Primo incontro in
parrocchia sulle malattie dell’anima
Ieri sera in
parrocchia si è tenuto il primo incontro di Quaresima sulle malattie dell’anima.
Si proseguirà ogni venerdì di Quaresima alle 20:30. Si è cominciato nella
chiesa parrocchiale con una meditazione del sacerdote su questo brano dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – La gioia del Vangelo:
53. Così come
il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore
della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della
inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il
fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo
sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più
tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame.
Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge
del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa
situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza
lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in
se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare.
Siamo stati invitati a
individuare in noi l’indifferenza che porta all’esclusione e a fare propositi
per migliorare.
Il male dell’indifferenza
e dell’esclusione può manifestarsi anche in ambienti religiosi, nella
diffidenza verso persone che appartengono ad altri gruppi e che seguono una diversa spiritualità.
Si è poi proseguito in incontri per piccoli
gruppi che avevano assegnato il compito di discutere sui temi proposti e di scrivere una sintesi del dibattito. Questo
lavoro verrà poi raccolto a livello diocesano e presentato al Papa.
Nel gruppo a cui ho
partecipato si è manifestata una certa difficoltà ad aver consapevolezza del carattere
sociale del peccato di esclusione e del fatto che siamo tutti partecipi e
quindi responsabili, in quanto consumatori, lavoratori, contribuenti,
beneficiari di servizi e provvidenze sociali, dell’economia che produce
inequità [neologismo dallo spagnolo che significa: diseguaglianza ingiusta].
Si è sentita l’influenza
della cattiva propaganda politica di oggi. Si è manifestato un certo disagio a
pensare a correttivi sociali di cui possano beneficiare certe categorie di
emarginati, in particolare gli africani e gli zingari poveri che vediamo nelle
strade del nostro quartiere chiedere l’elemosina o rovistare nei cassonetti
dell’immondizia per recuperare cose che abbiamo buttato e che, evidentemente, a
qualcuno possono ancora servire.
E’ emerso che l’assistenza agli anziani parzialmente o non più autosufficienti, che
tendono a finire in solitudine, è un grave peso per molte famiglie e non di
rado cade su figli loro stessi ormai nella terza età e già onerati dell’assistenza
dei loro figli.
Le leggi e le
istituzioni tendono a venire sentite come ostili, da una parte perché non danno
a sufficienza una mano e dall’altra perché non escludono e rimuovono la gente
verso la quale si prova avversione e sospetto per vari motivi.
Prendendo spunto da
un fatto di cronaca, il crollo di una
strada pubblica in un quartiere romano, ho fatto notare che la gente che si era
trovata improvvisamente senza casa era stata assistita e varie istituzioni,
primi i Vigili del fuoco, erano corse in loro soccorso. Tutti hanno avuto un
alloggio provvisorio, in attesa di poter rientrare a casa propria dopo le
verifiche statiche. Questo è ciò che vogliono le leggi vigenti. Sono norme informate
ad elevati principi morali e non sempre
la società ne appare all’altezza. Derivano
dall’affermarsi dei processi democratici, per cui si è cominciato a tenere
sempre più conto del bene comune. Il nostro problema di oggi è di mantenerle
vive e di applicarle alla nuova gente che è arrivata. C’è chi ne sta diventando
insofferente e spinge a discorsi francamente razzisti, ai quali la gente a
volte cede, anche se non sempre consapevole della loro reale, e peccaminosa,
natura. In un mondo globalizzato, in cui il nostro benessere, molto più che in
altri tempi, dipende anche da quello che succede in Paesi lontani, dai quali
arrivano le materie prime e moltissimi oggetti di uso comune, non è più una
soluzione valida rinchiudersi in piccole patrie.
Negli anni ’30 i cattolici italiani, salvo minoranze,
in fondo non videro un vero problema religioso nel razzismo contro gli ebrei.
Ai tempi nostri accade qualcosa di analogo nei confronti degli stranieri rifugiati da
nazioni sventurate, colpite da catastrofi molto maggiori del crollo dell’altro
giorno in città: “grandi masse di
popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive,
senza vie di uscita”, ha scritto il
Papa. Siamo riluttanti ad occuparcene. Il mondo intero non è sentito come una
casa comune. Noi europei, in questo scenario, siamo quelli che danno le regole
economiche che a livello globale producono esclusione, siamo dalla parte dei
padroni del mondo. Siamo noi che facciamo le parti e che decidiamo chi si salva
e chi muore. E’ difficile accettarlo per
chi si confina nel proprio particolare, perdendo di vista la società. Allora ci
immaginiamo molto più poveri e bisognosi di come realmente siamo. Ma siamo
anche portati ad accettare l’idea, proposta in società dai più ricchi, che i poveri si meritino di essere tali, e che per essere diventati
così qualcosa di sbagliato abbiano pur fatto. Così facendo diamo credito a chi si propone di togliere le
reti di protezioni sociali che potrebbero fare comodo anche a noi.
In definitiva mi è
parso che nella discussione nel gruppo ristretto di riflessione abbiamo avuto
difficoltà a fare autocritica, che è alla base di ogni processo di conversione.
Ma siamo solo all’inizio del percorso di Quaresima.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma,
Monte Sacro,Valli