dal WEB:
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/september/documents/papa-francesco_20180922_autorita-vilnius-lituania.html
VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE
IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA
[22-25 SETTEMBRE 2018]
IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA
[22-25 SETTEMBRE 2018]
INCONTRO
CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Piazzale
antistante il Palazzo Presidenziale di Vilnius (Lituania)
Sabato, 22 settembre 2018
Sabato, 22 settembre 2018
Signora Presidente,
Membri del Governo e del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti della società civile,
Distinte Autorità,
Signore e signori,
Membri del Governo e del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti della società civile,
Distinte Autorità,
Signore e signori,
È motivo di gioia e di speranza iniziare
questo pellegrinaggio nei Paesi Baltici in terra
lituana, che, come amava dire san Giovanni Paolo II, è «testimone silenzioso di un
amore appassionato per la libertà religiosa» (Discorso nella cerimonia di
benvenuto, Vilnius, 4 settembre 1993).
La ringrazio, Signora Presidente, per le
cordiali espressioni di benvenuto che mi ha rivolto a nome proprio e del Suo
popolo. Nella Sua persona desidero salutare tutto il popolo lituano che oggi mi
apre le porte della sua casa e della sua patria. A tutti voi va il mio affetto
e il mio sincero ringraziamento.
Questa visita avviene in un momento
particolarmente importante della vita della vostra Nazione che celebra i cento
anni della dichiarazione d’indipendenza.
Un secolo segnato da molteplici prove e
sofferenze che avete dovuto sopportare (detenzioni, deportazioni, persino il
martirio). Celebrare i cento anni dell’indipendenza significa soffermarsi un
poco nel tempo, recuperare la memoria del vissuto per prendere contatto con
tutto quello che vi ha forgiati come Nazione e trovarvi le chiavi che vi
permettano di guardare le sfide del presente e proiettarsi verso il futuro in
un clima di dialogo e di unità tra tutti gli abitanti, in modo che nessuno
rimanga escluso. Ogni generazione è chiamata a fare proprie le lotte e le
realizzazioni del passato e onorare nel presente la memoria dei padri. Non
sappiamo come sarà il domani; quello che sappiamo è che ad ogni epoca compete
conservare “l’anima” che l’ha edificata e che l’ha aiutata a trasformare ogni
situazione di dolore e di ingiustizia in opportunità, e conservare viva ed
efficace la radice che ha prodotto i frutti di oggi. E questo popolo ha
un’“anima” forte che gli ha permesso di resistere e di costruire! Così recita
il vostro inno nazionale: «Possano i tuoi figli trarre forza dal passato», per
guardare al presente con coraggio.
«Possano i tuoi figli trarre forza dal
passato».
Nel corso della sua storia, la Lituania ha
saputo ospitare, accogliere, ricevere popoli di diverse etnie e religioni.
Tutti hanno trovato in queste terre un posto per vivere: lituani, tartari,
polacchi, russi, bielorussi, ucraini, armeni, tedeschi...; cattolici,
ortodossi, protestanti, vetero-cattolici, musulmani, ebrei...; sono
vissuti insieme e in pace fino all’arrivo delle ideologie totalitarie che
spezzarono la capacità di ospitare e armonizzare le differenze seminando
violenza e diffidenza. Trarre forza dal passato significa recuperare la radice
e mantenere sempre vivo quanto di più autentico e originale vive in voi e che
vi ha permesso di crescere e di non soccombere come Nazione: la tolleranza,
l’ospitalità, il rispetto e la solidarietà.
Guardando allo scenario mondiale in cui
viviamo, dove crescono le voci che seminano divisione e contrapposizione –
strumentalizzando molte volte l’insicurezza e i conflitti – o che proclamano
che l’unico modo possibile di garantire la sicurezza e la sussistenza di una
cultura sta nel cercare di eliminare, cancellare o espellere le altre, voi
lituani avete una parola originale vostra da apportare: “ospitare le
differenze”. Per mezzo del dialogo, dell’apertura e della comprensione esse
possono trasformarsi in ponte di unione tra l’oriente e l’occidente europeo.
Questo può essere il frutto di una storia matura, che come popolo voi offrite
alla comunità internazionale e in particolare all’Unione Europea. Voi avete
patito “sulla vostra pelle” i tentativi di imporre un modello unico, che
annullasse il diverso con la pretesa di credere che i privilegi di pochi stiano
al di sopra della dignità degli altri o del bene comune. Lo ha indicato
bene Benedetto XVI: «Volere il bene comune e
adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità […]. Si ama tanto più
efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune
rispondente anche ai suoi reali bisogni» (Lett. enc. Caritas in
veritate, 7). Tutti i conflitti che si presentano trovano soluzioni
durature a condizione che esse si radichino nell’attenzione concreta alle
persone, specialmente alle più deboli, e nel sentirsi chiamati ad «allargare lo
sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti»
(Esort. ap. Evangelii gaudium, 235).
In questo senso, trarre forza dal passato
significa prestare attenzione ai più giovani, che sono non solo il futuro, ma
il presente di questa Nazione, se rimangono uniti alle radici del popolo. Un
popolo in cui i giovani trovano spazio per crescere e lavorare, li aiuterà a
sentirsi protagonisti della costruzione del tessuto sociale e comunitario.
Questo renderà possibile a tutti di alzare lo sguardo con speranza verso il
domani. La Lituania che essi sognano si gioca nella costante ricerca di
promuovere quelle politiche che incentivino la partecipazione attiva dei più
giovani nella società. Senza dubbio, questo sarà seme di speranza, poiché
porterà ad un dinamismo nel quale l’“anima” di questo popolo continuerà a
generare ospitalità: ospitalità verso lo straniero, ospitalità verso i giovani,
verso gli anziani, che sono la memoria viva, verso i poveri, in definitiva,
ospitalità al futuro.
Le assicuro, Signora Presidente, che
potete contare – come fino ad ora – sull’impegno e il lavoro corale della
Chiesa Cattolica, affinché questa terra possa adempiere la sua vocazione di
essere terra-ponte di comunione e di speranza.