mercoledì 28 febbraio 2018

Approfondire la religiosità


Approfondire la religiosità




  Il 2 febbraio 1970 la Commissione episcopale per le dottrina della fede e la catechesi, articolazione della Conferenza episcopale italiana oggi presieduta dall’arcivescovo di Oristano mons. Ignazio Sanna, diffuse il documento Il rinnovamento della catechesi, definito già nella presentazione che ne fece il card. Carlo Colombo, che presiedeva la Commissione, documento di base, in quanto destinato a orientare la redazione di nuovi catechismi in linea con i principi proclamati nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965).
 Si legge in quella presentazione:
  Anzitutto, è doveroso rifarsi alla impostazione generale, secondo la quale è stato concepito e voluto il lavoro per il rinnovamento della catechesi in Italia.
Questa impostazione prevede, sostanzialmente, due momenti collegati tra di loro: la elaborazione di un “documento base” e, in armonia con esso, la compilazione di veri e propri “catechismi”.
  Il testo, che presentiamo, chiude il primo momento ed apre il secondo. Non è e non vuole essere un catechismo; né, perciò, una completa ed organica somma delle verità, da cui trarre, quasi con criteri quantitativi, il contenuto dottrinale dei catechismi; né, infine, un “direttorio” nel senso pieno della parola, anche se ricco di orientamenti e indicazioni per una incisiva azione catechetica.
  Pur non essendo tutto questo, il documento è a tutto questo inseparabilmente legato, rappresentandone come la necessaria premessa, la base, la ispirazione. L’Episcopato italiano, cioè, ha ritenuto che il problema dei nuovi catechismi dovesse essere affrontato e risolto in una prospettiva più ampia: quella di un autentico rinnovamento di tutta la catechesi. Ecco perché, prima di compilare i nuovi catechismi in più viva aderenza al magistero del Concilio Vaticano II e alle esigenze odierne, s’è preoccupato di tracciare le grandi linee del “quadro” entro il quale collocare con i nuovi catechismi la rinnovata azione pastorale.
  Il  Documento di base  del 1970 si apriva con questa introduzione:
Il popolo di Dio nel mondo...
1. La storia del popolo di Dio è storia dell’amore divino. Le ragioni dell’esistenza di questo popolo singolare sono le misteriose ragioni per cui Dio “ha cosi amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Sono le ragioni della missione stessa di questo popolo, sempre ricca e feconda di fermenti rinnovatori e vivificanti per la umanità.
... cresce nella pazienza e nella speranza
2. Sospinto dagli avvenimenti e dalle tensioni del secolo, nel quale è inserito, il popolo di Dio cresce nella pazienza e nella speranza, maturando la coscienza di sé e della propria missione, in “adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente dell’insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e
nella docilità alla interiore illuminazione dello Spirito Santo”.
È un’esperienza di continua conversione, di purificazione e di carità, che muove la Chiesa a una fedeltà sempre più piena al suo Signore e sostiene la sua missione di pace e di salvezza per gli uomini.
Il rinnovamento della pastorale catechistica
3. Anche il proposito di rinnovare la pastorale catechistica conduce la Chiesa a questa esperienza di vita interiore, che le consente di “ritrovare in se stessa, vivente ed operante nello Spirito Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla con ferma fiducia agli uomini del nostro tempo.
  Alcuni anni dopo mio padre in estate mi mandò a Dublino a familiarizzarmi con l’inglese, che studiavo a scuola con risultati mediocri. Il viaggio di studio era organizzato dai Fratelli Maristi che gestivano l’Istituto San Leone Magno, dove avevo fatto la prima elementare. A Dublino studiavamo in una scuola di quei religiosi, il Marian College, dalle parti di Ballsbridge, e per il resto del tempo eravamo ospiti di una famiglia irlandese. Si era nel bel mezzo dei Troubles,  i  disordini  che travagliavano la parte dell’Irlanda ancora rimasta nel dominio britannico, quella settentrionale dell’Ulster. Vi era attiva l’I.R.A., sigla che significava esercito repubblicano irlandese, organizzazione che aveva le sue origini storiche nel conflitto anglo-irlandese combattuto tra il 1919 e il 1921, per l’indipendenza nazionale irlandese, ma che successivamente si era trasformata sostanzialmente in un’organizzazione armata segreta un po’ come le nostre brigate rosse, con lo scopo di compiere attentati e altri atti di violenza contro i britannici e gli unionisti, i protestanti irlandesi che si opponevano all’irredentismo irlandese e volevano che l’Irlanda del nord rimanesse unita alla Gran Bretagna. Anche in Italia si erano cominciate a manifestare organizzazioni di quel tipo che avevano come obiettivo da colpire lo stato democratico, per trasformarlo in una repubblica di tipo sovietico o per tornare ai tempi del fascismo mussoliniano. Il dibattito era molto acceso intorno alla loro attività, perché avevano iniziato a costituire una minaccia molto seria. Cercavano aderenti tra i più giovani. C’era, nelle scuole, chi dava loro credito. La vita dei giovani era più violenta di quella di adesso. Ci si picchiava dentro e fuori scuola. Quando arrivai per la prima volta a Dublino quelle faccende dell’I.R.A. mi interessarono e volli capirci di più. Farlo non era facile come adesso, per quanto ai più giovani possa essere difficile figurarselo si viveva senza essere connessi a internet, non ci si poteva informare rapidamente come adesso. Bisognava leggere i libri. Così feci. In una libreria in O’Connell street, una delle strade principali della città, a due passi dal  General Post Office, le Poste centrali, dove era stata firmata la prima Dichiarazione della Repubblica d’Irlanda, comprai il libro di cui qui sopra ho attaccato la copertina, una storia dell’IRA scritta da Tim Pat Coogan e pubblicata proprio nel 1970, l’anno del Documento di base.
   Vi lessi che la Dichiarazione della Repubblica d’Irlanda  si apriva con queste parole:
 Irlandesi, nel nome di Dio e delle generazioni passate da cui  ha ricevuto la sua antica tradizione di nazionalità, l'Irlanda,  mediante noi, convoca i suoi figli intorno alla sua bandiera e combatte per la sua libertà.
   Sulla copertina del libro c’erano il calcio di un fucile e un rosario. Me ne scandalizzai. Avevo infatti cominciato ad assimilare, in famiglia e a catechismo, i principi del Concilio Vaticano 2°.
 In Italia le guerre per l’indipendenza nazionale si erano combattute nell’Ottocento tra cattolici. In Irlanda invece si combatté tra cattolici e protestanti. L’uso di recitare il Rosario la sera era molto diffuso tra le famiglie cattoliche fino agli anni Cinquanta circa. Era un costume specificamente cattolico, per cui il rosario, inteso come la coroncina di perline che serve per pregare il Rosario, poteva servire come simbolo di parte in quella guerra, ed in  effetti era usato in Irlanda come tale senza problemi religiosi. Il Rosario è una preghiera di meditazione intorno a importanti fatti evangelici che comprende una serie di Ave Maria, Padre Nostro, Gloria al Padre  e Salve Regina  e una lunga litania di invocazioni ai santi. Anche in Italia la corona del Rosario e la stessa preghiera del Rosario sono state usate qualche volta nelle manifestazioni politiche, al mondo degli irlandesi, in genere in polemica con le correnti politiche anticlericali e antireligiose. Non lo si era mai fatto contro principi proclamati dalla dottrina sociale. Sarebbe stato considerato blasfemo. Ai tempi nostri sembra diverso. La religione ha meno presa sociale. Il rinnovamento della catechesi aperto nel 1970 ha prodotto cambiamenti importanti, ma, in genere, confinati all’interno degli ambienti religiosi. Da qui una certa disinvoltura. Non si ha più chiara consapevolezza, ad esempio, di ciò che è la preghiera del Rosario, un po’ come accaduto per il  presepe. Molti, l’ho constatato, si trovano in difficoltà se si cerca di richiamare alla loro memoria le parole delle preghiere usate nel Rosario, insomma addirittura non sanno più l’Ave Maria e via dicendo. Ma la difficoltà si estende ai principi religiosi che ci sono dietro la preghiera e mi pare che non ci si scandalizzi più di tanto di certe imprecisioni in merito, diciamo così. I vescovi se ne lamentano, così come di altro in materia di valori che non segue il loro insegnamento.
Leggo sul sito dell’agenzia di stampa SIR che ieri, nel corso di una conferenza stampa, mons. Nunzio Galantino avrebbe dichiarato:
“Esiste l’alternativa allo sciacallaggio economico e politico, anzi pseudopolitico” ed è la “bella lezione” che viene dall’esperienza dei corridoi umanitari. Lo ha detto oggi all’aeroporto di Roma-Fiumicino mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, accogliendo i 113 profughi dai campi etiopici arrivati tramite i corridoi umanitari promossi dalla Chiesa italiana grazie ad un protocollo d’intesa con lo Stato italiano. “A quelli che fanno sciacallaggio economico chiedo: come fate a sfruttare queste situazioni? Queste persone? Queste storie?”, si è chiesto. Rivolgendosi poi a chi fa “sciacallaggio politico anzi pseudopolitico” sui migranti, soprattutto in vista delle elezioni, ha lanciato una proposta: “Dopo che avete raccattato quei quattro voti in più, andate in giro per l’Italia a visitare i centri Caritas, i centri dello Sprar o della Comunità di Sant’Egidio e guardate negli occhi queste persone e bambini: ditemi se potete continuare a speculare ancora sulla storia di queste persone”.
  Come si fa a conciliare propositi violenti con i principi religiosi? Ma è cosa che si è fatta a lungo e senza tanti problemi! La storia ce lo insegna. La pace come obiettivo politico dell’azione religiosa, quindi come principio di dottrina sociale, è cosa piuttosto recente. Una pedagogia religiosa di pace è tra gli obiettivi indicati dal Documento di base. Vi si legge:
La Chiesa è missionaria
8. Tutta la Chiesa è missionaria, in forza della stessa carità con la quale Dio ha mandato il suo Figlio per la salvezza di tutti gli uomini. E unica è la sua missione, quella di farsi prossimo di tutti gli uomini e di tutti i popoli, per diventare segno universale e strumento efficace della pace di Cristo.
  Sono passati ormai quasi cinquant’anni del Documento di base. Colpisce che ancora non ci si scandalizzi dall’accostamento tra violenza sociale e religione. Sembra che ci sia ancora molto da fare in questo campo per approfondire una religiosità che qualche volta appare un po’ superficiale.
  Nel frattempo la lotta armata in Irlanda sembra cessata, anche se sono ancora molto vive le tensioni sociali che la originarono e la alimentarono tanto a lungo. E’ stato molto difficile uscirne. Cacciarsi nei Troubles  era stato, tutto sommato, molto più semplice.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli