Quesiti
1)“Volete
voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel
quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie
per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni
particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti
di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a
ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base
all’articolo richiamato?”
2)“Volete
voi che le tasse riscosse nella Regione Lombardia vengano utilizzate solo per
servizi a favore della Regione Lombardia?”
L’altro
giorno in due Regioni italiane vicine, confinanti, la Lombardia e il Veneto, si sono tenuti
referendum consultivi sull’autonomia regionale. Secondo quanto ho letto sul
giornale, la prima ha speso circa cinquanta milioni di euro per organizzare il
voto con dei dispositivi informatici, la seconda ne ha spesi quattordici
scegliendo la via di sempre, quella dei documenti di carta. In Lombardia i
risultati hanno tardato ad arrivare. Si sono avuti problemi ai seggi. Una parte
dei dispositivi non ha funzionato. Sono arrivati prima i Veneti. Apparentemente
il risultato di questa manifestazione di autonomia è stato che una Regione,
utilizzando risorse locali, ha speso tre volte e mezzo di più dell’altra,
ottenendo un risultato peggiore. E tuttavia, quella che ha speso di più vuole
insistere su quella strada. Chi può impedirlo?
Penso
che chi ha votato abbia letto il quesito sulla scheda. Sopra ho riportato due
testi, relativi al referendum lombardo, uno solo dei quali è quello vero. Qual è?
Nella
propaganda elettorale si spiegava che si voleva ridurre o addirittura abolire
il residuo fiscale, vale a dire quella quota
di tasse che viene riscossa in una Regione ma che non viene impiegata per servizi
in quella stessa Regione. Quant’è questo residuo? Non c’è accordo. Viene calcolato
con diversi criteri e il risultato varia di molto. Comunque possiamo credere
che, siccome nelle Regioni settentrionali ci sono più imprese di produzione
industriale e di servizi e quindi si produce più reddito, da quelle parti si
riscuotano più tasse. Poiché ci sono Regioni messe peggio e si cerca di creare
in tutta la nazione condizioni di benessere equiparabili, è anche credibile
che una parte delle tasse riscosse in quelle Regioni venga trasferite ad altre Regioni, così anche che, siccome ci sono servizi centralizzati, c’è quindi una
organizzazione pubblica statale, ad esempio la Polizia, una parte di quelle tasse vada
per questi servizi. Trattenendo più tasse nelle Regioni in cui vengono riscosse
ci sarebbero più risorse per quelle Regioni. Questa propaganda corrisponde al
quesito che ho indicato sopra con il n.2, che però non è quello che era scritto
nella scheda di voto.
Il
quesito vero, in Lombardia, era quello che ho indicato al n.1). Con quello si
voleva sollecitare la Regione a chiedere allo Stato di ampliare l’autonomia
regionale, come previsto in Costituzione che possa avvenire. Quindi più cose da
fare in Regione organizzata dalla stessa Regione, e quindi anche più risorse alla Regione per provvedervi. Si vorrebbe, in sostanza, che alcuni
servizi che oggi sono organizzati dallo Stato passassero alla Regione.
Cambia chi organizza, il centro di potere, che bassa da centrale a locale, ma i
servizi rimarrebbero più o meno gli stessi. Ci sarebbero più risorse, ma per
spenderle per servizi che oggi non sono di competenza regionale, per i quali la Regione attualmente non spende. Più risorse,
ma anche più oneri. Nel quesito non c’è scritto che non si debba contribuire
alle esigenze dello Stato o che non si debba più contribuire più al sostegno delle
Regioni meno sviluppate: sarebbe contrario ad altre norme della Costituzione.
In base
al quesito n.1), riuscite a capire quali sarebbero i nuovi servizi da affidare
alle Regioni? E’ piuttosto complicato: l’art.116, terzo comma, della
Costituzione rimanda infatti ad altri articoli della Costituzione. Non so quanti degli
elettori abbiano ritenuto utile approfondire. Nella propaganda se ne sono fatti
solo rapidi cenni. La propaganda si è svolta come se il quesito su cui votare fosse
quello che ho indicato con il n.2.
Apparentemente, in conclusione, il risultato è stato un’autonomia
regionale che si è manifestata spendendo in una Regione molto più che nell’altra
per lo stesso servizio (ottenendo un servizio peggiore in quella che ha speso di più), con un quesito
in cui non era ben chiaro che cosa si volesse ottenere e, infine, con una
propaganda elettorale che non corrispondeva al contenuto del quesito.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli