rimanere sempre anche nelle chiese nuove, così come nell'altare si inserisce la reliquia di un santo. E questo a prescindere dal valore artistico di un'opera, di una raffigurazione. Perché, si sa, non viviamo più in mezzo ai prìncipi di un tempo, quelli che volevano spendere tanto per arte di gran pregio (e poi lasciavano i più poveri al loro triste destino) ma essenzialmente per gloriarsi della propria magnificenza: dunque si fa con quello che si ha e senza sottrarre troppe risorse alla carità e al culto. Però gli arredi sacri finiscono per conquistarsi un valore affettivo al di là del loro pregio artistico, così come è accaduto a me, e forse anche ad altri,  conr la statua di San Clemente. Se il tuo parroco, quand'eri bambino, ti porta a pregare davanti a una statua così, quella poi finisce per avere per te un valore enorme, fa tutt'uno con la fede che ti è stata insegnata. E, allora, nelle difficili scelte della vita, a volte non è l'angelo che ti compare in visione, a significare la tua coscienza, ma quella vecchia statua. E' un po' il senso del grande crocifisso ligneo che nei film tratti dal Don Camillo di Guareschi parla al prete. Era un oggetto di scena, ma poi gli spettatori vi hanno riversato sopra la propria esperienza di fede  e ora sembra sia venerato come un'oggetto sacro, anche se quel ruolo non ha svolto altro che in quei film. Sempre crocifisso è: a significare il centro della nostra fede.
  Ho scoperto poi che quella mia fotografia di San Clemente e il pezzo che vi avevo fatto sopra sono stati utilizzati in un sito piuttosto critico verso la spiritualità di cui don Carlo era fautore. Del resto non avevo posto limiti al loro utilizzo. Però mi è dispiaciuto perché anch'io sono affezionato a don Carlo, ma pure alla gente delle comunità che egli ha suscitato da noi. Do poca importanza alle sottigliezze teologiche e liturgiche e alle conseguenti recriminazioni. Vedo tanto bene in ogni persona sinceramente religiosa  e per questo mi piace anche se prega e medita diversamente da come faccio io. Non voglio ripetere gli errori del passato. Ho imparato la lezione. Quindi mi sono affezionato anche alla nuova icona di San Clemente, così come rimango affezionato alla sua statua della mia giovinezza. Et - Et , "E - E", non Aut - Aut, "O questo o quello", consigliava mio zio Achille, grande anima, innovatore ma legato anche a quel  passato che non merita di essere dimenticato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli