Impegno
per cambiare la società intorno a sé
[dalla lettera apostolica L’ottantesimo
anniversario - Octogesima Adveniens, diffusa nel 1971 dal papa Giovanni
Battista Montini - Paolo 6°]
Necessità d'impegnarsi nell'azione
48. Nella sfera sociale la chiesa ha sempre voluto assicurare una duplice
funzione: illuminare gli spiriti per aiutarli a scoprire la verità e a
scegliere la via da seguire in mezzo alle differenti dottrine da cui il
cristiano è sollecitato; entrare nell'azione e diffondere, con una reale
preoccupazione di servizio e di efficienza, le energie dell'evangelo. Non è
forse per essere fedele a questa volontà che la chiesa ha inviato in missione
apostolica tra i lavoratori dei preti che, condividendo integralmente la
condizione operaia, ambiscono di esservi i testimoni della sollecitudine e
della ricerca della chiesa medesima?
È a tutti i cristiani che noi
indirizziamo, di nuovo e in maniera urgente, un invito all'azione. Nella
Nostra enciclica sullo sviluppo dei popoli, Noi insistevamo perché tutti si
mettessero all'opera: «I laici devono
assumere come loro compito specifico il rinnovamento dell'ordine temporale. Se
l'ufficio della gerarchia è d'insegnare e di interpretare in modo autentico i
principi morali da seguire in questo campo, spetta a loro, attraverso la loro
libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o direttive,
penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture delle loro comunità di vita» (Enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum
progressio del 1967 - n. 81). Ciascuno
esamini se stesso per vedere quello che finora ha fatto e quello che deve fare.
Non basta ricordare i principi, affermare le intenzioni, sottolineare le
stridenti ingiustizie e proferire denunce profetiche: queste parole non avranno
peso reale se non sono accompagnate in ciascuno da una presa di coscienza più
viva della propria responsabilità e da un'azione effettiva. È troppo facile scaricare sugli altri la
responsabilità delle ingiustizie, se non si è convinti allo stesso tempo che
ciascuno vi partecipa e che è necessaria innanzi tutto la conversione
personale. Questa umiltà di fondo toglierà all'azione ogni durezza e ogni
settarismo ed eviterà altresì lo scoraggiamento di fronte a un compito che
appare smisurato. Il cristiano alimenta la propria speranza sapendo innanzi
tutto che il Signore è all'opera con noi nel mondo e che attraverso il suo
corpo che è la chiesa - e per essa in tutta l'umanità - prosegue la redenzione
compiuta sulla croce e che esplose in vittoria la mattina della risurrezione
(cf. Mt 28, 30; Fil 2, 8-11); sapendo ancora
che altri uomini sono all'opera per dar vita ad azioni convergenti di giustizia
e di pace; poiché dietro il velo dell'indifferenza c'è nel cuore di ogni uomo
una volontà di vita fraterna e una sete di giustizia e di pace che si devono
far fiorire.
49. In tal modo, nella diversità
delle situazioni, delle funzioni, delle organizzazioni, ciascuno deve precisare la propria responsabilità e individuare,
coscienziosamente, le azioni alle quali egli è chiamato a partecipare. Coinvolto
in correnti diverse dove accanto a legittime aspirazioni s'insinuano
orientamenti più ambigui, il cristiano deve operare una cernita oculata ed
evitare di impegnarsi in collaborazioni non controllate e contrarie ai principi
di un autentico umanesimo, sia pure in nome di solidarietà effettivamente
sentite. Se infatti egli desidera avere una funzione specifica, come cristiano
in conformità alla sua fede - funzione che gli stessi increduli attendono da
lui deve stare attento, nel suo impegno attivo, a elucidare [=chiarire] le
proprie motivazioni, e a oltrepassare gli obiettivi perseguiti in una visione
più comprensiva, al fine di evitare il pericolo di particolarismi egoistici e
di totalitarismi oppressori.
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Il natale come festa
civile, giorno della famiglia, del pranzone, dell’Albero di Natale e del presepio,
dura un giorno. La festa liturgica del Natale dura otto giorni, fino al Primo
gennaio. Il Tempo liturgico del Natale dura fino alla festa del Battesimo del
Signore, che in queste festività natalizie cade il 7 gennaio. Ma il Natale
illumina aspetti molto importanti del senso della vita per i credenti: permane quindi
tutto l’anno nella preghiera e nella meditazione. In particolare ci si vuole
persuadere che tutto può cambiare. Ai tempi nostri è tanto difficile accettarlo.
Ma come?! Non vediamo che il mondo si trasforma velocemente intorno a noi,
tanto che è sempre più difficile stargli dietro? E’ così, ma per quanto
riguarda la propria posizione personale nella società, spesso sembra invece di
essere piantati in un certo punto dal quale non ci si riesce a muovere. Si ha
la sensazione di essere lasciati indietro da tutto questo movimento e che non
ci sia nulla da fare. Questo anche se si soffre, si è esclusi. E molti di
quelli che cercano di interpretare la società ci confermano che non c’è nulla
da fare. La sofferenza è inevitabile, dicono, perché il mondo va come va ed è come
quando piove o cambiano le stagioni: ciascuno si difende come può ma i cambiamenti
avvengono comunque. Dunque, perché darsi pena, perché darsi da fare? Ognuno stia
dove sta e si rassegni. Il successo, la possibilità di cambiamento è di pochi, che sono
diversi e meritano di più, e proprio per questo meritare hanno
anche di più. La società non deve interferire perché sarebbe inutile e anche
ingiusto. La diseguaglianza è giusta. Ognuno, infatti, ha ciò che si merita.
La religione dovrebbe rimanere una consolazione individuale, senza riflessi
sociali. un fatto privato. Questo modo di pensare è all’opposto di quello insegnato
nella lettera apostolica L’ottantesimo
anniversario - Octogesima Advenies, del papa Giovanni Battista Montini -
Paolo 6°, della quale ho sopra trascritto i due paragrafi che esortano
pressantemente all’azione sociale, e da tutta la moderna dottrina sociale. Dietro quest’ultima vi è la teologia del
Natale. Quella che incita a preparare la via e a spianare
i sentieri e a convertirsi, quindi a darsi da fare e a cambiare, sé stessi e la
società intorno. «Ciascuno esamini se
stesso per vedere quello che finora ha fatto e quello che deve fare»: Il nuovo
ci venne come bimbo che doveva crescere, di cui si dovette avere cura. L’azione
sociale con senso religioso è più simile al mestiere dei genitori nel prendersi
cura dei figli piccoli che a quello di chi costruisce grandi opere, un ponte,
un fabbricato, una grande macchina come i moderni aeroplani, lavori in cui gli umani si fanno ingranaggi sociali. «…penetrare di
spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della loro
comunità di vita» (enciclica Lo sviluppo
dei popoli - Populorum Progressio): è lavoro nella società, diverso però da
quello che si fa per dominare gli altri, per soggiogarli e ridurli a strumento,
come accadeva con gli schiavi di una volta e come accade nella schiavitù
moderna, che non è più chiamata con quel nome, schiavitù, ma nella sostanza è
la medesima cosa, persone e lavoro umiliati.
Le scienze sociali
descrivono come va il mondo, la filosofia ne indaga il senso, la nostra fede
religiosa lo illumina nella vita delle persone indicando la via della virtù e
della speranza, per cambiare una società che genera esclusione e sofferenza,
contrastare i venti di guerra e un modello di
sviluppo ormai superato che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, per ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e
religiosa (così nel Messaggio
alla Città e al Mondo di Papa Francesco per il Natale di quest’anno). Capire,
sperare e agire: ognuno trova le sue motivazioni, se non si perde d’animo.
Quelle religiose sono molto potenti. Questo perché si confida che il fondamento
della nostra speranza non sia solo nelle nostre forze. Molti intorno
a noi mostrano di aver perso la speranza e sprecano la vita, il loro
tempo prezioso (perché indietro non torna e i nostri giorni sono contati), e li
vediamo travagliarsi in ciò che la sapienza di sempre insegna come privo di
senso. E’ così, del resto, che li vogliono quelli che sono riusciti a dominare
il mondo: inoffensivi perché sfiduciati. E’ in questo modo che, da sempre, le masse
vengono dominate da minoranze di privilegiati. Ricostruire il tessuto sociale per opporsi al degrado: è possibile?
Certo che è possibile, perché l’umano è alla nostra portata, sempre. E’ lì che,
illuminato da una fede, può farsi forza
che innalza gli umili e umilia gli ingiusti. La società è nostra costruzione
collettiva e dunque nostra responsabilità, e le sofferenze sociali dipendono da come è
fatta, non sono fatti naturali. E’ alla nostra portata perché possiamo non
limitarci a capirla, ma, nella nostra umanità, agire per cambiarla, «poiché dietro il velo
dell'indifferenza c'è nel cuore di ogni uomo una volontà di vita fraterna e una
sete di giustizia e di pace che si devono far fiorire.» (lettera apostolica L’Ottantesimo
Anniversario - Octogesima Adveniens).
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli