mercoledì 30 agosto 2017

Usare l'intelligenza

  Usare l'intelligenza fa parte dei doveri politici di tutti. È una fatica che i populisti, quelli che pretendono da noi mani libere confermandoci nelle nostre paure e incoraggiandoci a cedere alle nostre peggiori tentazioni, vorrebbero risparmiarci. Lasciando loro le mani libere, finiremmo poi nelle loro mani. E in che mani! Gente che non sente scrupoli a usare le maniere forti con chi sta peggio  èe che ci propone di fare in società, per conto nostro, il lavoro sporco che ci ripugna, assicurandoci che non saremo tra quelli abbandonati. Possiamo credere loro? Una volta introdotto un principio disumano, di abbandonare i sofferenti al loro destino, quello poi si diffonde come un cancro, guastando la società. E la sofferenza tocca a tutti. A quel punto si vorrebbe solidarietà. Ma in nome di che? In un sistema in cui tutto ha un prezzo, bisogna avere di che pagarlo. E se non se ne ha o non se ne ha abbastanza? Potremmo scoprire che la società, caduta in mano ai populisti, non è più "casa nostra". E che "casa nostra" è ormai solo la nostra condizione di sofferenza e che noi siamo diventati, per la società intorno, gli scarti da rimandare a mani vuote "a casa loro". Troppo tardi, per noi, ci potremmo convincere che le cose sarebbero potute andare diversamente, solo,se avessimo, al tempo giusto, voluto seguire gli insegnamenti dei nostri buoni maestri, come è ai tempi nostri il nostro Padre Francesco, disinvoltamente svillaneggiato sui giornali della nostra destra. Egli non fa che confermare l'insegnamento dei suoi predecessori. In politica occorre usare l'intelligenza, la testa e non la pancia, la ragione e non l'emotività. Questo per convincerci che non c'è alcuna via di salvezza per l'umanità che quella di seguire la via dei veri valori, quelli che l'animo religioso ritiene donati agli umani per virtù soprannaturale. Quelli che ci portano a distaccarci dalle leggi violente della natura, dove prevale il più forte. Se noi ci facciamo come bestie, rinunciando al l'intelligenza, avremo il destino delle bestie. Ma un'umanità di otto miliardi di umani non può sopravvivere se governata da bestie e riducendo a bestie gli umani.
  Di questo si tratta per esteso in molti documenti di quel magistero che viene indicato come dottrina sociale. Leggiamo ad esempio nell'enciclica Pacemaker in terris - La pace sulla terra, diffusa nel 1963 dal papa Giuseppe Angelo Roncalli, regnante in religione come Giovanni 23^:
"4. Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l'universo; quando invece le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti sono di natura diversa, e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.
  Sono quelle, infatti, le leggi che indicano chiaramente come gli uomini devono regolare i loro vicendevoli rapporti nella convivenza; e come vanno regolati i rapporti fra i cittadini e le pubbliche autorità all'interno delle singole comunità politiche; come pure i rapporti fra le stesse comunità politiche; e quelli tra le singole persone e le comunità da una parte, e dall'altra la comunità mondiale, la cui creazione oggi è urgentemente reclamata dalle esigenze del bene comune universale.
5. In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi un soggetto di diritti e doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili e inalienabili.
  Che se poi si considera la dignità della persona umana alla luce della rivelazione divina, allora essa appare incomparabilmente più grande, poiché gli uomini sono redenti dal sangue di Cristo, e con la grazia sono divenuti figli e amici di Dio e costituiti eredi della gloria eterna."
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli