da: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2018/documents/papa-francesco_20180325_omelia-palme.html
CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA
DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Piazza San Pietro
XXXIII Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 25 marzo 2018
XXXIII Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 25 marzo 2018
Gesù entra in Gerusalemme. La liturgia ci ha
invitato a intervenire e partecipare alla gioia e alla festa del popolo che è
capace di gridare e lodare il suo Signore; gioia che si appanna e lascia un
sapore amaro e doloroso dopo aver finito di ascoltare il racconto della
Passione. In questa celebrazione sembrano incrociarsi storie di gioia e di
sofferenza, di errori e di successi che fanno parte del nostro vivere
quotidiano come discepoli, perché riesce a mettere a nudo sentimenti e
contraddizioni che oggi appartengono spesso anche a noi, uomini e donne di
questo tempo: capaci di amare molto… e anche di odiare – e molto –; capaci di
sacrifici valorosi e anche di saper “lavarcene le mani” al momento opportuno;
capaci di fedeltà ma anche di grandi abbandoni e tradimenti.
E si vede chiaramente in tutta la narrazione
evangelica che la gioia suscitata da Gesù è per alcuni motivo di fastidio e di
irritazione.
Gesù entra in città circondato dalla sua
gente, circondato da canti e grida chiassose. Possiamo immaginare che è la voce
del figlio perdonato, quella del lebbroso guarito, o il belare della pecora
smarrita che risuonano forti in questo ingresso, tutti insieme. E’ il canto del
pubblicano e dell’impuro; è il grido di quello che viveva ai margini della
città. E’ il grido di uomini e donne che lo hanno seguito perché hanno
sperimentato la sua compassione davanti al loro dolore e alla loro miseria… E’
il canto e la gioia spontanea di tanti emarginati che, toccati da Gesù, possono
gridare: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». Come non acclamare
Colui che aveva restituito loro la dignità e la speranza? E’ la gioia di tanti
peccatori perdonati che hanno ritrovato fiducia e speranza. E questi gridano.
Gioiscono. E’ la gioia.
Questa gioia osannante risulta scomoda e
diventa assurda e scandalosa per quelli che si considerano giusti e “fedeli”
alla legge e ai precetti rituali.
Gioia insopportabile per quanti hanno bloccato
la sensibilità davanti al dolore, alla sofferenza e alla miseria. Ma tanti di
questi pensano: “Guarda che popolo maleducato!”. Gioia intollerabile per quanti
hanno perso la memoria e si sono dimenticati di tante opportunità ricevute.
Com’è difficile comprendere la gioia e la festa della misericordia di Dio per
chi cerca di giustificare sé stesso e sistemarsi! Com’è difficile poter
condividere questa gioia per coloro che confidano solo nelle proprie forze e si
sentono superiori agli altri!
E così nasce il grido di colui a cui non
trema la voce per urlare: “Crocifiggilo!”. Non è un grido spontaneo, ma il
grido montato, costruito, che si forma con il disprezzo, con la calunnia, col
provocare testimonianze false. E’ il grido che nasce nel passaggio dal fatto al
resoconto, nasce dal resoconto. E’ la voce di chi manipola la realtà e crea una
versione a proprio vantaggio e non ha problemi a “incastrare” altri per
cavarsela. Questo è un falso resoconto. Il grido di chi non ha scrupoli a
cercare i mezzi per rafforzare sé stesso e mettere a tacere le voci dissonanti.
E’ il grido che nasce dal “truccare” la realtà e dipingerla in maniera tale che
finisce per sfigurare il volto di Gesù e lo fa diventare un “malfattore”. E’ la
voce di chi vuole difendere la propria posizione screditando specialmente chi
non può difendersi. E’ il grido fabbricato dagli “intrighi”
dell’autosufficienza, dell’orgoglio e della superbia che proclama senza
problemi: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”.
E così alla fine si fa tacere la festa del
popolo, si demolisce la speranza, si uccidono i sogni, si sopprime la gioia;
così alla fine si blinda il cuore, si raffredda la carità. E’ il grido del
“salva te stesso” che vuole addormentare la solidarietà, spegnere gli ideali,
rendere insensibile lo sguardo… Il grido che vuole cancellare la compassione,
quel “patire con”, la compassione, che è la debolezza di Dio.
Di fronte a tutte queste voci urlate, il
miglior antidoto è guardare la croce di Cristo e lasciarci interpellare dal suo
ultimo grido. Cristo è morto gridando il suo amore per ognuno di noi: per
giovani e anziani, santi e peccatori, amore per quelli del suo tempo e per
quelli del nostro tempo. Sulla sua croce siamo stati salvati affinché nessuno
spenga la gioia del vangelo; perché nessuno, nella situazione in cui si trova,
resti lontano dallo sguardo misericordioso del Padre. Guardare la croce
significa lasciarsi interpellare nelle nostre priorità, scelte e azioni.
Significa lasciar porre in discussione la nostra sensibilità verso chi sta
passando o vivendo un momento di difficoltà. Fratelli e sorelle, che cosa vede
il nostro cuore? Gesù continua a essere motivo di gioia e lode nel nostro cuore
oppure ci vergogniamo delle sue priorità verso i peccatori, gli ultimi, i
dimenticati?
E a voi, cari giovani, la gioia che Gesù
suscita in voi è per alcuni motivo di fastidio e anche di irritazione, perché
un giovane gioioso è difficile da manipolare. Un giovane gioioso è difficile da
manipolare!
Ma esiste in questo giorno la possibilità di
un terzo grido: «Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera
i tuoi discepoli”; ed Egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno,
grideranno le pietre”» (Lc 19,39-40).
Far
tacere i giovani è una tentazione che è sempre esistita. Gli stessi farisei se
la prendono con Gesù e gli chiedono di calmarli e farli stare zitti.
Ci sono
molti modi per rendere i giovani silenziosi e invisibili. Molti modi di
anestetizzarli e addormentarli perché non facciano “rumore”, perché non si
facciano domande e non si mettano in discussione. “State zitti voi!”. Ci sono
molti modi di farli stare tranquilli perché non si coinvolgano e i loro sogni
perdano quota e diventino fantasticherie rasoterra, meschine, tristi.
In questa Domenica delle Palme, celebrando la
Giornata Mondiale della Gioventù, ci fa bene ascoltare la risposta di Gesù ai
farisei di ieri e di tutti i tempi, anche quelli di oggi: «Se questi taceranno,
grideranno le pietre» (Lc 19,40).
Cari giovani, sta a voi la decisione di
gridare, sta a voi decidervi per l’Osanna della domenica così da non cadere nel
“crocifiggilo!” del venerdì… E sta a voi non restare zitti. Se gli altri
tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti,
se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete?
Per
favore, decidetevi prima che gridino le pietre.