sabato 25 novembre 2017

Il più fantastico successo del capitalismo globale

Il più fantastico successo del capitalismo globale

 Capitalismo globale non è solo economia, ma è essenzialmente politica. Nessun capitalismo potrebbe sopravvivere senza un insieme di norme pubbliche che gli garantiscono spazio e sicurezza nella società. Capitalismo è un sistema economico in cui l’impresa, l’attività produzione e commercio di beni e servizi, è in prevalenza organizzata da privati, non dai pubblici poteri, o, comunque, quando lo è da questi ultimi, lo è secondo i medesimi criteri di quella dei privati. Diventa globale  quando in tutto il mondo trova le stesse norme che lo regolano. Non è però il potere economico che lo rende possibile, ma quello politico. Prevalgono in economia i settori della società che sono riusciti a prevalere in politica.
  Storicamente ci sono stati molti tipi di capitalismo. Alcuni sono stati particolarmente aggressivi e mortiferi. Essi sono stati protagonisti della colonizzazione del mondo attuata dagli europei dal Cinquecento. Nelle Americhe sono stati stragisti e addirittura genocidi. Dagli scorsi anni ’20 se ne sono diffuse versioni più compatibili con un benessere sociale di massa: sono stati resi possibili da specifiche norme giuridiche che ne contenevano certi effetti negativi. Dagli anni ’80 queste versioni sono progressivamente sostituite con altre molto più aggressive, basate sull’idea che l’avidità estrema sia un virtù sociale. La ricchezza prodotta nella società, concentrandosi in pochissime mani, sgocciolerebbe  anche verso i meno ricchi consentendo anche a loro il mantenimento di un certo benessere. Ma non è vero che sia l’economia a prevalere sugli stati, sulla politica: è una classe sociale, quella delle persone più ricche, che sta prevalendo politicamente negli stati, dai quali scaturiscono le norme pubbliche, e quindi, sempre più intensamente, anche nell'economia. La ricchezza si sta concentrando in pochissime mani, in tutto il mondo, e non sgocciola: la gran parte delle persone vive molto peggio dei privilegiati. Nelle nazioni dove si stava già molto male, c’è stato un aumento del benessere collettivo; in Europa si sta vivendo sempre peggio. Le condizioni di vita dei più, alla fine, tenderanno ad allinearsi in tutto il mondo, fino a ad arrivare, per i più, ad una condizione di insicurezza di vita a livello globale, e al formarsi di un  proletariato  a livello mondiale. Proletario  è chi non riesce ad accumulare, ma a vive alla giornata, o al più di mese in mese. Proletariato  da prole: sono quelli che accumulano al più i figli. Ma, la crescente condizione di insicurezza, non consente più loro nemmeno questo. Il capitalismo basato sull’avidità crescente sta infatti scoraggiando la natalità, in particolare tra i popoli di cultura europea.
  Come è potuto accadere tutto questo, a danno dei più,  in democrazia, in un sistema politico in cui dovrebbero dominare le masse, che sono la maggioranza della popolazione? Come è potuto accadere che le maggioranze abbiano lasciato via libera a un capitalismo che privilegia esigue minoranze di grandi ricchi? E' stata necessaria una acquiescenza di massa, per far accettare il fatto  che la ricchezza venisse concentrata nelle mani di pochi riducendo i correttivi sociali a beneficio dei più, in particolare quelli realizzati con le tasse
 E' questo il più fantastico successo del capitalismo globale contemporaneo: aver convinto le masse di chi sta peggio che a)l’avidità è una virtù sociale, b) che non vi è alternativa, c) che le tasse sono un  male  che deve essere contenuto quanto più possibile e, infine, d) che il benessere collettivo debba conseguirsi per sgocciolamento, con le briciole che cadono dai tavoli dei più ricchi,  e non mediante la  giustizia sociale, contenendo d'autorità, con il potere pubblico, l'avidità dei più forti e ridistribuendo in società, con le tasse,  parte di  quello che essi hanno conquistato per la loro forza sociale, non con scambi equi, proporzionati e rispettosi della dignità umana. Meno tasse significa meno risorse per i pubblici poteri e quindi  meno servizi per il benessere dei più e ancora maggior ricchezza per i più ricchi, che dovrebbero pagare più tasse perché, appunto, più ricchi. Allora, l’indicatore fondamentale che può servire, oggi, a capire chi sarà avvantaggiato dal prevalere di un certo orientamento politico è  lo slogan “Meno tasse!”.  Ma c’è anche quello che fa “Sconti fiscali e incentivi alle imprese!”,  che significa non far pagare nemmeno le tasse in astratto dovute e utilizzare le risorse fiscali a beneficio  i più ricchi. Togliere ai meno ricchi per dare ai più ricchi, sperando che poi la ricchezza  sgoccioli. Ma l’impresa non ha anche una funzione sociale? Non serve anche al benessere sociale? Certo che può averla, certo che può servire a questo, ma solo  quando non fa dell’avidità (che è cosa diversa dall'interesse economico) una  virtù e non si fa lecito di schiacciare le parti deboli. E’ così che la concepisce la moderna dottrina sociale, fin dal suo inizio, nel 1891.

Mario  Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli