lunedì 23 ottobre 2017

Piccolo è un rischio

Piccolo è un rischio

Immagine dal 19° Congresso del Partito comunista cinese


  Oggi in genere non si sa più bene che cosa sia stato il comunismo. Se però si chiede in giro, ci si sente rispondere che è morto tanto tempo fa. Questo perché ci siamo abituati a pensare in piccolo, guardando solo nelle immediate vicinanze. Uno dei sistemi politici più potenti del mondo, con un economia che, secondo previsioni affidabili, supererà nel giro di qualche anno quella degli Stati Uniti d’America, è quello della Repubblica popolare di Cina, che è uno stato comunista egemone su quasi l’intera Cina. Certo, i politici cinesi adesso vestono all’Occidentale, non più con la casacca grigia inventata ai tempi del despota Mao Tse-Tung (1893-1976), formatosi nel socialismo rivoluzionario di scuola sovietica degli anni ’20 e diventato il capo comunista rimasto al potere più a lungo nel mondo dopo il cubano Fidel Castro. Ma hanno un solo partito, quello comunista, che sta celebrando in questi giorni un suo storico Congresso. Dietro il palco della presidenza, gigantesche bandiere rosse e il simbolo della falce e martello incrociati, quello del comunismo di tipo leninista. La Repubblica popolare di Cina governa un miliardo e mezzo circa di persone e produce gran parte delle cose di nostro uso quotidiano, in Occidente. Pensa che il suo successo sia legato al mantenimento dell’unità nazionale, tanto che vorrebbe inglobare anche la minuscola repubblica cinese stanziata nell’isola di Formosa, dove nel 1949 si rifugiarono gli avversari dei comunisti. Gli osservatori da tempo segnalano che la Cina comunista sta estendendo la sua influenza nel mondo, in particolare in Africa. Ma le relazioni con gli Occidentali si vanno facendo sempre più intense, fin da quando furono trasferite in Cina importanti produzioni industriali per sfruttare il più basso costo del lavoro. Comportano anche scambi culturali, come sempre accade in situazioni del genere. Si insegna e si impara. Molti occidentali stanno imparando il cinese, ma anche a pensare cinese. Parlando al Congresso del suo partito, il presidente della Repubblica popolare di Cina Xi Jinping ha tracciato un programma di sviluppo fino al 2049, centesimo anniversario della proclamazione dello stato comunista cinese. Di solito questi progetti a lunga scadenza non si sono mai rivelati affidabili. Per dire: all’inizio del Terzo millennio ci furono politologi statunitensi che pronosticarono un secolo americano, nel senso di dominato dagli Stati Uniti d’America, ma le cose rapidamente sembrano essersi volte in altra direzione. Il presidente statunitense Donald Trump, ad esempio ha chiesto al presidente Jinping di dargli una mano per risolvere i problemi creati dalla piccola Corea del Nord, anch’essa uno stato comunista. E’ un segno di debolezza. Continuando così la direzione della storia, quello in corso potrebbe essere visto dagli storici come il  secolo cinese. Jinping potrebbe averci preso con le sue previsioni.
  Questa essendo la situazione nel mondo, in Europa sembra che diversi politici non vedano altra via d’uscita che dividerci in tante piccole patrie egoiste. E questo nonostante la storia insegni che dividendosi si diventa non solo meno potenti, ma più poveri. E’ come quando in famiglia i coniugi si separano: divisi fanno spesso fatica ad arrivare alla fine del mese. Già solo mantenere due case costa di più.
  Di solito i politici secessionisti, che potremmo anche chiamare sovranisti, perché vorrebbero restituire tutto il potere alle loro piccole patrie, invidiano la Svizzera, vista come un piccolo stato egoista che tiene tutto per sé. Ma non riescono a vederla come essa realmente è. E’ una federazione di tanti popoli di culture, religioni, lingue, etnie diverse tenuta saldamente insieme da una elevata civiltà istituzionale, che è stata presa a  modello dagli studiosi di diritto costituzionale del mondo. In Svizzera convivono pacificamente popoli che storicamente si sono combattuti in Europa per quasi due  millenni, tedeschi, francesi, italiani, cattolici, protestanti. E’ l’immagine di ciò che la nostra nuova Europa potrebbe diventare.
  Su piccola scala i problemi diventano insolubili. In questi giorni si sta discutendo, anche in Parlamento in una apposita commissione, di certi problemi che hanno creato certe banche locali che sono poi fallite. Si vuole capire se la Banca d’Italia, una organizzazione centralizzata dello stato, abbia vigilato efficacemente per impedire che divenissero instabili. Il problema si è creato a livello locale, ma se ne invoca la correzione a livello centrale. E non si sbaglia.
  Le Regioni che vorrebbero fare da sé, per tenere per sé tutte le loro  tasse, sono quelle alle quali le cose, oggi, vanno meglio. Ma basta poco, un tremito della terra, perché tutto cambi. Allora si invoca la solidarietà ed è giusto. La vita è più sicura se ci si aiuta. Altrimenti oggi si assiste alla rovina del nostro vicino, ma domani potrebbe toccare a noi stessi.
 In Italia le regioni settentrionali pensano di essere più virtuose delle altre. Eppure il grande scandalo della corruzione pubblica venuto alla luce all’inizio degli anni ’90 scoppiò a Milano. E anche in seguito la storia ci segnala, fino praticamente ad oggi, una serie di scandali simili, anche se non di quella dimensione. Vengono contrastati dalla magistratura, organizzata a livello centrale come servizio dello stato.
  Ci sono certi animali che, vivendo sotto terra, hanno perso la vista. Accade qualcosa di simile a quelli che guardano sempre solo vicino a loro stessi. E’ come se vivessero in un buchetto nel sottosuolo. Così, alla fine, perdono la vista anche per ciò che è vicino. Ad esempio, se rivoltassero gli oggetti di uso comune, vi vedrebbero, scritto in piccolo,  “made in China”. Ora la Cina arriva tra noi con un affarino di plastica, ma un domani potrebbe venire su scala molto maggiore, facendo dei programmi anche su di noi, pretendendo magari di insegnarci l’arte del governo. Da un certo punto di vista ha preso molto da noi: produce in modo capitalista ma governa in modo comunista. E’ un sistema politico molto accentrato in cui non c’è la democrazia: il governo  scende  dall’alto, forzando la società  secondo l’insegnamento leninista. La giustizia sociale non sembra essere ancora un suo problema, come nemmeno tra noi lo è più, a quanto pare. Realisticamente punta a un moderato benessere  a lunga scadenza, pur ammettendo che esistano super-ricchi, e quindi enormi diseguaglianze sociali, come ci sono anche tra noi. Appare sensibile ai problemi dell’ambiente, come invece, ad esempio, non è lo statunitense Trump. Oggi guardiamo la Cina, come  cosa dell’altro mondo, ma ogni giorno lo è sempre di meno. E tra noi la democrazia, come sistema di limiti e valori, fa sempre meno presa a favore delle proposte dei fautori delle piccole patrie sovraniste ed egoiste. In un mondo in cui sembra razionale seguire la via della natura secondo la quale il grosso mangia il piccolo, è facile, ma tremendo, prevedere come andrà a finire.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli