martedì 28 agosto 2018

Nave Diciotti

Nave Diciotti
Nei giorni scorsi si è molto parlato del caso degli stranieri soccorsi in mare, tra le coste italiane e quelle africane, e imbarcati su Nave Diciotti, un pattugliatore della nostra Guardia Costiera. Erano in gran parte eritrei e stavano cercando di raggiungere l'Europa. È stato ordinato di tenerli sua nave in attesa di individuare il porto dove sbarcarli. La legge, art.10 ter del testo unico sull'immigrazione, richiedeva imfatti che fossero sbarcati per le procedure amministrative successive. Contemporaneamente sono stati attivati contatti presso l'Unione Europea con altri stati europei per ottenere che le procedure di verifica della loro posizione di immigrati, per decidere chi aveva diritto a rimanere e chi no, fossero svolte anche altri stati europei. Potevano rimanere i minorenni e coloro che avevano diritto di asilo o protezione per gravi problemi presso gli stati di provenienza o comunque in serio pericolo. Si voleva raggiungere quell'accordo di redistribuzione prima di sbarcare gli stranieri. Di solito le richieste di asilo e protezione di eritrei sono accolte al 90%, a causa delle condizioni politiche dell'Eritrea, stato nel quale le libertà civili non sono riconosciute nella misura in cui gli europei ritengono debbano esserlo. In genere la redistribuzione degli eritrei ai quali sono stati riconosciuti asilo e protezione non incontra difficoltà, anche presso stati non membri dell'Unione Europea come la Svizzera, purché si proceda alle pratiche amministrative previste dalle nostre norme sull'immigrazione. Nel caso degli stranieri imbarcati su  Nave Diciotti  si è però deciso di ottenere un accordo di redistribuzione prima di svolgerle. L'attesa si è prolungata per dieci giorni con gli stranieri sulla nave militare. In sede di Unione Europea non si è trovato un accordo di redistribuzione immediata. Ad un certo punto sono iniziate indagini penali per verificare se fosse legale trattenere gli stranieri sulla nave al di fuori di un'ipotesi di legge e senza un provvedimento di un giudice, in violazione dell'art, 13 della Costituzione. Due sono gli elementi più importanti: se, durante la permanenza sulla nave, gli stranieri abbiano subito una limitazione della libertà non consentita dalla legge o se si si trattato di un'attesa come quella dei passeggeri in aeroporto, e chi abbia dato, al vertice, l'ordine di non sbarcarli. È stata data notizia ch quest'ultimo sarebbe stato un ministro e capo politico molto influente oggi. Dopo poche ore tutti gli stranieri sono stati sbarcati e, dopo le procedure di legge, si sono facilmente raggiunte anche intese di redistribuzione. Della gran parte degli stranieri sbarcati si è però fatta carico la Chiesa Cattolica italiana, in spirito di fraternità. Si tratta in gran parte di eritrei cristiani. Da tempo era già attivo un corridoio umanitario di emigrazione dall'Eritrea, con la collaborazione dell'associazionismo cattolico.
 Ora avvampano le polemiche politiche su quel ministro e il suo partito,che si propongono di bloccare del tutto l'immigrazione irregolare, respingendo subito gli irregolari. Vi è infatti chi sostiene che si debba, prima di respingere, individuare i minori e chi ha diritto ad asilo o protezione. Ci sono divergenze di vedute anche sulla destinazione dei respingimenti. Le leggi nazionali prevedono che, nei casi di stranier soccorsi in mare, avvengano verso gli stati dei quali gli stranieri sono cittadini; in ambienti governativi si appare preferire l'orientamento di rimandarli o riportarli negli stati dai quali il loro viaggio marittimo verso le nostre coste è iniziato, come nel caso dei passeggeri giunti in aereo, in nave, in treno o in pullman dopo aver acquistato il biglietto e trovati alla dogana senza passaporto e visto dove richiesto.
   Ritengo però sbagliato personalizzare e considerare solo o prevalentemente il bilancio spicciolo per i partiti della vicenda.
  Erano in questione valori costituzionali, non questo o quel partito o questo o quel politico.
  Noi, popolo, nella nostra coscienza, come ci poniamo di fronte ad essi?
  Tu che leggi, a prescindere da come ti manifesti in società, nella verità della tua coscienza, veramente, di fronte a fatti come quelli dei giorni scorsi, non ti sei mai sorpreso a pensare "rimandiamoli subito a casa loro!"?  E questo, magari, uscendo da Messa, la domenica dopo aver recitato il Padre nostro e fatto la Comunione. Non parlo per sentito dire.
  Stacchiamoci dalla vicenda giudiziaria, che avrà il suo corso, ma che, a questo punto, conta molto meno di come ciascuno di noi si pone davanti ai valori costituzionali implicati nel caso della Nave Diciotti. Sono valori, li chiamiamo valori. Perché? Ci fanno più ricchi, più ricchi in quanto migliori. Ci piace essere buoni. Ma oggi possiamo pensare che sia diventato un lusso che non possiamo più permetterci. È così o non è così?
  Chi ha dato l'ordine?, ci si è chiesti nelle indagini, si è letto sui giornali. Tu ed io, noi popolo. La responsabilità politica è collettiva. In democrazia tutti si è responsabili di tutto. Di fronte al tribunale della storia siamo tu ed io, noi popolo. Che rispondiamo? Chi sarà il nostro avvocato? chiese Wojtyla in una storica omelia a Sarajevo,in Bosnia, dopo la fine del massacro bellico. E diede un insegnamento che è quello che ancora nei giorni scorsi  i vescovi italiani hanno dato, a coloro che hanno orecchie per udire.
  La fraternità è un valore importante. Fino a che punto ci crediamo? Decidersi per la fraternità universale è una di quelle scelte fondamentali della vita. E se poi non ci sentiamo di farla, da chi andremo, noi italiani che, per fraternità, ci siamo decisi per l'unità nazionale, perché da divisi non eravamo popolo ed eravamo "calpesti e derisi"? Questo è Mazzini. "Dio e popolo" faceva scrivere sul tricolore, vale a dire popolo fondato su valori, l'unico modo in cui si può esserlo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro Valli