50 profughi lasciano i centri. Bassetti: «Scelta imprudente. Ma sono
persone libere»
Francesco Ognibene Avvenire - giovedì 6 settembre
2018
fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/una-scelta-imprudente-temo-per-loro-ma-si-sono-sentiti-esseri-umani-liberi
Lo si sente angustiato
come fosse un padre in pensiero per figli in giro non si sa dove. Il cardinale
Gualtiero Bassetti comunica con la voce accorata tutta l’apprensione di chi ha
a cuore il destino delle decine di migranti che hanno scelto di lasciare il
primo posto dove sono stati guardati negli occhi come persone, per tentare
un’avventura carica di incognite. Per il presidente della Cei si stava
concludendo ieri un’altra giornata di incontri, visite, viaggi. Rientrato in
serata a Perugia, ecco la notizia inattesa. «Ho sentito il telegiornale e mi
sono informato sulla notizia. Non vado sui blog ma ho visto subito tutte le
idee distorte che si sono diffuse. E ho avvertito il bisogno di dire un
pensiero su questo episodio».
Qual è stata la sua prima
reazione?
Le dico la verità:
appena sentita la notizia, per prima cosa sono passato in cappella per parlare
con il Signore. Quando umanamente siamo impotenti di fronte a tante situazioni
umane, c’è sempre la forza della preghiera che ci sostiene. Come diceva La
Pira, la preghiera è più potente di una bomba atomica. E io ne sono convinto.
Che giudizio dà di quello che è
successo?
Sono profondamente
dispiaciuto per l’allontanamento di alcuni profughi da Rocca di Papa. So con
quanto amore e premura erano stati accolti dalla Caritas, ci siamo veramente
sentiti di fare per loro tutto ciò che facciamo per i nostri poveri. E ora temo
per la loro sorte: ci sono tante espressioni di malavita nella nostra società,
pronte a sedurli come specchietti per le allodole. E anche questo mi fa paura.
Ma rispetto la loro scelta anche se la ritengo in parte assurda. 'Liberi di
partire liberi di restare': sono scelte opposte che difficilmente si possono
conciliare.
Lei cita il titolo
dell’iniziativa lanciata dalla Cei per affrontare in modo umano il fenomeno
delle migrazioni. Come valuta ora ciò che si è fatto per questo gruppo accolto
al centro Mondo Migliore?
Lo dico con fierezza: non
ho nulla da rimpiangere circa quanto abbiamo fatto per accoglierli e toglierli
dalla nave Diciotti. La nostra coscienza su questo punto è tranquilla, e il
Vangelo ci dice che in situazioni analoghe dovremmo sempre comportarci nello
stesso modo. È la logica del Samaritano, che ci porta a prenderci cura, a farci
carico, a interessarci, a fermarci accanto.
Cosa direbbe a questi profughi?
Avrei desiderato tanto di
incontrarvi, di capire i vostri problemi, di aiutarvi a risolverli. Ma mi
sembra che in questo momento l’allontanamento non sia per voi la soluzione
migliore.
C’è già chi dice: erano
affidati alla responsabilità della Chiesa italiana, si doveva sorvegliare
meglio...
Sono persone libere, non
possiamo andare oltre certi tipi di assistenza. Non possiamo chiamare i
carabinieri in modo da farli vigilare perché non scappino. Se facessimo così,
li metteremmo nelle stesse condizioni di quand’erano chiusi nella nave...
Che idea si è fatto dei motivi
che li possono aver spinti a lasciare il centro?
Non sono venuti per restare in Italia, lo sappiamo bene. Desiderano raggiungere i loro parenti, mete diverse, oppure seguire altri sogni. In questo momento la loro scelta di allontanarsi la ritengo un’imprudenza, ma devo anche capire che se lo hanno fatto avevano dei motivi, non è certo perché li abbiamo angariati o trattati male. Non sono scappati perché erano trattati male: erano denutriti e gli hanno dato da mangiare, sfiniti e hanno trovato un letto, i volontari li hanno rivestiti, i medici li hanno visitati e curati. E appena sono stati un pochino meglio, si sono riaccesi in loro quei desideri che li avevano spinti a fuggire dalla loro terra.
Non sono venuti per restare in Italia, lo sappiamo bene. Desiderano raggiungere i loro parenti, mete diverse, oppure seguire altri sogni. In questo momento la loro scelta di allontanarsi la ritengo un’imprudenza, ma devo anche capire che se lo hanno fatto avevano dei motivi, non è certo perché li abbiamo angariati o trattati male. Non sono scappati perché erano trattati male: erano denutriti e gli hanno dato da mangiare, sfiniti e hanno trovato un letto, i volontari li hanno rivestiti, i medici li hanno visitati e curati. E appena sono stati un pochino meglio, si sono riaccesi in loro quei desideri che li avevano spinti a fuggire dalla loro terra.
C’è qualcosa che questo
episodio può insegnare all’accoglienza da parte di strutture ecclesiali?
Quando arrivano, e dopo
una prima assistenza rapida, dovremmo essere in grado di accoglierli subito
nelle case, presso famiglie, in strutture diocesane adatte, com’è stato fatto
per tanti. Perché allora vivono meglio la libertà. Vanno accelerati i tempi per
l’accoglienza vera, dopo quella provvisoria dei primi giorni.
E a chi già torna a criticare
lo stile con cui la Chiesa accoglie
cosa sente di dire?
Senza polemizzare con nessuno, che abbiamo fatto un’accoglienza umana, fraterna. Sono andati i volontari, hanno parlato con loro, abbiamo saputo tante cose delle loro storie. Non sono stati messi in un lager, al contrario, gli abbiamo fatto sentire che la Chiesa è una famiglia. Questo non ha impedito le loro libere scelte, anzi. Si sono sentiti trattati come esseri umani dopo chissà quanto tempo, hanno ripreso coscienza della propria dignità, e sono rinati in loro quei motivi che li avevano spinti a viaggiare. In loro brucia il desiderio di andare dove vanno i loro sogni.
Senza polemizzare con nessuno, che abbiamo fatto un’accoglienza umana, fraterna. Sono andati i volontari, hanno parlato con loro, abbiamo saputo tante cose delle loro storie. Non sono stati messi in un lager, al contrario, gli abbiamo fatto sentire che la Chiesa è una famiglia. Questo non ha impedito le loro libere scelte, anzi. Si sono sentiti trattati come esseri umani dopo chissà quanto tempo, hanno ripreso coscienza della propria dignità, e sono rinati in loro quei motivi che li avevano spinti a viaggiare. In loro brucia il desiderio di andare dove vanno i loro sogni.