martedì 24 ottobre 2017

Quesiti

Quesiti

1)“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

2)“Volete voi che le tasse riscosse nella Regione Lombardia vengano utilizzate solo per servizi a favore della Regione Lombardia?”

   L’altro giorno in due Regioni italiane vicine, confinanti, la Lombardia e il Veneto, si sono tenuti referendum consultivi sull’autonomia regionale. Secondo quanto ho letto sul giornale, la prima ha speso circa cinquanta milioni di euro per organizzare il voto con dei dispositivi informatici, la seconda ne ha spesi quattordici scegliendo la via di sempre, quella dei documenti di carta. In Lombardia i risultati hanno tardato ad arrivare. Si sono avuti problemi ai seggi. Una parte dei dispositivi non ha funzionato. Sono arrivati prima i Veneti. Apparentemente il risultato di questa manifestazione di autonomia è stato che una Regione, utilizzando risorse locali, ha speso tre volte e mezzo di più dell’altra, ottenendo un risultato peggiore. E tuttavia, quella che ha speso di più vuole insistere su quella strada. Chi può impedirlo?
  Penso che chi ha votato abbia letto il quesito sulla scheda. Sopra ho riportato due testi, relativi al referendum lombardo, uno solo dei quali è quello vero. Qual è?
 Nella propaganda elettorale si spiegava che si voleva ridurre o addirittura abolire il  residuo fiscale, vale a dire quella quota di tasse che viene riscossa in una Regione ma che non viene impiegata per servizi in quella stessa Regione. Quant’è questo  residuo? Non c’è accordo. Viene calcolato con diversi criteri e il risultato varia di molto. Comunque possiamo credere che, siccome nelle Regioni settentrionali ci sono più imprese di produzione industriale e di servizi e quindi si produce più reddito, da quelle parti si riscuotano più tasse. Poiché ci sono Regioni messe peggio e si cerca di creare in tutta la nazione condizioni di benessere equiparabili, è  anche credibile che una parte delle tasse riscosse in quelle Regioni venga trasferite ad altre Regioni, così anche che, siccome ci sono servizi centralizzati, c’è quindi una organizzazione pubblica statale, ad esempio la Polizia, una parte di quelle tasse vada per questi servizi. Trattenendo più tasse nelle Regioni in cui vengono riscosse ci sarebbero più risorse per quelle Regioni. Questa propaganda corrisponde al quesito che ho indicato sopra con il n.2, che però non è quello che era scritto nella scheda di voto.
 Il quesito vero, in Lombardia, era quello che ho indicato al n.1). Con quello si voleva sollecitare la Regione a chiedere allo Stato di ampliare l’autonomia regionale, come previsto in Costituzione che possa avvenire. Quindi più cose da fare in Regione organizzata dalla stessa Regione, e quindi anche più risorse alla Regione per provvedervi.  Si vorrebbe, in sostanza, che  alcuni servizi che oggi sono organizzati dallo Stato passassero alla Regione. Cambia chi organizza, il centro di potere, che bassa da centrale a locale, ma i servizi rimarrebbero più o meno gli stessi. Ci sarebbero più risorse, ma per spenderle per servizi che oggi non sono di competenza regionale, per i quali la Regione attualmente non spende. Più risorse, ma anche più oneri. Nel quesito non c’è scritto che non si debba contribuire alle esigenze dello Stato o che non si debba più contribuire più al sostegno delle Regioni meno sviluppate: sarebbe contrario ad altre norme della Costituzione.
 In base al quesito n.1), riuscite a capire quali sarebbero i nuovi servizi da affidare alle Regioni? E’ piuttosto complicato: l’art.116, terzo comma, della Costituzione rimanda infatti ad altri articoli della Costituzione. Non so quanti degli elettori abbiano ritenuto utile approfondire. Nella propaganda se ne sono fatti solo rapidi cenni. La propaganda si è svolta come se il quesito su cui votare fosse quello che ho indicato con il n.2.
 Apparentemente, in conclusione, il risultato è stato un’autonomia regionale che si è manifestata spendendo in una Regione molto più che nell’altra per lo stesso servizio (ottenendo un servizio peggiore in quella che ha speso di più), con un  quesito in cui non era ben chiaro che cosa si volesse ottenere e, infine, con una propaganda elettorale che non corrispondeva al contenuto del quesito.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli