Autoformazione
alla politica
Per decidere bene occorre capire e per capire
occorre sapere. Vi convince?
Le decisioni che, in democrazia, vengono affidate ai
cittadini richiedono che essi sappiano e quindi capiscano. Questo risultato si
ottiene con la formazione politica. Chi la fa, oggi? Il maggiore agente di
formazione politica in Italia è la Chiesa cattolica che la fa in modo capillare
e a tutti i livelli. Nel 2015 ha pubblicato quello che può essere considerato uno
dei più importanti manifesti politici dei nostri tempi, l’enciclica Laudato si’. Da che cosa si distingue un
documento politico? Dal richiamo all’azione per il governo della società. Il pensiero
sociale cattolico moderno è centrato
su questo, in particolare sulla riforma
sociale. Ma è dal 1931, dall’enciclica Il
Quarantennale - Quadragesimo Anno che alle masse cattoliche vengono
pressanti esortazioni all’azione sociale e politica. Esse si sono fatte più
frequenti dagli anni Sessanta, a partire dall’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressione del 1967. La lettera apostolica L’Ottantesimo anniversario - Octogesima
Adveniens, del 1971, è un vero e
proprio manuale di azione politica, valido ancora oggi.
I partiti politici italiani contemporanei, invece, fanno in genere
solo propaganda elettorale, non più formazione. Questo significa che a loro
basta motivare al voto, anche solo emotivamente, superficialmente, non hanno
tempo, né mezzi, per far capire i temi della politica. Hanno più o meno la
struttura di comitati che, dal vertice, cercano di orientare le
masse al voto per procurarsi il potere giuridico di governare. Il primo
obiettivo è questo. I programmi vengono quindi tenuti piuttosto sul vago,
perché non sono veramente importanti. E’ importante stare a galla e riuscire a
controllare posti di potere. I meccanismi elettorali vigenti dal 1993
consentivano questo modo di procedere rendendo inutile esercitare un influsso
culturale sulle masse: bastava un’efficace propaganda elettorale. Per quest’ultima,
dalla metà degli anni ’80, divennero sempre più importanti le televisioni,
attraverso le quali venne diffuso innanzi tutto un modello culturale di vita,
che comprendeva uno stile e un complesso
di obiettivi sociali. Esso indusse ciascuno a rinchiudersi nel privato e a farsi
gli affari propri, trasformando lentamente i cittadini in semplici consumatori
di politica. La scuola di politica cattolica agiva in modo differente e questo
spiega il permanere del suo influsso nella politica nazionale, che emerge
chiaramente se ci si soffermi sulle biografie di molti dei principali politici.
Una società in cui ognuno bada
prevalentemente al proprio interesse è fragile. In realtà larga parte del
nostro benessere dipende dalla società in cui viviamo e dal suo grado di
solidarietà. Si può essere solidali se ci si fida gli uni degli altri e per
fidarsi bisogna conoscersi. Può sembrare paradossale in una società che sembra
totalmente interconnessa, in cui molti vivono in simbiosi attraverso il loro
telefonino con le reti sociali telematiche, ma ci si conosce poco e,
conoscendosi poco, le relazioni sociali si sono fatte più labili. Si è molto
volubili, pronti a sganciarsi in pochi secondi, il tempo di un click. Così, in una società con tanta
gente in giro, di massa, ci sentiamo
spesso soli e, quando si è soli, si ha paura. Non si riesce a capire più che
cosa accade, perché per capire occorre dialogare: è attraverso il dialogo che
si impara e che quindi si arriva a sapere e a capire. Un dialogo di questo tipo
è quello che si ha a scuola, che, in un regime democratico, è tra le più
importanti sedi di formazione alla politica. I sociologi parlano, per
descrivere una società molto numerosa in cui però si è soli, di folle
solitarie. Si tratta di gruppi che
possono essere facilmente dominati politicamente inducendo forti emozioni con
le tecniche psicologiche che abitualmente vengono usate per vendere prodotti
commerciali, quello che con espressione inglese viene chiamato marketing. Due sono le emozioni
prevalentemente sfruttate: l’avidità e la paura.
