giovedì 31 agosto 2017

Uguali in dignità

 Voglio ricordare questa affermazione, che si legge al n.5 dell'enciclica La pace sulla terra - Pacem in terris, diffusa nel 1963 dal papa Giuseppe Angelo Roncalli, regnante in religione come Giovanni 23^:
"In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi un soggetto di diritti e doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili e inalienabili."
  Essa è molto importante perché contiene la definizione di persona in senso insieme religioso, filosofico, ideologico e politico. Quanto a quest'ultimo, esso deriva dal fatto che, nell'impostazione del Roncalli, che è poi quella della dottrina sociale moderna, il principio della dignità della persona deve essere posto a base di una convivenza ordinata, che comprende appunto ogni comunità politica, ad ogni livello. Si è parlato, a proposito dell'orientamento espresso nell'enciclica che ho citato, di principio personalistico. In politica esso trova un antecedente fondamentale in questa affermazione contenuta nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, del 1776, nel punto dove si proclama:
"Consideriamo evidente [=che non ha bisogno di essere provato] che tutti gli esseri umani siano stati creati uguali, dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti, e tra di essi quello alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità".
 Si tratta di un principio che in Italia è attualmente legge fondamentale della Repubblica, agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Inteso in tutta la sua estensione fonda un orientamento di solidarietà umana che va molto oltre quello che consegue alla cittadinanza di uno stato e ha di mira la pace universale, l'unica condizione in cui gli esseri umani possono essere veramente felici. È appunto in questo modo che viene insegnato nella dottrina sociale. Esso, mediante l'azione determinante dei cattolici democratici è stato posto alla base della realizzazione del processo di unificazione europea.  Avendo perseguito con determinazione la pace a livello continentale, proprio dove fin dal!'antichità si era avuta una serie praticamente ininterrotta di guerre, si è effettivamente prodotto un periodo di pace molto lungo in Europa, come mai era accaduto prima, tanto che oggi, in Italia, chi ha meno di ottanta anni o giù di lì non ha memoria personale della guerra. Per un cittadino degli Stati Uniti d'America, ad esempio, è molto diverso, perché la sua nazione ha vissuto pochi periodi di pace e anche oggi vive il pericolo di diverse guerre contemporaneamente. Anche per l'Europa la situazione sta però cambiando. Un focolaio di guerra è in atto, ad esempio,  in Ucraina tra stati in cui prevalgono i cristiani. Ma gli europei sono impegnati in guerre in Afghanistan e in Siria e stanno intervenendo anche in Libia. 
  È chiaro che l'affermazione della dignità inalienabile degli esseri umani non ha mai impedito ai democratici statunitensi, come ad altri democratici nel mondo, fatta eccezione per la nostra nuova Europa, di fare guerra. L'apporto caratteristico del pensiero sociale orientato dalla nostra fede è stato invece quello di inserire la pace tra i diritti umani fondamentali. L'idea è che la dignità della persona non sia compatibile con l'azzardo morale della guerra, con lo sterminio di altri esseri umani. Questa dottrina politica è piuttosto recente anche  in religione. Gli stessi papi nel medioevo proclamarono delle guerre. Le ultime a cui parteciparono come sovrani politici furono nel 1848 la prima guerra d'Indipendenza italiana, con l'invio di un corpo militare nel lombardo-Veneto contro gli austroungarici, al quale fu però impartito l'ordine di ritiro prima che avesse impegnato il nemico (ordine che non fu obbedito dal capo della spedizione), e nel 1849 e nel 1870 la difesa della città di Roma rispettivamente dai rivoluzionari mazziniani e dall'esercito del Regno d'Italia. La svolta si ebbe durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) e fu preceduta dalla riflessione filosofica e politica del pensiero sociale cristiano e preparata da una dichiarazione del papa Benedetto 15^ del 1917, contenuta in una lettera ai capi delle nazioni in guerra, in cui definì la guerra che si stava combattendo, la Prima Guerra Mondiale, una "inutile strage".
  La responsabilità delle persone di fede è maggiormente coinvolta in politica proprio perché è con il contributo determinante del pensiero religioso che nell'era contemporanea è scaturita l'idea di realizzare in concreto una politica di pace a livello mondiale come parte dei diritti umani inalienabili degli esseri umani. In passato l'aveva proposta, ad esempio, il filosofo cristiano Immanuel Kant (1724-1804), nel libro Per la pace perpetua, del 1795.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli