lunedì 22 ottobre 2018

Quanti siamo in parrocchia?


Quanti siamo in parrocchia?

dal post La parrocchia come esperienza di massa  del 25-10-15 (aggiornato alla situazione attuale)

La nostra parrocchia è stata istituita come territoriale, dedicata ai fedeli che abitano in una ben determinata porzione di Roma, le Valli del quartiere Monte Sacro,non come club  religioso: la comunità che la costituisce comprende gran parte della zona delle Valli, fino a piazza Conca d’Oro.  Dai dati dell’ultimo censimento, le Valli sono abitate complessivamente da circa ventimila persone, buona parte delle quali rientrano nella nostra comunità parrocchiale. Di queste, secondo la media nazionale, un buon 80% dovrebbe poter essere annoverato tra i fedeli, coloro che esprimono la loro religiosità secondo la nostra fede. Tenendo conto che, in realtà, anche la gente che abita nei primi edifici oltre piazza Conca d’Oro, prossimi alla piazza, gravita intorno alla nostra parrocchia per ragioni di comodità, anche se territorialmente fa parte della comunità parrocchiale degli Angeli Custodi, possiamo stimare in circa quindicimila persone la nostra comunità parrocchiale, i fedeli della parrocchia. La nostra quindi è, o almeno dovrebbe essere,  una esperienza parrocchiale di massa. Quante di queste persone  fanno effettivamente comunità  con noi, vale a dire vengono in parrocchia come a casa propria?  Se devo giudicare dal numero di persone che frequentano le messe domenicali, direi, al massimo,  intorno alle settecento/mille (tutte le messe festive mi sembrano più frequentate di un tempo). Secondo la media nazionale dei praticanti [tra il 20 e il 30% dei battezzati] dovrebbero essere almeno il triplo. Se però consideriamo il numero di coloro che nelle statistiche vengono chiamati convinti e attivi, di quei settecento ne rimangono, credo, circa la metà. Dall’anno liturgico 2015/2016, con l’avvio di un nuovo corso parrocchiale, sono tornati molto numerosi i bambini per la prima iniziazione religiosa e c’è un bel gruppo di ragazzi per quella di secondo livello; si è formato un affiatato gruppo giovani, di ragazzi più grandi.  La differenza tra i quindicimila e i settecento/mille, o forse sarebbe più giusto dire i trecentocinquanta/cinquecento, se non ci bastano i praticanti, ma vogliamo  veramente fare popolo,  misura le dimensioni del lavoro che c’è ancora da fare.   C’è chi dispera di poterlo fare. La nostra chiesa non sarà mai più piena di gente, dicevano e ancora dicono alcuni. Ma, se bastasse questo, saremmo già a buon punto. La nostra chiesa parrocchiale è sottodimensionata rispetto alle esigenze del quartiere, la si riempie facilmente. Ma non si tratta, poi, semplicemente di riempire la chiesa. Non è una folla  che ci serve, ma  fare comunità. Questo ci riesce difficile, se proviamo a confrontarci con i grandi numeri.  Anni fa, più o meno dal 1983 al 2015, oltre un trentennio, mi è parso che si sia iniziato a preferire di  ragionare, e operare, su scala più piccola: quindi per un periodo molto lungo, equivalente a una generazione. Si sono spese praticamente tutte le nostre forze per far crescere comunità molto coese di qualche centinaio di persone, piccole Shangri-La, comunità rifugio incantate,  con gente neanche tutta veramente  della parrocchia ma immigrata da fuori,  con un impegno gravosissimo per i sacerdoti della parrocchia. Ad un certo punto si è avuto ciò per cui si era lavorato: una comunità di comunità  di poche centinaia di persone. Da questa situazione faticosamente abbiamo iniziato a cambiare da tre anni, quando l'impostazione è stata mutata. Ci sono tanti preti e diversi seminaristi che lavorano con grande impegno per creare una realtà sociale maggiormente inclusiva, senza trascurare ciò che si faceva prima. Ma occorrerebbe un maggiore impegno dei fedeli  laici del quartiere, in particolare di quelli della fascia 30-50 anni d’età, l’età in cui si è formatori dei più giovani.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli