Valutare
la politica
1. Nel film Aprile del regista Nanni Moretti c’è una sequenza in cui un
sondaggista dà istruzioni ai suoi collaboratori. Spiega che a volte l’elettore
decide solo all'ultimo momento come votare. Se si alza e piove, si deprime e
può cambiare opinione. Questo accade in un numero limitato di casi, circa un
5%, ma accade. In un sistema politico in cui le forze maggiori si equivalgono,
questa quota marginale che decide in quel modo può fare la differenza.
E’ chiaro che una elettore che decide solo il
giorno del voto non si è preparato bene. A volte non è stato aiutato a farlo.
Questo accade quando ci si è rivolti a lui solo con azioni di propaganda.
La propaganda è una immagine alterata della
realtà, in cui si nascondono o sottovalutano i problemi e si esaltano i
successi, spesso oltre la loro vera portata. Ad esempio, se ci si vuole vantare
di una certa politica del lavoro, si dirà che ha prodotto un certo numero,
rilevante, di nuovi contratti di lavoro, sulla base del fatto che dopo una
certa legge si sono fatti quei contratti. Ma siamo certi che siano dipesi solo da quella legge? O, ad esempio, anche ad una fase espansiva dell’economia.
O anche ad incentivi straordinari
pubblici, per cui il costo del lavoro per le imprese viene ridotto per i nuovi
contratti. E poi il dato rilevante non è quello proposto, ma quanti rapporti di
lavoro in più rispetto a prima ci sono, vale a dire il
rapporto tra i contratti stipulati e quelli cessati. Se una politica prevede
più libertà di licenziare e meno poteri dei giudici per sanzionare licenziamenti
illegittimi, ci si può attendere un aumento dei licenziamenti. Questo dato, di
solito, non viene proposto nella propaganda. E, infine, ce n’è un altro molto
importante: quanti nuovi contratti sono stati semplicemente la trasformazione
di vecchi contratti, per assoggettare i rapporti di lavoro a nuove regole che
prevedano più libertà nel licenziare. Se nei nuovi contratti si può licenziare
più facilmente di prima ed essi tendono a sostituire precedenti rapporti
di lavoro, è chiaro che uno degli esiti sociali della politica
del lavoro che li prevede è quello di rendere più instabili i rapporti di
lavoro. Questo risultato contrasta con le indicazioni della dottrina sociale,
vale a dire con l’etica religiosa. Il lavoro instabile rende instabili le
famiglie. Quindi una politica del lavoro che rende instabile il lavoro è anche
una politica contro l’istituto della famiglia, e anche questo contrasta con le
indicazioni della dottrina sociale. Ma quella politica del lavoro può essere
stata necessaria in mancanza di realistiche alternative: può essere stata una
soluzione imposta da forza maggiore. Però il politico che voglia tener conto
delle dottrina sociale dovrebbe essere in grado di rendere ragione di ciò,
spiegare perché non si poteva fare diversamente. Questo però non è propaganda e
in campagna elettorale ci si dedica di solito alla propaganda, che è diventata
un po’ come la pubblicità commerciale. Quest’ultima però non può eccedere: ci
sono infatti norme che puniscono la pubblicità ingannevole. Solo gli elettori
possono invece punire la propaganda ingannevole. Ma occorrerebbe anzitutto capire. Se però non si ha tempo per
questo, è possibile che il giorno delle elezioni ci si alzi, si veda che piove,
ci si senta depressi e allora si decida all’istante sulla base della propaganda
più ottimista e allegra. Non è tanto diverso
da quando si gioca alla lotteria. Ma la politica non è una lotteria. Ne va
della vita di tutti.
2. Al tempo della mia
giovinezza c’era in televisione una trasmissione, Tribuna politica, in cui i capi dei partiti rispondevano alle
domande di tanti giornalisti di diverso orientamento.
Ne potete trovare un esempio sui Youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=xdFWkfRd2AM
.
E una trasmissione del 1960 in cui il politico
presente era Aldo Moro.
Questo è un buon modo per dare agli elettori
informazioni per orientarsi il giorno del voto. Oggi non si segue più quel
metodo. I capi politici ne sono insofferenti. Preferiscono spazi televisivi in
cui possano dedicarsi alla propaganda, raccontando ciò che si erano preparati a
dire. Se un giornalista indipendente ti interroga, invece, ti può cogliere in
fallo. Se non è indipendente, concorderà le domande con il politico, in modo
che quest’ultimo non abbia sorprese e possa prepararsi. Allora tutto si svolgerà
come in uno spettacolo teatrale e il politico avrà il ruolo dell’attore,
curando la sua parte proprio come fanno gli attori, con attenzione
alla gestualità e alle espressioni del viso, che proverà a lungo davanti allo
specchio.
A volte, ma raramente, si segue il metodo
statunitense del confronto televisivo tra candidati. Una serie di candidati,
due o più, compaiono in televisione e
rispondono a domande di un gruppo ristretto di intervistatori o di un solo
intervistatore. Di solito ad una domanda rispondono tutti i candidati, in modo
da far emergere le differenze di impostazione politica su varie questioni.
Questa tecnica è meno efficace di quella del politico intervistato da tanti
giornalisti, perché, in primo luogo, valorizza il politico che ha più resa come
attore televisivo per doti innate, è più bello, più spigliato ecc., e questo ha
poco a che fare con il suo valore come politico, poi perché consente più
propaganda e, infine, perché, favorendo le polemiche personalistiche generiche,
sottrae spazio ai contenuti più rilevanti.
I politici di oggi preferiscono di solito
spazi completamente autogestiti, come si
fa sul WEB nei loro siti elettorali o
nelle televisioni in cui c’è un politico e un giornalista o un
presentatore amici con i quali si è preventivamente concordata la trasmissione.
Questi sono i luoghi privilegiati della propaganda. In essi, ad esempio, l’intervistato
proporrà particolari della propria biografia che lo rendano vicino alle masse,
storie emotivamente toccanti di quand’era bambino o comunque giovane,
sorvolando ad esempio sul fatto che certe esperienze le fece solo in un
limitato, particolare, periodo della vita, mentre per il resto condivise la
vita di ceti privilegiati, ad esempio della media o grande borghesia, e
soprattutto sui fatti più significativi della sua formazione e della sua
affermazione in politica. Che studi ha fatto? In quale settore è competente? Ha
avuto esperienze di amministrazione pubblica? E che risultati ha avuto? Come
risponde ai suoi critici? E soprattutto: che immagine del mondo ha?, quali sono
i problemi su cui vuole incidere e come vuole farlo? E’ dalla parte dei più
ricchi, che chiedono “meno tasse”, o
dalla parte dei meno ricchi che chiedono “più
sicurezza sociale”, che richiede più tasse? E’ per una società solidale, in
cui tutti si aiutano come in un famiglia - questa è l’indicazione della
dottrina sociale - o per una società organizzata secondo la legge della
giungla, in cui l’animale grosso mangia quello piccolo - e questa è l’idea del
capitalismo liberista -?
La televisione è un’organizzazione molto
costosa e, in definitiva, è controllata o dal governo, per quella pubblica, o
dai più ricchi, per quella privata. Questo ne limita l’efficacia democratica sotto
elezioni, perché il governo è insofferente delle critiche e i più ricchi
cercheranno di utilizzarla per sostenere politiche a loro favorevoli, quindi sulla base di interessi particolari e non della considerazione del bene comune, degli interessi e delle esigenze di vita della generalità dei cittadini. Nel WEB,
poi, c’è molto meno libertà di quella
che si crede. Chi controlla i siti più quotati, controlla anche il dibattito. Non
basta pubblicare qualcosa sul WEB per influenzare la società, occorre trovare
qualcuno che legga e allora sono le tecniche di marketing, di pubblicità commerciale, che fanno la
differenza: mediante esse si trovano, appunto, i lettori. E’ un lavoro costoso
che viene svolto da professionisti della persuasione. Ma, a questo punto, chi
interagisce sul WEB crede di essere libero e di incidere sulla società,
ma in realtà è solo oggetto di un lavoro di persuasione. Lo si manipola, se si lascia manipolare.
Il lavoro dell’elettore è un po’ quello di un cercatore di verità, come quello
degli investigatori, rimuovendo pazientemente, nelle argomentazioni proposte
dai politici, tutte le incrostazioni propagandistiche che ci sono, fino ad arrivare
al nucleo fondamentale di una certa proposta politica, quindi a capire che cosa
i politici sanno veramente del mondo intorno e come vogliono incidervi. Ma,
alla fine, poi, quando si ha in mano questo risultato, come orientarsi? Uno
degli strumenti per farlo è la dottrina sociale, che ha proprio, espressamente,
questa finalità. Naturalmente le indicazioni della dottrina sociale sono
generali, e non tutte hanno la stessa rilevanza etica e la stessa
inderogabilità. E’, ad esempio, tra i principi più importanti quello che il
lavoro è sacro, come ha detto papa Francesco, - «Il lavoro è sacro, il lavoro
dà dignità a una famiglia». [Papa Francesco, discorso
all’udienza generale 19-8-15] - vale
a dire che si sarà giudicati anche su come lo si tratterà, perché l’ingiustizia
contro il lavoro è un peccato molto grave, di quelli che, come è scritto, gridano al Cielo. E quindi che il lavoro deve essere
difeso socialmente rendendolo più stabile ed equamente retribuito. Ci sono
principi eticamente inderogabili come quello della sacralità del lavoro e quello
per il quale ciò che si deve fare con gli immigrati è accogliere, proteggere, promuovere e
integrare (così papa Francesco nel Messaggio
per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018). Una volta verificato che, sfrondato
dalla propaganda, un progetto politico prevede invece respingimento, esclusione, discriminazione, la conseguenza è
piuttosto chiara, trattandosi di divergenza su questione fondamentale. Ed è lo stesso se prevede l'umiliazione o la svalutazione o la precarizzazione del lavoro.
La dottrina sociale è il frutto di un’antica
saggezza e di un pensiero colto, informato e che ha saputo trarre lezione dalla
storia, anche dagli errori commessi. Qualche volta, invece, le proposte
politiche spingono a ragionare con la pancia: ma l’organo del pensiero e della
decisione è il cervello. Dell’ingordigia, della volontà di soddisfare desideri di pancia, si finisce per essere schiavi, il
pensiero, invece, può rendere liberi, se ama la verità.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli