Alle
elezioni non si sceglie chi governa
Art.92
Costituzione
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del
Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio
dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
art.93 Costituzione
Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere
le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
Art.94 Costituzione
Il Governo
deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna
Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per
appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta
alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta
del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei
componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre
giorni dalla sua presentazione.
1. I membri del Governo
sono scelti dal Presidente della Repubblica, non dagli elettori alle elezioni
politiche né dai Parlamentari. E’ scritto nella Costituzione.
I sistemi elettorali introdotti dal 1993
cercarono di consentire agli elettori di dare indicazioni su futuro Presidente
del Consiglio dei ministri, che però, senza una modifica della Costituzione,
rimasero solamente orientative. Il capo della coalizione di partiti maggiore o
del partito maggiore sarebbe dovuto essere il Presidente del Consiglio dei
ministri. Di fatto così avvenne, fino alle elezioni del 2013, vale a dire che dopo le elezioni il Presidente
della Repubblica nominò come Presidente del Consiglio dei ministri il capo
della coalizione maggiore. In due casi, tuttavia, nel 1998 e nel 2011, i
Presidenti del Consiglio che erano stati capi delle coalizioni maggiori si
dimisero e vennero sostituiti, ottenendo la fiducia del Parlamento: questo
accadde nel pieno rispetto delle regole della Costituzione. Nel 2013, dopo le elezioni non fu nominato Presidente del Consiglio il capo della coalizione maggiore.
La scelta delle persone che compongono il
Governo è molto delicata. Non sono in questione solo programmi e ideologie, ma
le capacità di ciascuno. Ogni ministro è a capo di un settore dell’amministrazione
dello Stato e il Consiglio dei ministri e il suo Presidente assicurano l’unità
di indirizzo. Lo Stato è una delle articolazioni fondamentali della Repubblica,
dalle quali dipendono il benessere e la sicurezza di tutti. Molti settori della
pubblica amministrazione sono curati dalle Regioni, dalla Province e dalle
Città metropolitane e dai Comuni, ma anche in questi il Governo ha un ruolo
molto importante per il loro sviluppo armonico.
I settori principali controllati direttamente
dal Governo sono la raccolta delle tasse e la loro distribuzione per i vari
compiti da svolgere nell’interesse pubblico, la difesa nazionale, la sicurezza
pubblica, le relazioni internazionali, la moneta, settore in cui collabora
nelle istituzioni dell’Unione Europea, l’istruzione, la politica industriale.
Il Governo controlla in particolare le Forze Armate, con circa trecentomila
addetti, e il sistema dell’istruzione statale, con oltre un milione di
insegnanti. Il Governo collabora anche
con il lavoro del Parlamento: le leggi più importanti sono proposte dal Governo
e il Parlamento può delegare il Governo ad approvare delle leggi, fissandogli
criteri generali. Il lavoro delle Commissioni parlamentari, nelle quali si
scrivono le leggi e talvolta anche le si approvano con procedura abbreviata, è
suddiviso a seconda dei settori in cui si articola il lavoro del Governo.
2. A volte si pensa che guidare un Governo sia come per l’automobile:
ci si siede al volante e si parte. Non è così. La pubblica amministrazione,
infatti, non è un macchina, ma è composta di tantissime persone, ognuna con una
sua volontà. Si dovrebbe arrivare al Governo dopo aver dato buona prova di sé
nel comando di organizzazioni complesse, fatte di tante persone. Un tempo ci si
arrivava dopo un certo tempo di lavoro parlamentare, che, come ho osservato,
segue quello del Governo.
Se il Governo è composto da persone che non
sanno bene che e come fare, la pubblica amministrazione andrà avanti, comunque,
per forza propria, diretta dai livelli inferiori. In certi casi questo può
produrre dei pericoli, ad esempio sono le Forze Armate a funzionare così. Le
Forze Armate sono l’unica articolazione dello Stato che potrebbe sostituire
integralmente la direzione democratica delle istituzioni. Quando ciò accade si
innesca un processo rivoluzionario che in Europa ha interessato, ad esempio, la
Spagna, la Grecia, a Turchia e la Polonia. In Italia le Forze Armate non hanno
mai avuto orientamenti rivoluzionari: sotto il Regno d’Italia, dal 1861 al 1945
per essere state legate da una particolare fedeltà al sovrano, e in epoca
repubblicana perché il Governo ne ha sempre saputo tenere saldo il comando.
In
parte sono le leggi dello Stato a dire al Governo che deve fare e come farlo.
Ma il Governo ha un’ampia autonomia. Decide che fare attraverso suoi
provvedimenti e vari tipi di regolamenti. In questo il Parlamento, vigilando
sull’azione del Governo, costituisce un limite al potere di quest’ultimo.
Dovrebbe sempre, quindi, mantenere una propria autonomia. I Governi degli
ultimi anni si sono mostrati insofferenti di questi limiti e avrebbero
preferito poter controllare l’azione parlamentare, avere mani più libere. Uno
degli strumenti di cui si si serve per questo è richiedere il voto di fiducia
nel corso della deliberazione di leggi: in questo modo si accorcia la
discussione, non ci si concentra più sul testo delle leggi in deliberazione ma
su se accordare o non la fiducia al Governo. Si ragiona di meno e il risultato
spesso ne risente.
Con le elezioni politiche si sceglie una
classe parlamentare. Essa poi controllerà l’azione del Governo, limitandone i
poteri. Lo dovrà fare collettivamente, discutendo in Parlamento. Se non lo
saprà fare, potrebbero accadere due cose: l’azione del Governo potrebbe esserne
paralizzata o il Governo potrebbe prendere il sopravvento sul Parlamento.
Spesso si pensa che il lavoro in Parlamento sia come una partita tra due
squadre di calcio: vince chi fa gol. In realtà in Parlamento non si danno calci
a un pallone, ma si ragiona insieme. Non è solo il voto in aula o in
commissione che conta, ma il lavoro preparatorio in cui si ragiona e in cui,
ragionando, si preparano i testi da porre in deliberazione. In questo lavoro anche
minoranze colte, preparate e dialoganti possono influire molto sul risultato
finale.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli