giovedì 26 ottobre 2017

Alle elezioni non si sceglie chi governa

Alle elezioni non si sceglie chi governa

Art.92 Costituzione
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
art.93 Costituzione
Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
Art.94 Costituzione
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

1.  I membri del Governo sono scelti dal Presidente della Repubblica, non dagli elettori alle elezioni politiche né dai Parlamentari. E’ scritto nella Costituzione.
  I sistemi elettorali introdotti dal 1993 cercarono di consentire agli elettori di dare indicazioni su futuro Presidente del Consiglio dei ministri, che però, senza una modifica della Costituzione, rimasero solamente orientative. Il capo della coalizione di partiti maggiore o del partito maggiore sarebbe dovuto essere il Presidente del Consiglio dei ministri. Di fatto così avvenne, fino alle elezioni del 2013, vale a dire che dopo le elezioni il Presidente della Repubblica nominò come Presidente del Consiglio dei ministri il capo della coalizione maggiore. In due casi, tuttavia, nel 1998 e nel 2011, i Presidenti del Consiglio che erano stati capi delle coalizioni maggiori si dimisero e vennero sostituiti, ottenendo la fiducia del Parlamento: questo accadde nel pieno rispetto delle regole della Costituzione. Nel 2013, dopo le elezioni non fu nominato Presidente del Consiglio il capo della coalizione maggiore.
  La scelta delle persone che compongono il Governo è molto delicata. Non sono in questione solo programmi e ideologie, ma le capacità di ciascuno. Ogni ministro è a capo di un settore dell’amministrazione dello Stato e il Consiglio dei ministri e il suo Presidente assicurano l’unità di indirizzo. Lo Stato è una delle articolazioni fondamentali della Repubblica, dalle quali dipendono il benessere e la sicurezza di tutti. Molti settori della pubblica amministrazione sono curati dalle Regioni, dalla Province e dalle Città metropolitane e dai Comuni, ma anche in questi il Governo ha un ruolo molto importante per il loro sviluppo armonico.
 I settori principali controllati direttamente dal Governo sono la raccolta delle tasse e la loro distribuzione per i vari compiti da svolgere nell’interesse pubblico, la difesa nazionale, la sicurezza pubblica, le relazioni internazionali, la moneta, settore in cui collabora nelle istituzioni dell’Unione Europea, l’istruzione, la politica industriale. Il Governo controlla in particolare le Forze Armate, con circa trecentomila addetti, e il sistema dell’istruzione statale, con oltre un milione di insegnanti.  Il Governo collabora anche con il lavoro del Parlamento: le leggi più importanti sono proposte dal Governo e il Parlamento può delegare il Governo ad approvare delle leggi, fissandogli criteri generali. Il lavoro delle Commissioni parlamentari, nelle quali si scrivono le leggi e talvolta anche le si approvano con procedura abbreviata, è suddiviso a seconda dei settori in cui si articola il lavoro del Governo.
2. A volte si pensa che guidare un Governo sia come per l’automobile: ci si siede al volante e si parte. Non è così. La pubblica amministrazione, infatti, non è un macchina, ma è composta di tantissime persone, ognuna con una sua volontà. Si dovrebbe arrivare al Governo dopo aver dato buona prova di sé nel comando di organizzazioni complesse, fatte di tante persone. Un tempo ci si arrivava dopo un certo tempo di lavoro parlamentare, che, come ho osservato, segue quello del Governo.
   Se il Governo è composto da persone che non sanno bene che e come fare, la pubblica amministrazione andrà avanti, comunque, per forza propria, diretta dai livelli inferiori. In certi casi questo può produrre dei pericoli, ad esempio sono le Forze Armate a funzionare così. Le Forze Armate sono l’unica articolazione dello Stato che potrebbe sostituire integralmente la direzione democratica delle istituzioni. Quando ciò accade si innesca un processo rivoluzionario che in Europa ha interessato, ad esempio, la Spagna, la Grecia, a Turchia e la Polonia. In Italia le Forze Armate non hanno mai avuto orientamenti rivoluzionari: sotto il Regno d’Italia, dal 1861 al 1945 per essere state legate da una particolare fedeltà al sovrano, e in epoca repubblicana perché il Governo ne ha sempre saputo tenere saldo il comando.
  In parte sono le leggi dello Stato a dire al Governo che deve fare e come farlo. Ma il Governo ha un’ampia autonomia. Decide che fare attraverso suoi provvedimenti e vari tipi di regolamenti. In questo il Parlamento, vigilando sull’azione del Governo, costituisce un limite al potere di quest’ultimo. Dovrebbe sempre, quindi, mantenere una propria autonomia. I Governi degli ultimi anni si sono mostrati insofferenti di questi limiti e avrebbero preferito poter controllare l’azione parlamentare, avere mani più libere. Uno degli strumenti di cui si si serve per questo è richiedere il voto di fiducia nel corso della deliberazione di leggi: in questo modo si accorcia la discussione, non ci si concentra più sul testo delle leggi in deliberazione ma su se accordare o non la fiducia al Governo. Si ragiona di meno e il risultato spesso ne risente.
  Con le elezioni politiche si sceglie una classe parlamentare. Essa poi controllerà l’azione del Governo, limitandone i poteri. Lo dovrà fare collettivamente, discutendo in Parlamento. Se non lo saprà fare, potrebbero accadere due cose: l’azione del Governo potrebbe esserne paralizzata o il Governo potrebbe prendere il sopravvento sul Parlamento. Spesso si pensa che il lavoro in Parlamento sia come una partita tra due squadre di calcio: vince chi fa gol. In realtà in Parlamento non si danno calci a un pallone, ma si ragiona insieme. Non è solo il voto in aula o in commissione che conta, ma il lavoro preparatorio in cui si ragiona e in cui, ragionando, si preparano i testi da porre in deliberazione. In questo lavoro anche minoranze colte, preparate e dialoganti possono influire molto sul risultato finale.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli