Fin dal primo momento
Fin dal primo momento la missione dell’Azione
Cattolica fu l’azione sociale e politica.
Bisogna situare la nascita dell’organizzazione
nell’anno 1906, non prima. Questo perché in precedenza le associazioni del
laicato di fede italiano non avevano il legame istituzionale con il Papato e le
Diocesi che invece fu istituzionalizzato con gli statuti approvati quell’anno.
Dal 1874 il laicato di fede italiano si era riunito in un coordinamento nazionale denominato Opera dei Congressi. Quest’ultima
terminò nel 1904, sciolta d’autorità dal Papa all’epoca regnante, Giuseppe
Sarto, in religione Pio 10°. La nuova Azione
Cattolica non ne fu la riforma, ma
la sostituzione. Nella soppressione dell’Opera
dei Congressi era stato cruciale il tema della democrazia, in particolare
quello della costituzione di un vero e proprio partito politico per partecipare
a quella italiana. Il Papato fu durissimo su questo argomento, così come in
generale lo fu, a quell’epoca, in materia di cultura religiosa. L’azione
politica, che si presentava come necessaria anche per sostenere le
rivendicazioni in materia del Papa, in fortissima polemica con le istituzioni
del Regno d’Italia dopo la soppressione nel 1870 dello Stato pontificio e la
conquista militare di Roma, avrebbe dovuto farsi sotto il diretto controllo del
Papato e dei vescovi italiani, senza alcuna autonomia dei laici.
La nuova organizzazione venne strutturata in tre associazioni di
settore, con propri dirigenti e autonomia d’azione: L’Unione popolare, l’Unione
Economica-sociale, l’Unione nazionale
tra gli elettori cattolici. Va evidenziato che nel 1906 ancora vigeva il
divieto religioso, per i fedeli cattolici, di partecipare alle elezioni
politiche nazionali, introdotto dal 1861 e ribadito nell’enciclica Fermo proposito, del 1905, con la quale si deliberò la nuova Azione Cattolica.
Geneticamente, per così dire,
l’Azione Cattolica nasce anche per occuparsi di elezioni
politiche. E, innanzi tutto, per sostenervi le ragioni politiche del Papato. La
gente radunata nell’Azione Cattolica era più o meno la stessa di quella che aveva animato
l’Opera dei Congressi. Mancarono
quelli che subirono la dura repressione, nel corso della persecuzione religiosa
del modernismo, un movimento che
proponeva la riforma della cultura religiosa. Tra di essi Romolo Murri, tra gli
ideatori di un impegno politico di democrazia
cristiana (e tra i fondatori della FUCI, la Federazione Universitaria
Cattolica Italiana). L’idea di una democrazia
cristiana, di una politica ispirata ai valori di fede, a quell’epoca venne
considerata come un’eresia modernista. Tuttavia anche nell’Azione Cattolica fondata nel
1906 si svilupparono processi democratici e, anzi, la Repubblica democratica
organizzata alla caduta del regime fascista mussoliniano nel 1946 vide il
contributo determinante di cattolici democratici formati in quell’associazione.
Quest’evoluzione non fu possibile, però, senza il consenso del Papato: fin dall’inizio
si ebbe infatti chiara consapevolezza del collegamento tra politica e valori, e
sui valori tra i cattolici regna il Papa, anche se nel tempo anche quella
monarchia si è fatta più o meno costituzionale, partecipata. Questo
cambiamento di indirizzo si ebbe solo durante il lungo regno (1939-1958) del papa Eugenio Pacelli, in
religione Pio 12°, e, in particolare tra il 1941 e il 1944, durante la Seconda
Guerra Mondiale, che piuttosto rapidamente si era volta al peggio per l’Italia,
anche se poi per la nazione si trascinò in un’interminabile agonia, conclusa
nella primavera del 1945.
Il Papato, nel 1906, voleva un laicato di fede sottomesso, ma preparato e consapevole,
che non finisse preda delle emozioni e degli istinti suscitati dagli agitatori
sociali, vale a dire i demagoghi (la
parola, di origine nel greco antico, significa appunto agitatori sociali).
Si legge, su questi temi, in Gabriele De Rosa, il movimento cattolico in Italia - Dalla restaurazione all’età giolittiana,
Laterza, 1979 [richiede una
formazione universitaria; si trova solo in biblioteca]:
“Dalla lettura degli statuti [della
nuova Azione Cattolica], emergeva la
volontà della Santa Sede di avere un laicato
disciplinato, sottomesso, diviso in determinate branche di lavoro, senza
velleità partitiche di nessun genere. Completamente estranea alla relazione [con
vennero accompagnati nel 1906, nel convegno a Firenze in cui vennero deliberati
quegli statuti] era ogni idea circa la
possibilità di organizzare un vero e proprio partito cattolico. Le
organizzazioni cattoliche venivano invitate allo studio e all’approfondimento della «questione sociale»
[ quella riguardante la giustizia sociale nel mondo del lavoro, con
riflessi nell’organizzazione politica della società] e dei «principi dell’incivilimento
cristiano». Le alte direzioni ecclesiastiche avrebbero
sorvegliato a che questo studio e questo lavoro di propaganda si compissero
nella più completa e scrupolosa ortodossia.
Ma a designare meglio la volontà della Santa
Sede, oltre agli statuti delle diverse Unioni, sopraggiunse un fatto nuovo, che
«gittò l’acqua ghiacciata sul fuoco dei propositi e delle
illusioni» [cita un libro di C. Crispolti del 1913] di
quanti erano convinti - e fra questi lo stesso Luigi Sturzo [1871-1959,
prete e politico - nel 1919 fondò con altri esponenti del cattolicesimo
democratico italiano il Partito popolare
italiano, il primo ispirato ai valori di fede e della democrazia] - che se non proprio l’autonomia, qualche
cosa si sarebbe ottenuto sulla via di una maggiore libertà per i cattolici nelle attività politiche. Il
fatto nuovo era costituito dalla presentazione che il segretario di Stato [uno
dei principali uffici della Curia pontificia, l’organizzazione che coadiuva il
Papa nella sua missione] faceva per
lettera, ai delegati cattolici riuniti a convegno [a Firenze nel1906] delle
«norme fondamentali dell’azione cattolica diocesana» che il papa
desiderava fossero prese a base delle
nuove organizzazioni. Queste norme, in
pratica, ponevano tutte le attività dei cattolici in ciascuna diocesi, quindi
anche quelle proprie delle singole Unioni,
sotto «l’alta dipendenza del vescovo», allo scopo, come diceva il primo
articolo delle «norme», «di promuovere, reggere e coordinare l’azione cattolica
locale, in conformità agli insegnamenti
e istruzioni della Santa Sede.
[…]
Il ricordo dell’ultima agitata assemblea di Bologna [dell’Opera
dei Congressi, nel 1903] da cui era
uscita l’affermazione democratica cristiana, faceva paura. Si mirò ad avere più
un coro di consensi a programmi già
approvati in alto loco che il dibattito aperto e franco fra le tendenze, pur nel rispetto di una comune volontà di obbedienza. Insomma, incominciò il
regime della tutela in luogo del regime della responsabilità”.
Solo tra il 1941, con la dura
lezione della catastrofe della guerra, e il Concilio Vaticano 2° (1962-1965),
all’esito del successo della riforma democratica dell’Europa occidentale in cui
tanta parte avevano avuto i cattolici democratici, si affermò l’idea dell’autonomia e responsabilità del laicato di fede nell’ideazione e sviluppo dell’azione
sociale e politica: una conquista culturale che va rinnovata di generazione in
generazione e che vede nell’Azione cattolica italiana tra i principali
protagonisti.
Nessuna meraviglia, quindi, che in un gruppo
parrocchiale di Azione cattolica, e sul blog
che ad esso fa riferimento, si
discuta di politica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli