Tra "Accogliere tutti" e
"Trattare secondo la legge le persone in mano nostra" c'è una bella
differenza. Il secondo obiettivo, oltre che doveroso in democrazia, è molto più
alla nostra portata.
Nemmeno il popolo può fare tutto ciò che vuole delle persone: è infatti un "sovrano" limitato dalla
Costituzione. E la Costituzione, oltre che limiti di carattere umanitario ne
pone di legali: per fare certe cose degli e agli altri occorre una legge. La
Costituzione ci obbliga anche a rispettare i trattati internazionali, altri tipi di
accordi internazionali e il diritto europeo, in particolare nell'occuparci della
gente caduta in mani nostre.
Se fosse consentito di fare
agli altri tutto ciò che si vuole, oggi magari toccherebbe a loro e un domani a
noi stessi. "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a
te": la regola d'oro.
La legge stabilisce come
trattare anche chi commette illeciti o, comunque, è in posizione irregolare.
C'è, ad esempio, un ordinamento penitenziario che stabilisce delle condizioni
minime di vivibilità della detenzione. In Costituzione c'è un principio molto
importante in questa materia, all'art.27, 2° comma, del codice penale, secondo il quale è vietato sottoporre chi non è in regola a trattamenti contrari al senso di
umanità. Esso, che è diventato legge fondamentale dello
stato, vale anche per i malati e in altri casi (art.32 della Costituzione). Ne possiamo
ricavare un principio ancora più generale: chiunque cada nelle mani dei
pubblici poteri deve essere trattato con umanità. Lo possiamo chiamare: il principio umanitario.
Chi presidia quel principio umanitario?
E' prima di tutto compito del popolo, di tutto il popolo, fin dai bambini. Si può essere
disumani anche da bambini, come tutti ben ricordiamo. C'è quindi un problema di
formazione. Deve trattarsi di formazione permanente, perché altrimenti si tende
a dimenticare.
In democrazia, non c'è ragion
di stato che tenga. Il principio umanitario è un limite generale di sistema.
Chi lo viola colpisce al cuore il sistema. Non può esistere, infatti, una
democrazia disumana. La paura ci fa a volte pensare che la democrazia sia
un lusso che ormai non possiamo più permetterci. Questo ci rende già più
poveri. La democrazia è prima di tutto una conquista culturale, dell'animo
umano.
Che cos'è questa paura che ci
prende?
Abbiamo vissuto momenti ben peggiori e siamo sopravvissuti.
Non
siamo caduti sotto il dominio di una potenza straniera, che ci trattava disumanamente, come accadde tra il '43
e il '45: un'esperienza vissuta dai miei genitori. Non ammazzano per strada una persona
al giorno, come in certi periodi degli anni '70 che ho vissuto da
ragazzo.
E allora?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli