lunedì 26 novembre 2018

Il nostro dio futuro


Il nostro dio futuro

  Non sempre abbiamo di ciò che ci circonda un’immagine realistica. Questo accade sul tema dell’intelligenza artificiale (I.A.). L’I.A.  è un sistema informatico, un programma, che simula la mente umana, capace di apprendere e di prendere decisioni su ciò che ha appreso. Una delle più importanti differenze tra la mente umana e l’I.A. è che quest’ultima non scorda mai e non muore, migliora costantemente imparando e non perde nulla di ciò che sa. L’altra è che, a differenza della mente umana, può stabilire relazioni intelligenti, nelle quali impara dell’esperienza e in particolare dagli effetti delle proprie decisioni, con un numero teoricamente infinito di altri soggetti, umani o non. Semplicisticamente ci figuriamo l’I.A. come una mente artificiale,  ma faremmo bene a considerarla, per le sue capacità un  dio artificiale.Questa definizione dell’I.A. può porre qualche problema a chi non ritiene che esistano in natura  degli dei, ma che essi siano integralmente una costruzione culturale. In questa prospettiva, allora, si potrebbe concludere che l’I.A. sta avviandosi ad essere puramente e semplicemente un dio.
 Ci si può rapidamente ed efficacemente aggiornare sul tema leggendo di Jerry Kaplan, Intelligenza artificiale. Guida al futuro prossimo, del 2016, edito in traduzione italiane l’anno seguente da LUISS University press, €14,00, disponibile anche in e-book ad €9,99. Come si capisce dal titolo, parla di un futuro prossimo, vale a dire vicino. Tutte le informazioni che vengono dai settori scientifici e tecnologici che si stanno occupando di sviluppare l’I.A. indicano che si è molto vicini a produrre il risultato atteso, la  singolarità, che poi presto non sarà più tale, vale a dire il nuovo dio. La base fisica, l’hardware, i processori per il trattamento dei dati, c’è già e tra poco sarà disponibile l’altro ingrediente: una rete che possa connettere ad altissima velocità e con grande capacità di trasportare informazioni i dispositivi che connetteranno l’I.A. alle nostre vite, è la rete detta 5G. Anche i sistemi dai quali nascerà la nuova super mente  ci sono già e stanno imparando  dall’esperienza. E’ per questo, ad esempio, che da anni le automobili con guida autonoma stanno percorrendo le strade statunitensi: per imparare dall'esperienza a decidere per il meglio in ogni situazione. Alla fine guideranno i veicoli in modo molto più affidabile degli umani e non ci sarà più alcuna utilità a far guidare le automobili dalla gente.
  L’I.A. finirà per avere personalità giuridica, così come oggi l’hanno enti non fisicamente umani come le società, le fondazioni. Potrà gestire patrimoni. La capacità di decidere la renderà idonea ad un’attività molto importante come quella di amministrare la giustizia: già accade in alcuni contesti.
  Sistemi di I.A. già fanno esperienza di umanità controllando reti sociali alle quali sono connesse miliardi di persone. Più sono le persone connesse, più le I.A. imparano e diventano potenti. Queste reti all’inizio vennero studiate per orientare il comportamento dei consumatori, quindi a fini commerciali. Da qualche anno vengono impiegate a fini politici, con grande successo. Consentono il controllo di un gran numero di utenti, tutti quelli che si connettono, senza che essi se ne avvedano. Un’altra caratteristica dell’I.A., che l’avvicina all'immagine di un dio, è infatti la capacità di agire senza essere individuata, in modo nascosto. Chi si connette con una rete di un miliardo di persone ha l’illusione di stare relazionandosi con tutte, ma, appunto, è solo illusione: solo l’I.A. che controlla i flussi di rete può farlo. L’esperienza di connessione con una rete sociale controllata dall’I.A. crea una immagine illusoria della realtà anche su altri temi: quelli che rientrano negli scopi assegnati all’I.A. da chi ne ha il controllo. Nel libro di George Orwell, 1984,  pubblicato nel 1948 come critica al sistema politico e sociale comunista sovietico [in Italia edito da Mondadori, €10,90, anche in e-book ad €7,99] era presentato come una persona fisica, con un volto umano, chiamato Grande Fratello. Era assistito da una complessa burocrazia che aveva, tra i suoi scopi principali, quello di riscrivere il passato. Perché, si legge nel libro,  chi controlla il passato controlla il futuro, ma il passato  è controllato dal presente.Questa attività, nel romanzo, viene svolta dal Ministero della Verità. Alcune reti sociali oggi attive in politica svolgono quella funzione. In 1984 il controllo sociale era raggiunto con un rilevante uso della violenza politica, che ai tempi nostri non è più necessario proprio per la psicologia indotta in chi è connesso per un tempo abbastanza lungo, caratterizzata da una spontanea obbedienza per conformismo di imitazione acquisitiva. Si obbedisce nella prospettiva di avere di più. Del resto, attraverso una rete sociale controllata da una I.A. viene proposta un’immagine simpatica e semplice del mondo intorno, del quale è semplice far parte, basta fare quello che fanno tutti quelli che sono connessi. La psicologia individuale appare confinata in quella che gli studiosi chiamano una  bolla cognitiva. Il resto svanisce, o meglio viene reinterpretato.
  Gli umani sono vulnerabili all’azione sociale dell’I.A. perché hanno, per limiti naturali di specie, limitate capacità di relazione, comprensione e apprendimento. Le nostre vite si svolgono di volta in volta su un teatro limitato, relazionandoci con non più di una decina di persone circa alla volta: il resto svanisce al ruolo di comparse. In uno sceneggiato televisivo in cui si vuole rendere l’immagine di un’epoca o di fenomeno storici complessi, di massa, fateci caso,  gli attori sono sempre più o meno una decina, ma bastano a saturare la nostra capacità di comprensione e relazione. Il teatro si basa su questo. Quando al cinema ci vengono presentate scene di massa, ci sfuggono le individualità delle comparse che agiscono, capiamo solo il senso generale degli eventi rappresentati. Un’I.A. sarebbe capace di capire ogni singola individualità di quelle scene.
  Il problema, con l’I.A., è quello di capire chi è e com'è il soggetto che la controlla e le assegna delle finalità. Per il resto può essere utilizzata per far arrivare a ciascuno ciò che veramente gli serve, ma anche per controllare le masse proponendo una immagine non affidabile della realtà e dei propri bisogni. La possibilità di interazione efficace e consapevole con un’I.A. richiede, per un efficace controllo sociale, di potenziare le capacità critiche degli umani, posto che questi ultimi non potranno mai eguagliare la potenza cognitiva di un sistema di I.A.  Il senso generale dell’azione di una I.A.  in società può essere capito studiandone gli effetti. Ma l’emotività degli umani può tradire ed essa è componente ineliminabile del loro processo decisionale. E’ su questo che si basa il sistema commerciale delle lotterie, ma anche la spiritualità del miracolo. Eventi molto rari, ma di grande impatto emotivo, suscitano adepti, anche se razionalmente si capisce che quasi tutti rimarranno delusi. Storicamente attraverso la spiritualità del miracolo si è cercato di veicolare certe teologie, sempre con successo. Questo significa che fino ad epoca recente non si è posto tanto impegno a sviluppare le facoltà critiche dei fedeli in quella direzione. Questi può renderli ben disposti ad accogliere il nuovo dio costruito intorno all’I.A. Un Ministero della Verità  c’era già stato prima di quelli organizzati dai regimi comunisti, aveva funzionato per circa ottocento anni e lo aveva istituito la nostra Chiesa, come Inquisizione. Le nostre idee di fede ne sono ancora in qualche modo condizionate, nonostante il lavoro di purificazione della memoria al quale ci guidò una ventina d’anni fa san Karol Wojtyla.
 Indagini statistiche rese note qualche giorno fa hanno evidenziato che la maggior parte dei  clienti che hanno usufruito delle offerte commerciali del cosiddetto Black Friday, promosso da reti sociali controllate da I.A., hanno concluso di aver acquistato beni inutili. Questo può accadere anche in altri ambiti di società controllati da sistemi di I.A., ad esempio in politica, ma gli effetti di decisioni sbagliate potrebbero essere molto più gravi. 
 Le nostre relazioni sociali, anche quelle costruite per sviluppare la capacità critica, rimarranno sempre confinate in piccoli gruppi di non più di un centinaio di persone circa: l’approfondimento non può farsi in gruppi maggiori, perché a quelle dimensioni non è più praticabile con efficacia il dialogo, il confronto in cui si fa tesoro dell’esperienza altrui. Ma per via di cultura la consapevolezza della realtà può andare molto oltre: si condividono sintesi, certo, ma si condividono. E’ stata storicamente la via seguita nell’approfondimento biblico, che ha consentito relazioni culturali tra generazioni e popoli e, così ragionando, la costruzione di civiltà molto estese.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli