Politica
internazionale: noi e gli Stati Uniti
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| dal WEB. Maggio 2017: incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e papa Francesco |
Ho osservato questo nella mia vita: i capi politici italiani emergenti vanno negli Stati Uniti d’America a presentarsi. Nessuna svolta politica nazionale è infatti mai stata possibile in Italia senza l’assenso dei governi statunitensi. E nella valutazione della politica italiana da parte di questi ultimi ha sempre avuto una certa rilevanza la posizione del Papato, e questo fino all’inizio del regno di papa Francesco. Attualmente, infatti, sul piano politico il Presidente statunitense e il Papa appaiono come l’uno l’anti- dell’altro: le loro posizioni divergono radicalmente. Il primo mostra di conoscere poco le questioni italiane, il secondo conosce molto bene quelle americane e non mostra di apprezzare particolarmente il primo. Nel maggio scorso Trump è venuto a Roma ed è andato dal Papa in Vaticano. La foto qui sopra è stata scattata dopo il colloquio che ha avuto con il Papa. Appare manifesto, dal volto dei protagonisti dell’incontro, il differente loro umore.
Dunque: Governo statunitense e Papato sono stati,
ma ancora sono, poteri chiave per ottenere il via libera nella politica
nazionale in Italia. L’Italia è, da punto di vista strategico, della politica
militare degli Stati Uniti, irrinunciabile: gli statunitensi vi hanno basi
militari molto importanti in cui tengono anche armi nucleari. E lo è
diventata ancora di più oggi, dati i problemi che gli statunitensi hanno con il
Governo turco. La forza politica del Papato verso gli statunitensi risiede nel
fatto che i cattolici statunitensi sono un’importante gruppo politico, critico
per la conquista del potere presidenziale. Ora si manifestano in genere avversi
alla politica papale, vale a dire all’attuale dottrina sociale e al pensiero
sociale che vi è contenuto, ma fino al regno di Joseph Ratzinger, Benedetto 16°
in religione non è stato così.
I
viaggi di presentazione negli Stati Uniti d’America sono cominciati con quello
del presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi nel gennaio 1947.
Negli Stati Uniti d’America il presidente era Harry Truman. La posizione di De
Gasperi era molto difficile non solo per il fatto che l’Italia aveva perso la
guerra iniziata dal regime fascista e combattuta anche contro gli statunitensi.
Ma anche perché il Governo degli Stati Uniti, dopo aver combattuto la guerra
alleandosi con l’Unione Sovietica comunista dominata da Iosif Stalin, si stava
contrapponendo duramente ad essa dal punto di vista ideologico, politico, militare
ed economico. Il mondo si andava dividendo in due blocchi, quello egemonizzato
dagli Stati Uniti d’America e quello che lo era dall’Unione Sovietica:
bisognava scegliere, o di qua o di là. E, per il Governo statunitense, l’Italia
doveva piazzarsi nel blocco dominato dagli Stati Uniti. Il problema è che la
guerra e la rivoluzione contro il fascismo e la costruzione della nuova
Repubblica democratica era stata condotto in Italia da tutte le forze di
orientamento democratico, compresi i comunisti che seguivano gli orientamenti
politici del comunismo sovietico. Al tempo della visita di De Gasperi in
Italia, il Partito comunista italiano era nella maggioranza di governo e vi
aveva uomini suoi, in particolare i ministri della Giustizia, Fausto Gullo,
delle Finanze, Mauro Scoccimarro, dell’Assistenza post-bellica, Emilio Sereni.
Era vice-presidente del Consiglio il socialista Pietro Nenni e i socialisti all’epoca
erano di orientamento marxista. La collaborazione dei comunisti e socialisti
nei governi a guida De Gasperi finì pochi mesi dopo quel viaggio negli Stati
Uniti d’America, nel giugno 1947. Nel
1949 l’Italia aderì alla NATO, il trattato di alleanza politica e militare con
gli Stati Uniti d’America che la situava nel blocco egemonizzato da
questi ultimi. Dal giugno 1947 l’Italia beneficiò di imponenti aiuti economici
statunitensi nel quadro del cosiddetto Piano
Marshall, dal nome del Segretario di stati (=ministro degli esteri)
statunitense dell’epoca: si trattò di un fattore decisivo per la ripresa dell’economia
italiana dopo le distruzioni della guerra.
I comunisti tornarono a sostenere un governo
nazionale, prima non votandogli contro (astenendosi sulla fiducia) e poi
votando a favore della fiducia, tra il 1976 e il marzo 1979, ma senza avere persone
sue come ministri. Si trattò di governi
con ministri solo democristiani. I governi che ottennero la fiducia dei
comunisti furono guidati da Giulio Andreotti, politico gradito sia al Governo
statunitense che al Papato. Aldo Moro, che aveva negoziato con i comunisti il
loro appoggio al governo e poi presieduto il primo governo che si era avvalso
della loro non sfiducia, fu rapito e
ucciso dalle brigate rosse nel 1978.
Nel
corso degli anni ’80 un altro politico emergente, il socialista Bettino Craxi,
presidente del Consiglio dal 1983, fece un delicato viaggio negli Stati Uniti d’America.
Era il 1985 e presidente statunitense era il repubblicano Ronald Reagan. Lo
accompagnava il ministro degli esteri Giulio Andreotti. L’anno prima Craxi
aveva firmato, in rappresentanza della Repubblica italiana, l’Accordo di
revisione del Concordato Lateranense negoziato con la Santa Sede. La Santa Sede
fu rappresentata in quell’occasione dal Segretario di Stato Agostino Casaroli. Qui sotto potete vedere una foto dell’evento.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