Due sono i corrispondenti slogan: “Vota per noi e ti faremo ricco!” e “Solo
noi possiamo salvarti!”. La dottrina sociale, e in particolare quella che
possiamo considerare propriamente dottrina politica, contrasta entrambe quelle
emozioni e entrambi quegli slogan. Il
suo slogan è: “Ci si salva solo con la
solidarietà e la virtù”. E, in realtà, come diceva il motto di un gruppo
resistenziale lombardo, non ci sono liberatori, ma solo persone che si
liberano. Quanto alla ricchezza, essa è di pochi: chi promette di farla di
massa, mente. Questa è la lezione della storia, se la si vuol apprendere. La
prima richiesta che un cittadino dovrebbe fare a chi si propone come candidato
sotto elezioni e di spiegare realisticamente che accade e di far capire come si
propone di agire. E’ prudente, invece, tenersi alla larga da chi punta
prevalentemente a suscitare emozioni, siano l’avidità o la paura. Un cattolico
può prendere come riferimento la dottrina sociale, che indica metodi e
obiettivi, ma, anche i principali problemi del momento. Ad esempio, si prende
in mano l’enciclica Laudato si’ e la si confronta con le proposte politiche
correnti: così, nel decidere, si sarà consapevoli delle proprie scelte. E,
naturalmente, si può consapevolmente scegliere una via diversa da quella della
dottrina sociale. di questa scelta però, in quanto consapevole, si sarà anche
pienamente responsabili.
Poiché la formazione alla politica, almeno
dopo l’età scolastica e per quelli che non sono assidui alle fonti della
dottrina sociale, è carente, ciascuno
dovrà fare da sé. C’è ancora un po’ di tempo prima delle prossime elezioni, che
probabilmente avranno effetti epocali per l’Italia, poiché il nuovo Parlamento
dovrà decidere di questioni molto importanti, in particolare di alleanze
internazionali e di guerra e pace. Consiglio di riprendere tra la mani il
manuale di storia dell’ultimo anno delle medie. Chi non l’avesse più, potrebbe
comprare di Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto, Nuovi profili storici, volume 3. Quest’ultimo
si apre spiegando che tra la fine dell’800
e l’inizio del ‘900 il dominio dell’Europa sul resto del pianeta raggiunse la
sua massima estensione territoriale. Esso fu anche dominio culturale e, sotto
certi aspetti, religioso. Si tratta di un’egemonia che dura tuttora e spiega,
ad esempio, perché nella Cina continentale contemporanea i dominatori della
società, gli oligarchi politici e i padroni dell’economia, vestono, pensano e
vivono all’europea. Ma anche perché dalle nazioni più povere quelli che
vogliono salvarsi cercano di raggiungere le nazioni che sono il centro delle
culture europee, l’Unione Europea e il Nord America. Il testo prosegue
spiegando che nella medesima epoca si diffusero società di massa, caratterizzate dal
vivere a stretto contatto in grandi agglomerati urbani, con la possibilità di
più intensi rapporti. Questo modo di vivere è molto importante perché ha molto
a che fare con la politica e l’economia. Dall’inizio del Novecento il problema
del governo della società è stato fondamentalmente quello del dominio sulle
masse: è da esse infatti che scaturisce la potenza, compresa quella economica.
Oggi le maggiori potenze mondiali sono società di massa. Il dominio sulle masse
è esclusivamente autoritario. La democrazia non è, invece, dominio, ma
corresponsabilità. Realizzare compiutamente una democrazia di massa è stato il
problema della politica italiana dalla caduta del fascismo, nel 1945. Uno dei
temi principali della politica di oggi, in tutta Europa, è il volgersi del governo dalla democrazia al
dominio, processo che da punto di vista democratico, produce un degrado della
democrazia. Come ho sopra accennato il dominio sulle masse si ottiene di solito
facendo leva sull’avidità e/o sulla paura. Le masse dominate tendono a
diventare semplice plebe, vale a dire
sudditi inconsapevoli e irresponsabili, capaci al più di cicliche rivolte e secessioni,
ma non di promuovere una vera riforma sociale. Finché non si elevano alla
democrazia, torneranno sempre sotto il dominio di qualcuno, di un qualche
comitato che esprime una oligarchia, un gruppo di potere che è riuscito a
mantenersi a galla e, appunto, ad esercitare il dominio.
Nel manuale di storia che ho citato, viene
riportata una frase dal libro di José Ortega y Gasset (1883-1955), La ribellione delle masse: «La moltitudine, improvvisamente s’è
fatta visibile […] Prima, se esisteva, passava inavvertita, occupava il fondo
dello scenario sociale; adesso s’è avanzata nelle prime linee, è essa stessa il
personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti, c’è solo un coro”.
Quella del coro è un’immagine molto suggestiva, che talvolta è stata utilizzata
per descrivere una società solidale, nella quale tutti danno il proprio apporto
ad uno scopo comune. Altre volte, e questo fin dall’antichità, la massa viene
paragonata a una mostruosa belva, capace di ogni efferatezza sotto l’impulso
delle emozioni. Una belva: un animale quindi, non un essere raziocinante. La
storia ci riporta esempi concreti di questi due modi di essere massa. Che cosa vogliamo essere, noi società di massa dell’Italia di oggi?
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli