Quanti
siamo in parrocchia?
dal post La parrocchia come esperienza di massa del 25-10-15 (aggiornato alla situazione
attuale)
La nostra
parrocchia è stata istituita come territoriale, dedicata ai fedeli che abitano in una ben determinata porzione di Roma, le Valli del quartiere Monte Sacro,non come club religioso: la comunità che la costituisce
comprende gran parte della zona delle Valli, fino a piazza Conca d’Oro. Dai dati dell’ultimo censimento, le Valli sono
abitate complessivamente da circa ventimila persone, buona parte delle quali
rientrano nella nostra comunità parrocchiale. Di queste, secondo la media
nazionale, un buon 80% dovrebbe poter essere annoverato tra i fedeli, coloro che esprimono la loro
religiosità secondo la nostra fede. Tenendo conto che, in realtà, anche la
gente che abita nei primi edifici oltre piazza Conca d’Oro, prossimi alla
piazza, gravita intorno alla nostra parrocchia per ragioni di comodità, anche
se territorialmente fa parte della comunità parrocchiale degli Angeli Custodi,
possiamo stimare in circa quindicimila persone la nostra comunità parrocchiale,
i fedeli della parrocchia. La nostra
quindi è, o almeno dovrebbe essere, una
esperienza parrocchiale di massa. Quante di queste persone fanno effettivamente comunità con noi, vale a
dire vengono in parrocchia come a casa propria? Se devo
giudicare dal numero di persone che frequentano le messe domenicali, direi, al
massimo, intorno alle settecento/mille (tutte le messe festive mi sembrano
più frequentate di un tempo). Secondo la media nazionale dei praticanti [tra il 20 e il 30% dei
battezzati] dovrebbero essere almeno il triplo. Se però consideriamo il numero
di coloro che nelle statistiche vengono chiamati convinti e attivi, di quei
settecento ne rimangono, credo, circa la metà. Dall’anno liturgico 2015/2016,
con l’avvio di un nuovo corso parrocchiale, sono tornati molto numerosi i bambini
per la prima iniziazione religiosa e c’è un bel gruppo di ragazzi per quella di
secondo livello; si è formato un affiatato gruppo giovani, di ragazzi più grandi.
La differenza tra i quindicimila e i
settecento/mille, o forse sarebbe più giusto dire i trecentocinquanta/cinquecento,
se non ci bastano i praticanti,
ma vogliamo veramente fare
popolo, misura le dimensioni del lavoro che c’è ancora da fare. C’è chi dispera di poterlo fare. La nostra
chiesa non sarà mai più piena di gente, dicevano e ancora dicono alcuni. Ma, se bastasse questo,
saremmo già a buon punto. La nostra chiesa parrocchiale è sottodimensionata
rispetto alle esigenze del quartiere, la si riempie facilmente. Ma non si
tratta, poi, semplicemente di riempire
la chiesa. Non è una folla che ci serve, ma fare comunità. Questo ci
riesce difficile, se proviamo a confrontarci con i grandi numeri. Anni fa, più o meno dal 1983 al 2015, oltre un
trentennio, mi è parso che si sia iniziato a preferire di ragionare, e operare, su scala più piccola: quindi
per un periodo molto lungo, equivalente a una generazione. Si sono spese
praticamente tutte le nostre forze per far crescere comunità molto coese di
qualche centinaio di persone, piccole Shangri-La,
comunità rifugio incantate, con gente neanche
tutta veramente della parrocchia ma
immigrata da fuori, con un impegno
gravosissimo per i sacerdoti della parrocchia. Ad un certo punto si è avuto ciò
per cui si era lavorato: una comunità di
comunità di poche centinaia di
persone. Da questa situazione faticosamente abbiamo iniziato a cambiare da tre
anni, quando l'impostazione è stata mutata. Ci sono tanti preti e diversi seminaristi che lavorano con grande impegno per creare una realtà sociale maggiormente inclusiva, senza trascurare ciò che si faceva prima. Ma occorrerebbe un maggiore impegno dei fedeli laici del quartiere, in particolare di quelli della fascia 30-50
anni d’età, l’età in cui si è formatori dei più giovani.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli