Il governo
impossibile
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| La borsa Football, che consente al Presidente degli Stati Uniti d'America di autorizzare l'impiego di armi nucleari |
1. Chi riesce ad arrivare al vertice di istituzioni politiche
complesse, come un comune, una regione, uno stato, di solito sperimenta presto
una sensazione di impotenza. In campagna elettorale sembrava facile realizzare
i programmi. Si pensava che mancasse solo il potere di decidere. Ma quando lo si
ottiene, si capisce che tra il dire e il fare c’è un abisso. E’ difficile anche
solo avere notizie affidabili su ciò che succede. Si comprende che le
amministrazioni pubbliche sono fatte di tanti centri di potere autonomi, restii
a prendere ordini e a riferire, e in
genere anche reticenti: quando parlano non dicono tutto.
Di solito al vertice delle maggiori istituzioni politiche ci sono dei comitati:
lo è, ad esempio, il Consiglio dei ministri italiano, che ha la missione di
governare la Repubblica italiana. Lo è anche la Giunta capitolina, che deve
governare Roma Capitale, la nuova denominazione del Comune di Roma. Queste
organizzazioni di solito si limitano a svolgere funzioni di controllo e
indirizzo generale sui centri amministrativi di livello inferiore. Cercano di
averne notizie affidabili anche mediante rilevazioni statistiche, ma le
organizzazioni che le elaborano sono esse stesse dotate di una certa autonomia
rispetto al vertice.
Nel realizzare una grande opera pubblica, ad esempio il gigantesco ponte
che unirà la città autonoma di Hong Kong ad altre grandi città vicine sul Fiume
delle Perle, in Cina, c’è un progetto molto dettagliato dei lavori e nulla è lasciato al
caso e all’iniziativa individuale. Squadre di progettisti coordinano squadre di
tecnici capi cantiere, i quali a loro volta dirigono brigate di operai. Ci sono
continue varianti al progetto originario, di solito perché lavorando sul campo
si conosce meglio l’ambiente naturale intorno, ad esempio la consistenza delle
strutture del terreno su cui l’opera deve poggiare, e bisogna studiare
soluzioni tecniche più adeguate. Ma ogni cambiamento deve essere valutato e
approvato dal vertice. In tutto l’opera cresce secondo un progetto. Questo è
impossibile nel governo delle istituzioni politiche. Storicamente, neanche
nelle società più totalitarie, in cui si era voluto far procedere l’evoluzione
collettiva come un grande cantiere, ci si è mai riusciti, neanche impiegando
moltissima violenza politica. Non ci riescono nemmeno gli stati più potenti del
mondo.
Quando il Presidente degli Stati Uniti d’America, una delle persone più
potenti del mondo, si muove, ha sempre vicino a sé un ufficiale che porta una pesante borsa, chiamata scherzosamente Football. Contiene un dispositivo che
consente al Presidente di essere riconosciuto come comandante in capo e di
autorizzare l’impiego di armi nucleari da parte della catena di comando sottostante.
Nessun centro di potere inferiore è autorizzato a farlo autonomamente. Questa
procedura è uno dei massimi tentativi fatti per mantenere il controllo politico
di un’organizzazione pubblica complessa, come è quella del settore delle forze
armate statunitensi che ha il controllo strategico delle armi nucleari. Ma, in
genere, chi governa non può valersi di procedure simili. Quindi i centri di
potere inferiori agiscono con una certa autonomia e sulla loro attività i
centri di livello superiore hanno informazioni generiche e imprecise. Per
approfondire devono ordinare missioni mirate di ispezione. Ma non si può tenere
una organizzazione perennemente e totalmente sotto ispezione. Lo si fa solo
saltuariamente, quando la notizia di un problema serio riesce a superare la
reticenza endemica dei centri di potere inferiore, ad esempio perché se ne parla sui giornali o in
televisione.
2. Se la conoscenza di ciò che accade intorno da parte ci chi governa è prevalentemente di
tipo statistico, fondata sui grandi numeri, sui risultati complessivi, non
proprio dettagliata, è evidente che ogni decisione andrebbe prima sperimentata
in ambiti più limitati e poi estesa progressivamente, sempre cercando di sapere
se e come funziona, pronti ad apportare modifiche sulla base dell’esperienza.
Rimarranno però sempre delle situazioni che non potranno essere controllate
puntualmente dal vertice. E’ necessario allora che i centri di potere inferiore
funzionino al meglio nella loro autonomia e che, in particolare, la loro direzione
sia virtuosa, attuata a persone competenti e moralmente ben orientate. Da
questo dipende l’efficacia del governo delle istituzioni ‘pubbliche.
E’ quindi sbagliato pensare di cambiare tutto in un’istituzione politica, a livello
comunale, regionale o nazionale, cambiando un governo o il suo capo. Per cambiare tutto occorre una collaborazione molto più vasta, in
particolare di tutti i cittadini coinvolti nella vita sociale. E’ questo il
compito principale della politica, che da molto tempo però non è molto curato.
Non basta infatti comandare, occorre invece convincere e formare. Chi si limita a comandare sperimenta presto di non essere obbedito o di
essere obbedito male. Certo, si può tentare di comandare a muso duro, come si fa nei regimi totalitari. Ma bisogna
imparare dall’esperienza che questo non funziona, non è un buon modo di
comandare. E questo è tanto più vero quanto più estesa e complessa è l’organizzazione
politica di cui ci si occupa.
Ho scritto prima di centri di potere inferiore. Ora, bisogna
capire che ciascuno di noi, agendo come cittadino, utente, consumatore,
produttore, esercita un potere sulla
società intorno e quindi incide sul suo funzionamento. Non è indifferente, ad
esempio, ciò che si compra e si vende. La richiesta di un certo prodotto sul
mercato ne genera la produzione e il commercio. Se è un prodotto che viene
realizzato con lavoro schiavo o comunque sfruttato a condizioni immorali, questo crea
lavoro schiavo o sfruttato a condizioni immorali. La richiesta di droghe crea
il mercato delle droghe, la loro produzione e il loro commercio, la richiesta di prostituzione genera prostituzione. Se
ci si manifesta disposti a pagare per ottenere favori illeciti, ad esempio un
bene pubblico o un servizio o un incarico al quale non si avrebbe diritto, con ciò si genera corruzione nella pubblica amministrazione, che si ammala. Se
si lasciano i rifiuti dove capita, clandestinamente, avendo cura di non farsi
sorprendere, le politiche dell’amministrazione di corretta gestione dello
smaltimento dell’immondizia urbana non avranno successo. Di solito infatti le
cattive abitudini sociali non sono di pochi, ma di gruppi consistenti di
persone. Si sa che le minacce delle sanzioni servono a poco, se non c’è un vasto cambiamento di mentalità. Non si paga il biglietto sull’autobus, quante
possibilità si hanno di essere sorpresi e multati? Molto poche. Ecco che poi il
non pagare il biglietto è tra le cause della crisi delle aziende pubbliche di
trasporto, quando diventa un'abitudine diffusa. Alla fine però si corre il rischio di rimanere senza servizio o con un
cattivo servizio.
Come
convincere la gente? I politici di oggi disperano di farlo dialogando razionalmente, proponendo argomenti, spiegando bene ciò che accade e quello che si vorrebbe tentare per rimediare ai mali sociali, e allora cercano
di utilizzare le stesse tecniche che servono a far vendere i prodotti
commerciali. Così, però, la politica diventa un prodotto tra i tanti. Ma che si vende? Questo è il punto. Mancando un progetto, mancando la capacità e anche la
volontà di coinvolgere i cittadini, non di rado si vendono emozioni o poco più.
E’ la spettacolarizzazione della politica. Il politico di successo riesce così a
farsi votare, per poi ritrovarsi al governo in un situazione di impotenza. Alla fine, cerca di mantenere il potere per il potere: l’attività di governo
diventa un modo come tanti per procurarsi da vivere, purché si riesca a durare.
Di solito poi, di fronte agli insuccessi, si dà la colpa ai capi di prima o
alla gente: e in questo non si sbaglia. Ma si dovrebbe anche porre in questione
se stessi, essere disposti a cambiare nel senso di migliorare, ammettendo di aver sbagliato, capendo bene dove e quando si è sbagliato, per correggersi in futuro. Questo è molto
più difficile. Perché, facendolo, si teme di perdere il potere. Eppure i capi politici migliori sono stati e sono quelli che sanno farlo. Il momento giusto per questo lavoro potrebbe essere quello delle elezioni, ma
queste ultime vengono vissute qualche volta con lo spirito con cui si partecipa
a una lotteria. Allora si dice che quello
che conta è vincere. Convincere più gente possibile a mettere un segno nel
posto giusto sulla scheda elettorale. Non la si è pensata sempre così,
naturalmente. Ma lo si fa da tanto tempo che i più giovani hanno perso memoria
di un modo diverso di fare politica. Ce ne parla spesso, ad esempio, papa
Francesco.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
