sabato 30 settembre 2017

Fin dal primo momento

Fin dal primo momento

   Fin dal primo momento la missione dell’Azione Cattolica fu l’azione sociale e politica.
 Bisogna situare la nascita dell’organizzazione nell’anno 1906, non prima. Questo perché in precedenza le associazioni del laicato di fede italiano non avevano il legame istituzionale con il Papato e le Diocesi che invece fu istituzionalizzato con gli statuti approvati quell’anno. Dal 1874 il laicato di fede italiano si era riunito  in un coordinamento nazionale denominato Opera dei Congressi. Quest’ultima terminò nel 1904, sciolta d’autorità dal Papa all’epoca regnante, Giuseppe Sarto, in religione Pio 10°. La nuova Azione Cattolica  non ne fu la riforma, ma la sostituzione. Nella soppressione dell’Opera dei Congressi era stato cruciale il tema della democrazia, in particolare quello della costituzione di un vero e proprio partito politico per partecipare a quella italiana. Il Papato fu durissimo su questo argomento, così come in generale lo fu, a quell’epoca, in materia di cultura religiosa. L’azione politica, che si presentava come necessaria anche per sostenere le rivendicazioni in materia del Papa, in fortissima polemica con le istituzioni del Regno d’Italia dopo la soppressione nel 1870 dello Stato pontificio e la conquista militare di Roma, avrebbe dovuto farsi sotto il diretto controllo del Papato e dei vescovi italiani, senza alcuna autonomia dei laici.
  La nuova organizzazione venne strutturata in tre associazioni di settore, con propri dirigenti e autonomia d’azione: L’Unione popolare, l’Unione Economica-sociale, l’Unione nazionale tra gli elettori cattolici. Va evidenziato che nel 1906 ancora vigeva il divieto religioso, per i fedeli cattolici, di partecipare alle elezioni politiche nazionali, introdotto dal 1861 e ribadito nell’enciclica Fermo proposito,  del 1905, con la quale si deliberò la nuova Azione Cattolica.
  Geneticamente, per così dire, l’Azione Cattolica  nasce anche per occuparsi di elezioni politiche. E, innanzi tutto, per sostenervi le ragioni politiche del Papato. La gente radunata nell’Azione Cattolica  era più o meno la stessa di quella che aveva animato l’Opera dei Congressi. Mancarono quelli che subirono la dura repressione, nel corso della persecuzione religiosa del modernismo, un movimento che proponeva la riforma della cultura religiosa. Tra di essi Romolo Murri, tra gli ideatori di un impegno politico di democrazia cristiana (e tra i fondatori della FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana). L’idea di una democrazia cristiana, di una politica ispirata ai valori di fede, a quell’epoca venne considerata come un’eresia modernista. Tuttavia anche nell’Azione Cattolica  fondata nel 1906 si svilupparono processi democratici e, anzi, la Repubblica democratica organizzata alla caduta del regime fascista mussoliniano nel 1946 vide il contributo determinante di cattolici democratici formati in quell’associazione. Quest’evoluzione non fu possibile, però, senza il consenso del Papato: fin dall’inizio si ebbe infatti chiara consapevolezza del collegamento tra politica e valori, e sui valori tra i cattolici regna il Papa, anche se nel tempo anche quella monarchia si è fatta più o meno  costituzionale, partecipata. Questo cambiamento di indirizzo si ebbe solo durante il lungo  regno (1939-1958) del papa Eugenio Pacelli, in religione Pio 12°, e, in particolare tra il 1941 e il 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, che piuttosto rapidamente si era volta al peggio per l’Italia, anche se poi per la nazione si trascinò in un’interminabile agonia, conclusa nella primavera del 1945.
  Il Papato, nel 1906, voleva un laicato di fede sottomesso, ma preparato  e consapevole, che non finisse preda delle emozioni e degli istinti suscitati dagli agitatori sociali, vale a dire i demagoghi (la parola, di origine nel greco antico, significa appunto  agitatori sociali).
  Si legge, su questi temi, in  Gabriele De Rosa, il movimento cattolico in Italia - Dalla restaurazione all’età giolittiana,  Laterza, 1979 [richiede una formazione universitaria; si trova solo in biblioteca]:
 “Dalla lettura degli statuti [della nuova Azione Cattolica], emergeva la volontà della Santa Sede di avere un laicato  disciplinato, sottomesso, diviso in determinate branche di lavoro, senza velleità partitiche di nessun genere. Completamente estranea alla relazione [con vennero accompagnati nel 1906, nel convegno a Firenze in cui vennero deliberati quegli statuti] era ogni idea circa la possibilità di organizzare un vero e proprio partito cattolico. Le organizzazioni cattoliche venivano invitate allo studio e all’approfondimento della «questione sociale» [ quella riguardante la giustizia sociale nel mondo del lavoro, con riflessi nell’organizzazione politica della società] e dei «principi dell’incivilimento cristiano». Le alte direzioni ecclesiastiche avrebbero sorvegliato a che questo studio e questo lavoro di propaganda si compissero nella più completa e scrupolosa ortodossia.
  Ma  a designare meglio la volontà della Santa Sede, oltre agli statuti delle diverse Unioni, sopraggiunse un fatto nuovo, che «gittò l’acqua ghiacciata sul fuoco dei propositi e delle illusioni» [cita un libro di C. Crispolti del 1913] di quanti erano convinti - e fra questi lo stesso Luigi Sturzo [1871-1959, prete e politico - nel 1919 fondò con altri esponenti del cattolicesimo democratico italiano il Partito popolare italiano, il primo ispirato ai valori di fede e della democrazia] - che se non proprio l’autonomia, qualche cosa si sarebbe ottenuto sulla via di una maggiore libertà  per i cattolici nelle attività politiche. Il fatto nuovo era costituito dalla presentazione che il segretario di Stato [uno dei principali uffici della Curia pontificia, l’organizzazione che coadiuva il Papa nella sua missione] faceva per lettera, ai delegati cattolici riuniti a convegno [a Firenze nel1906]  delle «norme fondamentali dell’azione cattolica diocesana» che il papa desiderava  fossero prese a base delle nuove organizzazioni.  Queste norme, in pratica, ponevano tutte le attività dei cattolici in ciascuna diocesi, quindi anche quelle proprie delle singole Unioni,  sotto «l’alta dipendenza del vescovo», allo scopo, come diceva il primo articolo delle «norme», «di promuovere, reggere e coordinare l’azione cattolica locale, in conformità  agli insegnamenti e istruzioni della Santa Sede.
[…]
 Il ricordo dell’ultima  agitata assemblea di Bologna [dell’Opera dei Congressi, nel 1903] da cui era uscita l’affermazione democratica cristiana, faceva paura. Si mirò ad avere più un coro di consensi  a programmi già approvati in alto loco che il dibattito aperto e franco  fra le tendenze, pur nel rispetto  di una comune  volontà di obbedienza. Insomma, incominciò il regime della tutela in luogo del regime della responsabilità”.
 Solo tra il 1941, con la dura lezione della catastrofe della guerra, e il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), all’esito del successo della riforma democratica dell’Europa occidentale in cui tanta parte avevano avuto i cattolici democratici,  si affermò l’idea dell’autonomia e responsabilità del laicato di fede nell’ideazione e sviluppo dell’azione sociale e politica: una conquista culturale che va rinnovata di generazione in generazione e che vede nell’Azione cattolica italiana tra i principali protagonisti.
 Nessuna meraviglia, quindi, che in un gruppo parrocchiale di Azione cattolica, e sul blog  che ad esso fa riferimento,  si discuta di politica.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli