Piccolo è un rischio
Oggi in genere non si sa più bene che cosa sia stato il comunismo. Se
però si chiede in giro, ci si sente rispondere che è morto tanto tempo fa. Questo
perché ci siamo abituati a pensare in piccolo, guardando solo nelle immediate
vicinanze. Uno dei sistemi politici più potenti del mondo, con un economia che,
secondo previsioni affidabili, supererà nel giro di qualche anno quella degli
Stati Uniti d’America, è quello della Repubblica popolare di Cina, che è uno
stato comunista egemone su quasi l’intera Cina. Certo, i politici cinesi adesso
vestono all’Occidentale, non più con la casacca grigia inventata ai tempi del
despota Mao Tse-Tung (1893-1976), formatosi nel socialismo rivoluzionario di
scuola sovietica degli anni ’20 e diventato il capo comunista rimasto al potere
più a lungo nel mondo dopo il cubano Fidel Castro. Ma hanno un solo partito,
quello comunista, che sta celebrando in questi giorni un suo storico Congresso.
Dietro il palco della presidenza, gigantesche bandiere rosse e il simbolo della
falce e martello incrociati, quello del comunismo di tipo leninista. La
Repubblica popolare di Cina governa un miliardo e mezzo circa di persone e
produce gran parte delle cose di nostro uso quotidiano, in Occidente. Pensa che
il suo successo sia legato al mantenimento dell’unità nazionale, tanto che
vorrebbe inglobare anche la minuscola repubblica cinese stanziata nell’isola di
Formosa, dove nel 1949 si rifugiarono gli avversari dei comunisti. Gli
osservatori da tempo segnalano che la Cina comunista sta estendendo la sua
influenza nel mondo, in particolare in Africa. Ma le relazioni con gli
Occidentali si vanno facendo sempre più intense, fin da quando furono
trasferite in Cina importanti produzioni industriali per sfruttare il più basso
costo del lavoro. Comportano anche scambi culturali, come sempre accade in
situazioni del genere. Si insegna e si impara. Molti occidentali stanno
imparando il cinese, ma anche a pensare cinese. Parlando al Congresso del suo
partito, il presidente della Repubblica popolare di Cina Xi Jinping ha
tracciato un programma di sviluppo fino al 2049, centesimo anniversario della proclamazione
dello stato comunista cinese. Di solito questi progetti a lunga scadenza non si
sono mai rivelati affidabili. Per dire: all’inizio del Terzo millennio ci
furono politologi statunitensi che pronosticarono un secolo americano, nel senso di dominato dagli Stati Uniti d’America,
ma le cose rapidamente sembrano essersi volte in altra direzione. Il presidente
statunitense Donald Trump, ad esempio ha chiesto al presidente Jinping di
dargli una mano per risolvere i problemi creati dalla piccola Corea del Nord,
anch’essa uno stato comunista. E’ un segno di debolezza. Continuando così la direzione
della storia, quello in corso potrebbe essere visto dagli storici come il secolo cinese. Jinping potrebbe averci
preso con le sue previsioni.
Questa essendo la situazione nel mondo, in Europa sembra che diversi
politici non vedano altra via d’uscita che dividerci in tante piccole patrie
egoiste. E questo nonostante la storia insegni che dividendosi si diventa non
solo meno potenti, ma più poveri. E’ come quando in famiglia i coniugi si
separano: divisi fanno spesso fatica ad arrivare alla fine del mese. Già solo
mantenere due case costa di più.
Di solito i politici secessionisti, che potremmo anche chiamare sovranisti, perché vorrebbero restituire
tutto il potere alle loro piccole patrie, invidiano la Svizzera, vista come un
piccolo stato egoista che tiene tutto per sé. Ma non riescono a vederla come
essa realmente è. E’ una federazione di tanti popoli di culture, religioni,
lingue, etnie diverse tenuta saldamente insieme da una elevata civiltà
istituzionale, che è stata presa a
modello dagli studiosi di diritto costituzionale del mondo. In Svizzera
convivono pacificamente popoli che storicamente si sono combattuti in Europa
per quasi due millenni, tedeschi,
francesi, italiani, cattolici, protestanti. E’ l’immagine di ciò che la nostra
nuova Europa potrebbe diventare.
Su piccola scala i problemi diventano insolubili. In questi giorni si
sta discutendo, anche in Parlamento in una apposita commissione, di certi
problemi che hanno creato certe banche locali che sono poi fallite. Si vuole
capire se la Banca d’Italia, una organizzazione centralizzata dello stato,
abbia vigilato efficacemente per impedire che divenissero instabili. Il
problema si è creato a livello locale, ma se ne invoca la correzione a livello
centrale. E non si sbaglia.
Le Regioni che vorrebbero fare da sé,
per tenere per sé tutte le loro tasse, sono quelle alle quali le cose, oggi,
vanno meglio. Ma basta poco, un tremito della terra, perché tutto cambi. Allora
si invoca la solidarietà ed è giusto. La vita è più sicura se ci si aiuta.
Altrimenti oggi si assiste alla rovina del nostro vicino, ma domani potrebbe
toccare a noi stessi.
In Italia le regioni settentrionali pensano di
essere più virtuose delle altre. Eppure il grande scandalo della corruzione
pubblica venuto alla luce all’inizio degli anni ’90 scoppiò a Milano. E anche
in seguito la storia ci segnala, fino praticamente ad oggi, una serie di
scandali simili, anche se non di quella dimensione. Vengono contrastati dalla
magistratura, organizzata a livello centrale come servizio dello stato.
Ci sono
certi animali che, vivendo sotto terra, hanno perso la vista. Accade qualcosa
di simile a quelli che guardano sempre solo vicino a loro stessi. E’ come se
vivessero in un buchetto nel sottosuolo. Così, alla fine, perdono la vista
anche per ciò che è vicino. Ad esempio, se rivoltassero gli oggetti di uso
comune, vi vedrebbero, scritto in piccolo, “made in China”. Ora la Cina arriva tra
noi con un affarino di plastica, ma un domani potrebbe venire su scala molto
maggiore, facendo dei programmi anche su di noi, pretendendo magari di
insegnarci l’arte del governo. Da un certo punto di vista ha preso molto da
noi: produce in modo capitalista ma governa in modo comunista. E’ un sistema
politico molto accentrato in cui non c’è la democrazia: il governo scende dall’alto, forzando la società secondo l’insegnamento leninista. La
giustizia sociale non sembra essere ancora un suo problema, come nemmeno tra
noi lo è più, a quanto pare. Realisticamente punta a un moderato benessere a lunga
scadenza, pur ammettendo che esistano super-ricchi, e quindi enormi
diseguaglianze sociali, come ci sono anche tra noi. Appare sensibile ai
problemi dell’ambiente, come invece, ad esempio, non è lo statunitense Trump.
Oggi guardiamo la Cina, come cosa dell’altro mondo, ma ogni giorno lo è
sempre di meno. E tra noi la democrazia, come sistema di limiti e valori, fa
sempre meno presa a favore delle proposte dei fautori delle piccole patrie
sovraniste ed egoiste. In un mondo in cui sembra razionale seguire la via della
natura secondo la quale il grosso mangia il piccolo, è facile, ma tremendo,
prevedere come andrà a finire.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
