Un esempio dell'influsso del radio messaggio natalizio del 1944 di Eugenio Pacelli - Pio 12° sull'azione politica
dal WEB
http://www.storiaememoriadibologna.it/ardigo-achille-499127-persona
Achille Ardigò,
da Mario - ferroviere - e Adelaide Bertazzoni; nato l'1 marzo 1921 a San
Daniele del Friuli (UD). residente con la famiglia a Bologna, negli anni '30
prese parte all'attività dell'Azione cattolica bolognese e dal 1938
specialmente alla vita della FUCI.
[…]
[…]
Il gruppo di
giovani, provenienti prevalentemente dalla GIAC e dalla FUCI, del quale Ardigò
costituiva il centro d'iniziativa e di sintesi, insieme con Angelo Salizzoni,
promosse la formazione della DC, tramite una fitta rete di incontri
interpersonali e privati e di convegni, che coinvolsero, tra la fine del 1943 e
i primi mesi del 1944, gran parte delle strutture e delle sedi dell'Azione
cattolica bolognese. «Decisivo ai fini della direzione politica dei vari gruppi
e in primis delle persone che divennero poi dirigenti ed elementi attivi della
DC clandestina, fu un insieme di conversazioni del tutto private e già
specificamente politiche tenutesi verso la fine del 1943 in casa del rag.
Alfonso Melloni».
[…]
Ardigò diede vita […] a «La Punta», organo
della Gioventù democratica cristiana, edizione dell'Italia occupata, che fu
l'unico foglio periodico della Resistenza cattolica bolognese. Del periodico,
diffuso anche a Ferrara e in Romagna, ne uscirono quattro numeri dal dicembre
1944 al marzo 1945.
Riprendendo,
nell'articolo «Nuova Democrazia», l'allocuzione natalizia del 1944 di Pio XII,
Ardigò poneva in prospettiva le linee che avrebbero dovuto seguire i cattolici
alla conclusione del conflitto, mentre e ad un tempo marcava la distanza
culturale e politica della nuova generazione democratico cristiana dalla
generazione dei popolari. Affermava: «per incapacità costruttiva non deve
infrangersi, ancora una volta invano, l'edificio della pace tanto faticosamente
costruito su questa seconda guerra mondiale, combattuta, a distanza di neppure
trent'anni, contro la stessa rabbia imperialistica della violenza, contro lo
spirito teutonico dell'aggressione, contro il parassitismo belluino delle forze
dittatoriali e militaristiche». Per questo «una gigantesca opera» attendeva i
giovani cristiani. «E l'avvento del "Regnum Dei" che - sottolineava -
s'attua anche attraverso le vie inevitabilmente difficili ma proficue della
politica, del partito, della vita nazionale, dove il pianto che si alza dalle
macerie e dai lutti di quest'infelicissima Italia ha da esser consolato nel
fattivo amore filiale che ci avvinca a questa terra, tradizione di spiritualità
cristiana, la quale ci ha donato, come in un istinto, il senso della libertà e
dell'amore. Per un vero cristiano oggi non è più lecito credere alle
possibilità della rinuncia alla vita sociale. La tranquillità e l'ordine
saranno il frutto solo della nostra forte azione politica, severa verso gli
opportunismi e la disonestà d'ogni condizione e gravezza. Ai giovani la
Democrazia Cristiana, che vuole essere la nuova democrazia additata dal Pastore
dei popoli, apre le sue compagini già provate dalla lotta contro l'oppressore
ed accese dai valori perenni della libertà e della giustizia sociale, per
gettare le basi della nuova Italia che sarà come noi vogliamo, secondo una sola
ambizione: quella che, dal tormento di tutta questa giovinezza agitata dal vento
gagliardo della battaglia, scaturisca lo spirito chiarificatore della pace».
Riconosciuto partigiano nella 6a brg Giacomo
dall'1 settembre 1944 alla Liberazione.