Cose da sapere per
iniziare a praticare la democrazia - 1 -
1. La democrazia è un
sistema di relazioni e di azioni. Prima di diventare regola deve essere costume
personale e comunitario, e in questo fa parte della cultura di una società e
serve anche a definire un popolo. E’ necessariamente integrata con altri
elementi culturali, tra i quali sono molto importanti quelli economici. Vi
rientra anche un certo assetto politico di giustizia sociale, che serve a fare
spazio a tutti, perché possano poi partecipare ai processi democratici.
In una società già democratica come la nostra, pur minacciata da insidie
anti-democratiche, è più facile che altrove imparare l’agire democratico. La
democrazia, ad esempio, viene insegnata nelle scuole e le occasioni di
partecipazione democratica, e in primo luogo di dibattito democratico, non
mancano. La politica è permeata di istituzioni di derivazione democratica,
nelle quali chi comanda è stato in qualche modo scelto in base ad elezioni.
Vi è anche la possibilità di fare tirocinio democratico fin da molto
giovani negli organi di partecipazione nella scuola. E’ possibile farlo anche in organismi di tipo
associativo come l’Azione Cattolica.
Tuttavia l’azione democratica non dovrebbe limitarsi a questo e dovrebbe essere ancora più precoce. Non
dovrebbe limitarsi al momento delle votazioni, per scegliere rappresentanti o
per decidere su qualche tema.
L’inizio del tirocinio democratico nei gruppi più piccoli è la rinuncia
consapevole e condivisa ad escludere o
discriminare, l’immedesimarsi nella condizione altrui e il coalizzarsi in difesa del debole e del sofferente.
Significa costruire una particolare sensibilità etica per cui si decide
collettivamente di rispettare la dignità altrui. Scrivendolo appare facile, ma
agire in quel modo lo è molto meno. Questo in particolare nelle società di
ragazzi, nelle quali gli elementi naturali si fanno maggiormente sentire
rispetto a quelli culturali.
La democrazia non esiste in natura, è un conquista culturale, così come,
ad esempio, lo stato. Per questo la si
deve imparare: nessuno nasce democratico.
2. La novità dell’esperienza democratica contemporanea sta nel
proposito di realizzare la pace
universale, quindi la tendenza ad estendere i valori democratici oltre i confini
nazionali e, più in generale, oltre ogni confine.
In passato, l’obiettivo principale delle democrazie fu essenzialmente la
pace interna. Esse furono storicamente
piuttosto bellicose verso l’esterno. Possiamo prendere come esempio di tale modello
le originarie democrazie inglese e statunitense. E’ da quest’ultima che, a
partire da fine Settecento, sorsero in un processo durato circa un secolo e
mezzo, le democrazie contemporanee, in particolare quelle dell’Europa
occidentale profondamente trasformate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Esempi di democrazie di impronta
universalistica, tese a realizzare la pace oltre i loro confini, sono quelle
attuali degli stati dell’Unione Europea (alcune di queste stanno tuttavia
manifestando moti reazionari, di ritorno al passato). La recente crisi tra Gran
Bretagna e Unione Europa, che ha portato alla decisione del Regno Unito di
uscire dall’Unione, va essenzialmente ricondotta a questa diversità di
impostazione, che è tuttora sensibile, più che a contingenti questioni di
interesse nazionale. Va ricordato che anche la Gran Bretagna ha organizzato
intorno alla propria cultura e alla propria società una unione sovranazionale
con caratteristiche simili a quelle dell’Unione Europa, il Commonwealth, che riguarda
circa due miliardi di persone. Ma esso, originato dalla disgregazione dell’impero
coloniale britannico, ha connotazioni culturali più specificamente inglesi, che
ne costituiscono il vero fattore unificante, mentre l’Unione Europea è un crogiuolo di tante culture diverse,
senza che nessuna di esse sia né predominante, né caratterizzante. Il fattore
unificante dell’Unione Europea è stato, fin dall’origine del processo di
unificazione, una cultura democratica finalizzata ad una pace in senso universalistico, vale a dire a
realizzare un ordine internazionale pacifico. Questo proposito, tenuto conto
della rilevanza religiosa della pace, riscoperta tra i cattolici in particolare
dagli scorsi anni Cinquanta, potrebbe essere integrato nella formazione alla
fede, fin da molto piccoli, specialmente tenendo conto che essa, oggi molto più
che nel passato, si fa collettivamente, in società particolari che vengono
definite comunità, per evidenziare un
certo impegno altruistico che le caratterizza come la convinzione di avere
beni, interessi e finalità importanti in comune con gli altri, che quindi si vuole coinvolgere
necessariamente nelle relative decisioni.
3. Naturalmente le comunità possono essere anche governate in modo
autoritario, vale a dire con scarsa o nulla partecipazione dei suoi membri alle
scelte che si fanno. In questo caso chi comanda non è scelto dal basso e chi è
in basso si limita a conformarsi alla volontà dall’alto. Questo finisce per
incidere sulla dignità dei membri della comunità ai quali compete solo
obbedire. La loro dignità, nonostante che la propaganda cerchi talvolta di
convincere del contrario con argomenti speciosi, è di fatto inferiore a quella
di chi comanda, senza dover far conto sul consenso dei governati e senza dover
rendere loro conto dei risultati delle proprie decisioni.
Passando ad esempi concreti, possiamo
osservare che le collettività aziendali, di gente impegnata in una certa
industria perché assoldata e sotto la direzione altrui sono in genere di questo
tipo. L’azienda, organizzata per svolgere un’impresa economica, non è in genere
strutturata democraticamente, o lo è solo parzialmente, per disciplinare
decisioni collettive nel caso che il proprietario non sia una singola persona,
ma una società.
Un altro esempio di istituzione non
organizzata democraticamente è, più vicino a noi, la parrocchia. Le regole
vigenti prevedono infatti che ogni decisione spetti al parroco, nominato dal
vescovo diocesano. Gli organi di partecipazione istituiti dopo il Concilio
Vaticano 2° (1962-1965), il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio
parrocchiale per gli affari economici, hanno solo funzioni consultive, e non di
rado sono ridotti allo stato larvale, per scarso entusiasmo di colori che
dovrebbero animarli, in particolare senza rendere in qualche modo
periodicamente conoscibili ai fedeli i propri processi decisionali, le
decisioni assunte, e le verifiche sui risultati conseguiti in rapporto alle
finalità che ci si era prefisse. Un buon inizio di un processo democratico in
una parrocchia potrebbe essere quello di rivitalizzare quegli organismi, in
particolare assicurando il periodico ricambio dei membri elettivi, che
dovrebbero essere più direttamente espressione della comunità parrocchiale.
Cambiare l’organizzazione parrocchiale richiede una decisione dall’alto, ma un tirocinio
democratico può essere programmato anche alla base, sfruttando gli spazi che
già ora l’ordinamento religioso offre, ma anche nei vari gruppi nei quali si è
formati alla fede o la si vive.
4. In un gruppo di ragazzi del catechismo si cercherà allora di
stimolare i partecipanti a prendere collettivamente le difese dei più deboli e
di quelli presi di mira da altri, contrastando coraggiosamente la
discriminazione anche a rischio di esporsi personalmente. Si cercherà inoltre
di ottenere decisioni condivise nei campi nei quali ai partecipanti è
riconosciuta una qualche discrezionalità. Dove non si riesce subito, si
cercherà di attivare una discussione, un dialogo sui temi controversi. E’ superficiale ritenere che i ragazzi non ne
siano capaci perché ancora immaturi. Ricordando episodi della propria
fanciullezza ci si può convincere del contrario.
In genere, parlando di democrazia a chi la vuole imparare, si inizia
dall’esporre delle regole, ad esempio di quello contenute nella
Costituzione italiana vigente. Bisognerebbe invece partire dalla pratica della democrazia,
esattamente come accadde quando quelle regole vennero costruite, a partire da
esigenze sorte dall’esperienza viva. E’ la pratica
democratica che più efficacemente
può convincere della possibilità e dell’utilità della democrazia, in
particolare per mantenere e diffondere la pace.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli