venerdì 3 novembre 2017

Il governo impossibile

Il governo impossibile

 
La borsa Football, che consente al Presidente degli Stati Uniti d'America di autorizzare l'impiego di armi nucleari
1. Chi riesce ad arrivare al vertice di istituzioni politiche complesse, come un comune, una regione, uno stato, di solito sperimenta presto una sensazione di impotenza. In campagna elettorale sembrava facile realizzare i programmi. Si pensava che mancasse solo il potere di decidere. Ma quando lo si ottiene, si capisce che tra il dire e il fare c’è un abisso. E’ difficile anche solo avere notizie affidabili su ciò che succede. Si comprende che le amministrazioni pubbliche sono fatte di tanti centri di potere autonomi, restii a prendere ordini e a  riferire, e in genere anche reticenti: quando parlano non dicono tutto.
  Di solito al vertice delle maggiori istituzioni politiche ci sono dei comitati: lo è, ad esempio, il Consiglio dei ministri italiano, che ha la missione di governare la Repubblica italiana. Lo è anche la Giunta capitolina, che deve governare Roma Capitale, la nuova denominazione del Comune di Roma. Queste organizzazioni di solito si limitano a svolgere funzioni di controllo e indirizzo generale sui centri amministrativi di livello inferiore. Cercano di averne notizie affidabili anche mediante rilevazioni statistiche, ma le organizzazioni che le elaborano sono esse stesse dotate di una certa autonomia rispetto al vertice.
  Nel realizzare una grande opera pubblica, ad esempio il gigantesco ponte che unirà la città autonoma di Hong Kong ad altre grandi città vicine sul Fiume delle Perle, in Cina, c’è un progetto molto dettagliato dei lavori e nulla è lasciato al caso e all’iniziativa individuale. Squadre di progettisti coordinano squadre di tecnici capi cantiere, i quali a loro volta dirigono brigate di operai. Ci sono continue varianti al progetto originario, di solito perché lavorando sul campo si conosce meglio l’ambiente naturale intorno, ad esempio la consistenza delle strutture del terreno su cui l’opera deve poggiare, e bisogna studiare soluzioni tecniche più adeguate. Ma ogni cambiamento deve essere valutato e approvato dal vertice. In tutto l’opera cresce secondo un progetto. Questo è impossibile nel governo delle istituzioni politiche. Storicamente, neanche nelle società più totalitarie, in cui si era voluto far procedere l’evoluzione collettiva come un grande cantiere, ci si è mai riusciti, neanche impiegando moltissima violenza politica. Non ci riescono nemmeno gli stati più potenti del mondo.
  Quando il Presidente degli Stati Uniti d’America, una delle persone più potenti del mondo, si muove, ha sempre vicino a sé un ufficiale che porta una  pesante borsa, chiamata scherzosamente Football. Contiene un dispositivo che consente al Presidente di essere riconosciuto come  comandante in capo e di autorizzare l’impiego di armi nucleari da parte della catena di comando sottostante. Nessun centro di potere inferiore è autorizzato a farlo autonomamente. Questa procedura è uno dei massimi tentativi fatti per mantenere il controllo politico di un’organizzazione pubblica complessa, come è quella del settore delle forze armate statunitensi che ha il controllo strategico delle armi nucleari. Ma, in genere, chi governa non può valersi di procedure simili. Quindi i centri di potere inferiori agiscono con una certa autonomia e sulla loro attività i centri di livello superiore hanno informazioni generiche e imprecise. Per approfondire devono ordinare missioni mirate di ispezione. Ma non si può tenere una organizzazione perennemente e totalmente sotto ispezione. Lo si fa solo saltuariamente, quando la notizia di un problema serio riesce a superare la reticenza endemica dei centri di potere inferiore, ad esempio  perché se ne parla sui giornali o in televisione.
2. Se la conoscenza di ciò che accade intorno da parte ci chi governa è prevalentemente di tipo statistico, fondata sui grandi numeri, sui risultati complessivi, non proprio dettagliata, è evidente che ogni decisione andrebbe prima sperimentata in ambiti più limitati e poi estesa progressivamente, sempre cercando di sapere se e come funziona, pronti ad apportare modifiche sulla base dell’esperienza. Rimarranno però sempre delle situazioni che non potranno essere controllate puntualmente dal vertice. E’ necessario  allora che i centri di potere inferiore funzionino al meglio nella loro autonomia e che, in particolare, la loro direzione sia virtuosa, attuata a persone competenti e moralmente ben orientate. Da questo dipende l’efficacia del governo delle istituzioni ‘pubbliche.
  E’ quindi sbagliato pensare  di  cambiare tutto  in un’istituzione politica, a livello comunale, regionale o nazionale,   cambiando un governo o il suo capo. Per  cambiare tutto  occorre una collaborazione molto più vasta, in particolare di tutti i cittadini coinvolti nella vita sociale. E’ questo il compito principale della politica, che da molto tempo però non è molto curato. Non basta infatti  comandare, occorre invece  convincere e formare. Chi si limita a  comandare  sperimenta presto di non essere obbedito o di essere obbedito male. Certo, si può tentare di comandare a muso duro, come si fa nei regimi totalitari. Ma bisogna imparare dall’esperienza che questo non funziona, non è un buon modo di comandare. E questo è tanto più vero quanto più estesa e complessa è l’organizzazione politica di cui ci si occupa.
  Ho scritto prima di  centri di potere inferiore. Ora, bisogna capire che ciascuno di noi, agendo come cittadino, utente, consumatore, produttore,  esercita un potere sulla società intorno e quindi incide sul suo funzionamento. Non è indifferente, ad esempio, ciò che si compra e si vende. La richiesta di un certo prodotto sul mercato ne genera la produzione e il commercio. Se è un prodotto che viene realizzato con lavoro schiavo o comunque sfruttato a condizioni immorali, questo crea lavoro schiavo o sfruttato a condizioni immorali. La richiesta di droghe crea il mercato delle droghe, la loro produzione e il loro commercio, la richiesta di prostituzione genera prostituzione. Se ci si manifesta disposti a pagare per ottenere favori illeciti, ad esempio un bene pubblico o un servizio o un incarico al quale non si avrebbe diritto, con ciò si genera corruzione nella pubblica amministrazione, che si ammala. Se si lasciano i rifiuti dove capita, clandestinamente, avendo cura di non farsi sorprendere, le politiche dell’amministrazione di corretta gestione dello smaltimento dell’immondizia urbana non avranno successo. Di solito infatti le cattive abitudini sociali non sono di pochi, ma di gruppi consistenti di persone. Si sa che le minacce delle sanzioni servono a poco, se non c’è un vasto cambiamento di mentalità. Non si paga il biglietto sull’autobus, quante possibilità si hanno di essere sorpresi e multati? Molto poche. Ecco che poi il non pagare il biglietto è tra le cause della crisi delle aziende pubbliche di trasporto, quando diventa un'abitudine diffusa. Alla fine però si corre il rischio di rimanere senza servizio o con un cattivo servizio.
  Come convincere la gente? I politici di oggi disperano di farlo dialogando razionalmente, proponendo argomenti, spiegando bene ciò che accade e quello che si vorrebbe tentare per rimediare ai mali sociali, e allora cercano di utilizzare le stesse tecniche che servono a far vendere i prodotti commerciali. Così, però, la politica diventa un prodotto tra i tanti. Ma che si vende? Questo è il punto. Mancando un progetto, mancando la capacità e anche la volontà di coinvolgere i cittadini, non di rado si vendono emozioni o poco più. E’ la spettacolarizzazione della politica. Il politico di successo riesce così a farsi votare, per poi ritrovarsi al governo in un situazione di impotenza. Alla fine, cerca di mantenere il potere per il potere: l’attività di governo diventa un modo come tanti per procurarsi da vivere, purché si riesca a durare. Di solito poi, di fronte agli insuccessi, si dà la colpa ai capi di prima o alla gente: e in questo non si sbaglia. Ma si dovrebbe anche porre in questione se stessi, essere disposti a cambiare nel senso di migliorare, ammettendo di aver sbagliato, capendo bene dove e quando si è sbagliato, per correggersi in futuro. Questo è molto più difficile. Perché, facendolo, si teme di perdere il potere. Eppure i capi politici migliori sono stati e sono quelli che sanno farlo. Il momento giusto  per questo lavoro potrebbe essere quello delle elezioni, ma queste ultime vengono vissute qualche volta con lo spirito con cui si partecipa a una lotteria. Allora si dice che quello che conta è vincere. Convincere più gente possibile a mettere un segno nel posto giusto sulla scheda elettorale. Non la si è pensata sempre così, naturalmente. Ma lo si fa da tanto tempo che i più giovani hanno perso memoria di un modo diverso di fare politica. Ce ne parla spesso, ad esempio, papa Francesco.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli