sabato 19 maggio 2018

Un esempio dell'influsso del radio messaggio natalizio del 1944 di Eugenio Pacelli - Pio 12° sull'azione politica

Un esempio dell'influsso del radio messaggio natalizio del 1944 di Eugenio Pacelli - Pio 12° sull'azione politica


dal WEB
http://www.storiaememoriadibologna.it/ardigo-achille-499127-persona

Achille Ardigò, da Mario - ferroviere - e Adelaide Bertazzoni; nato l'1 marzo 1921 a San Daniele del Friuli (UD). residente con la famiglia a Bologna, negli anni '30 prese parte all'attività dell'Azione cattolica bolognese e dal 1938 specialmente alla vita della FUCI.
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Il gruppo di giovani, provenienti prevalentemente dalla GIAC e dalla FUCI, del quale Ardigò costituiva il centro d'iniziativa e di sintesi, insieme con Angelo Salizzoni, promosse la formazione della DC, tramite una fitta rete di incontri interpersonali e privati e di convegni, che coinvolsero, tra la fine del 1943 e i primi mesi del 1944, gran parte delle strutture e delle sedi dell'Azione cattolica bolognese. «Decisivo ai fini della direzione politica dei vari gruppi e in primis delle persone che divennero poi dirigenti ed elementi attivi della DC clandestina, fu un insieme di conversazioni del tutto private e già specificamente politiche tenutesi verso la fine del 1943 in casa del rag. Alfonso Melloni».
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  Ardigò diede vita […] a «La Punta», organo della Gioventù democratica cristiana, edizione dell'Italia occupata, che fu l'unico foglio periodico della Resistenza cattolica bolognese. Del periodico, diffuso anche a Ferrara e in Romagna, ne uscirono quattro numeri dal dicembre 1944 al marzo 1945. 
  Riprendendo, nell'articolo «Nuova Democrazia», l'allocuzione natalizia del 1944 di Pio XII, Ardigò poneva in prospettiva le linee che avrebbero dovuto seguire i cattolici alla conclusione del conflitto, mentre e ad un tempo marcava la distanza culturale e politica della nuova generazione democratico cristiana dalla generazione dei popolari. Affermava: «per incapacità costruttiva non deve infrangersi, ancora una volta invano, l'edificio della pace tanto faticosamente costruito su questa seconda guerra mondiale, combattuta, a distanza di neppure trent'anni, contro la stessa rabbia imperialistica della violenza, contro lo spirito teutonico dell'aggressione, contro il parassitismo belluino delle forze dittatoriali e militaristiche». Per questo «una gigantesca opera» attendeva i giovani cristiani. «E l'avvento del "Regnum Dei" che - sottolineava - s'attua anche attraverso le vie inevitabilmente difficili ma proficue della politica, del partito, della vita nazionale, dove il pianto che si alza dalle macerie e dai lutti di quest'infelicissima Italia ha da esser consolato nel fattivo amore filiale che ci avvinca a questa terra, tradizione di spiritualità cristiana, la quale ci ha donato, come in un istinto, il senso della libertà e dell'amore. Per un vero cristiano oggi non è più lecito credere alle possibilità della rinuncia alla vita sociale. La tranquillità e l'ordine saranno il frutto solo della nostra forte azione politica, severa verso gli opportunismi e la disonestà d'ogni condizione e gravezza. Ai giovani la Democrazia Cristiana, che vuole essere la nuova democrazia additata dal Pastore dei popoli, apre le sue compagini già provate dalla lotta contro l'oppressore ed accese dai valori perenni della libertà e della giustizia sociale, per gettare le basi della nuova Italia che sarà come noi vogliamo, secondo una sola ambizione: quella che, dal tormento di tutta questa giovinezza agitata dal vento gagliardo della battaglia, scaturisca lo spirito chiarificatore della pace». 
  Riconosciuto partigiano nella 6a brg Giacomo dall'1 settembre 1944 alla Liberazione.