Il più fantastico
successo del capitalismo globale
Capitalismo globale non è solo economia, ma è
essenzialmente politica. Nessun capitalismo potrebbe sopravvivere senza un
insieme di norme pubbliche che gli garantiscono spazio e sicurezza nella
società. Capitalismo è un sistema economico in cui l’impresa, l’attività
produzione e commercio di beni e servizi, è in prevalenza organizzata da
privati, non dai pubblici poteri, o, comunque, quando lo è da questi ultimi, lo
è secondo i medesimi criteri di quella dei privati. Diventa globale quando in tutto il mondo trova le stesse norme
che lo regolano. Non è però il potere economico che lo rende possibile, ma quello politico. Prevalgono in economia i settori della società che sono riusciti a prevalere in politica.
Storicamente ci sono stati molti tipi di capitalismo. Alcuni sono stati
particolarmente aggressivi e mortiferi. Essi sono stati protagonisti della
colonizzazione del mondo attuata dagli europei dal Cinquecento. Nelle Americhe
sono stati stragisti e addirittura genocidi. Dagli scorsi anni ’20 se ne sono
diffuse versioni più compatibili con un benessere sociale di massa: sono stati
resi possibili da specifiche norme giuridiche che ne contenevano certi effetti
negativi. Dagli anni ’80 queste versioni sono progressivamente sostituite con
altre molto più aggressive, basate sull’idea che l’avidità estrema sia un virtù
sociale. La ricchezza prodotta nella società, concentrandosi in pochissime
mani, sgocciolerebbe anche verso i meno ricchi consentendo anche a loro il
mantenimento di un certo benessere. Ma non è vero che sia l’economia a
prevalere sugli stati, sulla politica: è una classe sociale, quella delle persone più ricche,
che sta prevalendo politicamente negli stati, dai quali scaturiscono le norme pubbliche, e
quindi, sempre più intensamente, anche nell'economia. La ricchezza si sta
concentrando in pochissime mani, in tutto il mondo, e non sgocciola: la gran parte delle persone vive molto peggio dei
privilegiati. Nelle nazioni dove si stava già molto male, c’è stato un aumento
del benessere collettivo; in Europa si sta vivendo sempre peggio. Le condizioni
di vita dei più, alla fine, tenderanno ad allinearsi in tutto il mondo, fino a
ad arrivare, per i più, ad una condizione di insicurezza di vita a livello globale, e al
formarsi di un proletariato a livello mondiale. Proletario è chi non riesce
ad accumulare, ma a vive alla giornata, o al più di mese in mese. Proletariato
da prole: sono quelli che accumulano al più i figli. Ma, la crescente
condizione di insicurezza, non consente più loro nemmeno questo. Il capitalismo
basato sull’avidità crescente sta infatti scoraggiando la natalità, in particolare tra
i popoli di cultura europea.
Come è potuto accadere tutto questo, a danno dei più, in democrazia, in un sistema politico in cui
dovrebbero dominare le masse, che sono la maggioranza della popolazione? Come è potuto accadere che le maggioranze abbiano lasciato via libera a un capitalismo che privilegia esigue minoranze di grandi ricchi? E' stata necessaria una acquiescenza di massa, per far accettare il fatto che la ricchezza venisse concentrata nelle mani di pochi riducendo i correttivi sociali a beneficio dei più, in particolare quelli realizzati con le tasse.
E' questo il più fantastico successo del
capitalismo globale contemporaneo: aver convinto le masse di chi sta peggio che
a)l’avidità è una virtù sociale, b) che non vi è alternativa, c) che le tasse
sono un male che deve essere contenuto quanto più
possibile e, infine, d) che il benessere collettivo debba conseguirsi per sgocciolamento, con le briciole che cadono dai tavoli dei più ricchi, e non mediante la giustizia sociale, contenendo d'autorità, con il potere pubblico, l'avidità dei più forti e ridistribuendo in società, con le tasse, parte di quello che essi hanno conquistato per la loro forza sociale, non con scambi equi, proporzionati e rispettosi della dignità umana. Meno tasse significa meno risorse per i pubblici poteri e quindi meno servizi per il benessere dei più e ancora maggior ricchezza per i più ricchi, che dovrebbero pagare più tasse perché, appunto, più ricchi. Allora, l’indicatore fondamentale che può servire, oggi, a
capire chi sarà avvantaggiato dal prevalere di un certo orientamento politico è lo slogan “Meno tasse!”. Ma c’è anche quello che fa “Sconti fiscali e incentivi alle imprese!”, che significa non far pagare nemmeno le tasse
in astratto dovute e utilizzare le risorse fiscali a beneficio i più ricchi. Togliere
ai meno ricchi per dare ai più ricchi, sperando che poi la ricchezza sgoccioli. Ma l’impresa non ha anche una
funzione sociale? Non serve anche al
benessere sociale? Certo che può averla, certo che può servire a questo, ma solo quando non fa dell’avidità (che è cosa diversa dall'interesse economico) una virtù
e non si fa lecito di schiacciare le parti deboli. E’ così che la concepisce la
moderna dottrina sociale, fin dal suo inizio, nel 1891.
Mario Ardigò
- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli