Cose da sapere per iniziare a praticare la
democrazia - 2 -
1. La democrazia è pensiero e azione e riguarda
tendenzialmente ogni aspetto della vita sociale. Non è lo stesso, naturalmente,
il governo di uno stato o quello di un’associazione privata o di un piccolo
gruppo. Man mano che vengono coinvolte collettività sempre più ampie si perde
la possibilità di relazioni molto intense tra le persone e questo dipende da un
limite biologico della nostra specie. Gli antropologi ritengono che ciascuno
possa averle con circa 150 altre persone e non di più. Ma anche all’interno di
gruppi che non superino quel numero di membri non si è sempre, costantemente,
connessi con gli altri. Si può arrivare ad avere un’idea di come la
pensino, conoscere gli impegni che hanno
presi e i loro orientamenti generali,
sapere che dovrebbero fare e dove dovrebbero essere in un certo momento della
giornata o dell’anno, ma molto di loro ci sfugge. Questo può guastare i
rapporti personali anche in gruppi molto piccoli, come quelli parrocchiali.
Possiamo constatare queste dinamiche anche nei racconti evangelici della prima
collettività formatasi intorno al Maestro e in quelle che, dopo Pentecoste,
iniziarono a formarsi seguendo il suo insegnamento.
Che cos’è che può consentire di
avere ragione di questa complessità, riunendo in unità d’azione i molti, come
se fossero uno solo? In religione si pensa che sia opera soprannaturale, azione
dello Spirito, che spirando nei cuori riesce a suscitare l’amore-agàpe, appunto
questa intesa benevola tra i molti. Ma si pensa che un ruolo molto importante
abbia chi sia chiamato a condurre gli altri al modo di un pastore il gregge,
tuttavia in maniera diversa da come lo si fa nella pastorizia in cui il pastore
sfrutta il gregge per ricavarne un profitto: appunto si pensa a un buon pastore, nel
senso di sollecito per la salvezza di coloro che gli si sono affidati
fino a punto di dare la vita per loro, con spirito paterno in realtà. L’immagine
del pastore e del padre
per rendere un’idea del ruolo del
capo politico o religioso è una similitudine che serve a definire un
orientamento etico, vale a dire quello che si vorrebbe fosse il capo. Da esso
discendono delle conseguenze pratiche, nelle scelte particolari. Definisce un valore. Ecco: la democrazia come oggi la
si intende è piena di valori e, in
particolare di valori umanitari. E’
umanitario ogni valore che definisce un limite a ciò che si può fare di un
essere umano. E la democrazia è un sistema di valori-limite. In questo si differenzia molto dalle democrazia dell’antichità
greca, le prime sperimentate dall’umanità e il modello delle prime
teorizzazioni della politica, come quelle che fecero i filosofi Platone (5°/4°
secolo dell’era antica) e Aristotele (4° secolo dell’era antica) e che ancora
vengono prese come riferimento.
2. Il
pensiero religioso ha dato un contributo molto importante alla definizione dei valori-limite della politica. E il pensiero democratico
contemporaneo gli è debitore, anche se spesso ha difficoltà a riconoscerlo.
I primi quattro secoli della
nostra era furono quelli della contrapposizione frontale: una città di Dio
contrapposta alla città del diavolo, il mondo con tutta la sua malvagità ed empietà.
Seguirono tre secoli in cui in religione si fu concentrati su problemi filosofico-religiosi per la definizione dei principi fondamentali della fede, nei quali le
funzioni di pastore-padre furono svolte da un potere politico imperiale,
assoluto secondo la visione tardo romana, che aveva inglobato la nostra
religione nella propria ideologia politica. Dall’Ottavo secolo circa i nostri
vescovi insegnarono i valori della politica alle genti nuove che, provenendo
dal nord Europa, avevano preso il dominio della parte occidentale del
continente, costituendo nuovi regni. Esse erano affascinate dallo splendore
imperiale e religioso della corte imperiale di Bisanzio, la capitale dell’Impero
romano d’Oriente, sopravvissuto fino al 1453, quando fu sottomesso dai turchi
ottomani, un popolo islamizzato. Questo spiega perché popolazioni germaniche
costituirono nel Decimo secolo un aggregato politico chiamandolo Sacro Romano Impero, durato otto secoli. Il lavoro sui valori-limite fu molto approfondito in ambito religioso in
epoca medievale e trova una grande sistemazione nel pensiero del
teologo-filosofo Tommaso D’Aquino (13° secolo). Si era a quell’epoca in una
società che si era fatta estremamente pluralistica, con il venir meno di un
potere centrale che tendesse a controllare tutto. Il sistema feudale, l’ideologia politica portata dalle
popolazioni germaniche che avevano conquistato l’Europa occidentale, prevedeva monarchi
di vario livello, quei dei livelli inferiori legati da vincoli di sottomissione
e fedeltà a quelli superiori ma con ampia autonomia nel territorio che era loro
riconosciuto in dominio. Il signore feudale si occupava di ciò che gli
occorreva per mantenere il proprio benessere e il proprio potere: una milizia,
un sistema di esazione tributaria, un sistema di giustizia per colpire chi
deviava. Lasciava il resto a sé stesso, un po’ nella condizione della natura
intorno. Gli storici osservano che nel medioevo all’antropocentrismo dell’era
antica si sostituì la considerazione che era la natura a dominare gli eventi.
Questo dipese anche dalla crisi demografica, dovuta a guerre e pestilenze, che
lasciò ampi territori senza governo umano. Si creò la convinzione che la natura
aveva propri valori che si imponevano agli esseri umani, un po’
come gli eventi metereologici o sismici. Non era il potere politico a crearli.
Vivevano nella società concepita come fatto naturale e il pensiero doveva
individuarli e capirli. Gli stessi sovrani dovevano accettarli.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli