Proclamare santo un Papa, tutto sommato a poca distanza dalla morte, quando ancora la storia di cui egli fu protagonista è in corso, è un'operazione politica, più che religiosa. Si vuole così accreditare un indirizzo invece che un altro. E' accaduto con la canonizzazione di Giuseppe Sarto - Pio 10°, nel 1954, quando la sua impostazione repressiva iniziava a manifestarsi ormai desueta ma aveva ancora nostalgici, con quella di Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°, nel 2014, insieme a quella di Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni 23°, per correggere un indirizzo, quello del Wojtyla, che aveva manifestato nel nuovo Millennio i suoi gravi limiti, riportandolo alle originarie fonti di ispirazione, e accade ora con la canonizzazione di Giovanni Battista Montini - Paolo 6°, per i motivi molto ben indicati dallo storico Alberto Melloni nell'articolo pubblicato ieri su La Repubblica e che allego di seguito.
L'apporto più importante del Montini non fu, credo, quello del suo triste ultimo decennio, dopo la diffusione dell'enciclica La vita Umana - Humanae Vitae (il gravissimo dovere di trasmettere) e fino all'assassinio del suo amico Aldo Moro da parte delle sedicenti brigate rosse, periodo in cui il suo progetto di rigenerazione spirituale e democratica per l'Italia sembrava avviarsi al fallimento, ma fu la sua precedente azione per lo sviluppo della democrazia avanzata, piena di grandi valori umanitari, da realizzarsi con un'intensa opera di formazione popolare guidata da persone colte e competenti. Un intento che inizia a manifestarsi fin dal libretto Coscienza universitaria, del 1930, durante il suo ministero di Assistente generale della Fuci - l'organizzazione degli universitari cattolici, che all'epoca era inquadrata nell'Azione Cattolica - nel quale si legge:
«[...] tocca a noi fare dell'intelligenza un mezzo di unità sociale; tocca a noi rendere la verità tramite della comunicazione tra gli uomini, tocca a noi diffondere "l'unità di pensiero". [...] è una delle speranze del mondo moderno, pur tanto traviato, questa tensione immensa verso la unificazione del genere umano, e sarà forse è [...] l'opera buona [...] perché darà, come l'unità del mondo romano lo diede al primo cristianesimo, il mezzo per riunire tutti i figli della terra in un solo nome e in una sola famiglia.
Ma è pur vero che questo non è voluto e non è capito. Quelli stessi che adesso parlano di "unità sociale" sono spesso tanto convinti che il pensiero sia contro tale unità, che dicono di voler prescindere da ogni ideologia; e credono di eliminare così l'ostacolo, altrimenti insuperabile, per un'effettiva e concreta compaginazione collettiva di coscienze e di opere. [...] Ciascuno deve avere una visione propria [...] si pretende che ognuno [...] debba inventarsi una sua soluzione dei problemi fondamentali del sapere [...[ Vale a dire che l'intelligenza è educata in modo da dividere e differenziare gli uomini fra loro. [...] com'è facile ascoltare discorsi pronunciati con la più inamidata solennità, press'a poco così "E' questione di principi: ciascuno ha i suoi; ed è impossibile andare d'accordo sui principi. Ciascuno conserva le sue idee. Piuttosto possiamo essere d'accordo per via di fatto; non in teoria, ma in pratica; nel campo degli affari. Questi sì, sono di tutti, perché non sono opinioni". [...] E così che le forze, a cui è affidato il provvidenziale compito di affratellare i popoli fra loro, non sono quelle redentrici e santificatrici dello spirito, ma sono quelle economiche, quelle del progresso esteriore, quelle immensamente pesanti della materia, che da un momento all'altro possono trasformare in schiavitù spietata, o in ribellione violenta, la società che son riuscite a creare tra gli uomini.
«[...] tocca a noi fare dell'intelligenza un mezzo di unità sociale; tocca a noi rendere la verità tramite della comunicazione tra gli uomini, tocca a noi diffondere "l'unità di pensiero". [...] è una delle speranze del mondo moderno, pur tanto traviato, questa tensione immensa verso la unificazione del genere umano, e sarà forse è [...] l'opera buona [...] perché darà, come l'unità del mondo romano lo diede al primo cristianesimo, il mezzo per riunire tutti i figli della terra in un solo nome e in una sola famiglia.
Ma è pur vero che questo non è voluto e non è capito. Quelli stessi che adesso parlano di "unità sociale" sono spesso tanto convinti che il pensiero sia contro tale unità, che dicono di voler prescindere da ogni ideologia; e credono di eliminare così l'ostacolo, altrimenti insuperabile, per un'effettiva e concreta compaginazione collettiva di coscienze e di opere. [...] Ciascuno deve avere una visione propria [...] si pretende che ognuno [...] debba inventarsi una sua soluzione dei problemi fondamentali del sapere [...[ Vale a dire che l'intelligenza è educata in modo da dividere e differenziare gli uomini fra loro. [...] com'è facile ascoltare discorsi pronunciati con la più inamidata solennità, press'a poco così "E' questione di principi: ciascuno ha i suoi; ed è impossibile andare d'accordo sui principi. Ciascuno conserva le sue idee. Piuttosto possiamo essere d'accordo per via di fatto; non in teoria, ma in pratica; nel campo degli affari. Questi sì, sono di tutti, perché non sono opinioni". [...] E così che le forze, a cui è affidato il provvidenziale compito di affratellare i popoli fra loro, non sono quelle redentrici e santificatrici dello spirito, ma sono quelle economiche, quelle del progresso esteriore, quelle immensamente pesanti della materia, che da un momento all'altro possono trasformare in schiavitù spietata, o in ribellione violenta, la società che son riuscite a creare tra gli uomini.
[...]
E' perché crediamo al fondamento oggettivo della verità che abbiamo fiducia di incontrare in essa, come in un unico punto di riferimento, le menti che vanno cercandola o che l'anno trovata. [...] E' sui principi che avviene l'accordo. [...] E' così che avere un pensiero, una dottrina, un'ideologia non è ostacolo alle formazioni collettive, ma diventa una necessità, e costituisce allo stesso tempo la garanzia più stabile degli organismi sociali e la semplificazione più benefica liberatrice delle pesantezze burocratiche e autoritarie. [...] E' il regno della carità umana. [...] E ciò che accresce l'ammirazione di tanto fenomeno si è che tale coincidenza di pensiero non è ottenuta per via di contratto, di rinuncia, o di compromesso con cui gli associati transigono fra di loro su una porzione dei propri diritti spirituali e cercano con il tributo così estorto di costituire un patrimonio comune di credenze e di pensiero, come capitale indispensabile per realizzare una qualsiasi convivenza [...] Noi siamo universitari. Noi siamo cristiani, Noi siamo cioè i ricercatori dell'universalità e dell'unità. Noi siamo giovani, e perciò viviamo ciò che pensiamo. Spetta a noi quindi nella scuola e nella vita preparare la società delle intelligenze e della comunione dei santi».
Quindi poi: inculturare la politica con i valori fondamentali mediante lo strumento della democrazia, e quindi creare, e prima di tutto pensare, una nuova democrazia piena di quei valori. Da questo pensiero non è nata solo la nuova democrazia italiana, ma anche la nostra nuova Europa. Un'opera epocale e, purtroppo, ai tempi nostri misconosciuta, oltre che semplicemente ignorata. Ne troviamo tracce importanti nei radiomessaggi diffusi tra il 1939 e il 1945 sotto l'autorità di Eugenio Pacelli - papa Pio 12°, ma scritti con l'importante contributo del Montini, che ho pubblicato qualche giorno fa, e in documenti come l'enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio del 1967 e la lettera apostolica L'ottantesimo anniversario [dalla pubblicazione dell'enclicica Le novità - Rerum Novarum, del papa Vicenzo Gioacchino Pecci - Leone 13°] Octogesima adveniens, del 1971.
Fare santo un papa presenta un rischio: si celebra una persona di potere, e nessun potente riesce mai ad essere veramente santo come si vorrebbe che un santo fosse. Fa sempre soffrire una parte della società che domina, anche se è una grande anima e non vorrebbe che accadesse. Chi ha esercitato una qualsiasi forma di potere, a partire dal ruolo di genitori, sa bene di che parlo. Nell'agiografia, nella celebrazione dei santi, le narrazioni delle vite delle persone che essi furono vengono spesso stravolte, per farne corrispondere la memoria all'idea corrente di santità. Questo accade pure per quei particolari tipi di santi che furono anche papi (l'essere stato papa non è sufficiente per essere canonizzato, ma solo per essere chiamato, in vita, "Santo Padre"), quindi potenti della Terra, ma per loro in modo più intenso, specie se vissero in tempi non lontani, in modo da accreditare l'indirizzo politico espresso da chi li celebra riconducendolo al loro magistero e alla loro vita santa.
I coniugi cristiani sanno bene l'impatto che l'enciclica La vita umana - Humanae vitae ha avuto sulle loro vite. Si racconta che fu deliberata sotto l'autorità del Montini per decisione sua personale, presa discostandosi dal parere dei consiglieri che aveva convocato e consultato. Tratta di temi che vengono oggi utilizzati come armi nelle lotte di potere ecclesiastico: non se ne può quindi parlare serenamente. Se va bene, si rischia l'emarginazione. Se va male, la fama di scomunicati, attribuita con larghezza da ogni tipo di reazionari. C'è, comunque, una pastorale che non è del tutto conseguente con certe asprezze teologiche e le lenisce. Rende praticabile la fede per chi ama e, amando, anche genera, ma vorrebbe che tutto avvenisse nella gioia, nella buona e nella cattiva sorte. I problemi però rimangono. Osservo che quel documento fu scritto da persona che non aveva esperienza diretta di ciò di cui trattava, anche se di quell'esperienza cercò di cogliere l'eco, come emerge chiaramente dalla prima frase: «Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie». Non è mai per dovere che gli esseri umani trasmettono la vita: a volte è perché è fonte di gioia, altre semplicemente per caso. E' quest'ultima la situazione che crea problemi e che si vorrebbe risolvere con una cultura di genitorialità responsabile, impedita quando si propone di continuare ad affidarsi al caso. Il problema maggiore di quell'enciclica per i coniugi cristiani è appunto questo: rimanere in balia del caso. Vi è chi vi vede l'azione divina. Io no. Non sono un devoto del caso. Ma ormai è una questione che, per l'età che io e mia moglie abbiamo, non ci riguarda più direttamente e, che quindi, tutto sommato, posso serenamente accantonare. Mi limito a dire che, per me, Montini non fu grande per quell'enciclica. In fondo, lo si fa santo nonostante quel documento, anche se i reazionari la mettono come se fosse proprio essenzialmente per quello che viene canonizzato.
Il papa Paolo 6° fu molto avversato in vita, da reazionari e progressisti, e molto diffamato poi. Da ragazzi, noi giovani di allora, lo sentimmo sempre più vicino mentre si avvicinava per lui la fine, nei tristi anni '70, sorprendendoci con la sua umanità. Ma io lo compresi veramente solo molti anni dopo, quando ebbi la maturità sufficiente. Iniziai a capirlo, però, quando lo sentii pronunciare, a San Giovanni in Laterano, la dolente preghiera alla Messa funebre per Aldo Moro, il 13 maggio 1978:
».
Ecco, sintetizzata con le sue stesse parole, la ragione della grandezza di Montini: aver suscitato, in tempi bui, e contribuito in maniera determinante a realizzare, con i suoi amici, in uno spettacolare lavoro collettivo, la redenzione civile e spirituale della Nazione italiana, da lui e dai suoi amici "diletta". Un'opera patriottica, quindi, a vera chiusura della Questione romana, e nello stesso tempo europea e mondiale, universalistica, perché espressione di un'ideologia con caratteristiche universalistiche, tesa a fare di tutta l'umanità un'unica famiglia, a superamento dello stragista sovranismo del fascismo storico.
Fare santo un papa presenta un rischio: si celebra una persona di potere, e nessun potente riesce mai ad essere veramente santo come si vorrebbe che un santo fosse. Fa sempre soffrire una parte della società che domina, anche se è una grande anima e non vorrebbe che accadesse. Chi ha esercitato una qualsiasi forma di potere, a partire dal ruolo di genitori, sa bene di che parlo. Nell'agiografia, nella celebrazione dei santi, le narrazioni delle vite delle persone che essi furono vengono spesso stravolte, per farne corrispondere la memoria all'idea corrente di santità. Questo accade pure per quei particolari tipi di santi che furono anche papi (l'essere stato papa non è sufficiente per essere canonizzato, ma solo per essere chiamato, in vita, "Santo Padre"), quindi potenti della Terra, ma per loro in modo più intenso, specie se vissero in tempi non lontani, in modo da accreditare l'indirizzo politico espresso da chi li celebra riconducendolo al loro magistero e alla loro vita santa.
I coniugi cristiani sanno bene l'impatto che l'enciclica La vita umana - Humanae vitae ha avuto sulle loro vite. Si racconta che fu deliberata sotto l'autorità del Montini per decisione sua personale, presa discostandosi dal parere dei consiglieri che aveva convocato e consultato. Tratta di temi che vengono oggi utilizzati come armi nelle lotte di potere ecclesiastico: non se ne può quindi parlare serenamente. Se va bene, si rischia l'emarginazione. Se va male, la fama di scomunicati, attribuita con larghezza da ogni tipo di reazionari. C'è, comunque, una pastorale che non è del tutto conseguente con certe asprezze teologiche e le lenisce. Rende praticabile la fede per chi ama e, amando, anche genera, ma vorrebbe che tutto avvenisse nella gioia, nella buona e nella cattiva sorte. I problemi però rimangono. Osservo che quel documento fu scritto da persona che non aveva esperienza diretta di ciò di cui trattava, anche se di quell'esperienza cercò di cogliere l'eco, come emerge chiaramente dalla prima frase: «Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie». Non è mai per dovere che gli esseri umani trasmettono la vita: a volte è perché è fonte di gioia, altre semplicemente per caso. E' quest'ultima la situazione che crea problemi e che si vorrebbe risolvere con una cultura di genitorialità responsabile, impedita quando si propone di continuare ad affidarsi al caso. Il problema maggiore di quell'enciclica per i coniugi cristiani è appunto questo: rimanere in balia del caso. Vi è chi vi vede l'azione divina. Io no. Non sono un devoto del caso. Ma ormai è una questione che, per l'età che io e mia moglie abbiamo, non ci riguarda più direttamente e, che quindi, tutto sommato, posso serenamente accantonare. Mi limito a dire che, per me, Montini non fu grande per quell'enciclica. In fondo, lo si fa santo nonostante quel documento, anche se i reazionari la mettono come se fosse proprio essenzialmente per quello che viene canonizzato.
Il papa Paolo 6° fu molto avversato in vita, da reazionari e progressisti, e molto diffamato poi. Da ragazzi, noi giovani di allora, lo sentimmo sempre più vicino mentre si avvicinava per lui la fine, nei tristi anni '70, sorprendendoci con la sua umanità. Ma io lo compresi veramente solo molti anni dopo, quando ebbi la maturità sufficiente. Iniziai a capirlo, però, quando lo sentii pronunciare, a San Giovanni in Laterano, la dolente preghiera alla Messa funebre per Aldo Moro, il 13 maggio 1978:
«Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un
enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro
di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il «De profundis», il grido cioè ed
il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra
voce.
E chi può ascoltare il nostro lamento, se non
ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra
supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio,
innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito
immortale, segnato dalla Fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per
lui, per lui.
Fa’, o Dio, Padre di misericordia, che non
sia interrotta la comunione che, pur nelle tenebre della morte, ancora
intercede tra i Defunti da questa esistenza temporale e noi tuttora viventi in
questa giornata di un sole che inesorabilmente tramonta. Non è vano il
programma del nostro essere di redenti: la nostra carne risorgerà, la nostra
vita sarà eterna ! Oh! che la nostra fede pareggi fin d’ora questa promessa
realtà. Aldo e tutti i viventi in Cristo, beati nell’infinito Iddio, noi li
rivedremo!
E intanto, o Signore, fa’ che, placato dalla
virtù della tua Croce, il nostro cuore sappia perdonare l’oltraggio ingiusto e
mortale inflitto a questo Uomo carissimo e a quelli che hanno subito la
medesima sorte crudele; fa’ che noi tutti raccogliamo nel puro sudario della
sua nobile memoria l’eredità superstite della sua diritta coscienza, del suo
esempio umano e cordiale, della sua dedizione alla redenzione civile e
spirituale della diletta Nazione italiana!Ecco, sintetizzata con le sue stesse parole, la ragione della grandezza di Montini: aver suscitato, in tempi bui, e contribuito in maniera determinante a realizzare, con i suoi amici, in uno spettacolare lavoro collettivo, la redenzione civile e spirituale della Nazione italiana, da lui e dai suoi amici "diletta". Un'opera patriottica, quindi, a vera chiusura della Questione romana, e nello stesso tempo europea e mondiale, universalistica, perché espressione di un'ideologia con caratteristiche universalistiche, tesa a fare di tutta l'umanità un'unica famiglia, a superamento dello stragista sovranismo del fascismo storico.
E mi risuonano sempre dentro le sue accorate parole la mattina di Pasqua, rimandate da radio e televisione: "Cristo è risorto! E' veramente risorto!". L'annuncio che un mondo diverso è veramente possibile. A quelle ancora mi aggrappo nei tempi che mi trovo a condividere, tanto distanti da quelle grandi aspettative suscitate dalla fede.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

