Pensare per decidere
Alcuni politici trattano quelli che sono ammessi al voto, gli elettori,
come dei consumatori. Propinano loro, vale a dire che somministrano senza tanto
preoccuparsi che capiscano, delle parole d’ordine, degli slogan, che assomigliano molto alla pubblicità commerciale. Confezionano l’immagine di un prodotto politico per
convincere le persone a votare in un certo modo. Se li si segue, si deciderà
alle elezioni con lo stesso spirito con cui, ad esempio, si compra il nuovo
cellulare. Ma le conseguenze, nel caso di scelte sbagliate, potrebbero essere
molto più serie. Una classe politica, una volta insediata al potere, non si rottama tanto facilmente. Se è gente
scaltra, tenderà a consolidare il proprio dominio. Se è molta o riesce a
formare coalizioni molto vaste, potrebbe avere nelle sue mani i principi
fondamentali, quelli scritti nella Costituzione, e liberarsi anche dei limiti
che essi comportano. Questa via è stata già percorsa in Italia, non sarebbe una
novità.
Accadde tra il 1922 e il 1945, quando prese il
potere, si consolidò e dominò gli italiani in modo molto pervasivo il fascismo
mussoliniano. Tra qualche giorno, il 28 ottobre, ricorre l’anniversario di
quando i capi del fascismo di allora chiamarono a raccolta la gente per una grande manifestazione
di popolo a Roma, nell’anno 1922. Chiesero di venire armati e in divisa. Fu quella che venne chiamata marcia su Roma. Era un
partito-esercito quello che giunse da tutta Italia nella capitale del Regno d’Italia.
Lo slogan di allora fu “ordine”, ma
si iniziava con un atto disordinato, contrario alle leggi vigenti. Alle
elezioni politiche del 1921 il partito più votato era risultato quello
socialista (24%), nella classifica seguiva il Partito popolare, fondato nel 1919
da Luigi Sturzo ed altri e ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, (20%), al terzo posto veniva una coalizione di
conservatori liberali e dei primi fascisti (19%) (un sistema politico a tre poli, come quello dell'Italia di oggi!). Quindi le forze che negli anni
passati avevano maggiormente curato la formazione politica delle masse, i socialisti e i cattolici, avevano
prevalso. I fascisti erano invece appena all'inizio. Il Partito Nazionale Fascista fu fondato da Benito Mussolini
ed altri a Roma qualche mese dopo le elezioni del 1921, nel novembre 1921, sulla base di una precedente organizzazione, i Fasci nazionali di combattimento, creata a Milano nel 1919. L’occasione storica del partito fu appunto quella marcia su Roma. Infatti il
Re e il Governo di allora, presieduto dal liberale Luigi Facta, non impedirono
l’arrivo a Roma dei manifestanti fascisti armati. Non solo: il 31 ottobre il Re
affidò al Mussolini la formazione di un nuovo governo, dopo che il governo
Facta, in una Roma occupata dagli armati fascisti, aveva rassegnato le
dimissioni. Il primo governo Mussolini dovette necessariamente essere
appoggiato da una coalizione, frettolosamente creatasi nei giorni successivi
alla marcia. I fascisti, infatti, non avevano ancora parlamentari sufficienti per sostenere il nuovo governo. Di quella coalizione
fecero parte anche i popolari cattolici di Sturzo, che ne uscirono solo nell’aprile
dell’anno successivo.
A differenza della politica di oggi, Mussolini espose subito e molto chiaramente
il suo programma politico, non nascose assolutamente nulla: uno stato autoritario
da lui diretto, per fare ordine nel popolo e nell’economia, temperando con
interventi sociali l’incrudelire della questione
sociale, per poi scagliare gli Italiani in una serie di guerre per
costruire un Impero, avendo come
ispirazione quello romano. Una canzone di propaganda del fascismo faceva:
Roma
rivendica l’Impero
l’ora dell’Aquile suonò.
Squilli di trombe salutano in vol
l’ora dell’Aquile suonò.
Squilli di trombe salutano in vol
dal
Campidoglio al Quirinal.
Terra ti vogliamo dominar
Mare ti vogliamo navigar.
Il Littorio ritorna segnal
di forza e di Civiltà.
Mare ti vogliamo navigar.
Il Littorio ritorna segnal
di forza e di Civiltà.
Sette colli
nel ciel.
Sette glorie nel sol.
Dei Cesari il genio e il fato
rivivono nel Duce liberator [Duce era il titolo che il fascismo dava a Benito Mussolini].
Sette glorie nel sol.
Dei Cesari il genio e il fato
rivivono nel Duce liberator [Duce era il titolo che il fascismo dava a Benito Mussolini].
Il fascismo fu costruito come forza politica di massa negli anni successivi
al primo governo Mussolini. Le istituzioni dello stato, progressivamente trasformate dal regime, ne furono lo strumento. Lo Statuto del Regno, la costituzione di allora, rimase formalmente in vigore, ma venne sostanzialmente superato da un nuovo assetto istituzionale. Gli italiani diedero fiducia al fascismo del Mussolini ed ebbero ciò che
era stato loro promesso. Veramente tutto. Anche il Papato
diede fiducia al Mussolini, concludendo con lui nel 1929 i Patti Lateranensi, in forza dei quali ebbe la Città del Vaticano, e
invitando gli italiani, nel 1931, con l’enciclica Quadragesimo Anno - Il Quarantennale, a
collaborare nell’ordinamento corporativo, che riuniva lavoratori e imprenditori
in nuove istituzioni dello stato, organizzate dal regime.
Il fascismo mussoliniano entrò in crisi molto
prima di essere sconfitto e abbattuto militarmente: il 25 luglio 1943, nel pieno della
Seconda Guerra Mondiale che stava in quei mesi prendendo una pessima piega per
gli italiani, l’organo deliberante più importante del fascismo, il Gran
Consiglio, approvò un ordine del giorno per indurre Mussolini a rassegnare le
dimissioni nelle mani del Re. Cosa che Mussolini fece subito. Venne arrestato, per ordine del Re, subito dopo averle date. Liberato dall'esercito tedesco nel successivo settembre, fondò un nuovo stato fascista repubblicano nel centro e nord Italia, non ancora occupati dagli eserciti Alleati (Stati Uniti d'America, Gran Bretagna, Francia e altri), che continuò fino all'ultimo la guerra mantenendo l'alleanza con la Germania nazista, gli altri regimi fascisti europei che avevano partecipato al conflitto e il Giappone. La guerra finì due anni più tardi con una sconfitta
disastrosa, lasciando un’Italia in gran parte distrutta e tutta occupata dagli eserciti delle potenze vincitrici. A partire da questa
situazione i cattolici di quello che ho chiamato partito cristiano (Papato,
Azione Cattolica e Democrazia Cristiana) collaborarono con forze socialiste,
comuniste, repubblicane e liberali per la costruzione di una democrazia di
popolo. La nostra Repubblica.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
