Che rimane dell’esperienza
politica di Aldo Moro?
Trascrivo di seguito, con alcune integrazioni, una riflessione che ho
condiviso con amici riguardo a ciò che rimane, oggi, dell’esperienza politica di
Aldo Moro, ciò che è ancora attuale in un contesto politico italiano e
internazionale tanto diverso dal suo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli
********************************************
Aldo Moro (1916-1978) (1)
fu uno dei principali esponenti del cattolicesimo democratico. Si tratta di un
movimento culturale e politico che iniziò quando la Chiesa cattolica entrò in
conflitto con il nuovo stato unitario nazionalista,che le aveva sottratto
il suo piccolo regno nel Centro d'Italia, nella seconda metà dell'Ottocento (ma ve ne erano state manifestazioni precoci nel nord Italia già a fine Settecento (2)). Il
Papato cercò allora di fare forza sulle masse cattoliche per riaverlo. Creò
un'agitazione politica potente, tanto da incorrere nei rigori delle leggi
anti-sovversione dell'epoca. Contro lo stato liberale cercò di usare l'idea di
giustizia sociale che stavano mettendo in circolazione i socialisti, che però
erano anticlericali e, in genere, antireligiosi, sospettando la religione di
essere un imbroglio in danno dei proletari. Fin dall'inizio vi fu uno stretto
rapporto dialettico (ma anche personale) tra i cattolico sociali e i
socialisti, e il socialismo fu al centro di quello che si considera il primo
documento della dottrina sociale moderna del Papato romano, l'enciclica Le
novità - Rerum novarum del 1891. Leggere per credere.
Entrambi, i cattolico sociali e i socialisti italiani,
impararono la democrazia nei primi cinquant'anni del Novecento, provenendo da
posizioni in genere antidemocratiche, sicuramente antidemocratiche quelle dei
cattolici. Con un'enciclica del 1901, la Graves de communi re - Le gravi [controversie]
sugli affari sociali, il papa Vincenzo Gioacchino Pecci, Leone XIII in
religione, quello della Rerum Novarum, addirittura condannò
l'idea di un cattolicesimo politico democratico, di una democrazia
cristiana, proposta dal prete Romolo Murri (1870-1944) ed
altri. Questa posizione fu ribaltata da Eugenio Pacelli, Pio XII in
religione, dal 1941, con una serie importantissima di pronunce, in occasione di
radiomessaggi natalizi, che dettero il via libera ai democratici cristiani,
ancora durante il regime fascista italiano imperante e la guerra mondiale. Le
risorse umane per questo lavoro erano state formate tra i laici cattolici
negli anni '30 nell'ambiente degli universitari cattolici della FUCI
- Federazione Universitaria Cattolica Italiana e poi dei Laureati
Cattolici, quindi in Azione Cattolica, con il contributo determinante
di Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Se guardate
attentamente le foto di Oscar Luigi Scalfaro da Presidente della Repubblica gli
vedrete al bavero il distintivo dell'Azione Cattolica. L'Azione Cattolica era
stata strutturata nel 1906 al modo di un partito politico di massa, per un'azione anzitutto
politica, per indurre la trasformazione della società secondo i criteri
della dottrina sociale del Papato, con capillare organizzazione e efficaci
strumenti culturali. Aveva coinvolto potentemente le donne. E' appunto negli anni ’30 del
Novecento che si situa l'inizio dell'impegno politico di Aldo Moro, come di
molti altri giovani universitari di Azione Cattolica.
Il socialismo rimase sempre l'orizzonte dialettico dei
cattolico democratici, anche nelle sue versioni comuniste. Il problema era di
portare tutti, cattolici, socialisti, comunisti, Papato, all'accettazione
di una democrazia non di tipo liberale, ma popolare, con forte impegno
nell'attuazione dei diritti sociali, a partire da quelli fondamentali. De
Gasperi (1881-1954. Presidente del Consiglio dei ministri tra il 1945 e il
1953) definì il suo come un partito di centro che guardava verso
sinistra. Moro andò molto più in là. Pensava a una terza fase (3) di alternanza
tra due grandi forze popolari, DC - Democrazia Cristiana e PCI- Partito Comunista Italiano, che concordassero sull'idea di
mantenere una democrazia popolare. Distinte, ma unite dall'essenziale,
avrebbero travolto le resistenze dei ceti dominanti che controllavano il grande
capitale e quindi l’economia di mercato di tipo capitalistico e che avevano
condizionato pesantemente i primi trent'anni dell'azione dei
cattolico-democratici giunti al potere, al governo. L'una essenziale all'altra,
per non ricadere l'una nel liberalismo, l'altra nel comunismo di tipo
sovietico, di impianto leninista, che era degenerato nello stalinismo. La
dissoluzione, inaspettata, improvvisa, finora non pienamente spiegata, del
comunismo italiano, tanto diverso da quello staliniano, comportò quella,
irreversibile, della versione cattolico-democratica costituita dalla DC.
Due forze, quella cattolico democratica e quella socialista, nate
sostanzialmente insieme, nella seconda metà dell'Ottocento, vissute
dialetticamente insieme nell'apprendere e praticare la democrazia che
all'inizio sospettavano di essere un
altro imbroglio dei capitalisti liberali a danni dei proletari (si noti che
nell'enciclica Rerum Novarum proprio di proletari si
parla), e, sembra, morte insieme, sul finire del Novecento. Morte?
Chissà... La loro crisi comportò quella della democrazia popolare italiana, che
sempre più inclinò verso una democrazia puramente liberale. E si giunge ad
oggi, al nostro presente.
Che cosa di Aldo Moro può rimanere? Il contesto politico è
profondamente mutato. Gli italiani sono molto cambiati. Nessuno si azzarda più
a parlare di socialismo. Le masse cattoliche non sono più state formate
politicamente, durante il lunghissimo regno dei sovrani religiosi
Wojtyla-Ratzinger, il primo estremamente ostile al socialismo e al
cattolicesimo sociale, il secondo diffidente della democrazia di massa.
Bergoglio - Francesco, il sovrano religioso regnante, parla di cattolicesimo
sociale, ma non trova più masse che lo sappiano intendere, almeno in Italia.
Nessuno che riconosca in quelle parole quello che i cattolici italiani, ad un certo
punto, furono. Quelle dello scorso marzo sono state le prime
elezioni, dal 1913, dall'epoca delle prime elezioni politiche a suffragio
universale maschile, quelle in occasione delle quali fu attenuato il divieto ai
cattolici di parteciparvi, che non hanno visto in campo alcuna forza politica
che si richiamasse in qualche modo alla
dottrina sociale della Chiesa, che oggi come non mai inclina verso posizioni
socialiste, per la rabbia di ogni tipo di reazionario e di liberale: il
cattolicesimo democratico italiano appare annientato.
Può rimanere, di Moro, l'idea che occorra sforzarsi
sempre di capire realisticamente la complessità sociale, e non solo
capire, ma anche di impegnarvi il cuore, anelando l'agàpe, il supremo ideale
religioso, il bel convito in cui nessuno sia escluso e ce ne sia per tutti.
Questo vale anche oggi, perché vale in ogni tempo.
Note:
(1) professore universitario di
diritto e politico proveniente dall’Azione Cattolica, membro dell'Assemblea Costituente, più volte ministro e presidente del consiglio dei ministri, assassinato dalle brigate
rosse, una banda armata che si diceva comunista, il 9-5-76, dopo essere stato
rapito il 16-3-76. Le brigate rosse intesero con questo crimine contrastare la
politica di avvicinamento tra i democristiani e i comunisti, sotto la
segreteria politica di Enrico Berlinguer, detta di solidarietà nazionale dai democristiani e di compromesso storico dai comunisti;
(2) Ne tratta Vittorio Emanuele Giuntella nel libro La religione amica della democrazia - I cattolici democratici del Triennio rivoluzionario - 1796-1799;
(2) Ne tratta Vittorio Emanuele Giuntella nel libro La religione amica della democrazia - I cattolici democratici del Triennio rivoluzionario - 1796-1799;
(3) la prima fase era quella dell’unità
politica di governo tra i partiti che avevano animato la guerra di Resistenza
contro il regime fascista, durata dal 1943 al 1948. Terminò pochi mesi dopo l’entrata
in vigore della nuova Costituzione Repubblicana. La seconda fase era quella
della democrazia bloccata in cui alle forze politiche di governo coalizzate
intorno alla Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza relativa nel
Parlamento, si contrapponeva un forte Partito Comunista Italiano che le altre
forze non riteneva legittimato al governo in quanto formazione anti-sistema,
rivoluzionaria, legata all’Unione Sovietica. Durò dal 1948 al 1991, quando il Partito Comunista Italiano abbandonò la denominazione di comunista, e l'ideologia marxista-leninista, adottando quella di Partito Democratico della Sinistra.